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Giornata internazionale dei diritti 3 dicembre 2010

ITALIA, SONO 3 MILIONI I DISABILI; 1,5 MILIONI FANNO I CONTI CON DISABILITÀ PLURIME

Giornata internazionale dei diritti. Lo spaccato della disabilità in Italia secondo l’Istat: i disabili sono il 5% della popolazione. Maggiore diffusione nell’Italia insulare (5,7%) e al Sud (5,2%). Due su 3 sono donne (1,7 milioni); 190 mila persone vivono in istituto

ROMA – Secondo il rapporto Istat “La disabilità in Italia” (pubblicato lo scorso mese di maggio), nel nostro Paese le persone con disabilità di sei anni e più che nel 2004 vivevano in famiglia sono 2 milioni e 600 mila, pari al 4,8% della popolazione. A queste se ne aggiungevano altre 190 mila (0,4% della popolazione) che vivevano in istituto. In totale quasi 3 milioni di persone, il 5% della popolazione. Secondo il Censis, invece, i disabili in Italia sono 4,1 milioni, pari al 6,7% della popolazione. Il dato del Centro studi investimenti sociali è frutto della rilevazione a campione effettuata telefonicamente su 1500 persone. I dati Istat, invece, sono il frutto dell’analisi multiscopo sulle “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari”, integrata con i dati dell’indagine sui “Presidi residenziali socio-assistenziali”. Vediamo proprio i numeri dell’Istat. Detto dei quasi 3 milioni di disabili, va sottolineato che un milione e mezzo sono le persone che vivono con due o tre disabilità. Circa 700 mila persone con problemi di movimento, oltre 200 mila con difficoltà sensoriali, quasi 400 mila con limitazioni che impediscono le normali funzioni della vita quotidiana.

Grande disomogeneità a livello territoriale: la disabilità è più diffusa nell’Italia insulare (5,7%) e nel Sud (5,2%) mentre al Nord la percentuale di persone con disabilità supera di poco il 4%. Le regioni presentano diversi livelli di disabilità: da valori molto alti di Sicilia (6,1%), Umbria (6%), Molise e Basilicata (entrambe 5,8%) si passa a valori decisamente più bassi di Bolzano (2,5%), Trento (2,9%), Lombardia (3,8%) e Valle d’Aosta (4,1%). Il livello più elevato si registra per le donne del Mezzogiorno, tra le quali la percentuale di disabilità arriva al 7,3% nelle Isole e al 6,6% nel Sud a fronte di una quota del 5,6% e del 5,4% nel Nord ovest e nel Nord est rispettivamente.

Età. Due disabili su tre (il 66,2%) sono donne: ce ne sono 1 milione 700 mila, cioè il 6,1% delle donne italiane. Tra gli uomini la percentuale è pari al 3,3%, valore quasi dimezzato rispetto alle donne. I tassi di disabilità di uomini e donne sono molto simili fino ai 54 anni di età, mentre a partire dai 55 anni la situazione femminile peggiora più sensibilmente al crescere dell’età.

Disabili in famiglia. Il 93% degli italiani con disabilità vive in famiglia: di questi, il 27% in coppia senza figli, il 10% in coppia con figli, mentre il 43% resta con la famiglia d’origine. In valori assoluti le persone disabili che vivono in famiglia sono due milioni e 600 mila, pari al 4,8% della popolazione italiana. A vivere con il partner sono soprattutto gli uomini disabili (60%), mentre la percentuale scende al 26% nel caso delle donne. L’Istat ha diviso la popolazione con più di 6 anni che vive in famiglia (totale: 2 milioni e 600 persone) in 5 grandi gruppi. Persone con difficoltà nel movimento. Se ne contano 700 mila, cioè l’1,3% della popolazione corrispondente. Tassi più alti si notano fra le donne (1,7%) e fra gli anziani ultraottantenni (ha problemi di movimento il 9,6% di essi). Persone con difficoltà sensoriali (vista, udito, parole). Rientrano in questa categoria 217 mila persone sopra i 6 anni di età, lo 0,4% della popolazione. Percentuale stabile fra i due sessi, con incidenza che aumenta al crescere dell’età, fino ad un tasso del 6,4% fra gli ultraottantenni. Persone con difficoltà nelle funzioni di vita quotidiana (cura della persona, mettersi a letto, vestirsi, mangiare da solo, etc…). A questo identikit corrisponde la situazione di 376 mila persone, lo 0,7% della popolazione maggiore di 6 anni che vive in famiglia. Le altre due categorie prendono in considerazione rispettivamente le persone che dichiarano di avere difficoltà in due e in tutte e tre le aree considerate. Le persone che affermano di avere difficoltà in due delle aree trattate sono un milione e 25 mila, pari all’1,9% della popolazione italiana, con valori sbilanciati sulle donne (2,5%) e soprattutto sulle donne ultraottantenni (22,7%). Infine, sono 290 mila le persone che dichiarano di rientrare in tutte e tre le aree di difficoltà considerate dall’indagine, quota pari allo 0,5% della popolazione, con incidenza che sale al 6,9% fra la popolazione ultraottantenne.

Disabili in istituto. Si tratta in gran parte (83%) di anziani non autosufficienti, mentre il 6% sono adulti con una disabilità psichica e un altro 6% adulti con una disabilità plurima. In valori assoluti sono 190 mila che vivono in istituto. Le donne anziane non autosufficienti sono il 64% delle persone che vivono in istituto. La lettura per genere fa emergere come la non autosufficienza colpisca quasi il 90% delle donne con disabilità in istituto contro il 66% degli uomini. Tra gli uomini è molto alta la presenza di adulti con disabilità psichica (13%) o plurima (11%).

