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Le ultime novità per curare sordità e ipoacusia (Newsletter della Storia dei Sordi n. 716 del 18 settembre 2009)

Le ultime novità per curare sordità e ipoacusia.

Sentire poco o essere sordi sono gravi handicap che menomano la vita sociale e interpersonale delle persone. Per riuscire a curare sempre meglio sordità e ipoacusia la scienza medica ha fatto molti progressi sia nel campo della diagnosi del problema che in quello delle terapie disponibili.
Per fare il punto sugli esami e le cure disponibili gli esperti di audiologia si sono riuniti nel convegno internazionale di otologia “Psychoacoustics, electrophysiology and functional imaging of the auditory system”, promosso dal Centro Ricerche e Studi Amplifon.

Nel corso dell’incontro i medici intervenuti si confrontano sugli strumenti a disposizione dell’audiologia moderna per intervenire sui problemi uditivi: si discute, ad esempio, di imaging funzionale, di elettrofisiologia e di psicoacustica.

Attualmente, per la cura della sordità o dell’ipoacusia (perdita non completa dell’udito), si può contare su impianti cocleari innovativi e apparecchi acustici di ultima generazione, capaci di separare la voce e far sentire i suoni anche in ambienti rumorosi (chi soffre di ipoacusia spesso ha problemi ad udire soprattutto quando ci sono rumori di sottofondo). “Oggi si sta dando molta importanza all’ascolto binaurale (come avviene nel soggetto normale) e quindi si raccomanda, quando possibile, la stimolazione di entrambe le orecchie. Anche nei casi di sordità grave, si può procedere per esempio a impianto cocleare in un orecchio e a protesizzazione nell’altro. In casi particolari è possibile abbinare nello stesso orecchio l’uso dell’impianto cocleare e della protesi acustica” spiega il Professor Alessandro Martini, professore ordinario di Audiologia della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Ferrara.

A Parigi non si parla solo di cure, ma anche di diagnosi. Innanzitutto, di imaging funzionale, ossia di Risonanza Magnetica Funzionale e di PET (Positron Emission Tomography). Il prof.Martini aggiunge: “La PET ci ha permesso di scoprire meccanismi prima sconosciuti, come la plasticità delle vie uditive centrali in caso di balbuzie o l’attivazione delle aree centrali del sistema uditivo nei bambini ipoacusici, trattati precocemente con gli impianti cocleari. E’ anche grazie a queste ricerche, dunque, se oggi siamo a conoscenza dell’importanza di una stimolazione acustica precoce (protesi o impianto cocleare) quando un bambino è ipoacusico”. Nel prossimo futuro l’importanza strategica di questi esami potrebbe aumentare ulteriormente. “Quelle appena accennate sono scoperte recenti e ancora incomplete: è probabile che nei prossimi anni l’imaging funzionale porterà alla luce ulteriori meccanismi e ci aiuterà ad approfondire le nostre conoscenze, per esempio sullo sviluppo del linguaggio e sull’ipoacusia in campo pediatrico”, specifica il Professor Olivier Sterkers, co-chairman del convegno, Direttore del Dipartimento di Otorinolaringologia Hôpital Beaujon (AP-HP) e Professore della Facoltà Xavier Bichat, Università di Parigi.

Un ruolo altrettanto importante è ricoperto dell’elettrofisiologia, che studia il funzionamento dell’organismo dal punto di vista elettrico. “Si tratta di una parte essenziale del percorso di inquadramento di un paziente perché permette di capire meglio la funzionalità del sistema uditivo. Una caratteristica che diventa fondamentale soprattutto per la diagnosi precoce”, chiarisce il Professor Bruno Frachet, co-chairman del convegno e Direttore del Dipartimento di Otorinolaringologia Hôpital Avicenne(AP-HP) di Bobigny e Professore Università di Parigi.

