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Inps. Verifica delle invalidità. Proteste delle persone con la disabilità

Controlli sull’invalidità: l’INPS e i danni della presunzione. Il Piano Straordinario di Verifica delle invalidità doveva “sbaragliare” il cosiddetto fenomeno dei “falsi invalidi” (tutto da quantificare), ma in realtà – a causa di una sottovalutazione del sistema degli accertamenti da parte dell’INPS, oltre che alle mancanze delle Aziende USL – sta semplicemente rivelandosi il frutto di una logica iniqua, inefficace e assai costosa per tutti i Cittadini. Né sembra poter risolvere i problemi una recente Proposta di Legge che appare per lo più come un “pannicello caldo”

Il 14 dicembre scorso alla Camera, alcuni deputati hanno depositato il Progetto di Legge denominato Esclusione degli invalidi affetti dalle patologie di cui al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 2 agosto 2007 dalle verifiche dell’Istituto nazionale della previdenza sociale sull’accertamento dell’invalidità (Atti della Camera 3964, Miotto e altri).

Qual è la motivazione dei firmatari? La constatazione che nella cosiddetta “campagna contro i falsi invalidi” (correttamente “Piano straordinario di verifica”), si starebbero commettendo degli abusi. La volontà dei firmatari è quindi di «porre fine al calvario della visita medica di controllo a cui sono costretti gli invalidi, soprattutto vista l’ovvia constatazione che chi è portatore di menomazione dichiarata irreversibile non può certo regredire dalla sua condizione e quindi la visita di controllo diventa solo un ulteriore ed inutile disagio per l’utente e la sua famiglia, oltre che una superflua umiliazione rispetto ad uno stato di salute già verificato e certificato come patologico e non reversibile».

Come? Costringendo l’INPS ad applicare una norma che risale al 2006 – la Legge 80/06 – che è stata regolamentata l’anno seguente dal Decreto Ministeriale del 2 agosto 2007. Quest’ultima prevede già che le persone affette da patologie gravi e irreversibili, che hanno dato titolo al riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, non siano più sottoposte a verifiche e controlli dopo la prima visita.
In pratica la legge proposta servirebbe a fare applicare una legge di fatto elusa. Il che non è consolante.

L’iniziativa – che non potrà che raccogliere un ampio, diffuso e incondizionato plauso – lascia un po’ perplessi. Essa, inoltre, attribuisce all’INPS anche responsabilità che sue non sono. E d’altra parte è l’INPS che ha in mano il “cerino” e anche se ha scritto e ripetuto che non convoca a visita le persone in grado di dimostrare che sono affette da patologie gravi e irreversibili, all’atto pratico continuano a cadere nelle sue reti persone in coma, persone con tetraplegia da trent’anni, persone con autismo grave…

E siccome nei prossimi due anni dovranno controllare altre 500.000 persone, l’ondata delle proteste è destinata a montare.

Perché? Perché sono cattivi? Perché sono tutti incompetenti? Perché sono cialtroni? Perché hanno tempo da perdere? Perché provano piacere a generare contenzioso? O ci godono ad essere sputtanati quotidianamente sugli organi di stampa?

Forse la spiegazione è diversa. Forse l’INPS – la dirigenza dell’INPS – ha sottovalutato il sistema degli accertamenti. Pensava di risolvere il tutto con la sua poderosa macchina informatica, con la sua “militare presenza” su tutto il territorio nazionale, con la sua organizzazione verticistica in grado di produrre e imporre alla “periferia dell’impero” anche le più elementari istruzioni operative. Purtroppo ha fatto male i conti con gli altri attori in gioco e in particolare con le Aziende USL.

L’INPS possiede i fascicoli sanitari delle persone a partire dal 1° aprile 2007. Tant’è vero che ha escluso dai controlli chi ha avuto un accertamento successivo. È dai fascicoli che risultano le patologie, la loro gravità e la loro irreversibilità. Solo attraverso i fascicoli, eventualmente, si può dedurre l’applicazione del Decreto del 2007. Quelli precedenti al 2007 sono in possesso delle Aziende USL. L’INPS non ce li ha.

Nei controlli del 2009 (100.000), l’INPS ha chiesto alle ASL l’invio dei fascicoli relativi al campione selezionato. Ne sono tornati il 15%. Perché? Perché le ASL non hanno voluto consegnarli; perché andarli a cercare costa lavoro; perché non sono stati archiviati in maniera efficace; perché sono andati persi (in spregio alla normativa sulla privacy che ne impone una rigorosa conservazione).

Conseguenza: un danno per i Cittadini i cui verbali sono rimasti congelati da qualche parte. Non risulta nessuna azione contro le ASL che hanno provocato questo danno ai Cittadini.

