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Legge sulla Lingua dei Segni: pro e contro …storia infinita da 130 anni

È scontro per la legge sulla lingua dei segni
Chi la usa vorrebbe un riconoscimento come minoranza linguistica. Altri temono meno risorse per screening e protesi

Non è ancora chiaro che fine farà. La proposta di legge sul riconoscimento della lingua dei segni italiana (Lis, il sistema di comunicazione visivo e gestuale delle persone sorde) è ancora all’esame della Commissione Affari Sociali della Camera, dopo la partenza dell’iter parlamentare il 9 marzo del 2009.

Le due riunioni delle Commissioni Cultura e Affari Sociali calendarizzate per mercoledì scorso (8 febbraio n.d.r.) sono state rinviate. E intanto, la vicenda è diventata motivo di profonda spaccatura nella comunità delle persone sorde in Italia.

La contrapposizione ricalca in buona sostanza due metodi storicamente diversi di affrontare il problema della sordità. Da una parte ci sono i cosiddetti “segnisti” che appunto utilizzano la Lis per esprimersi e la considerano come lingua naturale e propria di chi è sordo. Dall’altra, gli “oralisti” per i quali è invece importante l’apprendimento della lingua parlata e con i progressi della medicina e della tecnologia puntano oggi sulla diagnosi precoce infantile della sordità, sugli impianti cocleari e le protesi acustiche e sulla logopedia per ottenere questo risultato.

L’Ente nazionale sordi (Ens), che ha promosso l’iniziativa di legge, ha chiesto il riconoscimento della Lis alla stessa stregua della lingua di una vera e propria minoranza. Insomma la Lis dovrebbe diventare la lingua ufficiale di chi è sordo. Se così fosse, di conseguenza lo Stato dovrebbe prendere una serie di provvedimenti (con relativi costi) per consentire l’uso della Lis negli uffici e nelle amministrazioni pubbliche, l’insegnamento nelle scuole dell’obbligo e la creazione di corsi universitari dove apprenderla.

«Le persone sorde desiderano vedere riconosciuto da un punta di vista istituzionale la lingua che utilizzano tutti i giorni — spiega Giuseppe Petrucci, presidente dell’Ens —, in base anche alla Convenzioni dell’Onu e della Ue. Nell’ottica dell’abbattimento delle barriere della comunicazione vogliamo che alle persone sorde sia consentito di scegliere il metodo di comunicazione che preferiscono, riconoscendo a tutti questi metodi pari dignità e pari opportunità di accesso al loro utilizzo». Il testo presentato al Senato seguiva questa impostazione.

Altre associazioni, come la Fiadda (Famiglie italiane associate per la difesa dei diritti degli audiolesi) e il Comitato nazionale genitori dei familiari disabili uditivi, hanno però indotto ad una modifica del testo nel passaggio alla Camera.

«Secondo noi le persone che nascono o diventano sorde anche in tenera età, cioè i sordi profondi, non si riconoscono in una minoranza o in un’altra lingua — dice Antonio Cotura, presidente di Fiadda —. Si considerano cittadini italiani a tutti gli effetti e la loro lingua è quella italiana. Per questo ci siamo opposti all’idea di riconoscere la Lis come lingua di minoranza delle persone sorde in base all’articolo 6 della Costituzione come prevedeva il testo approvato al Senato».

In effetti, la Commissione Affari Sociali della Camera ha licenziato una bozza di testo molto diversa. Il titolo è stato cambiato da “Riconoscimento della lingua italiana dei segni” a “Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva”. È stato eliminato il riferimento all’articolo 6 della Costituzione sulle minoranze linguistiche. Sono stati elencate come azioni prioritarie la promozione dell’acquisizione della lingua verbale e scritta, la necessità di utilizzare le diagnosi precoci (oltre che la riabilitazione) e la diffusione delle innovazioni tecnologiche in funzione degli impianti acustici. La lingua dei segni viene invece riconosciuta, ma non promossa. Il rimaneggiamento potrebbe soddisfare la Fiadda, mentre trova contrario l’Ente nazionale sordi che dice di preferire il ritiro o la bocciatura della proposta di legge con questo testo.

Le associazioni raggruppate attorno al Comitato nazionale genitori dei familiari disabili uditivi (supportati anche dalla Società italiana di otorinolaringoiatria e dalla Società italiana di audiologia e foniatria) dal canto loro vogliono la bocciatura, anche con il testo modificato, ma per motivi diametralmente opposti: sostengono che la normativa resti fortemente discriminatoria nei confronti delle persone sorde rispetto al resto della società e temono comunque il drenaggio di risorse, secondo loro meglio utilizzabili nei programmi di screening neonatale della sordità e nella terapia basata su impianti cocleari e protesi acustiche.

