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Santuario della Madonna di Cotrino, in Latiano (Brindisi)

 In contrada Cotrino, agli inizi del 1500, fu ritrovato in modo prodigioso, un affresco rupestre: ad una donna, cieca, sorda e muta, apparve in sogno la Vergine. Dopo averla guarita la invitò a recarsi in contrada Cotrino dove le disse che avrebbe trovato un’immagine dipinta su un muro, nascosta fra i rovi. E l’immagine fu veramente scoperta.

 

Qui fu dunque costruita una chiesa alla Madonna. Più tardi, nel XVII secolo sorse un monastero che dal 1922 è custodito dai Cistercensi di Casamari. Il nuovo tempio, opera dell’ingegner Luigi Sticchi, è stato consacrato dal vescovo di Oria, monsignor Armando Franco, il 7 novembre del 1992.

Il santuario di Santa Maria di Cotrino è ubicato a circa un chilometro dal centro abitato di Latiano e dal 1922 è retto da monaci cistercensi. Accanto alla vecchia chiesetta nel 1992 è stata aperta ai fedeli una nuova e maestosa chiesa. In essa è esposta un’effigie della Vergine di Cotrino di stile bizantino. Il 6 maggio viene celebrata la festa della ” Madonna di Cotrino “.

Le prime notizie sulla data della festività risalgono al 1600 quando il vescovo di Oria, Lucio Fornaro, diede il suo beneplacito per onorare la Vergine di Cotrino in modo solenne. Il giorno fissato fu la seconda domenica di Pasqua. In seguito ci sono state variazioni, anche se temporanee, forse dovute alle condizioni meteorologiche, finché la data definitiva è stata fissata per il 6 Maggio. Una processione partiva dal paese e quando si arrivava a Cotrino si celebrava la Messa e si cantavano i vespri. La processione aveva carattere penitenziale infatti i devoti portavano sulle spalle tufi, travi o pietre per espiare le proprie colpe e purificarsi e contemporaneamente recitavano il rosario e innalzavano canti.

Oggi i festeggiamenti iniziano il pomeriggio del 4 Maggio quando la statua in cartapesta del XIX secolo, custodita nella chiesa Matrice di Latiano, viene portata in processione a Cotrino; dal 1992 la sera dello stesso giorno si svolge una fiaccolata partendo dalla chiesa della Greca fino al Santuario a cui fa seguito una veglia di preghiera.

Il giorno successivo la statua viene riportata, sempre in processione, nella chiesa Matrice. Infine il 6 Maggio si svolge la solenne processione della statua della Vergine per le vie di Latiano.

Diocesi: Oria. Indirizzo: Via Oria.
Calendario:
La festa del santuario si celebra il 4-5-6 maggio.
Il 20 agosto festa di san Bernardo. Abate di Chiaravalle

Note: Il santuario produce e vende olio e vino. Si vendono anche liquori, caramelle, prodotti cosmetici, apiari ed erbe medicinali, prodotti in altri monasteri.
Fonte:www.mariadinazareth.it