Nel controlli del 2010, poi, constatato il precedente comportamento delle ASL, l’INPS ha chiesto i documenti sanitari anche alle persone interessate, in barba al principio che a un Cittadino non può essere richiesta nuovamente la documentazione che già ha presentato alla Pubblica Amministrazione.

Dal canto suo, la stragrande maggioranza degli “indagati” ha fornito tutta la documentazione in possesso, nel timore delle “ritorsioni” dell’INPS. Molto spesso ha letteralmente sepolto l’INPS, con una massa enorme di cartelle cliniche, referti, analisi, relazioni. Effetto che l’Istituto aveva evidentemente sottovalutato: esaminare centinaia di pagine per ogni caso comporta dei “tempi di lavorazione” assai più lunghi di una semplice visita ordinaria. Tant’è vero che si segnalano migliaia di casi in cui a mesi di distanza dall’invio di corpose e inattaccabili documentazioni, gli interessati non hanno ancora una risposta né di conferma, né di rigetto.

Abbiamo dunque l’impressione che- al di là della sicurezza ostentata dal presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua – l’Istituto sia non poco in difficoltà. E il “bello” deve ancora venire: nei prossimi anni, infatti, i controlli dovranno riguardare un altro mezzo milione di persone, vale a dire:

– chiedere a questi ultimi la documentazione (stimiamo prudenzialmente circa 50 tonnellate di carta da archiviare, registrare, gestire);

– analizzare la documentazione e decidere se convocare a visita;

– convocare a visita (attività amministrativa);

– eseguire la visita (collegiale) ed elaborare il verbale;

– trasmettere il verbale all’interessato.

Per quanto possa essere veloce ed efficiente l’INPS, non crediamo possa scendere sotto un tempo di 60 minuti/uomo per pratica. Il che significa almeno 500.000 ore di lavoro, cui vanno aggiunti altri oneri amministrativi. Ad essere avari possiamo calcolare un costo di 60 euro a pratica. Fanno una trentina di milioni di euro (soldi nostri).

Non abbiamo calcolato il costo per il Cittadino, poiché – si sa – il tempo del Cittadino non vale nulla! Ma non abbiamo nemmeno calcolato che a fronte delle eventuali revoche, gli interessanti possano presentare ricorso al Giudice. Basta recarsi presso un patronato sindacale e perdendoci un’oretta, si avvia una procedura che, almeno nel 75% di casi vedrà soccombere l’Istituto che sarà costretto a pagare (soldi nostri).

In tutto questo ad oggi non è dato sapere:

– quante provvidenze sono state effettivamente revocate per assenza totale di requisiti sanitari (i “veri” falsi invalidi);

– quante provvidenze sono state ridotte o revocate per requisiti sanitari insufficienti;

– quante provvidenze sono state revocate per limiti reddituali;

– quante provvidenze sono state confermate o aumentate;

– quanti ricorsi ci sono stati a fronte di revoche o sospensioni;

– quale sia l’esatta percentuale di soccombenza in giudizio dell’INPS;

– quanto costi esattamente il Piano Straordinario di Verifica.

E già che ci siamo sarebbe anche interessante sapere – formalmente – come stia procedendo l’intera operazione di informatizzazione telematica delle procedure di domanda, visita e concessione delle provvidenze agli invalidi civili.

Infine, un’ultima curiosità: nel 2008 è stata imposta per legge la presenza di un medico INPS nelle Commissioni. Di fatto, in molte realtà, questo medico non è ancora presente, impedendo l’adozione immediata dei verbali approvati all’unanimità. Perché questo ritardo? Non ci sorprenderebbe scoprire che – anche in questo caso – le responsabilità sono spalmate fra ASL e INPS.

Questo è materiale da interrogazione parlamentare.

Per tutti i motivi esposti quel Progetto di Legge ci lascia perplessi. Ci sembra un “pannicello caldo” che comunque conferma una logica errata su cui pochi si permettono di dire che è inaccettabile e inefficace oltre che non equa.

Il Progetto di Legge sarebbe stato più serio se avesse dichiarato: «Finiamola con questa pagliacciata inutile e costosa!».

Il Piano Straordinario doveva sbaragliare il fenomeno (tutto da dimostrare e quantificare) delle false invalidità, ma ci sembra che «i resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgano in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza». Il problema è che nel frattempo ha provocato danni enormi.

