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Bisogna ricordare il passato per costruire bene il futuro

«Bisogna ricordare il “passato” per costruire bene il “futuro”»
Non so esattamente cosa intendesse Vittorio Ieralla quando pronunciò per la prima volta la celebre frase sulla validità delle rimembranze individuali e comunitarie dei sordi per addentrarsi nel loro avvenire, ma sovente, in particolare oggi che i ricordi sono accatastati nella mia mente feconda ed io mi ritrovo discretamente avanti negli anni, trovo utile ripensarci un po’ sopra.

Dopo il diploma di scuola media, che ottenni nell’unica classe speciale del genere esistente a Milano – al tempo in cui l’obbligo, in particolare per i sordi, si fermava al ciclo elementare – e un irrealizzato tentativo successivo di ottenere qualcosa di più consistente ai corsi superiori serali, mi guardai intorno e scoprii, a fine 1957, dopo aver ignorato avventatamente e ingenuamente i Giochi Internazionali Silenziosi di Milano inaugurati quell’estate all’Arena, di fronte a dove abitavo, trovai però il modo e il coraggio di presentarmi una sera nella struttura ENS milanese, ignoro come avevo avuto l’indirizzo, dove fui accolto con simpatia e comprensione, perché non conoscevo i segni e la lettura labiale era, e mi è rimasta assai deficitaria, con le implicazioni relative.

Dopo quel primo contatto, e la successiva conoscenza di altri ragazzi e ragazze sorde, m’imbattei in persone un po’ meno giovani, tali Calonga, Rubino, Zavattaro, Marcioni e altri, che mi sequestrarono appena seppero che ero uno “scrittore” perché era stato pubblicato in quel periodo, sulla “Settimana del Sordomuto”, un mio resoconto sulla gita di ex alunni della scuola speciale “Tarra” di Milano, così iniziai a collaborare negli uffici dell’Ente e della Società Sportiva Silenziosa, fu un vortice di eventi, in seguito conobbi anche la mia anima gemella, mi sposai, ebbi due figlie, fatte esperienze a 360 gradi: sportive, umane, sociali, letterarie, che per riportarle in minima sintesi occuperei un eccessivo maxi-spazio, per cui sorvolo limitandomi a qualche sporadica e breve rievocazione.

Fui protagonista, nell’estate 1960, di una superlativa “carovana della solidarietà”, quando un folto gruppo di neo-automobilisti sordi, scarrozzati su una trentina di auto, quasi tutto “Fiat 600” da Milano a Sondrio, per portare pacchi di generi alimentari e indumenti ai «fratelli del Silenzio» della Valtellina, che in quel primo Dopoguerra erano davvero isolati e privi di mezzi.

Gli anni  Sessanta, quelli patetici del «boom economico» (tutto allora si poteva sognare e vedere realizzato il sogno) passarono in un fiat; il decennio successivo ebbe poi inizio la mia esperienza di dirigente sportivo, ebbi i primi contatti importanti fuori dai confini del comprensorio locale, Convegni FSSI a Paestum, a Lecce, a Taranto, a Trento e altrove.

Causa l’imprevedibilità di Francesco Rubino, che aveva una sproporzionata fiducia nelle mie buone intenzioni e modeste possibilità, mi ritrovai improvvisamente nel ruolo di Technical Delegate del Comitè International Sport des Sourds, CISS, senza sapere cosa fosse il CISS, né quali fossero i compiti di un TD, me lo spiegò in poche parole lo stesso Checco (nome confidenziale di Rubino) e la prima esperienza diretta, traumatica, esaltante, istruttiva, la concepii a Bucarest 1977, dove mi scoprii unico italiano nel Boureau del CISS, poiché Rubino restò in Italia per questioni di salute, e l’altro TD italiano, Carlo Calonga, per il ciclismo, si dimise prima della partenza, così mi ritrovai con Jerald Jordan (USA), Carl Eric Martola (Fin), Knud Sondergaard (Den) , Felix Abrahm (Hun), Gheorghe Miclea (Rom), Bradimir Petani (Yug), Friedrik Waldow (BRD) e i miei colleghi TD degli altri sport inclusi nel programma olimpico, tutti di differenti nazioni, fu quello il mio battesimo internazionale, gli atleti e lo staff italiano erano al villaggio olimpico, un po’ lontano io in un mastodontico albergo nel pieno centro di Bucarest.

