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Benedetto XVI, Guardiano della Chiesa.

Benedetto XVI, Guardiano della Chiesa.

Fumata “visiva”. Abbiamo il nuovo Papa!!!, anche perché no? e speriamo… il Papa dei Sordomuti!!! Alle ore 17.50 del 19 aprile 2005, dal comignolo della Cappella Sistina esce visibilmente “fumo bianco”, segno dell’elezione del Pontefice secondo l’antica tradizione, con quarto scrutino come Pio XII e Giovanni Paolo I, il portodiacono Card. Jorge Meina Estevez pronunciò “Habemus Papam” Joseph Ratzinger di 78 anni. L’annuncio era seguito con trepidazione, passione e attenzione dai Sordi Italiani. È il secondo papa straniero dopo Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla, polacco), ed ottavo pontefice tedesco dopo 950 anni, l’ultimo fu Vittore II nella storia pontificia.

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Primo papa del 3° Millennio
Si chiama Joseph (Giuseppe in italiano) Ratzinger, nato a Marktl am Inn in Baviera (Germania) il 16 aprile 1927. Assumendosi il nome di Benedetto XVI, in latino Benedectum, ispirandosi al Santo di Norcia, Benedetto, è il primo Pontefice del terzo millennio.
Ordinato sacerdote nel 1951 assieme al fratello Giorgio di 81 anni (vivente sta nella casa di riposo per anziani sacerdoti). La sua famiglia era normale cioè non benestante né borghese né nobile. Suo padre lavorò da poliziotto, molto devota al Cristo come una delle tantissime famiglie che vivono nel pianeta. Visse nei tempi difficili del nazismo hitleriano (1933-1945) conservando la profonda fede cristiana.

 Famiglia Ratziger

Uno dei massimi teologi
Una dolce immagine aristocratica di Benedetto XVI, alta personalità intellettuale e notevole studioso sul campo teologico e dottrinale, fu docente di Dogmatica e storia dei dogmi all’Università di Ratisboma in Germania nel 1969, per la sua immane esperienza spirituale Paolo VI lo nominò Cardinale nel 1977, lo destinò alla Curia di Monaco, Giovanni Paolo II lo portò con se in  Vaticano verso i primi anni ’80 e diresse la famosa congregazione per la dottrina della Fede (Sant’Uffizio), ex sede dell’Inquisizione, e per oltre 20 anni collaborò col Pontefice Giovanni Paolo II, anche lui noto filosofo, ebbe numerose discussioni sugli aspetti e le questioni della dottrina cristiana per emanare le disposizioni di bolla pontificia. Nel suo lungo dicastero scrisse tantissime opere teologiche e spirituali e fu severo con alcuni teologici che non adoperavano il principio della chiesa.
Il pontefice del Decano cardinalizio
Dal 2002 il Ratzinger fu decano del Sacro Collegio dei Cardinali e dopo la morte del grande Pontefice Giovanni Paolo II guidò, nel periodo della “sede vacante”, le funzioni che lo riguardano con il brillante discorso funebre concretizzando la commemorazione del defunto e rievocando tutto il suo cammino biografico per diventare il capo della chiesa universale con lo spirito del Signore che lo richiamò “Seguimi”.
Nel Vangelo è scritto che Gesù invitò Pietro a lasciare tutto quello che aveva per seguire il Signore. Il suo primo saluto al pubblico fedele è stato un vero sapiente discorso “Cari fratelli e sorelle dopo il grande Giovanni Paolo II i Cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che Dio sa agire anche con strumenti insufficienti”.
Si sente sicuro e sereno a proseguire l’impiego programmato da Wojtyla, nonché ha meditato “nella gioia del Signore risorto fiduciosi nel suo aiuto andiamo avanti, il Signore ci aiuterà e Maria sua santissima madre sarà dalla nostra parte” ed infine ha chiesto umilmente ai fedeli affluenti oltre 100 mila in Piazza San Pietro: “mi affido alle vostre preghiere!” .