Disabili e lavoro. Solo il 3,5% degli italiani con disabilità ha un lavoro, ma appena lo 0,9% sta cercando un’occupazione. Il 66% è fuori dal mercato lavorativo, o perché in pensione (43,9% ), o perché inabile al lavoro (21,8%). Ad avere un lavoro, sono in prevalenza gli uomini con disabilità (6,82%), mentre il tasso di occupazione scende all’1,82% per le donne disabili. La disabilità sensoriale è più presente nel mondo del lavoro (16,3% e anche nella ricerca di un’occupazione (4,3%). La fonte di reddito principale per le persone con disabilità è la pensione (85 %). Solo il 3% delle persone con disabilità ha come fonte principale un reddito da lavoro.

Disabili e scuola. Sono 185.181 gli alunni con disabilità iscritti nelle scuole italiane per l’anno 2010-2011. I dati rivelano un incremento della popolazione scolastica disabile contenuto rispetto all’anno passato, quando si contavano 181.177 presenze. Per quanto riguarda la differenziazione nei diversi ordini e gradi, secondo il Miur gli alunni con disabilità sono 13.341 nella scuola dell’infanzia, 67.950 nella primaria, 57.050 nella secondaria di primo grado e 46.840 nella secondaria di secondo grado. Cresciuto anche il numero degli insegnanti di sostegno: sono 93.100.

Fonte: superabile.it


Giornata della disabilità, le associazioni disertano per protesta le celebrazioni

Dura presa di posizione della Fand e dell’Ente Nazionale Sordi: “Hanno tagliato tutti i fondi di sostegno, da quelli per il sostegno scolastico a quelli per l’inserimento lavorativo. Cosa c’è da festeggiare?”. Ma non tutti sono d’accordo

No grazie: le principali associazioni di volontariato che si occupano dei disabili respingono l’invito del ministro Mara Carfagna per i festeggiamenti della “Giornata Internazionale delle Persone con disabilità”. Il governo ha completamente azzerato, con l’ultima Finanziaria, il fondo per la non autosufficienza, ha falcidiato i finanziamenti per gli insegnanti di sostegno e quelli per favorire l’inserimento lavorativo dei disabili. Ecco perché le associazioni del settore ritengono che non ci sia proprio niente da festeggiare: “Non ci saremo, non ci interessa fare solo da spettatori”, affermano i rappresentanti del Fand, la Federazione delle Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità. Analoga posizione è stata assunta dall’Ente Nazionale Sordi.

La celebrazione ufficiale è fissata per questo pomeriggio, si terrà alle 17 al Teatro Capranica. Il ministro Carfagna rischia però di non avere interlocutori, dal momento che le associazioni invitate si stanno sfilando una per una, affermando chiaramente che non intendono avallare, con la loro partecipazione, “una manifestazione ufficiale che purtroppo si limita solo a ‘celebrare’ i cittadini disabili, invece che affrontarne e risolvere concretamente i problemi”.

“Avremmo auspicato in tale importante ricorrenza del 3 dicembre che il governo ci desse l’opportunità di confrontarci, per dibattere in modo costruttivo le emergenze che continuano a gravare sulle persone invalide, cieche, sorde e sulle loro famiglie:
– spiega il presidente del Fand, Giovanni Pagano – avremmo voluto avere dal governo ad esempio impegni, o almeno risposte precise, sui tagli al finanziamento del Fondo per la non autosufficienza, o a quello per l’inserimento lavorativo dei disabili. Per non parlare poi dei problemi legati all’inserimento scolastico  e alla completa assenza di un adeguato  sostegno alle famiglie con al loro interno disabili gravissimi”.

Secondo i dati presentati recentemente la scorsa settimana a Bologna, nel corso della campagna “I diritti alzano la voce” 1, il fondo per la non autosufficienza, che nel 2008 poteva contare su 300 milioni, nel 2009 e nel 2010 rispettivamente su 400 milioni, dal 2011 in poi non avrà neanche un euro, come stabilisce la legge di stabilità che il Senato sta per approvare (senza poter modificare una virgola, visto che non ci sono i tempi tecnici per tornare alla Camera).

Il programma delle celebrazioni previste per questo pomeriggio, spiega la presidente dell’Ente nazionale Sordi, Ida Collu, “ha le caratteristiche di una celebrazione di facciata che premia i ‘bravi handicappati’ e cela del tutto i gravi problemi che il mondo della disabilità e le famiglie vivono drammaticamente. Le istituzioni e in primis la politica, con i drastici tagli all’intero settore, hanno messo in ginocchio il sistema degli interventi e dei servizi sociali, che da qui al 2013 saranno gravemente compromessi”. “Il violento attacco che il mondo della disabilità ha subito nel corso del 2010, dalle pensioni e le indennità al sostegno, al diritto al lavoro, fino alla maldestra caccia ai falsi invalidi e ai tagli al 5 per 1000 – conclude Ida Collu – non può culminare in modo credibile con una giornata di festa”.

Ma non tutti sono d’accordo: la defezione di FAND e ENS è contestata dalla Federazione Superamento Handicap: “Sminuire la celebrazione – dice la FISH in una nota – raccoglie nell’immediato un facile plauso demagogico, ma immemore e di scarsa visione futura. Le persone con disabilità che hanno scelto di esserci, di partecipare, di esprimersi, anche oggi, non sono certo così ingenue da disconoscere le drammatiche situazioni che le investono quotidianamente e su cui ogni giorno esprimono rabbia e proposte, disagio e apprezzamento. Chi preferisce, per oggi e a telecamere accese, banalizzare un appuntamento condiviso in tutto il mondo, non è né più saggio né più eroico, anche se ne ottiene in cambio la ricercata visibilità”.

Rosaria Amato. Fonte: larepubblica.it