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A 50 anni dalla morte di Fortunato Teodorani, pittore e decoratore reso sordomuto dalla malattia

A 50 anni dalla morte di Fortunato Teodorani, pittore e decoratore reso sordomuto dalla malattia.

Nel cinquantesimo anniversario della morte è doveroso ricordare il cesenate Fortunato Teodorani, pittore, decoratore, frescante. L’artista, nato a Cesena nel 1888, all’età di quattro anni, a causa di una malattia, diventa sordomuto e, dopo un periodo passato in un collegio a Catanzaro, viene ospitato a Firenze presso l’Istituto Gualandi, specializzato nella rieducazione del sordomutismo.

A Firenze incontra la principessa Antonietta (Strozzi Centurione, n.d.r.) che, viste le qualità disegnative del ragazzo, diventa sua mecenate e gli permette di seguire i corsi del professor Giuseppe Cassioli, noto pittore, decoratore e scultore. Nel 1910 si diploma in disegno e pittura con medaglia d’oro. Di questo periodo fiorentino rimangono numerosi bozzetti, ritratti, paesaggi e grandi quadri come “Effeta” e “San Francesco di Sales”, tuttora conservati nell’istituto di Firenze.

Torna definitivamente a Cesena nel 1915, si sposa e intraprende un’intensa attività pittorica realizzando numerose opere sia come pittore da cavalletto, sia in particolare come decoratore e frescante. Nel 1924-25 sarà l’aiuto del suo maestro Cassioli nella decorazione ad affresco della cupola della Basilica di San Luca a Bologna. In seguito decora edifici privati e religiosi sia in Emilia Romagna che in altre regioni, spingendosi fino a Roma con interventi in San Giovanni in Laterano, San Carlo al Corso e presso la Parrocchietta.

I suoi ornati e i suoi affreschi abbelliscono moltissime chiese del centro-nord. In particolare, a Cesena sono da ricordare le opere eseguite nelle chiese di Montereale, San Bartolo, Ruffio, San Carlo, nella cantoria della Basilica del Monte, nella cappella delle Suore della Sacra Famiglia, la Pala del Battesimo di Gesù per la chiesa di Sant’Agostino, il Sacro Cuore sito nella Cattedrale e tante altre in edifici religiosi e privati.

Osservando le sue opere, si avverte come quel suo impegno andasse ben oltre il mestiere e la serietà professionale. Dai gesti, dagli sguardi e dai volti delle Madonne, dei Profeti e dei Santi di impeccabile fattura, traspare infatti la profonda fede religiosa dell’artista, che fra l’altro era Terziario Francescano: una cupola, una volta, un abside erano affrescati, interpretati come una lode e una preghiera.

Nato per le grandi tele riprodusse la “Tavola romagnola” con utensili, oggetti, pietanze tipiche della nostra tradizione, realizzò anche smaglianti nature morte e stupendi paesaggi e marine spesso di piccole dimensioni che amava intitolare “Impressioni”.

Quando partecipò a manifestazioni artistiche ottenne ambiti riconoscimenti. Dopo il conflitto bellico, ha eseguito restauri su importanti affreschi alla Basilica del Monte a Cesena e alla Basilica di San Luca a Bologna, dove aveva già lavorato col maestro Cassioli.

Fortunato Teodorani mostra nella totalità della sua opera una vivacità di scrittura che stupisce e ancora oggi affascina. Muore nell’aprile del 1960 lavorando fino agli ultimi giorni di vita; sul cavalletto da pittore resta incompiuto un grande paesaggio di Cesena: “Il Ponte Vecchio sul fiume Savio”, sullo sfondo da una parte la chiesa di San Domenico e dall’altra la Rocca Malatestiana, i luoghi che lui aveva tanto amato.

Nel corso della cerimonia funebre in San Domenico, l’amico monsignor Leo Bagnoli commemora Fortunato mettendo in rilievo le sue doti umane e religiose, terminando poi con queste parole: “La sua dolcissima anima di artista, affinata alla scuola di maestri sommi, interpretò con i colori e con il pennello le sublimi bellezze della natura e con riconosciuta abilità ritrasse immagini e figure celesti e attraverso indefesse fatiche lasciò cicli pittorici di notevole valore in innumerevoli Sacri Templi della Romagna e d’Italia. All’arte che amava con passione e fu ragione della sua vita restano oggi legati il suo nome e le sue opere”.

Enrico Guidi. Fonte: corrierecesenate.it

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