Il Papa ed i Sordomuti
“Mi sembra di sentire: non avere paura e la sua mano forte che stringe la mia”, l’ha detto lui nel discorso nella Cappella Sistina il giorno successivo dalla sua elezione a Sommo Pontefice e ha affermato di proseguire, senza il timore o la debolezza, il disegno del suo predecessore, noto come il Papa di tutti, pensando anche ai giovani che si recheranno a Colonia (Germania) in occasione della giornata mondiale della gioventù cattolica, compresi anche i Giovani Sordi di tutto il mondo.
Il suo modo di salutare, con il semplicissimo sorriso, è di una umiltà che da entusiasmo alla gente.
Per quanto riguarda noi Sordi notiamo il suo movimento gesticolare del saluto non molto scorrevole ma deve ancora imparare a stilare il saluto pontificale affermativo, tuttavia si è evidenziato il modo segnino con molta modestia, perciò è piaciuto anche ai Silenti.
Benedetto conosce i sordomuti? Non si sa che dire, se li conosce o meno quando lui era Vescovo di Monaco oppure al paese dove viveva o nella città dove insegnava…? Vedremo più avanti.
Ora l’ENS, a nome dei Sordi italiani, saluta il nuovo Pontefice augurando al suo pastore, grande responsabilità con tanto amore a tutti i fedeli e non, del nostro mondo… anche i sordomuti!, il cui Presidente nazionale Ida Collu dell’ENS ha inviato un bel messaggio augurale con la speranza di un incontro a udienza speciale riservata a coloro che non possono sentire la sua voce. Ecco il testo del telegramma: L’ENTE NAZIONALE SORDOMUTI, A NOME DI TUTTI I SORDI ITALIANI, DESIDERA ESPRIMERLE SANTO PADRE VIVE FELICITAZIONI E GLI AUGURI PIÙ AFFETTUOSI E DEVOTI PER LA SUA ELEZIONE. LA RICORDEREMO SEMPRE NELLE NOSTRE PREGHIERE A DIO E MARIA VERGINE, COME LEI HA CHIESTO, PERCHÉ POSSANO DARLE SALUTE E FORZA PER LA SUA OPERA PASTORALE PER LA PACE E LA FRATELLANZA DEI POPOLI E PER LA DIFESA DEI DIRITTI UMANI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ. AUGURI SANTO PADRE, LE SAREMO SEMPRE VICINI. (Fonte: Parole & Segni, 2005)

 

Lo stemma araldico di Papa Benedetto XVI. Dal sec. XV si affermò il concetto dei poteri incontestabili, oltre che dei sovrani, anche della Santa Sede, e gli stemma divennero di uso comune.
Con la rivoluzione francese gli stemmi araldici, considerati segni di feudalità e di differenziazione sociale, furono aboliti in Francia e nelle nazioni assoggettate da Napoleone, ma quando questi divenne imperatore dei francesi e re d’italia, costituì una nuova numerosa nobiltà con nuove insegne araldiche.
lì clero adottò un’araldica ecclesiastica, che pur seguendo le regole di quella civile per la composizione e la definizione dello scudo, vi pone intorno simboli ed insegne di carattere religioso. E’ tradizione, da almeno otto secoli, che i Papi abbiano un proprio stemma personale. lì Papa Benedetto XVI ha adottato uno scudo contenente dei simbolismi che già erano presenti nel suo stemma come Arcivescovo di Monaco e Frisinga, e che aveva conservato quando fu nominato Cardinale. Ora quei simboli sono stati ordinati in modo diverso e può essere così descritto secondo il linguaggio araldico: «Di rosso, cappato di oro, alla conchiglia dello stesso; a cappa destra, alla testa di moro al naturale, coronata e collarinata di rosso; la cappa sinistra, all’orso al naturale, lampassato e caricato di un fardello di rosso, cinghiato di nero».
Nello scudo di Papa Benedetto XVI è rappresentata, nel punto più nobile dello stemma, una conchiglia d’oro che ha una triplice simbologia: ha dapprima un significato teologico che ricorda la leggenda di Sant’Agostino, che avendo incontrato un giovinetto che con una conchiglia cercava di travasare in una buca sulla spiaggia tutta l’acqua del mare, ed Agostino capì il riferimento al suo inutile sforzo di far entrare l’infinità di Dio nella limitata mente umana. La conchiglia ha pure un altro significato, essendo usata da secoli per rappresentare il pellegrino, ed è un simbolismo che Benedetto XVI vuole mantenere vivo, calcando Le orme tracciate dal suo predecessore, Giovanni Paolo lì, pellegrino in ogni parte del mondo, Il terzo significato della conchiglia è che la stessa era presente pure nello stemma deLl’antico monastero di Schotten, presso Regensburg (Ratisbona), in Baviera, cui Joseph Ratzinger si sente spiritualmente molto legato.
Ogni parte dello stemma araIdico ha un significato specifico. Nel suo stemma cardinalizio Giuseppe Ratzinger aveva indicato il motto «Cooperatores Veritatis», che è tuttora il suo programma personale, ma non compare nello stesso papale, ma questo non vuol dire che il Papa non abbia un programma, ma anzi significa apertura senza esclusione a tutte le idealità che derivino dalla fede, dalla speranza e dalla carità.

094RE/2005

 «La storia è testimonio dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita» (Cicerone)
«La storia non è utile perché in essa si legge il passato, ma perché vi si legge l’avvenire» (M.D’Azeglio)
«Bisogna ricordare il “passato” per costruire bene il “futuro”» (V.Ieralla)
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“Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità”, ideato, fondato e diretto da Franco Zatini