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Comunicare con le persone sordocieche. Lis Tattile

COMUNICARE CON LE PERSONE SORDOCIECHE  CHE UTILIZZANO LA LINGUA DEI SEGNI ITALIANA. Informazioni, consigli pratici, raccomandazioni.

Il Comitato delle persone sordocieche della Lega del Filo d’Oro ha espresso  l’esigenza di approfondire gli aspetti legati all’utilizzo della Lingua dei Segni  Italiana (L.I.S.), in particolare da un punto di vista tattile.

A tal fine sono state raccolte delle esperienze, attraverso interviste a un piccolo  gruppo di persone sordocieche che utilizzano la LIS, con l’obiettivo di  elaborare un opuscolo informativo che possa essere utile per le persone  sordocieche stesse, ma anche per migliorare la comunicazione e la relazione con chi si rapporta con loro (famigliari, amici, interpreti, volontari, operatori…).

Le esperienze raccolte hanno messo in evidenza come le persone sordocieche  che utilizzano la Lingua dei Segni Italiana, sia a livello visivo che tattile, non  abbiano sempre una sua conoscenza approfondita ed uniforme. Ciò è determinato dalla situazione che nel nostro paese ha vissuto e vive ancora la stessa LIS (ritardi nella sua codificazione a livello nazionale e nel suo riconoscimento formale come lingua).

Vogliamo anche precisare che per quanto riguarda l’utilizzo della LIS a livello  tattile (cioè quando non si può più utilizzare la vista) non esiste in questo momento  una codifica; gli adattamenti e le modalità utilizzate spesso sono soggettive.

Scopo di questo lavoro potrebbe anche essere quello di creare le premesse per arrivare ad una sua definizione e riconoscimento.

Accorgimenti per facilitare la comunicazione  in presenza di progressivo restringimento  del campo visivo e cecità notturna

Vogliamo innanzi tutto sottolineare che tutti gli accorgimenti indicati vanno verificati  e confrontati con ogni persona sordocieca, perché la situazione visiva può essere differente. E’ quindi opportuno chiedere sempre se la distanza, l’illuminazione, le modalità adottate sono adeguate.

Accorgimenti
Prestare attenzione alla distanza tra la persona sordocieca e l’interlocutore, in  modo da consentirle di utilizzare a pieno il suo campo visivo.

Molto importante è una buona illuminazione dell’ambiente. In ogni caso la fonte  luminosa deve essere sempre dietro la persona sordocieca in modo da illuminare l’interlocutore. Evitare sempre di essere contro luce rispetto alla persona sordocieca.

Fare attenzione anche a come si produce il segno nello spazio, in modo che non sia troppo ampio rispetto al campo visivo della persona sordocieca; può essere utile disegnare nell’aria un quadrato immaginario.

Nel caso in cui la persona sordocieca utilizzi ancora la lettura labiale, prestare sempre attenzione alla distanza ed alla luce, inoltre è opportuno non muoversi ed articolare bene le parole con la bocca per facilitare la messa a fuoco.

Tenere presente che la persona sordocieca può avere “cecità notturna”, nel senso  che durante il giorno o in ambienti luminosi riesce ad utilizzare il suo residuo visivo; quando invece è buio o passa repentinamente da ambienti luminosi ad ambienti meno  luminosi, la sua retina ha bisogno di tempi più lunghi per adattarsi. Per questo sarebbe  opportune usare all’esterno occhiali scuri da sole in modo da facilitare l’adattamento.

In un ambiente esterno di notte utilizzare le fonti luminose presenti (lampione,  vetrina illuminata, ecc.).

Ricordarsi che i contrasti di colore possono facilitare l’uso del residuo visivo. Per  esempio avere un abito scuro consente di mettere in evidenza il movimento delle mani; oppure l’utilizzo di stoviglie colorate su una tovaglia chiara permette di individuarle più facilmente, invece è più funzionale una tovaglia scura quando si gioca a carte o con altri giochi da tavolo.

Fare attenzione nell’uso di accessori (es. anelli, bracciali, orologi ecc…) perché potrebbero essere di disturbo alla vista, al tatto ed all’attenzione.

È utile trovare una posizione confortevole durante la comunicazione tattile, soprattutto se si protrae per un lungo periodo.

Per la lettura di testi è opportuno utilizzare caratteri ingranditi ed in grassetto, con un  buon contrasto di colore (esempio sfondo bianco con caratteri neri, sfondo nero o blu con caratteri bianchi o gialli). Sono le caratteristiche personali che determinano l’impiego di differenti contrasti, la grandezza ed il tipo di carattere. È opportuna quindi una verifica personale.

