Iscriviti: Feed RSS

Integrazione scolastica e sociale: una rete di relazioni efficaci per i bambini sordi (Newsletter dell Storia dei Sordi n.736 del 2 novembre 2009)

Integrazione scolastica e sociale: una rete di relazioni efficaci  per i bambini sordi

Un convegno internazionale fa il punto sulla situazione in Italia negli altri paesi europei sulle buone pratiche di integrazione delle competenze fra operatori e famiglia.

Verona, 26 ottobre 2009 – Si è tenuto il 23 e 24 ottobre a Verona all’Istituto “Fortunata Gresner”, in via A. Provolo, il 21° Congresso Europeo della FEAPDA – Fédération Européenne des Associations de Professeurs de Déficients Auditifs – dal titolo “Bambini sordi, Famiglie e Professionisti: una relazione che funziona?” organizzato dall’AIES – Associazione Italiana Educatori dei Sordi,  in collaborazione con la FIACES (Federazione Italiana delle Associazioni e dei centri educativi per sordi) e con il supporto tecnico dell’Istituto Antonio Provolo.
Al congresso hanno partecipato oltre cento fra professionisti del mondo della scuola, della riabilitazione e rappresentanti di associazioni di famiglie di bambini sordi provenienti da tutta Europa. Sono stati presenti, insieme ai molti operatori italiani (presenti a Verona già dal 22 ottobre per la sessione italiana inserita nel 55° Corso Convegno Nazionale dell’AIES) provenienti da diverse parti della penisola, alcuni osservatori d’eccezione dall’ Africa e dall’America.
Quattro le relazioni principali: di Prof. Patrizia Gaspari dell’Università di Urbino “Luci ed ombre nell’inclusione scolastica dei bambini sordi in Italia”, dal Regno Unito Elizabeth Andrews: ”Partenrship working with families, actions not words”Lavorare con le famiglie, fatti e non parole illustra un programma governativo che mira proprio a collegare famiglie e professionisti c’è poi Anneli Hegborn dalla Svezia la voce di un tecnico“How to make training, the world of work and everyday life accessible to deaf people”che si interroga su come rendere accessibile la formazione lavoro e il lavoro stesso ai sordi; infine la testimonianza di un genitore di bimba sorda Inge Doorn che lavora attivamente nell’associazione genitori Fodok dei Paesi Bassi  “What’s best for our child? A parents perspective”si chiede cosa è meglio per nostro figlio?

A seguire in ogni giornata il confronto fra i diversi paesi “Momento davvero importante – ha affermato al riguardo il presidente della FEAPDA Paul Simpson – per i relatori accademici di chiara fama ma soprattutto per la presentazione dei diversi paesi, quando cioè i delegati discutono il tema del convegno dal punto di vista della situazione del loro Paese descrivendo sfide e successi c, il .” Il dibattito si apre poi nei workshop.
“Il tema affrontato è di particolare interesse – ha spiegato Marino Bennati, presidente dell’AIES –  perché in Italia si sta vivendo un momento di grande confusione di ruoli ed una proliferazione  di professionisti, che si avvicendano e si sovrappongono nelle attività didattiche per le persone sorde. Su questo argomento l’AIES e la FIACES hanno cercato di richiamare l’attenzione delle varie strutture sanitarie e scolastiche con Convegni e Seminari, mettendo in luce come questa pluralità di interventi renda il servizio meno produttivo e, contestualmente, faccia lievitare i costi economici e sociali”