Santuario
RITROVAMENTO DELL’EFFIGIE
di P.Damiano Angelo Leucci
Le poche scritte sul Santuario della Madonna di Cotrino si basano tutte sulla narrazione dei fatti che hanno portato al ritrovamento di una immagine della Vergine SS. L’avvenimento è tramandato da due tradizioni con impostazione “leggendaria”. Riporteremo interamente i dite racconti perché serviranno, come supporto all’intera indagine per la ricostruzione storica degli avvennimenti successivi.
La prima tradizione, di V. Pepe, pur rimanendo medita, è stata consultata da coloro che si sono interessati al Santuario. Noi cogliamo l’occasione per renderla di pubblico dominio.
In un venerdì dell’aprile 1605, verso le ore 15, una giovane contadina forestiera, accompagnata dal suo consorte, entrava in Latiano e domandava alle donne, che a quell’ora erano sotto la porta, dove fosse di casa l’Arciprete.
Era in quel tempo Arciprete di Latiano – comune che allora contava settecento fuochi o famiglie —, Don Bernardino Verte, dotto e santo sacerdote, che cosa insolita specialmente in quei tempi, esercitava anche la professione di notaio. Egli, non senza grande stupore ascoltò il racconto della prodigiosa visione.
— “Mi chiamo Lucia, sono di Basilicata ed ero cieca, sorda e muta. Una notte vidi in sogno la Madre di Dio che mi disse: “A TE VENGO DAL CIELO” e subito in quell’istante vidi, udii e parlai. Poi soggiunse. VA NEL LA PROVINCIA DI TERRA D’OTRANTO, NELLA. TERRA Dl LATIANO E PRECISAMENTE NEL TERRITORIO DI COTRINO E IVI TROVERAI UNA IMMAGINE NASCOSTA IN UNO SPIPETO”. Nel 1605 Cotrino era una grossa masseria aggregata a Latiano e posseduta dallo stesso Arciprete Don Bernardino Verre.
Fu facile dunque al detto Arciprete riunire, la stessa sera, i suoi parrocchiani, esporre dall’altare maggiore il grande prodigio ed esortate tutti ad accompagnare, alta mattina del sabato, la giovane Lucia a Cotrino per la preziosa ricerca.
Ed ecco, all’alba del sabato, nel territorio di (latrino e alla presenza del/intero popolo, la stessa Lucia, come guidata da un lume divino, correre sotto uno Spineto e di li ritrarre intatta, come l’aveva vista in sogno, l’antica e bella immagine della Vergine Celeste.
Colmi di giubileo e di stupore i Latianesi, genuflessi, venerarono la Vergine degli Angeli. Poi la collocarono su di un altare innalzato provvisoriamente in un locale della masseria. Innanzi all’altare accesero una lampada votiva e vollero che a pubbliche spese fosse edificata una cappella, proprio nel luogo ove era lo spineto che aveva per più di nove secoli tenuta nascosta la Sacra Immagine.
La seconda tradizione, questa volta edita, ci viene trascritta dal Montorio. Noi la citeremo per esteso per un più facile confronto con la precedente.
— “Laziano è una terra mediocre di circa 320 fuochi, ed è ne/la medesima diocesi di Oria, quanto oscura nei suoi principi, tanto rinomata, ed illustre per una miracolosissima, Immagine di Maria Vergine, che ivi vicino si adora sotto il nome di Cotri¬no. denominazione presa dal luogo, dove Ella fu ritrovata alcuni secoli or sono, non sapendosi l’anno preciso, stantecché l’antichità ne ha oscurata la memoria, né se ne trova la scrittura, che palesare lo possa, e solamente si sa per tradizione, che da tem¬po immemorabile fu trovata nel seguente modo.
Per non sò qual disastroso accidente una povera donna (di quel paese si fosse, non e venuto a mia notizia, e presuppongo, che/osso di questo Regno, e non della presente provincia) restò in un tratto offesa in tre sensi del corpo, perchè cieca, sorda e muta. Dispiacendo alla misera più di ogni altro travaglio la perdita della vista, votossi a S.Lucia, come protettrice degli occhi; che però lasciando il nome del Battesimo, si fé chiamare anch’essa Lucia; ma così disponendo la Provvidenza Divina, non fu esaudita dalla Santa, per altro prodigiosa in simile infermità.