Fonte: superando.it

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L’ISTITUTO: «DIFFICOLTÀ LEGATE ALLA PIANTA ORGANICA». La protesta dei disabili: burocrazia «vessatoria» per i controlli Inps. Ritardi e disagi nonostante le nuove procedure introdotte un anno fa. Dai ritardi per il riconoscimento della invalidità alle visite di verifica per patologie irreversibili

MILANO – Catia Petra di Pavia: «Sono nata con un’amiotrofia spinale progressiva e non ho mai camminato autonomamente. Nel 2007 ho passato un mese in rianimazione intubata e tracheotomizzata. Quando a luglio scorso ho ricevuto la lettera dell’Inps per la visita di controllo, ho inviato il foglio di dimissioni; non è bastato. Ma i documenti dell’ospedale non valgono? Il giorno della visita ho portato le cartelle dei ricoveri, ma volevano il verbale che certificava la mia invalidità al 100%, rilasciatomi nel ‘90 dalla Commissione medica militare. Tra amministrazioni pubbliche non si parlano? Dovrebbero saperlo, poi, che l’Asl mi ha accordato l’infermiere a domicilio e mi fornisce aspiratore e sondini». Lucia Micocci di Roma: «Sono cieca dalla nascita a causa di una retinite pigmentosa. Mi hanno convocato per la visita. Avevo anticipato via fax i documenti richiesti, ma hanno detto che il certificato medico era datato (1984). La visita è durata 4 ore e mezzo, mi hanno fatto il fondo oculare e prescritto anche un altro esame: Pev (Potenziali evocati visivi). Per farlo nel pubblico ci vogliono 6- 7 mesi di attesa o, per farlo subito, bisogna pagare 150 euro». Marco Rasconi di Milano: «Ho l’atrofia muscolare spinale. I due medici della commissione che mi dovevano fare il controllo non conoscevano la mia malattia, ho dovuto spiegargliela io». Giuseppe Arena di Napoli, padre di un bimbo di due anni e mezzo: «Mio figlio è nato con una cataratta congenita e ha passato la visita di prima istanza il 5 marzo 2009. Dopo 6 mesi doveva arrivare il decreto, ma non risultava neppure la pratica all’Inps. A dicembre dello stesso anno ho consegnato gli altri documenti richiesti. Un anno dopo lo chiamano per una visita straordinaria, un’altra l’ha fatta a gennaio scorso. Sono passati quasi due anni e ancora non si sa a che punto è la pratica».

SOTTO ESAME – Non sono voci isolate ma l’espressione di un disagio sempre più diffuso tra i cittadini con disabilità. Increduli, si sentono sotto esame e vessati da una burocrazia che li sottopone a procedure non sempre rispettose della loro dignità. Le denunce di pazienti e associazioni di disabili non si contano: si va dai ritardi per il riconoscimento dell’invalidità a visite di controllo – nell’ambito del piano straordinario per scovare i falsi invalidi – che coinvolgono anche persone con patologie irreversibili.

NUOVE PROCEDURE PER L’ACCERTAMENTO – Eppure le nuove procedure introdotte il primo gennaio 2010 dovevano semplificare la vita ai cittadini garantendo, grazie anche all’aiuto dell’informatica, trasparenza e tempi più veloci. Visite entro 30 giorni (15 per i malati oncologici), erogazione dei benefici entro 120 giorni dalla data di presentazione della domanda. Così prevedeva la circolare Inps n. 131 del 28 dicembre 2009 che fissava le modalità operative per la gestione delle procedure di riconoscimento e accertamento delle invalidità civili, attribuita all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale dall’art. 20 della Legge n. 102 del 2009. Era previsto, inoltre, che l’accertamento va fatto dalla Commissione medica dell’Asl, integrata da un medico dell’Inps. Ma in una su due ancora non c’è. «La presenza del medico Inps in Commissione Asl è al momento pari al 51% circa su scala nazionale – afferma Massimo Piccioni, presidente della commissione medica superiore dell’Inps – . Le difficoltà sono legate alla pianta organica e si conta di superarle attraverso il convenzionamento con medici legali».

DOPPIA VISITA – «L’unanimità di giudizio della Commissione Asl avrebbe dovuto scongiurare una seconda visita, consentendo di accelerare l’iter di convalida dei verbali di invalidità, handicap e disabilità – fa notare la Fish, Federazione Italiana Superamento Handicap -. Ancora oggi trascorrono mesi dal giorno della visita prima che il cittadino abbia una risposta ufficiale dall’Inps. Nel frattempo, senza quei certificati non può ottenere alcun beneficio, nemmeno sanitario, connesso alla sua condizione di disabilità».

VERIFICHE – «Le visite di controllo rasentano la follia – incalza Tomaso Daniele, presidente dell’Unione italiana ciechi-. Oltre alle modalità, a volte feroci, sono state convocate per l’accertamento dell’invalidità persone con patologie stabilizzate e ingravescenti che in base al decreto ministeriale del 2 agosto 2007 dovrebbero essere esonerate dalla rivedibilità. Inoltre, i ritardi nei controlli comportano automaticamente la sospensione del beneficio economico, in alcuni casi anche prima della visita di verifica da parte dell’Inps». Ma come mai questi “disguidi”?