Lingua dei Segni Italiana Tattile (LIS.T.)

Apprendimento: dalla LIS alla LIS.T

Dalle esperienze raccolte è emerso che non è automatico, per chi conosce la LIS., utilizzarla a livello tattile.
È necessario spesso superare delle resistenze (per esempio difficoltà nel contatto fisico, non accettazione della perdita della vista, paura di non essere accettati ed esclusi da chi usa la LIS. visiva). Inoltre è molto importante esercitarsi e sviluppare un’esperienza concreta. Per questo potrebbe essere utile per la persona sordocieca, che usa già la LIS, imparare la modalità tattile quando ancora è presente un residuo visivo, in questo modo può acquisire maggiore sicurezza e competenza. Anche frequentare o essere affiancati da altre persone sordocieche, che già la usano, può facilitarne l’apprendimento.

Uso e posizione delle mani

Nella LIS.T. la mano della persona sordocieca, che riceve la comunicazione, deve essere posta sopra quella dell’interlocutore.

Si possono utilizzare entrambe le mani o una sola a secondo del grado di conoscenza e comprensione della L.I.S.T., di intesa e familiarità con l’interlocutore.

L’uso di due mani potrebbe in alcune situazioni essere privilegiato:
– perché evita un affaticamento delle braccia ed una postura errata;
– per migliore la comprensione in caso di argomenti complessi;

nel caso di interprete mancino o di persona sordocieca che ha difficoltà a ricevere con la destra.

L’uso di una o due mani condiziona anche la posizione delle persone (laterale o di fronte).
Queste posizioni possono anche essere determinate dal tipo di attività che si sta facendo (colloquio o passeggiata) o da esigenze specifiche della persona.
Anche in questo caso è opportuno chiedere alla persona sordocieca quale modalità preferisce.

LIS.T.: alcune strategie per sopperire alla mancanza di informazioni visive

Le persone sordocieche intervistate hanno indicato strategie diverse per sopperire alla mancanza di informazioni che generalmente si ricavano con la vista. Di seguito riportiamo alcune indicazioni.

1. Nel caso in cui vi siano termini diversi che si esprimono con lo stesso segno:
– si utilizza la “inizializzazione”, cioè si configura con la mano la prima lettera della parola seguita dal segno. Esempio: “Attività/Pubblicità”: si configura la lettera A e poi il segno “attività”, oppure si configura la lettera P e poi il segno “pubblicità”.
– la persona sordocieca si inventa dei segni specifici per distinguere i due termini che hanno lo stesso segno, comunicandoli all’interlocutore (o interprete);
– si aggiungono maggiori informazioni che aiutano a capire il segno;
– si tiene conto del contesto della frase.

2. Per quanto riguarda gli aggettivi ed i loro superlativi esistono nella LIS dei segni che non variano con la LIS.T.
Alcune persone sordocieche però hanno riferito che per esprimere un superlativo aggiungono al segno, in dattilologia, la desinenza “issimo”. Questa modalità non è valida per tutti, alcuni la considerano poco chiara.
Per qualcun altro un modo per evidenziare un superlativo, consiste nell’intensificare un determinato segno. Quindi stessa configurazione, stesso movimento e luogo, ma con un segno più ampio e con una maggiore intensità.

Raccomandazioni

Informazioni ambientali

È importante per la persona sordocieca avere accesso alle informazioni ambientali, che non riesce ad avere proprio per la mancanza di vista ed udito.
È bene ricordarsi che le mani stesse, con le quali si comunica, possono essere anche un mezzo per trasmettere emozioni ed informazioni.
Per facilitare quindi l’accesso ad informazioni di tipo ambientale può essere utile:
– fare esplorare l’ambiente tattilmente, in modo anche da favorire l’orientamento;
– ricordarsi che l’ambiente non è statico, ma possono verificarsi dei cambiamenti che è importante far conoscere (es. entra una persona nella stanza oppure qualcuno si assenta momentaneamente dalla riunione);
– adottare un sistema di trasmissione di informazioni ambientali. Il sistema Haptic, ha codificato uno serie di situazioni che vengono trasmesse attraverso dei segni convenzionali a livello corporeo. Per esempio disegnando un mezzo cerchio orizzontale sul dorso della persona sordocieca si fa sapere che c’è chi ride.

