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Politica elettiva e … sordità

Politica elettiva e … sordità. Nella Divina Commedia, Dante scrive: «Le leggi son, ma chi pon mano ad elle?» Con un solo verso il sommo Poeta ci dice che sì, le leggi ci sono, ma sono pochi coloro che le fanno rispettare o le trasformano in azioni a favore dei cittadini.

Parlare di politica, secondo le necessità della popolazione disabile ci porta, di fatto, a considerare la disabilità di chi fa politica attiva.

In questo mio intervento, dopo un excursus generale sulla politica, restringerò l’argomento prettamente sulla persona sorda o ipoacusica, che svolge o si propone una “azione politica”, vale a dire sull’individuo che denuncia la presenza di impedimenti, culturali e psicologici che ostacolano o limitano l’espletamento delle potenzialità psicointellettive  per l’evoluzione di una matura democrazia.

La Costituzione italiana dice…

L’Italia ha subito l’esperienza dolorosa della dittatura.  L’ex-capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro, che ha partecipato attivamente a scrivere la Carta, ha ammesso di recente: «La Costituzione è forte.» Continuando: «Lo Stato è la casa di tutti sulla quale nessuno può mettere il proprio marchio personale.» (cfr Corriere della sera del 4 febbraio 2008, p. 11). L’attuale presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, incalza: «Un grande quadro di riferimento unitario», «un patrimonio comune». La Costituzione italiana è ‘figlia’ della libertà. Tuttavia non dice che ciascuno può fare ciò che gli pare. È ‘costruita’ anche sulla solidarietà per i meno fortunati, che non significa mantenere – vita natural durante – i perdigiorno. Oggi ci sono forze politiche che vorrebbero cambiare alcuni articoli della Costituzione. È pur vero che nulla rimane immutato, considerando che la società prosegue nel suo sviluppo socioculturale. Ricordiamo che la Costituzione è la prima legge di un Paese, contiene tutti i suoi dati. Anni fa l’ex-capo dello Stato, Carlo Azeglio Campi, espresse l’idea da molti condivisa : «Più che cambiata la Costituzione va rispettata». La Politica dunque ruota attorno alla Costituzione che si dà un Paese. La democrazia – come la intendiamo noi – ha origine dall’interpretazione delle regole che favoriscono o no la partecipazione del cittadino.

Che cos’è la  ‘reale’  e ‘matura’ democrazia…

La definizione «democrazia» lascia addébito a numerose interpretazioni. Molte volte chi la definisce agisce in modo opposto. Faccio un esempio. Mesi fa è giunto in visita ufficiale in Italia il “dittatore” libico, Gheddafi. Egli tenne, sul tema «democrazia», una prolusione all’Università “La Sapienza” di Roma.  Nella sostanza affermava che il compito del leader è… ascoltare tutti, poi agire come gli pare e… continuare ad essere e a fare il capo. Ma se in un Paese il leader non è stato scelto dal voto popolare la democrazia è “ingessata”, non c’è ricambio. Ora ci sono Paesi antidemocratici: la Corea del Nord per esempio, alcuni Paesi dell’ex-unione Sovietica, altri nel Continente africano e altri ancora nel Sud America…

La libertà è madre e figlia della democrazia. La domanda sulla quale portiamo l’attenzione e la riflessione è: come identificare l’uomo democratico, chi può governarci senza rischi totalitari? Qui entriamo nel contesto dell’etica politica. E’ sufficiente convincersi di saper governare un Paese o un gruppo dirigente come stiamo facendo? Ci sarà forse un metodo migliore? Spesso non basta la “buona volontà”, agire in “buona fede” per favorire o sviluppare processi democratici. La democrazia si coniuga con la libertà se chi la esercita ha una mente aperta alla cultura. La società di oggi non ha penuria di individui che sognano la democrazia, ma di politici colti – possiamo affermare di filosofi –  all’altezza di selezionare i propri collaboratori per coltivare, insieme alla gente, progetti di educazione democratica, dirigenti onesti nelle/delle Istituzioni. La complessità della società odierna chiama (e impone) al leader una selezione delle innumerevoli proposte che l’esperto porta sul suo tavolo. Perché il politico posa scegliere bene deve convincersi, egli stesso per primo, che la decisione presa sia utile e interessi tutti cittadini, non solo un gruppo di comodo, sarebbe fazioso, appunto “parte/partito”, la scelta umorale, talvolta degradante per la persona.. Ciò lo notiamo in alcuni Paesi di religione musulmana nei confronti della donna. Secondo Spinosa l’uomo deve svegliarsi dal sonno secolare per  pensare secondo le categorie della vita.

Il sordo è parte di una categoria?

