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Coronavirus. La lettera aperta al Governo

Bonus 600 euro: lettera aperta al Governo

Fra i recenti provvedimenti straordinari assunti in occasione dell’emergenza COVID-19 c’è anche il noto bonus di 600 euro, misura pensata per sostenere i lavoratori autonomi (comprese le cosiddette “partite IVA”) altrimenti privi di strumenti di protezione e di integrazione del reddito come la cassa integrazione.

È senz’altro una misura che tenta di supportare una ampia fascia di persone in probabile difficoltà economica.

Tuttavia in fase di applicazione di quel bonus sono stati introdotti elementi che comportano una ingiustificabile disparità di trattamento per i lavoratori autonomi invalidi: se questi percepiscono una integrazione al reddito appunto in ragione della loro invalidità vengono esclusi dal nuovo bonus di 600 euro.

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La FISH ponendo il problema all’INPS ha già ottenuto una risposta: l’esclusione non riguarda le pensioni/assegni assistenziali, quelli per invalidità, cecità e sordità civile, ma “solo” le analoghe prestazioni previdenziali di invalidità, quelle che spesso constano di poche centinaia di euro e che derivano da versamenti previdenziali del lavoratore stesso.

Una discriminazione che FISH, assieme a FAND, FAVO, Uniamo e AIL, chiede che venga tempestivamente rimossa. Lo chiede in modo preciso una lettera aperta al Governo che le organizzazioni hanno diffuso in queste ore e che è disponibile anche in questo sito al link seguente.

Scarica la lettera aperta al Governo sul Bonus 600 euro (pdf)

salute coronavirus

Coronavirus: su quali tutele possono contare adesso le persone con disabilita’

Il Decreto «Cura Italia» da poco varato dal Governo italiano prevede la possibilità di attivare prestazioni individuali domiciliari, congedi parentali e forme di lavoro agile.

C’è chi ha dovuto sospendere le cure.
Persone con disabilità anche gravi, dovute a malattie rare o croniche complesse, ora ancora più fragili, insieme alle loro famiglie, in quest’emergenza sanitaria. C’è chi ha difficoltà ad accedere all’assistenza e a terapie anche salvavita, chi addirittura ha dovuto sospendere le cure, come segnala Daniela Lauro, presidente di Famiglie SMA, associazione di genitori con figli che soffrono di atrofia muscolare spinale, grave malattia rara: «I centri ospedalieri stanno sospendendo la terapia con l’unico farmaco ad oggi approvato, che riduce la mortalità fino al 50% e la perdita delle funzioni motorie: va fatta in terapia intensiva e, al momento, non è possibile per lasciare spazio ai malati di Covid-19». Col Decreto «Cura Italia», in vigore dal 17 marzo, poi, è stata sospesa in tutta Italia l’attività dei Centri diurni per le persone con disabilità. Dopo la chiusura delle scuole, è un altro fardello per famiglie già provate. «È una misura necessaria per tutelare la salute, visto che ci sono stati diversi contagi ed è deceduta una persona con disabilità di appena 38 anni, la più giovane vittima» ricorda Vincenzo Falabella, presidente Fish, Federazione italiana superamento handicap.

Le misure per chi lavora.
«Il Decreto prevede la possibilità di attivare prestazioni individuali domiciliari lasciando, però, discrezionalità alle amministrazioni pubbliche, ma va garantita l’assistenza domiciliare alle persone con disabilità e alle famiglie in difficoltà che la richiedono, nel rispetto delle misure di sicurezza. Il provvedimento introduce una deroga alle norme contrattuali, per cui ora gli operatori sociosanitari del centro e gli insegnanti di sostegno e gli assistenti alla comunicazione sono tenuti a recarsi al domicilio della persona con disabilità, adottando le misure di protezione». Tra le tutele introdotte, poi, c’è il diritto a restare a casa fino al 30 aprile per il dipendente con disabilità grave (certificata in base alla legge 104/1992, art. 3, comma 3), o al quale è stata certificata una condizione di rischio da immunodepressione o esiti da patologie oncologiche o da svolgimento di terapie salvavita: l’assenza dal lavoro è equiparata alla malattia, quindi retribuita. Quanto alle misure previste per i genitori, i lavoratori dipendenti che hanno figli con disabilità, a casa per la chiusura della scuola o del centro diurno, possono chiedere lo smart working (lavoro agile) o assentarsi, fino al 30 aprile, dal luogo di lavoro senza rischiare il licenziamento. Oltre ai 3 giorni di permessi lavorativi retribuiti, di cui può usufruire in un mese chi ha una disabilità grave e chi l’assiste, si aggiungono altri 12 giorni per un totale di 18, che possono essere distribuiti nei due mesi di marzo e aprile (i giorni di permesso non “scadono” a fine mese).

Disabilità intellettiva.
I dipendenti privati che hanno figli con disabilità possono usufruire di 15 giorni di congedo parentale (continui o frazionati) retribuito al 50% della retribuzione. Le informazioni sulle misure per le persone con disabilità e per chi le assiste sono disponibili in formato accessibile sul sito disabilita.governo.it dell’«Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità», istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per le persone con disabilità intellettiva e disturbi del neurosviluppo, l’Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale (Anffas) ha «tradotto» le 10 regole di comportamento in un linguaggio facile da leggere e da capire. Dice il presidente Roberto Speziale: «È uno strumento per insegnare l’autodisciplina, per esempio, non è semplice spiegare a chi ha una disabilità intellettiva perché non può abbracciare le persone verso le quali ha un trasporto affettivo».

Le attività didattiche.
Con la chiusura delle scuole e dei centri diurni, le famiglie devono riorganizzare la quotidianità. «Abbiamo attivato un’unità di crisi a livello nazionale, con un gruppo di esperti e tecnici della nostra rete di volontariato, per dare alle famiglie, per quanto possibile, un supporto pratico e psicologico per gestire le tante criticità — spiega Speziale — . In molti casi, insegnanti e operatori dei centri diurni organizzano attività didattiche, di intrattenimento e soprattutto di relazione per mantenere il contatto e contenere l’ansia, per ora a distanza, per esempio anche tramite video-chat, visto che mancano i dispositivi di sicurezza per farlo a domicilio. La situazione è ancora più complicata in caso di disabilità complesse e disturbi comportamentali gravi, e ci sono genitori anziani con figli adulti disabili chiusi in casa, da soli, ormai da giorni: per loro vanno messi in campo interventi adeguati da parte di Asl, servizi sociali, organismi preposti».
Maria Giovanna Faiella. Fonte: corriere.it

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Coronavirus e i sordi
Emergenza Sordi
Ufficio Disabili del Governo

Costituzione italiana art. 3 storia dei sordi