Visse ella molto tempo col marito senz’altra speranza di rimedio abile a guarirla almeno d’uno dei tre difetti accennati, e molto dannosi ad una donna capo di casa. Ma quando il rimedio appresso di essa, e dei suoi parenti era giù disperato, vi prov¬vide la Madre di Dio, per scoprire per mezzo di questa cieca un tesoro nascosto, cioè una sua Immagine miracolosa: il che servirà per confondere coloro, li quali si la¬mentano a torto dei trovagli, mentre questi per lo più sono ordinati da Dio per cavarne un bene maggiore.
Apparvele dunque una notte la Vergine, e chiamatola coi proprio nome, così le disse:
“IO SONO LA MADRE DI DIO CHE VENGO AD ASSICURARTI CHE SEI
GIÀ LIBERA DA OGNI TUO MALE, PERCHÉ VEDRAI, UDRAI E PARLERAI A TUO TALENTO. IN CONTRACCAMBIO VOGLIO DA TE, CHE VADI ALLA PROVINCIA DI CAPO D’OTRANTO, E PROPRIO NEL LUOGO DETTO CUTRINO, TERRITORIO DELLA TERRA  DI LAZIANO, ED IVI  TROVERAI UNA MIA IMMAGINE NASCOSTA SOTTO ALCUNE MACCHIE, ALLA QUALE VOGLIO, CHE SI FABBRICHI NELLO STESSO LUOGO UNA CHIESA”.
Così disse la Vergine e disparve; e la donna risvegliata, trovò esser vero, non vano sogno quanto area veduto, e udito dormendo, perché potè parlare, e svegliare dal sonno il marito, il quale stupefatto nel sentir parlare la moglie, interrogala come avesse ella recuperata, la perduta favella, al che rispondendo speditamente la donna, raccontogli quanto aveale comandato la Vergine.
Fatto già giorno, e veduto dal marito essere tutto vero, determinò ubbidire al comando della misteriosa Signora, portandosi ambedue ben presto nella Terra di Laziano, e indi al luogo accennato da Maria, dove conforme avea Ella detto, trovarono la nascosta Immagine dipinta in un muro coperto di sterpi e spini. Ed acciocché fos¬se venerata con decoro, andarono per qualche tempo chiedendo limosine per quei dintorni, e di quelle ferono ivi a suo tempo fabbricare una piccola chiesa.
Abitarono l’uno e l’altra alcuni anni in detta Terra, cioè fino a che fu compiuta perfettamente la detta chiesetta, nel qual tempo più volte la detta donna fu risvegliata dal sonno la notte dalla Madre di Dio, che domanda vale, che andasse alla sua chiesa di Cutrino, perché era smorzata la lampada. Ubbidiva ai cenni di Maria la devota Lucia, ed a quell’ora medesima niente incomodata dalla oscurità della notte o perché perdesse il sonno, colà portavasi ad accenderla, infatti trovandola spenta; e quello che più ricava meraviglia si è, che ella in quel breve viaggio di circa un miglio era accompagnata da una Donna Maestosa, quasi scorta, e guida fedele tra quegli orrori; così pagando la Vergine colla sua assistenza la fedele servitù di quella sua devota.
A quella chiesetta — che è posta come si disse un miglio distante da Laziano verso occidente, accanto alla strada pubblica, per la quale si rada Loziano a Francavilla —, concorreva in quei primi tempi, e perseverò moltissimi anni, copioso popolo; e perchè dispensava la Vergine ai bisognosi continue grazie, si moltiplicarono a segno tale li voti, e le limosine, che parendo a quelli della Terra essere quella chiesa assai angusta, pensarono fabbricare un’altra più grande, e magnifica, come poi seguirono, collocando la Santa Immagine sull’altare maggiore.
Ed acciocché le offerte fatte a Maria non andassero o male per mancanza di perso¬na discreta, e dabbene, che ne avesse cara, il paterno zelo, e pastorale vigilanza di Monsignor Lucio Fornaro Vescovo di Oria alle tre febbraio 1607, sedendo sulla Cattedra di S. Pietro la felice memoria di Paolo V,  con speciale bolla ne concedette il governo a titolo di Rettoria al Capitolo di detta terra di Laziano, assegnandone il titolo di Abate al Procuratore Generale di detto Capitolo. La seconda domenica di Resurrezione vi si celebra solennissima festa con concorso grande di popolo, com¬pagnie di soldati, che accompagnano tutto il clero, il quale si porta in processione per cantarvi i primi vesperi, e la mattina la Messa  solenne, cantata dall’Arciprete prima dignità di detto Capitolo “ (2).