Comunicazione

La relazione con una persona sordocieca è facilitata se si conosce il suo sistema di comunicazione.
Per questo, quando inizialmente si entra in contatto con una persona sordocieca, è importante farsi affiancare da chi conosce bene il sistema e la modalità di comunicazione da lei preferita.
Non dimentichiamo comunque che la persona sordocieca stessa può avere un ruolo importante nel facilitare il primo approccio con un interlocutore. Può infatti spiegare il sistema e le modalità di comunicazione da utilizzare, facendo esempi concreti.
A volte le difficoltà di comunicazione possono creare fraintendimenti ed equivoci.
E’ opportuno sempre essere certi che la persona sordocieca abbia compreso quello che si sta dicendo e che sta succedendo. La persona sordocieca stessa non deve farsi scrupolo nel chiarire aspetti che non ha compreso o che non le sono chiari.
Spesso si verifica che mentre stiamo conversando con una persona sordocieca possa subentrare un terzo interlocutore. In tal caso per evitare che si crei una situazione confusa è opportuno fare una pausa ed avvisarla del cambiamento o invitare la terza persona ad aspettare, in modo da concludere il dialogo avviato.

Sistemi di comunicazione: stampato, Malossi, Dattilologia

Può essere utile per una persona sordocieca imparare più sistemi di comunicazione perché questo le consente di avere maggiori relazioni, ma anche una migliore comprensione.
Già chi usa la LIS di solito conosce la dattilologia. Non tutte le persone sordocieche però la ricevono a livello tattile. Molti conoscono lo stampatello sul palmo della mano.
Questo sistema ha il vantaggio di consentire la comunicazione con un vasto numero di interlocutori, ma è un sistema molto lento, quindi difficilmente utilizzabile in alcuni contesti (vedi riunioni o lunghe conversazioni).

A differenza della L.I.S., che è una vera e propria lingua, gli altri sistemi (Molossi, stampatello sul palmo della mano, dattilologia, braille) sono dei codici che hanno alla base la lingua italiana scritta. Si apprendono più facilmente da parte di persone (sordocieche e non) che conoscono bene l’italiano. Nel loro uso inizialmente si fa più fatica nel ricevere che nel trasmettere, ma con l’esercizio quotidiano si può imparare ad usarli facilmente e migliorare la velocità. Più complesso invece è l’apprendimento della LIS sia a livello visivo che con modalità tattili. Richiede la frequenza di veri e propri corsi di formazione. La LIS, per chi la conosce bene, consente una comunicazione molto veloce.

Interpreti

La figura dell’interprete deve essere utilizzata in situazioni formali (visite mediche, avvocato, notaio, riunioni, conferenze…). Non è opportuno utilizzare un volontario in questi situazioni.
L’interprete è tenuto al segreto professionale, non deve dare informazioni ad altri su aspetti di cui è venuto a conoscenza nel lavoro con una persona sordocieca.
Generalmente durante una riunione o una conferenza è previsto ogni 15 minuti un “cambio interpreti”. Vi sono punti di vista differenti tra le persone sordocieche.
Vi è chi sottolinea le difficoltà di comprensione e di adattamento, perché vi possono essere esigenze e modalità di trasmissione diverse tra le persone sordocieche. Pertanto ritengono che sarebbe opportuno mantenere il più possibile lo stesso interprete.
Altri invece pensano che un cambio di interpreti offra maggiori garanzie nella comprensione, anche perché si possono ricavare più informazioni di tipo ambientale che dipendono dalla diversa percezione dell’interprete.
In ogni caso è opportuno prevedere una breve pausa ogni 30 minuti, in modo da poter garantire un miglior servizio di interpretariato ed anche una maggiore concentrazione della persona sordocieca.
È anche importante un accordo tra la persona sordocieca e l’interprete relativamente alla distanza e posizione da mantenere durante il servizio di interpretariato. Può essere utile avere a disposizione delle sedie comode per non affaticare ed assumere posture sbagliate.
In alcune situazioni particolari, quali assistere alla proiezione di un film, è necessario un accordo e preparazione iniziale tra la persona sordocieca e l’interprete.
Per esempio stabilire segni convenzionali da usarsi per i personaggi del film.
Per questo sarebbe utile non cambiare l’interprete durante la proiezione, ma fare pause frequenti.