ASL RITARDATARIE – «Abbiamo chiesto alle Asl la trasmissione dei fascicoli sanitari, ma su 200 mila richieste abbiamo ricevuto solo il 9% dei fascicoli – denuncia Piccioni -. In assenza di altra documentazione sanitaria, l’Inps ha dovuto chiamare a visita i pazienti». Quanto alle modalità di trasmissione, precisa Piccioni: «Su scala nazionale le Asl trasmettono i verbali per via informatica nella misura del 20%; questo comporta un macchinoso lavoro di acquisizione elettronica di materiale cartaceo da parte dell’Inps, dal momento che la telematizzazione del processo rappresenta un preciso obiettivo della Legge 102/2009».

COME EVITARE DISAGI – Ma come si pensa di evitare ulteriori disagi a chi ha una vera disabilità? Risponde Piccioni: «All’Inps compete l’accertamento definitivo ed è tenuto a verificare che i requisiti sanitari dei cittadini siano conformi a quelli previsti dalla legge. Si tratta, quindi, di attuare un accertamento medico legale secondo criteri rigorosi e scientifici senza alcun intento pregiudizialmente punitivo. L’Istituto – precisa Piccioni – ha comunque emanato delle linee guida che prevedono un trattamento accelerato per casi di particolare gravità con il preciso obiettivo di evitare inutili duplicazioni e reiterati accertamenti». Peccato che non sempre e non dappertutto siano rispettate le linee guida, con seri disagi per pazienti con gravi disabilità che devono recarsi in una sede Inps per la visita di controllo.

INTERROGAZIONI E CLASS ACTION – Le associazioni dei disabili annunciano battaglia. La Fish ha preparato un’interrogazione scritta per il ministro del lavoro e delle politiche sociali Maurizio Sacconi, mettendola a disposizione di quei parlamentari che intendono presentarla alla propria Camera di appartenenza. Uic e Adiconsum sono pronti a promuovere una class action e a chiedere ai giudici di pace il risarcimento del danno esistenziale. Intanto Piccioni promette la disponibilità dell’Inps ad aprire con l’Unione ciechi un «tavolo tecnico permanente per individuare i criteri del campione da sottoporre alle visite».

Maria Giovanna Faiella. Fonte: corriere.it (11 febbraio)


L’Italia dei veri “responsabili

Ci sono almeno due modi, in questo convulso periodo politico, di concepire il “senso di responsabilità”. Uno è quello, balzato agli onori della cronaca parlamentare nelle settimane scorse, di mettersi a disposizione del presidente del consiglio per garantire, in modo determinante, il permanere di una sia pur risicata maggioranza parlamentare, tanto che si è parlato di governo Scilipoti, tanto per citare il nome più singolare e facilmente memorizzabile, ma non è il solo.

Un altro modo di dimostrare senso di responsabilità è quello di cui danno prova, in circostanze diverse, molti dipendenti pubblici. Aldo Cazzullo, in un breve pezzo sul supplemento del Corriere della Sera, Io Donna, ricorda, con una punta di tristezza, il racconto del caposcorta di Emilio Fede, che a un certo punto ha deciso di raccontare in che modo era costretto a svolgere il proprio lavoro, dalle 8 del mattino alle 4 del giorno dopo, costretto a fine turno a riaccompagnare a casa tutte le ragazze, più o meno virtuose, provenienti dalle feste di Arcore. A un certo punto il suo senso di responsabilità gli ha imposto di raccontare i fatti, e di comportarsi da servo dello Stato, e non di un altro padrone.

In tutto un altro contesto, che più mi sta a cuore per le conseguenze vitali che il gesto di responsabilità è destinato a comportare, balza agli occhi la forza di una lettera aperta, scritta dai responsabili nazionali dell’associazione dei medici Inps, alle principali associazioni delle persone con disabilità: Anmic, Fish, Uic, Ens, Unms. Parto dalla frase finale, che non è scritta da uno dei primi obiettori di coscienza, ma proprio da medici del servizio pubblico: “Persino nel mondo militare, laddove l’ordine ricevuto sia palesemente in contrasto con il diritto, è ammessa la disobbedienza.” Caspita. Una frase durissima. Che viene al termine di una lettera sorprendente per chiarezza e onestà professionale e morale. Una conferma clamorosa dei dubbi e delle proteste, rispetto alla straordinaria manovra di controlli sulle certificazioni di invalidità concordata fra il ministero dell’Economia e l’Istituto di Previdenza Sociale.

Il testo integrale della lettera viene riportato nel sito della Fish, www.fishonlus.it. Quindi mi limito a citarne alcuni passaggi cruciali.

