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Problemi di udito nei neonati: ecco come fare una diagnosi tempestiva

La perdita dell’udito, più o meno progressiva, può avere effetti drammatici a qualunque età chiunque, ma per i neonati e i bambini nei primi anni di vita ha certo conseguenze significative anche sulla capacità di scoprire il linguaggio ed entrare pienamente in contatto con il mondo.

Per questo, in occasione della recente Giornata mondiale dell’udito indetta dall’Organizzazione mondiale della sanità, si sono tenute numerose iniziative in tutto il mondo, con l’obiettivo di informare e sensibilizzare sull’importanza di intervenire in tutti i modi per prevenire la perdita dell’udito agendo sulle cause – dalle malattie all’esposizione prolungata a rumori forti e musica a volume troppo alto ­- e per ripristinarlo tempestivamente quando possibile, così da evitare danni permanenti e conseguenze irreversibili.
Dica33 ne ha parlato con Roberto Albera, specialista in otorinolaringoiatria, audiologia e foniatria e docente all’Università di Torino.

Professor Albera, si fa abbastanza in Italia per assicurare fin dall’infanzia una buona salute dell’udito?
«Nel nostro paese è abbastanza diffuso lo screening dell’udito alla nascita, e in generale tra i pediatri la sensibilità sull’argomento è molto alta. In genere questo screening permette di individuare alla nascita, o poco dopo, se il bambino presenta deficit uditivi più o meno significativi. È importantissimo scoprirlo perché nella cosiddetta fase pre-linguale – ovvero quella in cui il bambino deve ancora imparare a parlare – l’efficacia dei possibili interventi è maggiore, ed è fondamentale fare ogni sforzo perché l’udito sia il migliore possibile, così da prevenire eventuali effetti negativi sullo sviluppo e sull’apprendimento».

Quanti bambini hanno problemi di udito alla nascita?
«Secondo le stime, un neonato su mille presenta una grave sordità da entrambe le orecchie, e uno su mille presenta una sordità grave da un orecchio solo o una forma bilaterale di media gravità. Complessivamente, si calcola che tre bambini ogni mille presentino un deficit grave dell’udito. La gran parte di loro, grazie alla diffusione screening, riceve una diagnosi tempestiva e l’assistenza che ne consegue, ma per qualche bambino questo non accade».

Ci sono quindi bambini con problemi gravi di udito che non ricevono una diagnosi?
«Proprio così. In alcuni casi perché la valutazione approfondita delle capacità uditive non viene condotta, e in altri casi perché l’udito si può deteriorare per varie cause. Spesso, quando si arriva a una diagnosi spontanea, perché il bambino mostra qualche ritardo nell’apprendimento del linguaggio o nell’interazione con gli altri, si è già perso molto tempo. Non solo perché il bambino è rimasto parzialmente escluso dall’interazione con il mondo esterno, ma anche perché le procedure di tipo “compensativo” – dalla protesi acustica all’impianto cocleare – garantiscono in genere i risultati migliori quando vengono avviate prima dei due anni».

Che cosa possono fare i genitori?
«Soprattutto quando il bambino è molto piccolo e ancora non parla è bene prestare molta attenzione alle sue reazioni in risposta ai suoni, in particolare quando provengono da una fonte al di fuori del suo campo visivo, poiché si rischia di dare per scontato che il bambino risponda a un suono o a una voce anche nei casi in cui è stato invece stimolato da qualcosa che ha visto. In caso di dubbi, si può provare a valutare se reagisce quando una voce o un suono che dovrebbero essergli familiari arrivano da un’altra stanza. E se il dubbio rimane, è senz’altro utile rivolgersi a uno specialista – otorinolaringoiatra, audiologo o foniatra – o a un centro audiologico. È bene sapere che anche se il bambino è stato sottoposto allo screening o a un precedente esame con esito negativo, non si può escludere che ci sia stata successivamente una compromissione dell’udito, che ovviamente diventa più semplice da individuare quando il bambino cresce. In età pediatrica, questo avviene quasi sempre per cause transitorie, perfettamente curabili come l’otite media effusiva, anche se purtroppo una quota non viene diagnosticata, e comporta la cronicizzazione con effetti che a lungo andare diventano irreversibili».

Quanto è importante evitare l’ascolto della musica ad alto volume?
«I rumori forti e prolungati danneggiano l’udito. Su questo ormai non ci sono più dubbi. Quindi l’abitudine di molti giovani e giovanissimi di ascoltare musica in cuffia ad alto volume per ore va scoraggiata, anche se io non vorrei demonizzare l’ascolto musicale, a livelli di quella che definiamo di comoda udibilità, e con adeguati periodi di riposo acustico. Anche nella peggiore delle ipotesi, tuttavia, per gran parte delle persone i danni da rumore sono molto modesti, se si eccettuano gli individui suscettibili al rumore, che sono anche loro identificabili con un esame audiometrico. L’allarme ricorrente secondo cui a causa dei rumori “stiamo diventando tutti sordi” mi pare decisamente un eccesso».

Fonte: dica33.it

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