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Silvia Palmieri e il Museo degli Errori

Gli errori sono necessari, utili come il pane, e spesso anche belli: per esempio la torre di Pisa. Gianni Rodari

Nata a Roma, sorda profonda e figlia di sordi oralisti, Silvia Palmieri ha vissuto prima nel mondo degli udenti e dopo in quello dei Sordi. Appassionata di materie visive, consegue la maturità artistica e si laurea con lode in Grafica e Progettazione Multimediale presso la Facoltà di Architettura dell’università La Sapienza. Trova subito impiego nell’ufficio comunicazione di una prestigiosa casa immobiliare di Roma ma comprende che non è quella la sua strada. Vincitrice della borsa di studio Fulbright-Roberto Wirth, studia un anno presso la Gallaudet University dove approfondisce vari aspetti legati all’educazione bilingue e ai prodotti audiovisivi per bambini. Entra così nel mondo dei sordi e vive esperienze decisive per il proseguimento del proprio percorso lavorativo. Al rientro in Italia consolida le proprie competenze collaborando con associazioni dedicate ai Sordi. Ora si appresta a tornare nello stesso team di ricerca negli Stati Uniti grazie alla Residenza Creativa della Gallaudet University.

1) Che cosa significa per te essere sorda?
Significa essere dotata di molte risorse in più, tra cui la più importante è il saper comunicare in due lingue che si articolano in modalità completamente diverse. Una delle frasi più belle che mi piace citare in questo caso è: “si vive una vita per ogni lingua che si parla”. Non si tratta soltanto di conoscere la lingua ma anche la cultura, i modi di dire, l’umorismo, la comunità, le usanze e così via. Oltre a essere bilingue potrei anche definirmi “biculturale”. Tutto ciò non fa altro che arricchire il mio bagaglio culturale e ampliare le mie vedute. Due è meglio che uno.

2) Come sei stata esposta alla lingua italiana?
Ho adorato la lingua italiana fin da subito e ciò lo devo a mio nonno udente, professore di Lettere alla Scuola Media, diventato successivamente preside e fondatore della Scuola Media Speciale per Sordi Giuseppe Mazzini, istituita per aiutare la figlia sorda e per garantire un’educazione adeguata agli studenti sordi. Mio nonno era invalido di guerra e ipovedente, quindi non ci era possibile comunicare segnando. Per questa ragione sono stata ben motivata a parlare per farmi capire. Lui mi correggeva le pronunce ed è in questo modo che ho imparato a parlare e a usare correttamente la voce. Mi affiancava altresì durante lo svolgimento dei compiti, ed è con lui che ho mosso i primi passi nel mio percorso di apprendimento linguistico. Egli sapeva incuriosirmi, affascinarmi e coinvolgermi grazie alla magia del racconto. Mi ha dotata piano piano di parole, di grammatica, sintassi e così via, come fossero strumenti di gioco e di composizione. Conservo ancora dei ricordi vivissimi, come ad esempio quando leggevo ad alta voce i testi scolastici. Se inciampavo in una parola che mi era difficile pronunciare, lui me la faceva ripetere cinque volte e alla quinta mi regalava una caramellina. Ne aveva sempre un pugno pronto in tasca. Imparare da mio nonno è stata una prova di comunicazione che mi ha preparata per affrontare il mondo a cui mi stavo affacciando. Vivere con la mia famiglia è stato molto costruttivo. I miei genitori sordi hanno saputo seguirmi nel migliore dei modi e mi hanno fornito gli strumenti giusti per poter attingere alle informazioni nel pieno delle mie capacità e farmi spazio nel mondo della comunicazione scritta e verbale. Avere l’abilità di formulare un’intera frase in totale indipendenza mi gratificava e mi ha motivata ad ampliare giorno per giorno il mio vocabolario. Sapermi esprimere verbalmente con i termini giusti era per me sinonimo di libertà di espressione e allo stesso tempo di integrazione.

3) Perché hai scelto di intraprendere un percorso artistico e orientato poi alle tecnologie multimediali?
Con la passione innata per la creatività, mi sono da sempre dedicata allo studio della comunicazione visiva, concludendo gli studi liceali con la maturità artistica a indirizzo Grafico-Visivo presso il Liceo Artistico Statale Giorgio de Chirico di Roma. Constatando che il messaggio visivo si esprime meglio in una dimensione multimediale, ho proseguito i miei studi in un ambiente orientato alle tecnologie multimediali. Durante il ciclo di studi universitari ho acquisito competenze di progettazione multimediale che hanno consolidato le mie passioni e ampliato le mie capacità. Sono passata dalla produzione manuale a quella di computer grafica, spaziando dall’infografica e comunicazione grafica 2d e 3d sino alla produzione video con l’utilizzo di effetti speciali o della motion graphic. Ciò mi ha permesso di varcare le porte dell’espressione visiva e mi ha dotato di una forza di elaborazione creativa adattabile a diverse situazioni, tra cui i progetti di ricerca presso la Gallaudet University.

