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L’Everest e il sordo italiano da scalare

Marco Flora, alpinista sordo che punta all’Everest
a cura di Gian Luca Pasini

Cinquantun’anni, sordo al 100% dalla nascita, ama lo sport e ha un sogno che si chiama Everest.

Una disabilità silenziosa quella della sordità che per Marco Flora è, però, uno stimolo alla sfida e non certamente un limite invalicabile: “Vorrei scalare l’Everest e per questo cerco un compagno e uno sponsor. Perché l’Everest? È da quando ho studiato questa montagna alle scuole medie che desiderio affrontare questa avventura: ricordo poi di essere rimasto a bocca aperta guardando un film su questa cima quando avevo solo quattro anni. Fantastica! Già venticinque anni fa avevo in mente di farlo ma poi le cose sono andate diversamente: lo voglio fare ora. Ho contattato alcune agenzie in Nepal ma il costo, inutile nasconderlo e girarci intorno, è molto alto e anche per questo vorrei trovare un’azienda che creda in questa mia sfida e che stia al mio fianco”.

Papà di una ragazza di 16 anni, Marco lavora come impiegato alla Agenzia delle entrate e non ama soltanto la montagna, è un uomo del fare con l’hobby del bricolage. Naturalmente – è proprio il caso di dirlo – ama l’avventura: “Mi è sempre piaciuto praticare sport e cerco di mantenermi in forma il più possibile, penso sia molto importante. Nel tempo libero, amo giocare a calcio a 5, correre e, anche se leggermente, praticare body building”.

Tornando alla montagna, per ora, la cima più alta raggiunta da Marco nelle sue escursioni in montagna è il Mount Island Peack, nella catena dell’Himalaya, a quota 6189 metri (l’Everest è a 8.848 metri): “Un viaggio che mi ha insegnato moltissimo: sono stati due mesi e mezzo tra India, Nepal e Tibet e scalare una montagna, per me, significa raggiungere l’apice della felicità. Mi sono sentito realizzato e fare tutta quella fatica ne è valsa la pena, sono riuscito a dimostrare a me stesso che la sordità sarà anche un limite che, però, può essere superato.

Quando sono arrivato in cima, lo ricordo bene, mi sono sentito senza paura, capace di affrontare tutto, come se fossi in grado di volare. Cosa direi alle persone sorde che non fanno sport? Il mio consiglio è quello di affrontare la vita senza paura, che poi è anche il mio motto. Non bisogna pensare che la sordità o la disabilità in generale ci limiti in maniera tanto forte. Perché non è vero. Bisogna sempre provarci per dimostrarlo e, spesso, i limiti più grandi sono quelli che ci creiamo da soli”.

Elena Sandre. Fonte: incodaalgruppo.gazzetta.it

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