“Ormai si naviga a vista in un mare sempre più tempestoso, imbrigliati in disposizioni contraddittorie, inapplicabili e discutibile, se non addirittura illegittime – scrivono Silvio Vagnarelli e Francesco Ammaturo, a nome del direttivo dell’associazione dei medici Inps – È nostro dovere, a questo punto, fotografare la gravità della situazione a tutela non solo dei cittadini, ma anche dei Medici dell’Istituto, nei confronti dei quali si tende, sempre di più, a scaricare la responsabilità di un disservizio che vede ben altre responsabilità. NON SIAMO PIÙ DISPOSTI A PARTECIPARE A QUESTO ASSURDO GIOCO – aggiungono in grassetto – Per mesi abbiamo tentano invano di offrire la nostra disponibilità per proporre correttivi, segnalare disfunzioni, migliorare una procedura LENTA, MACCHINOSA, FARRAGINOSA E PIENA DI CRITICITÀ DI QUALSIVOGLIA NATURA, in poche parole UNA PROCEDURA CHE NON FUNZIONA”.

Si scopre, tra l’altro, che nelle condizioni nelle quali si trovano a lavorare, i medici Inps non riescono a garantire la loro presenza nelle commissioni previste appunto per questa straordinaria mole di verifiche. Un’altra frase mi ha molto colpito per la sua brutale evidenza giornalistica: “Per le verifiche straordinarie si è inopinatamente deciso di predisporre gli inviti con un intervallo di 15 minuti. Il risultato sono le lunghe attese nelle sale d’aspetto, che mettono a dura prova Cittadini che, in molti casi, si sentono vessati per il semplice fatto di essere stati convocati e la cui protesta si rivolge unicamente al Medico verificatore, spesso malamente apostrofato e offeso, talora anche con la complicità dei Media, senza che si sia mai levata una sola parola di sostegno da parte dell’Ente, che prima lo pone in una condizione di estremo disagio operativo, poi non lo sostiene nel momento in cui un cittadino protesta per un presunto disservizio”.

La Fish, che pubblica integralmente la lettera, chiosa in questo modo: “Ecco spiegata anche l’assenza dei Medici INPS nelle sedute delle Commissioni di accertamento ASL: la Legge (102/2009) la impone, ma la Dirigenza dell’INPS invita i suoi prima a non andarci, poi a partecipare, poi a redigere un verbale parallelo. Una conferma, anche dall’interno dell’INPS, dei disagi per migliaia di Cittadini, per mesi passati sotto silenzio, minimizzati, o giustificati con l’esigenza di stanare “falsi invalidi”, ma di fatto inconcludenti sia per l’ordinaria amministrazione che per le verifiche straordinarie”.

Occorre notare, fra le tante cose che non funzionano, che l’annunciata procedura telematica per l’inoltro delle richieste di certificazione d’invalidità (che nulla dunque ha a che vedere con la questione dei falsi invalidi) non sta funzionando affatto. E giustamente la Fish ha preparato un testo di possibile interrogazione parlamentare, affidato al buon cuore di deputati e senatori “responsabili”.

Ecco, io credo che mai come oggi sia indispensabile confidare nel senso di responsabilità dei tanti bravi servitori della cosa pubblica, dai funzionari delle amministrazioni centrali e locali, ai medici, agli operatori al servizio dei cittadini. Nel vuoto della politica, nel disastro delle istituzioni, la disobbedienza civile di fronte a ordini sconclusionati o illegittimi, e, di converso, il senso del dovere nei confronti delle persone più deboli ed esposte, ci possono ancora salvare dal peggio. Prima che sia troppo tardi.

Franco Bomprezzi. Fonte: vita.it


La FISH smentisce l’INPS sui falsi invalidi 

Com’era prevedibile, l’INPS, sottoposto a critiche e a richieste di chiarimenti dai Cittadini, dalle Associazioni e dai suoi stessi medici, reagisce ribadendo il suo ruolo salvifico contro la piaga del secolo:i falsi invalidi.

Lo fa con un’intervista al Presidente Mastrapasqua a cui il Corriere della Sera concede oggi (16 febbraio) un’intera pagina corredata di dati espressi in funzione di una ben precisa tesi: l’INPS è efficiente, efficace e giusta, combatte le odiose evasioni ed è dalla parte dei Cittadini.

Si guarda bene il Presidente Mastrapasqua dal commentare lo sfacelo che si trova davanti qualsiasi Cittadino che oggi richieda l’accertamento dell’invalidità, un diritto civile da cui ne discendono degli altri strettamente necessari a sopravvivere dignitosamente.