Chi ha problemi uditivi (mi riferisco ai sordi e agli ipoacusici) deve compiere uno sforzo di crescita culturale, in modo da poter presentare – alla società di maggioranza – la propria vita, il suo essere persona, secondo le Necessità. Se ciò non avverrà quanto prima, l’uomo sordo da res cogintas diverrà asinus turpissimus. Noi non possiamo permettere che la res publica (la cosa pubblica, lo Stato) venga governata/diretta esclusivamente da individui cosiddetti normali, per il semplice motivo – come nel nostro caso di persone sorde o ipoacusiche – di avere la fortuna d’ascoltare le parole verbali e/o rispondere alla gente esclusivamente con le stesse (il linguaggio verbale). Tutta la storia dei sordi è stata gestita dagli udenti, disponendo – e dispongono ancora! – sulla loro educazione linguistica, edificando il tutto secondo la propria immagine, probabilmente perché si sono accorti che i sordi bene istruiti, colti, sedutisi al tavolo del «pasto acquisitivo»1 possono estrometterli dal comando. (2)

Molti udenti battono la grancassa affermando che i sordi hanno bisogno di loro per manifestare le necessità alle istituzioni, nelle quali essi governano. Sì, governate da loro, ma…

Rovesciare il problema per risolverlo: un Paese per tutti

Nel 1981 si celebrò a Roma la Conferenza internazionale sulla sordità, organizzata dalla Federazione Nazionale dei Sordi. La delegazione ufficiale, guidata dal segretario generale, Dr Cesare Magarotto e dal presidente Dr Dragoljub Vukotic, fu ricevuta dal santo padre Giovanni Paolo II, il quale pronunciò le profetiche parole, nel rispondere al ringraziamento del Dr Cesare Magarotto, ovvero: «…il vostro settore è quanto mai emblematico, tipico della preclusione a quella possibilità di vicendevole comunione, che è una delle massime qualifiche della persona umana. Ecco perché promuovere l’abilitazione e la riabilitazione sociale e umana dei sordi è un aspetto particolarmente encomiabile e benemerito dell’interessamento al prossimo (…). Spontaneo ricordare la lode rivolta a Gesù dalle folle di Palestina: “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti” (Marco, 7,37) (cfr L’Osservatore romano del 30 giugno 1981, pp. 1-2). Giovanni Paolo II aveva il dono di andare oltre, rispettando la persona. Noi sordi dobbiamo prendere atto di taluni insegnamenti per proporre i valori, non ovviamente quelli professati dalle «veline» o «meteorine» o, peggio, dalle «escort» tanto oggi in voga, ma quelli del Progetto dell’uomo solidale che ricerca un modus vivendi per tutti  i cittadini, una verità, anche escatologica e utopistica, in uno  Stato bene organizzato. Perché il nemico della democrazia non è la dittatura, ma quel che conduce ad essa! I peggiori nemici della democrazia sono i cittadini apatici, l’indifferenza della gente alle regole, l’ignoranza, la superbia (…). Socrate fu acerrimo critico della classe politica perché sottoponeva, chi auspicava il potere, al dialogo e soprattutto al dubbio sulle sue capacità. Oggi ci avvediamo che sono pochissimi gli intellettuali che sanno esercitare politica di opposizione. Vendersi al capo costa meno fatica che sfidarlo: e se lo stesso premier governa i più importanti massmedia – come è in Berlusconi – diventa molto difficile contrastarne il potere. Ecco allora che la ragione è insufficiente per contrastare, alla pari, chi possiede capitali ed ha opportunità di comandare i media. L’Italia odierna non educa né favorisce i cittadini nello sviluppo democratico, per lo più assistiamo ad esercizi di demagogia, a retorica. Siamo spettatori di false verità e di emozioni astutamente manipolate dal potere (cfr il terremoto in Abruzzo).

Il nostro destino politico di sordi in questa società

Quando Cicerone vede decadere Roma imperiale se la prende con Catilina. Celeberrime le parole «Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?» Demos infatti va inteso come totalità della popolazione, non come una parte (i poveri contrapposti ai ricchi). Noi sordi dobbiamo costituire una «comunità politica» che spieghi alla società di maggioranza la predisposizione di progetti per garantirci l’uguaglianza di servizi. Noi siamo chiamati, nel/col nostro Ente, a programmare questi servizi differenti per partecipare alla gestione pubblica.

Alcuni partiti di Stati europei hanno capito ciò ed hanno appoggiato, nelle loro Liste, l’elezione di parlamentari sordi o ipoacusici. L’Italia, a parte in qualche piccolo comune, i sordi non hanno voce nei partiti. La domanda spontanea che sorge è perché? Possiamo supporre che la gente comune non ci conosce abbastanza. Parliamo speso di lingua di segni, di identità e cultura sorda, ma in via di massima alla gran parte della gente sfugge a cosa ci riferiamo. Molti di noi sono a conoscenza che il leader politico della Lega Nord, Bossi, vuole introdurre nella scuola il dialetto. Ora, il discorso del boom politico della Lega, è (anche) etnolinguistico e culturale. I dirigenti hanno intuito che è il linguaggio a condizionare il pensiero. Per i dirigenti come Bossi è elementare affermare: parliamo padano per influenzare il pensiero a tutt’Italia! Noi sordi lottiamo da decenni per far riconoscere la LIS dal parlamento. Io e Pedrali, membri della Consulta del MIUR, troviamo continue resistenze perché la LIS entri nelle scuole italiane. Il governo ha intuito che, aprendo alla nostra proposta, avverrà una rivoluzione – non solo linguistica ma soprattutto culturale – ancor più efficace dell’introduzione del dialetto padano! Noi Deaf siamo rivoluzionari perché obblighiamo la maggioranza ad interrogarsi. Il no dei partiti, al sostegno dei candidati sordi, è negazione alla completa democrazia. I partiti dovrebbero essere i primi a rinnovarsi, nelle strutture e nel personale, affinché la democrazia effettivamente possa maturare! Se ciò non avviene è evidente che i leaders non si prendono cura di tutti, la democrazia è zoppa.