Tutto ciò deriva da una situazione che è andata via via cronicizzandosi dal 1977 ad oggi, cioè, dal momento in cui l’inserimento scolastico dei sordi nelle scuole normali , non ha visto il necessario aumento di competenze degli insegnanti e delle strutture deputate all’accoglienza dei bambini e dei bisogni delle loro famiglie.
La situazione attuale della stragrande maggioranza dei bambini sordi in Italia, infatti, si caratterizza per la presenza nella scuola di  docenti “curriculari” sempre meno preparati ad affrontare problematiche specifiche come quelle poste dalla sordità e da  docenti di sostegno non specializzati sulla sordità, spesso utilizzati per poche ore e, nella scuola superiore, come mediatori su tutte le discipline.
Il delicato momento (e per i sordi assolutamente fondamentale) del periodo prescolastico è gestito unicamente dai servizi socio-sanitari in una logica di pura riabilitazione, che spesso  continua su binari assolutamente paralleli anche  durante il periodo scolastico.  A fronte di tutto questo spesso è la scuola stessa che si vede costretta a chiedere aiuto e sostegno a chiunque glielo può dare,  innescando così,  senza volerlo, un processo non certo virtuoso che favorisce la nascita di nuove e diverse figure professionali. Tali figure non sempre sono portatrici di competenze realmente necessarie e si presentano con livelli di preparazione molto diversificati tra loro e talvolta molto superficiali. Ma il rischio più consistente è quello che, nella rincorsa disperata alla “terapia” più efficace, si deleghi in toto il compito educativo che deve rimanere in capo alla scuola. Inoltre, nella scuola, oltre ai docenti curriculari e a quello di sostegno, si possono trovare ad operare senza un reale coordinamento il logopedista, l’assistente alla comunicazione, l’interprete in LIS, l’assistente ad personam, lo psicomotricista, il logogenista, i quali, al di là della buona volontà di ciascuno, anziché risolvere il problema dell’integrazione degli apprendimenti e delle relazioni, provocano un appesantimento della struttura ed una difficoltosa organizzazione di tempi e di ruoli. Le famiglie, spesso non ben informate, si trovano coinvolte in questo meccanismo e non sanno cosa possono fare per gestire il crescente disorientamento.

A queste problematiche l’AIES e la FIACES hanno risposto sostenendo la progressiva trasformazione delle  ormai superate scuole speciali in centri specializzati. Luoghi nei quali  avviene l’integrazione fra sordi e udenti, dove i sordi trovano interventi specialistici e un’organizzazione dei servizi più adeguata e qualificata.

Il Congresso, patrocinato dalla Presidente della Repubblica, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministro per le Pari opportunità, dalla Regione Veneto, dalla Provincia e dal Comune di Verona, è riconosciuto anche dal Ministero della Pubblica Istruzione come Corso di Aggiornamento e Formazione per il personale della scuola (D.M. 27/11/2008).

Sordità: l’impegno di Verona
Il Fenomeno della sordità a livello mondiale e italiano riguarda all’incirca l’uno per mille della popolazione.
Pur essendo relativamente poco diffuso, ogni anno la Provincia di Verona fornisce assistenza a circa 80 famiglie, cioè mette a disposizione assistenti alla comunicazione che danno supporto ai bambini sordi nell’attività scolastica, per coloro che ne hanno fatto richiesta.
L’impegno economico da parte della Provincia è consistente: sono infatti erogate fino a 15 ore settimanali di ripetitore ad ogni bambino sordo fino ai 18 anni di età, ovvero fino al conseguimento di una qualifica professionale. Ma non sempre l’impiego di queste risorse è sufficiente.
Rimane, infatti, il problema dello sviluppo di un’adeguata competenza comunicativa e linguistica che consenta alle persone sorde di raggiungere gradi sempre più elevati di autonomia nella gestione delle relazioni quotidiane, sociali e lavorative. Senza un adeguato supporto formativo il rischio dell’isolamento è sempre presente. Per questo è necessario che i soggetti istituzionali e del privato sociale rinnovino il proprio impegno a far sì che gli operatori della scuola e della formazione professionale siano supportati da adeguati percorsi formativi.
L’Istituto Provolo, per arginare la problematica legata al lavoro, da anni si occupa, in collaborazione con la Provincia di Verona del collocamento mirato dei sordi presso le ditte del territorio.
Proprio in questo periodo sta gestendo un progetto di inclusione sociale che coinvolge 12 ragazzi sordi organizzando tirocini lavorativi finalizzati.

Comunicato Stampa da FEAPDA e AIES

Contatti per la stampa:
Marino Bennati Presidente AIES tel.348 5186980
Lucio Vinetti Presidente FIACES-Onlus tel 335 405124

nw736


Newsletter dell Storia dei Sordi n.736 del 2 novembre 2009