Si limita il Mastrapasqua ad ammettere che si è ben lontani dai 120 giorni di tempo massimo fra la domanda e la concessione eventuale della pensione, ma l’anno di attesa media è da imputare all’arretrato delle ASL… non certo alla procedura burocratica e informatica attivata da oltre un anno dall’Istituto. Insomma, i dati sui falsi invalidi sono funzionali a mettere in un angolo il fatiscente stato delle procedure ordinarie, quelle per i veri disabili.

E anche sui dati ci sono alcuni silenzi inquietanti e ben poca trasparenza. Che in Italia vi fossero delle sacche di furberie, che le provvidenze per gli invalidi venissero usate come ammortizzatore sociale, che talora vi fossero infiltrazioni mafiose, la FISH lo ha denunciato ben prima che Mastrapasqua si occupasse di invalidi (veri e soprattutto falsi) su ordine del Ministro Tremonti e con il solo fine di restringere la spesa assistenziale.

Ma l’INPS, enfatizzando le revoche, dimentica di dire che ha cambiato le regole in corsa, modificando senza nessuna indicazione del Parlamento i criteri per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento. Secondo Mastrapasqua a suo tempo le ASL “potrebbero essere state troppo generose”.
L’INPS parla di revoche di pensioni, scordando di dire che per revocare un assegno basta abbassare la percentuale di invalidità di un punto. Per togliere l’indennità di accompagnamento basta riconoscere che un anziano è “solo” invalido al 100%. E sono queste le situazioni che quotidianamente ci vengono segnalate: persone con Alzheimer, con autismo, con tetraparesi spastica a cui viene revocata l’indennità. La stessa Unione Italiana Ciechi non più tardi di qualche giorno fa ha denunciato in modo documentato le vessazioni cui sono stati costretti moltissimi non vedenti.

Pertanto in moltissimi di quei casi che compongono il 23% di revoche, l’INPS ha dichiarato non che le persone non erano disabili, ma che non erano (con il suo metro) sufficientemente invalidi per avere 250 euro di pensione.

E Mastrapasqua sembra poi non ricordarsi che l’INPS è la più grande fabbrica di ricorsi che ci sia in Italia. Con grande gioia dei periti e degli avvocati e con meno gradimento per la giustizia civile. Un dato per tutti: a inizio 2011 erano giacenti 822.959 cause relative all’invalidità civile.

Le cause concluse nel corso del 2009 sono state 137.154. Il giudice ha dato ragione all’INPS in 58.866 casi. Meno della metà, visto che in 64.063 casi il giudice ha dato ragione agli invalidi. Nel corso del 2011 l’INPS, avendo cambiato arbitrariamente le regole per la concessione dell’indennità di accompagnamento senza nessun supporto normativo, perderà un numero ben maggiore di cause, costringendo a ingenti spese l’erario e causando enormi disagi alle persone con vera disabilità.

Va ricordato infine che l’INPS è titolare da ben quattro anni delle funzioni di verifica su tutti i certificati di invalidità emessi dalle ASL. Prima quella competenza era del Ministero del Tesoro.

“Oggi – dice Mastrapasqua – un vero invalido si vergogna di dirlo perché teme di essere additato come un falso invalido”. E questa è l’unica affermazione che la FISH sottoscrive: è lo stigma sociale che l’INPS, le dichiarazioni di Tremonti e certa stampa hanno contribuito a diffondere.

L’INPS, secondo le parole di Mastrapasqua, ha anche una “funzione di deterrenza”. Sbaglia il termine. Non è “deterrenza”. È una funzione di terrorismo: e l’INPS ci riesce benissimo.

La FISH chiede trasparenza sui dati che interessano i Cittadini e il bilancio dello Stato. La FISH chiede il rispetto dei diritti civili la cui prima garanzia, in questo caso, sta nelle prerogative di controllo attribuite al Parlamento.

Fonte: fishonlus.it (16 febbraio).


INVALIDITÀ, L’ANMIC: “DALL’INPS USO MEDIATICO DELLE STATISTICHE. Per il presidente Pagano è in corso la caccia al capro espiatorio. “Criminalizzati migliaia di cittadini: se un invalido passa dal 100 al 90% di invalidità non è un falso invalido, ma un invalido vero con percentuale più bassa”. E chiede maggiore rispetto

Una lettera aperta che punta il dito sulle verifiche di invalidità, ma anche sull’uso mediatico delle statistiche, in un clima generale che parla di sorpresa e amarezza. E’ quanto Giovanni Pagano, presidente dell’Anmic (Associazione nazionale mutilati e invalidi civili) scrive al direttore dell’Inps, Antonio Mastrapasqua. “In riferimento alla presentazione dei risultati – scrive Pagano – sulle verifiche di invalidità effettuate nel 2010 dall’Inps, pubblicati in questi giorni con grande risalto da tutti gli organi di stampa, i disabili italiani, e l’Anmic in particolare – si sentono sorpresi e amareggiati. Sorpresi, perché a leggere i titoli dei giornali sui dati illustrati dall’Inps in merito alle revoche, un pensionato di invalidità su quattro sarebbe automaticamente ritenuto un falso invalido. Amareggiati, perché i numeri utilizzati strumentalmente nei titoli a tutta pagina fanno intendere all’opinione pubblica che fra gli invalidi si nascondono migliaia di truffatori”.