E allora?

Le vicende degli educatori sordi ed insegnanti  – Basso, Minoja, Carbonieri – che in passato hanno subito, nelle istituzioni scolastiche incomprensioni,  nell’accoglienza della lingua visuomanuale protrattesi sino ad oggi, devono finire. Se vogliamo fare politica partecipando alle elezioni dobbiamo alimentare, con proposte concrete, come partecipare noi nel gruppo delle persone udenti. Se un partito iscrive un sordo nelle sue file ha il dovere di fornirgli strutture e personale per metterlo in una situazione di partecipazione attiva, non essere solo un mero strumento di portatore d’acqua, per sospingere gli udenti. Noi sordi possiamo anche pensare ad una scelta politica tutta nostra se i partiti ufficiali continueranno ad ignorarci. Possiamo creare un Movimento nazionale, guidato dai nostri elementi più agguerriti. Ma siamo consci che l’astuzia dei dirigenti dei partiti – come è successo in passato – finirà per spezzare l’unità dei sordi in politica: e ancora una volta caduti nella trappola, resteremo con un pugno di mosche in mano. Qualcuno di voi mi ricorda che i nostri simili dei paesi del Belgio, dell’Austria, della Repubblica ceca ci sono riusciti a “farsi ascoltare” dai leader dei partiti dei loro Paesi. Ne sono a conoscenza, di fatto affermo che hanno avuto più fortuna di noi, trattando con politici che professano veramente valori democratici. Secondo il giornalista-scrittore Indro Montanelli, le caratteristiche del buon politico è “la consapevolezza dei propri mezzi”, cioè compiere scelte valutando se politicamente conviene o no, anche per il raggiungimento di  “una giusta causa”.

Nel concludere questa relazione sono convinto che la democrazia possa essere misurata nella capacità dei partiti di rendere partecipi tutti quei cittadini che stanno sulla soglia…
Il grande scrittore argentino, Jorge Luis Borges, ammetteva che di politica – per vivere tranquillo – se ne era occupato il meno possibile. Noi non possiamo farlo. Siamo chiamati in prima fila, specialmente in questo periodo difficile, quando astuti manipolatori della verità, tramite massmedia verbali e scritti, creano opportunistiche o false necessità per persone che non ne hanno bisogno. Riconosco che la democrazia, secondo la felice espressione del filosofo inglese Bertrand Russell, è stata inventata come strumento per conciliare il potere con la libertà. Oggi, nel nostro Paese, i sordi non sono liberi perché il «carcere» è già insito nella loro disabilità sensoriale. Pertanto hanno bisogno, più che mai, di utilizzare  le potenzialità   psicointellettive dei propri elementi migliori del «gruppo del Silenzio» per incidere sui due rami del parlamento, sull’evoluzione democratica.

Voglio concludere – e ciascuno di voi collegherà l’opinione secondo le proprie esperienze e conoscenze – con definizioni che mi sono rimaste impresse dalle mie letture politiche:

– «Tutti i governi sono guidati dai bugiardi.» (Isidor F. Stone, giornalista statunitense).
– «La tragedia delle democrazie moderne è che non sono ancora riuscite a realizzare la democrazia. (J. Maritain, filosofo cattolico francese).
– «La pazienza dei popoli è la mangiatoia dei tiranni.» (Emilio De Marchi, scrittore).
– «La vera prova della democrazia sta nel rispetto per l’opinione della minoranza.» (Ellery Sedgwic, giornalista del Jersey Journal).
– «Il governo è il governo del popolo e opera del popolo.» (J.J. Rousseau, filosofo svizzero, famoso per il libro Il contratto sociale).

Renato Pigliacampo – nw091

Note
1 Con riferimento ai sordi bene istruiti che, appropriatisi dei processi socioculturali della società di maggioranza, possono anche   sostituirli al potere, anzi  capaci di migliorarne la gestione.
2 Fa testo la protesta dei sordi dell’Università “Gallaudet” di Washington , allorché sostennero, a parità di titoli, l’elezione a rettore di un sordo che sapeva dialogare direttamente con loro in lingua dei segni americana (l’Aslan), piuttosto che ricorrere   all’interprete come soleva fare il precedente rettore.

 INFO:

Renato Pigliacampo

Sito personale di Renato Pigliacampo

«Io non parteggio per nessuno.  Mi oppongo a chi sragiona»
(Abate Galiani, Chieti 1728-Napoli 1787).


«La storia è testimonio dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita» (Cicerone)
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«Bisogna ricordare il “passato” per costruire bene il “futuro”» (V.Ieralla)
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“Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità”, ideato, fondato e diretto da Franco Zatini