«Riteniamo questo testo inutile e dannoso — sostiene Laura Brogelli del Comitato —.  Il riconoscimento della Lis comporterebbe una notevole serie di spese rivolte non al superamento dell’handicap della sordità, ma alla tutela di una minoranza linguistica».

Ruggiero Corcella. Fonte: corriere.it
12 febbraio 2012
nw29

Riconoscimento della Lis: é ancora in corso dell’esito legislativo…

VedoVoci. Associazione Genitori Bambini Sordi Onlus. Comunicato

Dagli atti della 7^ Commissione (Cultura, Scienza, Istruzione) della Camera dei Deputati:

SEDE CONSULTIVA
Mercoledì 1° febbraio 2012. – Presidenza del presidente Valentina APREA. – Interviene il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali, architetto Roberto Cecchi. La seduta comincia alle 14.50.

Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva. Nuovo testo C. 4207, approvato in un testo unificato dalla 1a Commissione permanente del Senato e abbinate. (Parere alla XII Commissione).

La Commissione prosegue l’esame del nuovo testo in esame, rinviato, da ultimo, nella seduta del 3 novembre 2011.

Manuela DI CENTA (PdL), relatore, invitando i colleghi ad intervenire nella discussione sull’esame del provvedimento, rammenta come la proposta di legge intervenga su una materia molto delicata, riguardando la sfera della salute delle persone disabili. Ricorda, al riguardo, come la proposta di legge intenda ribadire il riconoscimento della lingua dei segni, già pienamente utilizzata, e in relazione alla quale parrebbe opportuno tenere conto degli sviluppi delle nuove tecnologie, al fine di utilizzare in modo efficace tutti gli strumenti che la scienza offre per aiutare i non udenti. Rileva, quindi, come l’obiettivo comune da perseguire nella materia in esame, pur in presenza di diversi punti di vista, debba essere costituito dall’esigenza di produrre la massima inclusione della società delle persone prive di udito. A questo riguardo, ritiene che ci si debba chiedere se il riconoscimento della lingua dei segni porti più ad includere i non udenti nella società o, piuttosto ad escluderli, relegandoli in una specie di ghetto ove sia precluso il rapporto con il resto della società.

Caterina PES (PD) condivide pienamente le osservazioni dell’onorevole Di Centa, rilevando come la tematica delle minoranze linguistiche sia assolutamente diversa dal problema dei non udenti, non dovendosi confondere i bacini di cultura specifica con i deficit audiovisivi. È necessario inoltre evitare il rischio di ghettizzazione che potrebbe comportare l’uso prevalente o esclusivo dello strumento della lingua dei segni.

Maria Letizia DE TORRE (PD), condividendo le riflessioni dell’onorevole Di Centa e rammentando le pressioni a favore del riconoscimento della lingua dei segni da parte di talune associazioni di settore, segnala la necessità di evitare il rischio di far diventare un fine ciò che, invece, è un semplice strumento di comunicazione già previsto e utilizzato. In particolare, ritiene che non si debbano favorire situazioni che non portano all’integrazione dei non udenti, rappresentando invece un costo per l’erario.

Luisa CAPITANIO SANTOLINI (UdCpTP), condividendo l’inquadramento delle questioni fatte dai colleghi e ricordando le diverse posizioni delle associazioni di settore, ritiene che la Commissione cultura debba pronunciarsi in modo pieno su questi temi. Rileva inoltre che il provvedimento sarebbe dovuto essere assegnato alla Commissione cultura in sede referente congiuntamente con la Commissione affari sociali. Chiede, in ogni caso, che sia dato il tempo necessario per approfondire la proposta di parere del relatore, una volta presentata.

Paola GOISIS (LNP) osserva, anche sulla scorta della sua esperienza personale di insegnamento a ragazzi non udenti, che sia opportuno utilizzare le nuove tecnologie piuttosto che relegare questi ragazzi in una sorta di ghetto, riconoscendo come strumento di comunicazione la lingua dei segni.

Emerenzio BARBIERI (PdL), auspicando una rapida conclusione dell’esame del provvedimento in discussione, condivide le riflessioni dell’onorevole Di Centa.

Valentina APREA, presidente, invita, quindi, la relatrice a formulare una proposta di parere da sottoporre ai colleghi, con congruo anticipo.

Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell’esame ad altra seduta. La seduta termina alle 15.20.

Visualizza: VII^ Commissione Camera su ddl C4207 sul Lis … verso la bocciatura