“Ancora una volta – continua Pagano – si scatena la caccia al capro espiatorio sui cittadini più deboli, utilizzando interpretazioni a dir poco parziali dei dati sulle verifiche sull’invalidità. Perché non spiegare ai giornali, ad esempio, che le revoche non significano automaticamente la scoperta di false invalidità? Le revoche sono infatti causate in moltissimi casi, come ben sanno gli addetti ai lavori, dalle mancate comunicazioni Inps del giorno della visita di verifica, oppure dal semplice abbassamento della percentuale riconosciuta all’invalido. Includere invece questi casi nel numero complessivo dei presunti falsi invalidi finisce solo per criminalizzare e mettere alla gogna mediatica migliaia di cittadini veri invalidi innocenti ma vilipesi e sbeffeggiati per la loro disabilità ritenuta oggi dall’Inps insufficiente per la concessione di 260,27 centesimi al mese”.

Pagano precisa che l’Anmic non ha mai messo in discussione “l’operazione di trasparenza e controllo che l’Inps aveva preannunciato a tutela dei cittadini onesti: abbiamo piuttosto indicato subito all’Istituto le disfunzioni e i ritardi nel sistema di controllo e anzitutto del sistema informatico che, come ha ammesso l’Inps, ha già creato enormi disagi e disguidi agli invalidi, invece di velocizzare le procedure di accertamento”. “Disguidi e problemi – aggiunge – che peraltro sono stati già indicati in primis proprio dai medici Inps, in una lettera molto critica scritta ai vertici del loro Istituto”.

Pagano ricorda anche gli errori dell’Inps che ha chiamato a visita “invalidi con patologie irreversibili, sprecando soldi pubblici e umiliando cittadini disabili gravi, che non possono certo guarire”: errori che hanno toccato anche personaggi noti (come il presidente del Cip Luca Pancalli) e che Pagano ricorda colpiscono anche cittadini “meno noti sui quali oggi pesa il continuo sospetto e persino l’accanimento dei media”. La richiesta inviata a Mastrapasqua è quella di “tutelare davvero la dignità dei disabili italiani”, rimediando “a un uso scorretto e strumentale delle cifre che rischia di danneggiare una intera categoria di cittadini, già messa in grave difficoltà dalla inadeguatezza del welfare e dalla disattenzione del mondo politico e istituzionale”.

Rispetto poi all’analisi pubblicata ieri dal quotidiano La Stampa (a firma di Luca Ricolfi), Pagano si chiede “come è possibile pensare di recuperare 10 miliardi l’anno se l’intero comparto ne costa 16”. Secondo il presidente Anmic “Ricolfi fa un’indagine troppo ampia e non distingue tra intervento assistenziale e intervento previdenziale: le cifre devono essere corrette. E ribadisco – conclude – che anche l’eccesso di attenzione sui falsi invalidi è fuorviante: se un invalido passa dal 100 al 90% non è un falso invalido, ma un invalido vero con meno percentuale di invalidità”. (eb)

Fonte: superabile.it (18 febbraio 2011)


FALSI INVALIDI, PD: NUOVE NORME MINANO DIRITTI DISABILI

(9Colonne) Roma, 21 feb – Il Pd si mobilita e chiede una verifica urgente dei dati nazionali diffusi dall’Inps sui cosiddetti “falsi invalidi”. I deputati democratici stanno presentando uno dopo l’altro interrogazioni in Commissione lavoro per chiedere un controllo a livello regionale, sulle percentuali di revoche delle pensioni di invalidità diffusi dalla sede nazionale dell’Inps.

Nei giorni scorsi l’Istituto ha annunciato che i controlli sulle pensioni di invalidità avrebbero prodotto la revoca delle provvidenze economiche con percentuali che arrivano ad esempio al 76% a Sassari e al 53% a Perugia. Dati messi però in discussione dagli stessi medici dell’Inps che in una lettera aperta inviata alla Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap) e ad altre associazioni smentisce la stessa dirigenza dell’Istituto. “L’Anmi – Femepa ha appreso dal Corriere della Sera dati di fonte Inps che riportano revoche di prestazioni in tema di invalidità civile che arrivano persino al 76% in alcune città d’Italia. L’Associazione – scrivono i medici dell’Istituto – si dissocia da tale lettura interpretativa dei dati che non reputa corrispondenti alla realtà, specie per i più eclatanti. Per l’allarme sociale che tale notizia sta generando tra i cittadini affetti da disabilità sarebbe opportuno effettuare ulteriori approfondimenti e verifiche numeriche”. Per contrastare la pratica delle false pensioni il governo ha recentemente cambiato, per decreto, le modalità di presentazione delle domande di accertamento delle invalidità civili, handicap e disabilità e delle procedure di valutazione e concessione delle pensioni e del ricorso giurisprudenziale.

