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Roberto D’Amico, l’artista sordo blu

Azzurro il cielo come un quadro di Roberto D’Amico. Per me l’azzurro ha sempre avuto qualcosa di speciale. Ogni volta che prendo in mano un pennello, subito il mio braccio mi porta verso questo colore. È un’attrazione magnetica, quasi magica. Sono più di 40 anni che dipingo e sono orgoglioso dei miei quadri. Con ognuno ho un legame particolare. Non so di preciso da cosa nasca la mia passione per l’arte. Sono un artista, punto e basta. Durante i miei viaggi e quando sono in giro, il mio occhio funziona esattamente come una macchina fotografica. Anche prima che le inventassero io avevo la mia, personale e portatile. Quello che vedo viene catturato dall’obiettivo del mio occhio e rimane impresso dentro di me. Quando dipingo non faccio altro che permettere a queste fotografie interiori di uscire allo scoperto, guidate dal mio estro creativo. Il mio motto è “L’arte è la mia luce, la mia ombra, la mia tempesta, il mio orizzonte…”. Non sono tanto bravo con le parole e descrivere i miei quadri per me è abbastanza difficile. Vorrei saper parlare come mio padre: lui si che riusciva ad esprimersi bene. Sono fortunato però. I miei quadri parlano al mio posto. L’arte ha una lingua universale che riesce a comunicare più di quello che non possano fare le parole. Se vi soffermerete ad ammirare i miei quadri, se lascerete che siano loro a guidarvi, si instaurerà un legame diretto tra voi e l’arte, di cui io sono soltanto uno strumento.

Come ho imparato a dipingere – Sono nato il 14 ottobre del 1953. La mia passione per l’arte si è manifestata molto presto, già quando avevo 12 anni ho iniziato a fare i primi disegni. Mi piaceva riprodurre principalmente le automobili. Ho assecondato il mio talento ed ho frequentato il Liceo artistico. Mi sono diplomato nel ‘75 e nel ‘76 ho avuto l’onore di incontrare il pittore e maestro Sergio Carena Ratto, all’Accademia delle Belle Arti di Roma. Ho iniziato a dipingere, dipingere e dipingere ancora… proprio nel ‘76 ho esposto la mia prima mostra nella Galleria di arte romana “Il Capricorno”. Da allora sono passati diversi anni e mi sono fatto strada. Ho visitato Parigi e Bangkok, sono andato in Egitto e sono molte le esposizioni internazionali a cui ho partecipato. I miei quadri sono famosi in tutto il mondo… non proprio in tutto… metà!

roberto-storia-i-2I soggetti dei miei quadri – Mi piace dipingere il movimento. Il movimento dei corpi umani, spesso rappresentati come dei manichini. Con tutti i miei quadri ho un legame ma due in particolare sono speciali. I miei due “capolavori” che vi voglio presentare. Il primo si intitola “Fantasticare”. È un grande dipinto luminoso in cui la luce ha un’importanza particolare. Il mio secondo capolavoro è “Genialità distaccata”, un quadro che mette a confronto due donne o forse due aspetti diametralmente opposti di un’unica donna. La prima è una figura rannicchiata e molto chiusa. Potrebbe essere una studentessa universitaria che cerca di concentrarsi ed è infastidita dal rumore. La seconda invece rappresenta la sensualità femminile. La sua postura è aperta e comunica libertà. Sembra quasi danzare tra suoni e rumori della vita.

Non solo pittura- È vero, sono un’artista completo. Dopo trent’anni di pittura mi sono cimentato anche nella scultura. Tutto è nato dalla semplice curiosità. Mi sono inserito in un’associazione, la “Leonardo da Vinci” e in questa occasione ho conosciuto il maestro Ludovico Graziani che mi ha insegnato questa nuova arte. Il processo per realizzare una scultura è molto lungo e ci sono diverse fasi, alcune davvero complesse, che però adesso sono facilitate dalla tecnologia che permette di accelerare i tempi.

Un tratto particolare della mia arte – Come vi ho già detto il mio colore preferito è l’azzurro. È il colore che IMG_2765scelgo sempre per i miei quadri, o meglio, è lui a scegliere me. Riguardo questo colore avrei in realtà anche un episodio da raccontarvi. Da piccolo ero un bambino molto chiuso. I miei genitori erano preoccupati per me e per il mio futuro a causa della mia sordità. Cercavano di proteggermi in tutti i modi, di coprirmi con una campana di vetro. Quando camminavo per strada vedevo tante preoccupazioni, tristezza e affanni. Poi, però, alzavo gli occhi e sentivo un silenzio di pace. Da allora ogni volta che guardo l’azzurro del cielo mi pervade una rassicurante serenità. Mi piacerebbe poter volare come un aereo.

roberto-storia-iArte e sordità – Non credo che ci sia un legame tra la mia arte e la sordità. Sono sempre stato un artista e ho sempre pensato solo alla mia arte, mai alla mia sordità. Ogni volta che dipingo vado diretto all’obiettivo, non mi ricordo nemmeno di essere sordo. Non mi piace essere sordo, dico davvero. Mi piace parlare come gli udenti, ma conosco la LIS (Lingua dei Segni Italiana) e la uso per comunicare con i miei amici sordi. È vero nella mia collezione è presente un quadro che si intitola “l’otorino”. Un uomo sordo, sdraiato sul lettino, vuole forarsi un orecchio per tornare a sentire. È sul punto di bucarselo quando il medico lo costringe a fermarsi, afferrandogli il polso. Penso che il significato sia che per un sordo è impossibile iniziare a sentire. Io sono nato sordo perché mia madre, durante il parto aveva la febbre ed ha assunto delle medicine. Sono sordo, è vero, ma sono soprattutto un artista.

In attesa della mia prossima mostra, vi invio questa Lettera dalla Realtà (Roberto D’Amico)

a cura di Tommaso Gavi. Fonte: Letteradalla realta.it

PER SAPERE DI PIU’

Associazione Leonardo da Vinci d’arte

Lettera dalla realtà

Gli Artisti Sordi d'Italia