Persone di contatto volontarie

Il volontario svolge spesso la funzione di “persona di contatto”, favorendo la comunicazione, l’accesso alle informazioni e fornendo un supporto per la guida e mobilità. Il volontario conosce il sistema di comunicazione della persona sordocieca alla quale è affiancato. Non è sempre facile trovare volontari che conoscono bene la LIS Per questo è importante che la persona sordocieca conosca qualche altro sistema di comunicazione. In tal senso è molto positivo il supporto che può essere fornito da volontari sordi, che conoscono bene la LIS naturalmente potrebbero esserci delle situazioni in cui, a causa della sordità, non sono in grado di fornire tutte le informazioni. Vogliamo sottolineare che la persona sordocieca ha un ruolo importante nel fornire all’interprete o al volontario delle indicazioni pratiche che possono facilitare il loro lavoro (per esempio la posizione delle mani, l’uso di alcuni segni convenzionali, ecc.). Se tra la persona sordocieca e l’interprete (o volontario) si stabilisce un rapporto di fiducia e stima questo ha un effetto positivo sulla qualità della comunicazione.

La Lingua dei Segni Italiana
a cura di Alessandra Checchetto

Le lingue dei segni sono vere e proprie lingue storico-naturali che utilizzano, rispetto alle lingue parlate, una differente modalità di trasmissione: il canale acustico-vocale normalmente utilizzato per le lingue verbali, in quelle segnate viene sostituito dal canale visivo-gestuale.
Proprio come nel caso delle lingue parlate, non esiste un’unica lingua dei segni, “inventata” da qualcuno, ma le lingue dei segni nascono spontaneamente all’interno di comunità formate da persone sorde, ciascuna delle quali crea e tramanda da una
generazione all’altra una sua lingua. Pertanto esistono tante lingue dei segni diverse.