In particolare il provvedimento attribuisce all’Inps nuove competenze in materia. La nuova legge prevede che l’ultima parola sull’erogazione delle pensioni spetti comunque all’Istituto, che prima era invece solo l’ente erogatore degli assegni, e che nelle commissioni mediche delle Asl dove si svolgono le visite ci sia anche un medico dell’Inps. Un giro di vite che secondo le associazioni starebbe causando pesanti ritardi nell’erogazione degli assegni e forti disagi. Protestano inoltre le famiglie e le associazioni per la campagna di verifiche a tappeto che sta coinvolgendo anche chi è già stato riconosciuto invalido a causa di patologie conclamate e molto gravi. Gli effetti del decreto sarebbero particolarmente controversi in Sardegna. La deputata del Pd Amalia Schirru scrive nella interrogazione al ministro del Lavoro presentata in commissione: “Se la ricerca e la scoperta dei ‘falsi invalidi’ rappresenta un imperativo dell’etica pubblica e della legalità, è meno evidente la ratio che presiede alla convocazione dinanzi alle commissioni di tutti gli invalidi, comprese le persone down, tetraplegici, sordomuti, ciechi assoluti, le persone affette da ritardi e malattie mentali e croniche fin dalla nascita. Cosa che accade in Sardegna – sottolinea Schirru – e che pare colpevolizzare tutti gli invalidi, compresi quindi coloro che non falsificano alcunché. Da notizie in nostro possesso – prosegue Schirru – ritardi anomali dovuti alla registrazione informatica delle richieste, convocazioni dei pazienti e controllo dei verbali delle commissioni mediche delle Az.usl e medico Inps, attribuibili alle procedure imposte dalla nuova normativa, si stanno accumulando compromettendo in tal modo i diritti delle persone disabili gravi nell’erogazione delle provvidenze economiche, permessi retribuiti, esenzione tickets per visite mediche e farmaci ed altre forme di assistenza sociale”.

Rispetto ai dati diffusi dall’Inps la Fish parla di “dati funzionali a mettere in un angolo il fatiscente stato delle procedure ordinarie, quelle per i veri disabili”. “Che in Italia ci fossero delle sacche di furberie, che le provvidenze agli invalidi venissero usate come ammortizzatore sociale, che talora vi fossero infiltrazioni mafiose, la Fish lo ha denunciato ben prima che Mastrapasqua (presidente Inps, ndr) si occupasse di invalidi su ordine del ministro Tremonti e con il solo fine di restringere la spesa assistenziale. Ma l’Inps – prosegue Fish – enfatizzando le revoche, dimentica di dire che ha cambiato le regole in corsa, modificando senza nessuna indicazione del parlamento i criteri per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento”. Secondo la Federazione “c’è molto che non torna, ma questo girotondo di cifre serve a mettere in sordina i disagi che quotidianamente l’Inps causa a migliaia di cittadini con disabilità, convocandoli a visita di verifica anche in presenza di documentazione sanitaria evidente, e provocando ritardi sempre più gravi nell’ordinaria amministrazione”. E sulla questione si è pronunciato anche un gruppo di avvocati romani che hanno scritto una lettera al aperta al presidente della Camera dei deputati per denunciare l’introduzione, con la Finanziaria 2010, di un balzello dovuto per tutti i ricorsi in Cassazione in materia di lavoro, previdenza, assistenza e locazione . “Tenuto conto della giurisprudenza costante – scrivono gli avvocati – la controversia di un disabile con diritto ad indennità di accompagnamento sarà soggetta ad un balzello commisurato al valore degli arretrati maturati oltre all’ammontare di dieci annualità”. In difesa dell’Inps e della stretta per contrastare i falsi invalidi si è espresso nei giorni scorsi il capogruppo della Lega Nord alla Camera secondo cui “il governo ha avuto e ha coraggio. Ha fatto bene a mettere mano al problema portando in alcune aree a un calo immediato delle richieste. Quando dico che il governo ha avuto coraggio – spiega Reguzzoni – mi riferisco soprattutto al fatto che, trattandosi spesso di casi umani molto delicati, il sacrificio richiesto colpisce anche chi è effettivamente invalido e deve affrontare ulteriori controlli. Ma tutto ciò va nella precisa direzione di ristabilire la legalità e non fare di questo Paese il Paese dei furbi”.

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