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Nel mondo 72 milioni di persone usano la lingua dei segni

La lingua dei segni è la vita per oltre 72 milioni di persone sorde nel mondo, l’80% delle quali vive nei Paesi in via di sviluppo. E’ per questo che l’Onu lo scorso anno ha dedicato a questo tema una giornata internazionale, con l’intenzione di sensibilizzare le Nazioni a garantire i diritti fondamentali alle persone sorde, favorire l’accesso precoce all’apprendimento di questa lingua e garantire un’educazione di qualità alle persone che la utilizzano. Sono all’incirca 300 le lingue ‘non parlate’ utilizzate nel mondo, si tratta di linguaggi naturali a pieno titolo, strutturalmente distinti dalle lingue parlate. La lingua dei segni internazionale (LSI) è utilizzata anche nelle riunioni tra gruppi di paesi diversi o in modo più informale durante i viaggi.

Il tema della giornata internazionale 2018 è: ‘con la lingua dei segni tutti sono inclusi’ e vuole sottolineare la necessità di preservare gli elementi essenziali della diversità linguistica e culturale su scala globale e promuovere l’accesso ai servizi e all’istruzione di qualità in queste lingue. Convegni, seminari e conferenze hanno aiutato a capire l’importanza dei segni anche per le persone udenti. Su questo fronte è interessante il caso della comunità della regione del Negev in Israele. Si tratta di discendenti da un nucleo ristretto di famiglie stanziatesi da circa duecento anni in questa regione. In questa comunità la sordità è diffusa in misura nettamente superiore rispetto al tasso medio della maggior parte dei Paesi occidentali a causa della presenza di una predisposizione genetica e di matrimoni tra consanguinei. La presenza di un vasto numero di persone sorde (150 su una popolazione di circa 3500 individui) ha fatto sì che la diffusione della lingua dei segni (Al Sayyid bedouin sign language) coinvolgesse anche un ampio numero di persone udenti.

Situazioni simili a questa, in cui la lingua dei segni sembra venir adottata da tutta la comunità, sono state osservate anche nell’isola di Bali, in Ghana e in Messico. In questi casi le barriere tra sordi e udenti sembrano cadute: essere sordi non costituisce più un ostacolo all’integrazione nel momento in cui la lingua dei segni viene condivisa anche da un vasto numero di persone udenti le quali, evidentemente, contribuiscono alla sua standardizzazione e al suo progressivo consolidamento.).
Fonte: © Copyright l’Adige

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