Si parla infatti di Lingua dei Segni Americana (A.S.L.), Lingua dei Segni Spagnola  (L.S.E.), Lingua dei Segni Italiana (L.I.S.) e così via.
Come tutte le lingue dei segni quindi, la L.I.S. (Lingua dei Segni Italiana), non è una lingua “inventata”, ma è nata spontaneamente all’interno della comunità delle persone sorde italiane. Infatti è noto sin dall’antichità che le persone sorde comunicavano con una modalità gestuale, della quale però sappiamo ben poco, data la difficoltà di documentare questo tipo di comunicazione.
Per secoli però questo speciale tipo di comunicazione è stato ignorato dal mondo degli udenti; in alcuni periodi storici è stato addirittura combattuto e criticato aspramente, considerato come un linguaggio mimico con capacità espressive inferiori alla lingua vocale o addirittura incompatibile con la buona acquisizione, da parte di una persona sorda, della lingua parlata.
Le notizie sulla comunicazione tra persone sorde che ci provengono dal passato sono frammentarie. La prima descrizione dettagliata di una lingua dei segni risale alla metà del Settecento, ad opera dell’Abbé (abate) de L’Epée, francese, che aveva osservato e appreso la comunicazione dei suoi allievi sordi e che aveva utilizzato la loro lingua dei segni per insegnare loro la lingua francese scritta e parlata.
In Italia troviamo alcuni cenni relativi ad una lingua dei segni nelle opere di alcuni educatori per sordi che utilizzarono nel loro metodo educativo questa forma di comunicazione nella prima metà dell’Ottocento.
La comunicazione visivo gestuale delle persone sorde incominciò ad essere studiata da un punto di vista linguistico intorno agli anni ’60, quando William Stokoe, un ricercatore americano, dimostrò che la comunicazione delle persone sorde non era una semplice mimica, ma una vera e propria lingua, capace di esprimere qualsiasi tipo di messaggio e quindi dotata di un suo lessico, una sua grammatica e una sua sintassi.
Le prime ricerche ed indagini condotte sulla Lingua dei Segni Italiana, sono incominciate a partire dagli inizi degli anni ‘80, presso l’Istituto di Psicologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Gli studi fino ad oggi condotti, hanno evidenziato che in realtà in Italia esistono numerose varianti della lingua dei segni: i segni variano da una città all’altra e talvolta anche all’interno della stessa città, nel caso in cui le persone sorde frequentino circoli o provengano da Istituti diversi.
Molti ricercatori si sono chiesti se addirittura non si possa parlare di lingue dei segni indipendenti e diverse tra loro. Attualmente si preferisce riferirsi ad esse come “varianti regionali”, che corrispondono più o meno ai dialetti delle lingue
verbali. Nessuna variante si è imposta sulle altre come lingua “standard” e “ufficiale”.
In Italia la lingua dei segni non ha ancora ottenuto uno specifico riconoscimento nel testo costituzionale, anche se sono state avanzate numerose proposte di legge in ambito parlamentare.
Viene pertanto usata prevalentemente in modo informale: in famiglia, nei circoli e nei gruppi di persone sorde. Da alcuni anni ci sono sperimentazioni che prevedono l’uso ufficiale della L.I.S. in contesti educativi e scolastici e alcune leggi, facendone esplicito o implicito riferimento, ne hanno riconosciuto e proposto l’uso in contesti ufficiali e formali, quali l’università, i tribunali e gli ambiti notarili. Anche il ruolo degli Interpreti di L.I.S è determinante nel garantirne l’uso e la visibilità all’interno dei contesti più o meno formali.
L’uso della L.I.S. è quindi in continua espansione e sta suscitando sempre maggiore curiosità e interesse nel mondo degli udenti oltre a coinvolgere un numero sempre maggiore di ricercatori nell’universo scientifico.
Vediamo ora di capire qualcosa a proposito delle caratteristiche strutturali della L.I.S.
Come le parole delle lingue verbali sono formate dalla combinazione di alcuni suoni, detti fonemi, così la LIS è formata dalla combinazione di 5 parametri formazionali, detti cheremi.
Essi sono:
La configurazione della mano, ovvero la “forma” assunta dalle mani e dalle dita nell’eseguire il segno.
Nella LIS sono state rintracciate 56 configurazioni della mano.
Lo spazio o luogo segnico, cioè la porzione dello spazio dove possono essere eseguiti i segni. Può trattarsi del corpo del segnante (fino all’anca) toccato o sfiorato dalle mani oppure può essere lo spazio antistante il segnante, detto “spazio neutro”.
Lo spazio segnico è soggetto alle restrizioni conseguenti gli aspetti produttivi e percettivi della lingua dei segni, a differenza dello spazio illimitato di cui dispone la pantomima. Nella L.I.S. sono stati individuati 15 luoghi diversi dove le mani abitualmente eseguono i segni.
Il movimento: le mani si muovono nello spazio secondo evoluzioni diverse, in piani diversi, entrando in contatto con alcune parti del corpo, con velocità diverse. Il movimento può essere eseguito da entrambe le mani o da una sola e può essere diverso per la mano dominante rispetto a quello della
mano non dominante. Nella L.I.S. sono rintracciabili 32 movimenti possibili.
La posizione della mano o delle mani (orientamento). L’orientamento è la relazione che le mani hanno con il corpo nello spazio e reciprocamente tra loro in un segno (come sono orientati il palmo della mano e il polso rispetto alla persona segnante). L’orientamento può anche cambiare durante l’esecuzione del segno.
Le componenti non manuali ovvero: le espressioni del viso, l’orientamento e la postura del capo e della parte superiore del corpo, l’articolazione parziale o totale eseguita con le labbra, che accompagna la produzione del segno. Le componenti non manuali sono parte integrante dei segni, in quanto ricche di informazioni lessicali, morfologiche e sintattiche ed essenziali dal punto di vista grammaticale.

Le lingue dei segni, a differenza di altre forme di comunicazione gestuale che non possono definirsi lingue, hanno precise regole grammaticali e una propria sintassi.
Nella L.I.S. la grammatica viene espressa proprio attraverso alterazioni nei parametri sopra descritti.
La sintassi viene espressa attraverso l’ordine dei segni nella frase, che è molto diverso dall’ordine delle parole nelle frasi di lingua italiana. Inoltre, determinanti per la sintassi della L.I.S., sono le componenti non manuali e, in particolare, le espressioni facciali, l’orientamento e la postura del capo, il movimento degli occhi e del corpo.
Già da questa breve descrizione di alcune caratteristiche formali della L.I.S., possiamo capire quali difficoltà e quali cambiamenti comporti la sua modificazione in una versione tattile: ad esempio, tutti gli importanti aspetti grammaticali o sintattici espressi dalle componenti non manuali, non essendo visibili per la persona sordocieca, devono venire esplicitati in altro modo. Sappiamo che le domande vengono poste in L.I.S. con particolari espressioni del viso e con posture del corpo e alle volte sono solo queste componenti a distinguere una domanda da una frase affermativa. Pertanto, in L.I.S. tattile, è necessario  trovare un diverso accorgimento, che può essere, ad esempio, introdurre la domanda segnando: “Io ti chiedo”, oppure disegnando nello spazio un punto interrogativo alla fine della domanda.

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