Nella prima tradizione tratta da Vittorio Pepe, un cittadino di Latiano, si può notare la precisione dei dati storici, e soprattutto il diretto intervento dell’Arciprete che organizza il popolo nella ricerca.
Il carattere di queste precisazioni, certamente, è dovuto alla volontà dell’autore di comprendere e fondare storicamente la realtà dell’attuale devozione del Popolo latianese verso la miracolosa immagine della Madonna di Cotrino. Dico dell’attuale perché ritengo che l’espressione culturale e culturale dei Latianesi, nei riguardi della Sacra Immagine, non sia molto cambiata dalla fine dell’800, tempo in cui è vissuto il Pepe, fino ai giorni nostri.
Seguendo il pensiero di D.Sabbatucci si può ritenere che il Pepe ha storicizzato la leggenda originaria. infatti: “si considera la storificazione dei miti come una “positiva” rinuncia al fantastico, e, al tempo stesso, come una dissacrazione o rinuncia al prodigioso sacrale” (3). Tutto ciò renderebbe più razionale e oggettivo il comportamento del popolo a livello di tradizione prettamente esteriore, e più comprensibile e accettabile l’espressione culturale.
Il racconto del Montorio la seconda tradizione, si presenta sotto una veste letteraria più mitologica. Anche egli, sempre secondo un’analisi storico—religiosa del racconto, darebbe senso alla realtà storica che il popolo di Latiano già viveva nel 1715, anno di pubblicazione dell’opera.
Infatti, con il mito, secondo il Brelich, “la società dà senso alle proprie condizioni e forme di esistenza” (4).
Il racconto, sebbene ponga l’accaduto in tempi lontanissimi, “dove Ella fu ritrovata alcuni secoli sono, non sapendosi l’anno preciso, stantecché, l’antichità ne ha oscurata la memoria,… che da tempo immemorabile fu trovata nel seguente modo” (5);  dà senso e fonda l’esistenza storica del culto alla Vergine di Cotrino; tuttavia in alcun modo ne assicura la stabilità. Infatti è il provvedimento del Vescovo di 0ria Lucio Fornari, del 3-2-1607, che cerca di prevenire una eventuale agonia e morte della devozione mariana del popolo latianese.
Certamente ci troviamo di fronte a due racconti che, sebbene concordino sul ritrovamento in se stesso, tuttavia sono discordi enormemente sulla datazione. È opportuno, quindi, tentare, almeno sommariamente, un pò di critica storica dei due testi e stabilire, così, quale tradizione sia più accettabile. Infatti, essendo i due racconti di origine leggendaria, contengono indizi storici, anche se si intravedono appena. Infatti: “la storia, per ricostruire fedelmente gli avvenimenti, si basa sul controllo dei documenti e delle testimonianze. La leggenda, invece, è fondata su racconti tramandati oralmente da padre in figlio, da generazione in generazione. E’ facile comprendere che nel racconto di un fatto, di un avvenimento, ognuno aggiunge particolari e circostanze del tutto estranei al racconto originario.
E’ come quando si sente narrare da più persone, a distanza di tempo, un avvenimento importante al quale esse abbiano partecipato: ognuno lo presenta secondo il proprio modo di vedere e sentire, secondo la propria immaginazione. Ciò significa che nella leggenda c’è sempre un qualche fondo di verità, ma che bisogna stare attenti a non prendere per buono tutto il racconto leggendario”(6).
Il Pepe pone l’avvenimento con precisione nello aprile del 1605; Montorio, in¬vece, che scrive nel 1715, lo pone molti secoli prima. L’affermazione molto remoto del Montorio esclude decisamente la data del 1605, altrimenti, più convenien¬temente avrebbe detto: “circa un secolo fa”.
