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Impianto cocleare, la conferenza italo-svedese (Newsletter della Storia dei Sordi n. 671 del 30 marzo 2009)

Ad aprire la conferenza italo-svedese dal titolo «Sentire che bello» (tenutasi presso l′ospedale Fatebenefratelli dell′Isola Tiberina di Roma), la regina Silvia Renate Sommerlath di Svezia , la quale da anni si interessa ai bambini con problemi uditivi curati con l′impianto cocleare. «Tengo moltissimo agli studi sulla sordità infantile. Per molti anni mi sono interessata a questo tema e sono convinta che in futuro, anche grazie ad incontri di questo tipo, le tecniche a nostra disposizione per curare i bambini più sfortunati saranno migliori» sono queste le parole usate dalla regina per inaugurare la conferenza.
In Italia, ogni anno, due neonati su mille presentano problemi uditivi. Per aiutare questi piccoli pazienti a sentire e sviluppare la capacità di linguaggio, è fondamentale intervenire rapidamente, con una diagnosi precoce tra gli 8 e i 18 mesi. La conferenza italo-svedese dà la possibilità di un confronto valido con una medicina da sempre molto attenta alle tematiche dell′handicap, in particolare, è stato presentato un modello molto utilizzato in ita per curare la sordità infantile. Si tratta dell′impianto cocleare, uno strumento computerizzato che, dopo una piccola operazione, consente ad adulti e bambini con sordità profonda di tornare a sentire; uno strumento vincente che in Svezia ha già dato risultati molto positivi.
La sovrana ha, infine, inaugurato una mostra di ausili tecnici per disabili, prodotti da un′azienda svedese, che rimarrà aperta per qualche giorno all′ospedale romano. Esprimendo soddisfazione per questa collaborazione con l′Italia, ha invitato i presenti all′appuntamento dell′anno prossimo a Stoccolma. Dal 20 giugno al 3 luglio si svolgerà infatti l′11° conferenza internazionale sugli impianti cocleari.
M.S. Fonte: consorzioparsifal.it  – nw671


Conferenza all’ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina di Roma
L’orecchio bionico per riavere l’udito, ma l’intervento deve essere precoce
Secondo Eva Karltrop, dell’Università di Karolinska in Svezia, ci sono il 92% di possibilità di vincere la sordità se il dispositivo viene impiantato prima dei 13 mesi di vita
Roma, 25 mar. (Adnkronos Salute) – Con l’orecchio bionico i bambini colpiti da sordita’ possono riacquistare l’udito, ma per avere risultati ottimali bisogna intervenire gia’ dai primi mesi di vita. Ne e’ convinta Eva Karltrop, direttore del Dipartimento impianto cocleare all’Universita’ di Karolinska in Svezia, intervenuta all’ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina di Roma alla conferenza italo-svedese “Sentire, che bello”, un appuntamento organizzato per parlare proprio di questo tema.
L’esperta ha presentato i dati della propria esperienza con l’impianto cocleare, un dispositivo che invia impulsi elettrici alle fibre del nervo acustico. “Ormai si puo’ far riacquistare l’udito ai piccoli pazienti – spiega – ma bisogna fare in fretta: se l’impianto cocleare viene messo su bambini con meno di 13 mesi d’eta’, ci sono infatti il 92% delle possibilita’ che il piccolo riacquisti l’udito e impari a parlare correttamente”.
L’apparecchiatura consente di sentire nonostante sordita’ profonde. Lo strumento, applicato dopo una piccola operazione, fornisce impulsi elettrici direttamente alle fibre del nervo acustico bypassando le cellule dell’orecchio interno danneggiate. Gli impulsi raggiungono il cervello che li interpreta come suoni. L’esperta ripercorre le tappe dell’impianto cocleare dagli anni ’70 a oggi, ricordando come “solo recentemente si sia iniziato ad applicare questa tecnica su bambini molto piccoli”.
Nel 1984 in Svezia si utilizzava solo sugli adulti, dal ’91 anche sui bimbi. Ma nei primi tempi i risultati non erano ottimali perche’ si interveniva troppo tardi, quando la sordita’ era diventata quasi cronica e l’impianto cocleare risultava inutile.
“Abbiamo iniziato a trattare anche casi di neonati di pochi mesi – spiega Karltrop – e i risultati sono stati assolutamente positivi, soprattutto nei bambini sotto i 13 mesi di vita”. Le statistiche peggiorano, infatti, andando avanti con l’eta’. Tra i 13 e i 18 mesi di vita, i risultati dello studio svedese indicano una buona riuscita nel 70% dei casi, nel 58% tra i 19 e i 24 mesi, nel 30% tra i 25 e i 36 mesi.
“Non ci sono complicanze – assicura l’esperta – non sono stati registrati casi di infezione o meningite”. Negli ultimi anni la tecnica si e’ evoluta, tanto che si e’ sviluppato anche l’impianto cocleare bilaterale, ovvero l’intervento a entrambe le orecchie.
“Finora abbiamo curato 175 bambini con questa tecnica, tutti provenienti dall’area scandinava. I risultati sono stati ottimali e 138 tornano periodicamente per una visita di controllo. L’eccezionalita’ del risultato – conclude Karltrop – e’ che i bambini non solo sentono, ma riescono anche a capire da quale lato arriva il suono”.


 

Newsletter della Storia dei Sordi n. 671 del 30 marzo 2009