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Santuario della Madonna del Covolo di Crespano (Treviso)

Santuario della Madonna del Covolo di Crespano (Treviso). Santuario del popolo.  La devozione alla Madonna del Covolo di Crespano ha certamente radici diffuse in tutto il Pedemonte ed anche nell’Asolano. Secondo una pia tradizione, l’apparizione della Madonna risale alla metà del sec. XII, quando la Vergine guarì una pastorella sordomuta. Sul posto sarebbe poi stata eretta una chiesa.

La tradizione popolare aveva così accettato una storia non molto dissimile da altre; la fede aveva fatto il resto e gli storici del santuario prodotto libricini edificanti, inserendo notizie degli ultimi secoli.
Le sacralità pagane e cristiane

L’ambiente naturale dove sorge il santuario del Covolo ha una sua suggestione sacrale che può far pensare ad un luogo di culto di molto precedente all’era cristiana, forse addirittura paleo-veneta.

Le analogie con Lagole, dove si sono rinvenuti preziosi ed illuminanti reperti di antichi riti, sono notevoli.

La zona è di montagna con bosco vicino, c’è una sorgente (Tre Busi) ritenuta salutifera, una grotta delle Guane che nelle fiabe di molte regioni alpine si chiamano Langanae.

Erano ninfe fluviali (etimologicamente Aquanae) benefiche e curatrici, alle quali si facevano offerte propiziatorie, anche di piccoli oggetti (simpule). Il rito sacrale vero e proprio si sarebbe svolto sulla dorsale della valle o in una radura con fuochi e libagioni (tradizione dei falò). Il toponimo Covolo potrebbe tramandarci l’esistenza di una sede di cacciatori del paleolitico superiore (cfr. Covoli di Trene) grazie alla presenza della grotta omonima, semidemolita per ampliare il santuario attuale.

Tutto ciò diventerebbe possibile, anziché solo verosimile, se scavi archeologici portassero alla luce oggetti o indizi dell’ipotesi espressa. La tradizione cristiana ha attribuito alla Madonna il miracolo dell’acqua salutifera sgorgante dai Tre Busi ed alla sua volontà la erezione del Santuario vicino alla grotta del Covolo, ora murata.

La stessa costruzione della chiesa o di qualcosa di sacro cristiano dovrebbe avere una certa analogia con la vicina Valle S. Felicita antica sede di mercato, che conserva un sacello costruito nel 1815 per esorcizzare gli spiriti cattivi, contro i quali fu compiuta una processione nel 1724. L’edicola sacra esiste secondo una mappa del 1690.

Un’altra tradizione racconta che il vecchio paese di Crespano si trovasse molto più vicino al Covolo, diverso dalla Crespano cresciuta vicino al Casteller in riva al Lastego, nell’attuale via S. Michele. In quella che sarà la chiesa di S. Marco, principale del paese, troverà collocazione un altare dedicato alla Vergine del Covolo, trasferito poi nel Duomo nell’attuale altare della Madonna. L’altare quindi potrebbe essere il filo conduttore di un antichissimo ricordo legato alla esistenza di una chiesa, trasformata poi in edicola sacra. Edicola che potrebbe avere avuto anche la sua origine nella sacralità pagana e animistica del luogo.

Di conseguenza nella storia ecclesiastica di Crespano si deve prestar attenzione a due realtà diverse quali l’altare del Covolo in paese e l’edicola sacra o capitello nelle vicinanze di quello che è oggi il santuario.

I documenti antichi
Senza discutere sulla veridicità dell’apparizione, la documentazione rinvenuta ad una rapida ricerca sembra confermare l’esistenza del solo altare e non di una chiesa di rilievo come risulta dagli atti notarili. Ad esempio, il primo giugno 1321 il notaio Alberto da Crespano che esercita la professione in paese fa il suo testamento e, come altri, lascia dei denari a favore delle chiese di S. Marco, S. Pancrazio, S. Michele del Castello di Crespano, S. Vito e S. Vittore e per l’altare della Beata Vergine del Covolo (Arch. di Stato Tv, Not.l, B.13, Gerardo da Cengla, c.l8). Di chiesa al Covolo non se ne sente parlare, ma certamente è legittimo pensare che l’edicola sacra abbia subito degli ampliamenti divenendo sacello e poi chiesetta per iniziativa dei confratelli della più potente confraternita del paese, anche se in un altro testamento del 18.9.1338, Maria moglie di Francesco pellicciaio di Crespano lascia due soldi per la chiesa di S. Maria del Covolo (Arch. Stato di Treviso, not.l, B. 86, De Crespano Bartolomeo fu Arpolino).

L’associazione sacra che forse già esiste, riesce a ripristinare qualcosa in momenti di una non trascurabile crescita economica. Un altro testamento del 2.2.1417 del crespanese Alvise del fu Morando cita la chiesa di S. Maria del Covolo (Arch. Stato di Vicenza, Notai di Asolo, Lorenzo Aslini, B.l, prot.II, 1417-1419, c.l). E di chiesa si parla ancora in una pergamena del 28 agosto 1488 (ritrovata dallo scrivente nell’archivio del Santuario) del legato apostolico Nicolò Franco: L’illustre prelato viene a documentarci, grazie all’interessamento del parroco di Crespano prete Alvise dalla Campania, suo familiare, che esiste già, oltre all’altare che si trova nella chiesa di S. Marco, anche una chiesetta al Covolo e la confraternita.

L’indulgenza concessa è in effetti il riconoscimento di un prestigio che si andava affermando anche a livello economico e di aumento della popolazione dei crespanesi. In tutti i casi si deve continuare a pensare ad una piccola chiesa se nel 1494 si affidò all’eremita fra Marino la custodia dell’oratorio o edicola di S. Maria del Covolo.

Qualche tempo dopo la confraternita cresce e pretende la restituzione delle chiavi, essendo in grado di mantenere un sacerdote cappellano con regolamenti precisi: ad essa aderirono anche molte persone dei paesi vicini ed alla Madonna i vari comuni compiono pellegrinaggi per impetrare la pioggia e per chiedere una grazia.

PER SAPERE DI PIU’
Comune di Crespano del Grappa


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