Inoltre, c’è un disaccordo interessante, ma fortunato, per la possibilità di confrontarlo con altri dati: il numero delle famiglie, o meglio dei fuochi del paese di Latiano: 320 per il Montorio, nel 1715, e 700 per il Pepe al tempo del ritrovamento, nel 1605.
Ora da varie notizie (7) risulta che il numero degli abitanti si è costantemente accresciuto, e che mai si è avuto il regresso che risulterebbe dai due racconti. Quindi sembra più attendibile la datazione del Montorio.
Infine l’affresco della Madonna presenta dei graffi: per lo più sono delle date che ci fanno capire come già nel 1535, è la data più antica, l’effigie della Madonna fosse conosciuta e venerata.
L’intervento del Vescovo di Oria Lucio Fornari, nel 1607 sia per quanto riguarda il trasferimento del Beneficio dal Capitolo Cattedratico di Oria a quello di Latiano e sia per quanto riguarda l’istituzione della festa, 1606, mi sembra troppo vicina al rinvenimento del 1605, voluto dal Pepe.
Alcune donazioni di Apollonia Verre, nel 1604, alla chiesetta di Cotrino, sembrano inspiegabili se il ritrovamento fosse avvenuto  anno successivo.
Da questi indizi, sia sopratutto dalla visita pastorale del 1565, dell’Arcivescovo di Brindisi, Bovio, è evidente che come data di reale fondazione non possa essere assunta la circostanziata descrizione del Pepe collocata nel 1605, bensì quella più antica lasciata intendere dal Montorio.
Per concludere sulla attendibilità del contenuto dei due racconti, ritengo che le due redazioni, quella del Pepe e quella del Montorio, siano ambedue attendibili, solo che ci hanno trasmesso due avvenimenti importanti, ma diversi.
li Montorio ci ha trasmesso il primitivo ritrovamento dell’affresco rupestre avvenuto qualche secolo prima del 1715, certamente prima, ma non molto, del 1535.
Anche il Pepe ci ha trasmesso un ritrovamento primitivo. Solo che, mentre il racconto del Montorio si riferisce al ritrovamento materiale per opera del popolo, il Pepe ci tramanda la presa di coscienza, e quindi il riconoscimento legale del fatto da parte dell’autorità ecclesiastica rappresentata nella persona dell’Arciprete Don Bernardino Verre; autorità ecclesiastica clic è del tutto assente nella redazione del Montorio. Cosa che l’autore difficilmente avrebbe taciuto o sottovalutato essendo egli stesso un frate (8).
In conclusione, si può quasi certamente affermare che sui primi del 1500 fu rinvenuto, in contrada di Cotrino, nel territorio di Latiano, un affresco rupestre che la devozione popolate ha venerato e amato. Quando, dopo circa un secolo, questa devozione era ormai parte integrante della espressione della pietà popolare, intervenne l’autorità ecclesiastica, relazione Pepe, a riconoscere ufficialmente questo dato di fatto, e farsi guida di tale devozione affinché non finisse nell’oblio tanto manifestazione di fede.
Note:
1) V.PEPE, in appunti manoscritti di M.Cassoni. Estratto dattiloscritto di P.Caputo in “Documenti Cutrinesi”; pp.6-7.
2) S.MONTORIO, Zodiaco di Maria, ovvero le Dodici Province del Regno di Napoli; pp.529-531.
3) D.SABBATUCCI. Lo Stato come conquista culturale. Ed.Bulzoni, 1975, pag.21.
4) A.BRELICH. Introduzione alla storia delle religioni. Ed. Ateneo/Buzzarri, 1966, p.11.
5) S.MONTORIO, op.cit.
6) G.DE ROSA e A.CESTARO. Mito storia civiltà, vol.1, p.167.
7) V.PEPE, op.cit. I, pag.16, II, pag.47. I: (anno 1715) la popolazione allora non superava i 2000 abitanti. II: (colera 1886) nel caso particolare si ebbero quasi 2000 attaccati e 502 morti. Cifra enorme, per Latiano, che in quel tempo non contava più di 6000 abitanti.
8) S.MOTORIO era figlio del Convento di Santa Maria della Sanità di Napoli, dell’Ordine dei Predicatori.
(Il contributo materiale del Consiglio Regionale ENS per la Puglia)

 


Il Santuario della Madonna di Cotrino, in Latiano (Brindisi)