Oggi, dunque, i progressi ottenuti in campo diagnostico permettono di arrivare a un inquadramento preciso della situazione. Tuttavia, secondo gli esperti tutto questo non basta. “Abbiamo a disposizioni tanti esami diversi: sono tutti fondamentali, ma non del tutto sufficienti. Il prossimo step è riuscire a capire come sente realmente il paziente”, spiega il Professor Sterkers. In questo viene in aiuto la psicoacustica, la branca della medicina che tenta di dare una definizione e un inquadramento alle percezioni uditive dei singoli. Ma in che modo agisce? La psicoacustica si avvale di una serie di test ed esami che aiutano a capire meglio i tipi di difficoltà sperimentate dalla persona. Fra i test più all’avanguardia, c’è Amplifit®, un innovativo sistema psicoacustico ideato da Amplifon per la scelta, l’adattamento e la regolazione dell’apparecchio acustico. La versione avanzata del sistema, il nuovo Amplifit® 3, ha recentemente ricevuto l’assegnazione di un prestigioso riconoscimento internazionale all’innovazione e al design: l’International Design Excellence Awards 2009.

“Attualmente in Italia l’ipoacusia tocca una persona su tre dopo i cinquant’anni e due su tre oltre i settantacinque anni, ma si stima che nel giro di meno di tre anni sull’intera popolazione un italiano su tre sarà interessato dal fenomeno – ha evidenziato il prof. Carlo Giordano, direttore della clinica di otorinolaringoiatria dell’Università di Torino – Nonostante ciò, la percentuale di persone che cercano una soluzione al problema è molto bassa rispetto a quella di chi realmente ne avrebbe bisogno. Dei sette milioni di Italiani affetti da carenza uditiva più di un terzo non è cosciente del proprio deficit, mentre la metà delle restanti persone non fa nulla per ovviare al disturbo pur sapendo di averlo”.

Alla base della resistenza a rivolgersi a uno specialista dell’udito c’è un’idea negativa della sordità radicata da anni della nostra cultura. Il deficit uditivo viene percepito con un senso di vergogna e si tende a occultarlo. Per questo motivo molte persone non indossano apparecchi acustici nonostante possano risolvere molti dei problemi con i quali si imbattono nella loro vita quotidiana. L’ipoacusia è sentita come un vero e proprio handicap, in modo completamente differente da un’altra mancanza, come può essere, ad esempio, quella della vista.

“Per correggere la maggior parte dei problemi di vista si ricorre all’uso degli occhiali senza grandi resistenze psicologiche – ha affermato Mirella Bistocchi, amministratore delegato di Starkey Italy – l’occhiale è diventato oggetto di moda, di tendenza. La nostra azienda si sta muovendo in questa direzione. Se così fosse anche per l’apparecchio acustico molte persone vivrebbero decisamente meglio. Con questo obiettivo abbiamo creato apparecchi acustici che non sono solo dispositivi per l’udito, ma veri e propri oggetti dal design e dalle caratteristiche tecnologiche tali da poter entrare a far parte della vita di tutti i giorni senza essere considerati una protesi, ma anzi una comodità in più”.

Sono stati realizzati modelli di apparecchi acustici per design e prestazioni capaci di far superare la barriera psicologica al loro utilizzo. Apparecchi dai colori brillanti che non si nascondono, anzi si portano quasi come accessori di moda. Oppure apparecchi destinati ai bambini con i disegni dei beniamini dei cartoni animati. Oppure modelli versatili con tecnologie dell’ultima generazione come ad esempio Eli, il bluetooh creato da Starkey che rende l’apparecchio acustico compatibile con cellulari e altri dispositivi elettronici wireless.

Si è calcolato che il tempo che passa tra l’accorgersi di avere un problema acustico e l’acquisto di un apparecchio è in media di sette anni. Se si intervenisse rapidamente, gran parte dei disagi dovuti dall’aggravarsi della patologia sarebbe compensato. Mantenere in costante allenamento il cervello a decifrare i segnali acustici aiuta di molto a rallentare l’inarrestabile deficit dato dall’età e dalle altre cause.

Sentirci bene è anche un problema di sicurezza. Per questo motivo l’Associazione nazionale degli audioprotesisti italiani ha deciso di proporre al Ministro della Salute l’adozione di un esame audiometrico per tutti coloro che vanno a rinnovare la patente dopo i cinquant’anni. E’ un fatto accertato che una grande parte degli incidenti è dovuta proprio alla difficoltà nel percepire l’intensità e l’origine dei suoni. Con questa proposta non si vuole limitare il rinnovo dei permessi di guida, ma rendere manifesta al guidatore l’esistenza di un problema di cui magari non si è ancora accorto con i problemi e i rischi che ne derivano.

Fonte: leonardo.it

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Newsletter della Storia dei Sordi n. 716 del 18 settembre 2009