Ai Giochi successivi, da Koln 1981 a Sofia 2003, passando per Los Angeles 1985 e Christchurch, NZ 1989, mi ritrovai sempre accanto ad altri italiani nel Boureau, da Furio Bonora e Luigi Miglioranzi a Armando Giuranna, Marzio Zanatta, Carlo Colarossi e Renzo Corti, ma ho dovuto fare quell’esperienza unica e da solo a Bucarest per sentirmi realizzato.

Negli anni Ottanta ho scolpito la figura del sindaco di Milano, Carlo Tognoli, che veniva sovente all’ENS Provinciale, in Via Boscovich, dove era quasi “di casa”, per risolvere le eventuali problematiche relative anche alla Società Sportiva Silenziosa, mi aveva addirittura fornito il suo numero di telefono privato, nel caso si avesse necessità di chiamarlo al di fuori dell’ora di ufficio di Palazzo Marino (l’inconveniente, al tempo, era dover chiedere a qualche udente di fare da intermediario).

Negli anni Novanta, ricordo con orgoglio di aver costituito la Rappresentanza intercomunale ENS Martesana a Cernusco sul Naviglio, dove risiedo e nel decennio in cui mi ero colà impegnato quale rappresentante intercomunale ENS, avevo ottenuto lusinghieri risultati sia a livello sportivo, organizzando giochi della gioventù di corsa campestre e diversi campionati agonistici “silenziosi” a livello regionale e nazionale, sia in quello costituzionale, coinvolgendo sempre i vari Comuni della zona, una quarantina, dove risiedevano oltre trecento sordi, per renderli edotti sulle problematiche dei loro concittadini non udenti e spronarli smantellare le “barriere della comunicazione”.

Il punto saliente di quell’impegno intercomunale in Martesana, è stato l’organizzazione del Convegno regionale, estesosi con il tam-tam a livello nazionale, inerente le problematiche scolastiche «Il sordo oggi… e domani?», tenutosi il 22 novembre 1997 all’Auditorium di Cernusco, patrocinato sia dal Comune locale, sia dalla Provincia di Milano e dalla Regione Lombardia, coordinato dalla Giovane e competente, in particolare nella materia scolastica, Presidente Nazionale ENS, Ida Collu, con relazioni di Renata Paoli, Renato Pigliacampo, Caterina Bagnara, Emi Bonadonna, Sebastiano Montalto, Luigi Bove, Alessandro Mezzanotte e Silvana Baroni, e la partecipazione di circa 500 persone fra sordi e operatori scolastici giunti anche da altre province e regioni.

Nel primo decennio del nuovo Millennio, il mio impegno è stato dedicato alla politica dell’Ente Nazionale Sordi, nel ruolo di Consigliere provinciale a Milano e di membro della Redazione del periodico mensile “Parole e Segni“, dove tutto è stato fatto, in conformità con le linee guida sempre aggiornate dalla Direzione ENS Centrale.

In questo lasso di tempo ho potuto dare il meglio, così credo, della mia capacità intellettuale e lasciare diversi scritti, fra cui tre volumi, una decina di opuscoli di “materiale informativo” per il Centro Nazionale Documentazione Informazione e Storia dei Sordi “Vittorio Ieralla(fondato da Franco Zatini, n.d.r.), una cinquantina di recensioni richiestemi ed eseguite con scrupolo dopo aver letto e analizzato i libri dei sordi, con le storie delle Sezioni ENS o di altro genere e aver redatto una moltitudine enorme e per me esaltante di articoli di cronaca degli eventi più rilevanti promossi dai sordi o con i sordi protagonisti. Le parole volano, mi sono sempre detto, ma lo scritto resta, e serve, come diceva Ieralla, per ricordare il passato e costruire il futuro.

Marco Luè