4) Quali studi hai condotto alla Gallaudet University?
Ho seguito vari corsi tra cui Visual Studies, Advanced Digital Media, Literary Traditions in the Deaf Community, Creative Research and Application in Storytelling. Ho collaborato con il team di ricerca di Visual Learning and Visual Language (detto in breve VL2) e di Motion Light Lab in progetti di ricerca creativa e creatività applicata. Esplorando prodotti multimediali per bambini sordi, tra cui le VL2 Storybook Apps, ho riscontrato un grande spirito di partecipazione che ha permesso la realizzazione della prima storybook app “The Museum of Errors/”Il Museo degli Errori”, realizzata direttamente in due versioni: ASL/Inglese e LIS/Italiano, entrambe disponibili su Apple Store.

5) Quali differenze hai riscontrato da un punto di vista di accessibilità tra gli Stati Uniti e l’Italia?
L’accessibilità negli Stati Uniti è maggiormente garantita ed è quindi associata a valori progressivi. Uno degli esempi più concreti e che mi ha colpito è la definizione di Deaf Space: concept architettonico volto a promuovere la comunicazione tra persone sorde in un ambiente a loro favorevole. Nonostante il mondo sia costruito e progettato per persone udenti, in quella sede mi sono sentita a mio agio poiché non ero più una persona da dover integrare. Lì ho capito che fosse giunto il momento di pensare e agire secondo ciò che valorizza l’unicità di noi sordi.

6) Perché hai deciso di formarti come docente LIS?
Inizialmente per colmare un vuoto linguistico che ho scoperto di avere durante la mia permanenza alla Gallaudet University. In quel periodo ho appreso volentieri e con una certa curiosità la Lingua dei Segni Americana. Al rientro in Italia mi sono dedicata allo studio approfondito della Lingua dei Segni Italiana. Ho affrontato questo percorso ben consapevole della dimensione visiva in cui si esprimono le lingue segniche. Un’ottica a me congeniale. Una volta conseguito il diploma come docente, ho deciso di dedicarmi alla grafica specializzata e applicata alla didattica per studenti sordi.

7) Quali possono essere strategie visive utili nella didattica per studenti sordi?
Tutte quelle metodologie volte a favorire lo sviluppo della comprensione, garantendo in primo luogo le caratteristiche peculiari della ricettività dei sordi: la centralità dell’aspetto visivo e la tracciabilità delle informazioni. Il focus della mia ricerca non si rivolge tanto allo strumento visivo, quanto all’uso che se ne fa. L’obiettivo è di fornire soluzioni che tengano conto delle facoltà degli studenti per rispondere ai loro bisogni di apprendimento e trarre vantaggio dall’ausilio di materiali visuodidattici, come ad esempio la lavagna multimediale. Bisogna essere sempre al passo con l’evoluzione e saper sviluppare congegni che contribuiscano al processo di acculturazione favorendo naturalmente l’apprendimento dello studente sordo, senza dimenticarci che prima di tutto è uno studente visivo.

8) Com’è nata l’idea di creare la prima storybook app del Centro Assistenza per Bambini Sordi e Sordociechi CABSS Onlus?
Valorizzare ciò che mette in rilievo le peculiarità della Lingua dei Segni è il filo conduttore su cui si basa l’idea del progetto di studio presso la Gallaudet University. L’idea nasce per avvicinare i bambini sordi alla lettura. Tale intento ci ha portato a incorporare vari elementi ricchi linguisticamente in una storia narrata in due versioni bilingue: ASL/Inglese e LIS/Italiano. Nella versione italiana c’è una novità: compare una giovanissima attrice di nome Sofia. Così facendo i piccoli lettori possono identificarsi con una narratrice della loro età e questo non fa che aumentare il loro coinvolgimento. Il risultato è quindi la realizzazione de “Il Museo degli Errori”, una VL2 Storybook App ispirata a Rodari e che esplora in modo divertente la Lingua dei Segni attraverso l’errore creativo dei segni “perfettamente sbagliati”. Quale miglior occasione per celebrare il centenario della nascita di Gianni Rodari!

9) Quali progetti hai per il futuro?
Vorrei continuare a trasmettere agli altri ciò che per me è fondamentale. Mi piacerebbe proseguire nel campo di applicazione grafico-visiva e creare soluzioni pensate per sordi. Il progetto per ora più imminente è il ritorno alla Gallaudet University per collaborare con il team di ricerca con cui ho studiato durante la borsa di studio. Mi impegnerò in studi e progetti che uniscano in maniera vantaggiosa la tridimensionalità della Lingua dei Segni alle potenzialità della produzione visiva multimediale.

10) Qual è il tuo motto?
“Sii tu stesso il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” di M. Ghandi.
Michele Peretti. Fonte: viverefermo.it

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Silvia Palmieri
CABSS
Gallaudet University
Archivio delle interviste di M.Peretti