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Santuario del Crocifisso in Vilmaggiore di Vilminore di Scalve (Bergamo)

La tradizione vuole che nel 1585 una sordomuta, fermatasi in preghiera davanti all’immagine del Crocifisso, osservò che questa perdeva sangue; improvvisamente ella riacquistò l’udito ed incominciò a parlare. Attingendo ancora dai manoscritti del Pedrini, è interessante riportare la sua narrazione: “L’Arciprete Morelli invitava il Vescovo alla verifica del prodigio avvenuto nel santello da tre anni dopo col S. Crocifisso: il 1° luglio 1585 si esegue il sopralluogo il Provicario Generale Salamini che udite le cose ed i segni apparsi nel santello, ordinava la costruzione di un santuario dandone le misure che corrispondono all’attuale presbiterio della chiesa detta poi della SS. Trinita. (…) Fu fabbricata la chiesuola, poi aggrandita su progetto di un ingegnere di Lovere, ed il prodigioso santello fa ora da ancona, essendo il terreno stato molto abbassato come si vede ancora. Il santello era sulla strada che sormontava il dosso, e fu di tanto abbassato il dosso che la strada si fece passare dietro il santello, ciò anche per ragione di difenderlo dall’umidità (…).
Nel 1889 Vilmaggiore fece un solenne centenario durato tre giorni con oratori di grido tra cui don Bortolo Giudici del luogo, prevosto di Bottanuco. Vi assistetti anch’io, essendo allora maestro di Vilmaggiore”. Pedrini conclude: “E’ tradizione che il Santuario del Crocifisso in Vilmaggiore (frazione del Comune di Vilminore di Scalve nella provincia di Bergamo, n.d.r.) fosse in grande fama a Venezia e che di là venissero fatte forti elemosine in denaro, ma specialmente in arredi e indumenti sacri, tra cui argenterie e ganzi, che ancor questi si conservano in un paramento completo di primo ordine. Tutto ciò deve essere vero quando si consideri che a Venezia si trovavano famiglie di Vilmaggiore in ottime condizioni, quali i Sultani, gli Albrici ed i Capitanei (…). Il santuario decadde e durante il secolo XVIII se ne volle far parrocchia, abbandonando S. Giorgio (…) Anche certi parroci non se ne curarono o poco, come il Morzenti che sulla metà del XVX° secolo distrusse la classica ringhiera di ferro battuto che era stata fatta dai nostri fabbri Baldoni alle Fucine delle Fontane, ora Madonnina, (…) e con questo fatto si è tolto del tutto l’idea di Santuario”.
Pedrini conclude amaramente con altre considerazioni: “Vilmaggiore ha salvato pochissimo delle antiche ricchezze della chiesa, mentre il beneficio s’impinguò con la soppressione della parrocchia di S.Maria, il cui beneficio si divise fra l’arciprete e S.Giorgio, e quale matrigna dimenticò le parrocchie figlie che se ne erano separate, quali tutte quelle di Oltrepovo, Colere, S.Andrea e Pradella.
Si stenta a credere che una tale aperta ingiustizia sia stata consumata sotto l’Arciprete Acerbis. Come si è accennato, l’antica chiesa di S. Giorgio esisteva già nel 1251: essa si trovava in aperta campagna, verso mattina, ove si trova ora il cimitero. Nella zona c’è un fondo chiamato “di S.Giorgio”.
Nella descrizione del Visitatore di S. Carlo, la chiesa era lunga braccia 14 e larga 10; aveva un campanile con due campane; uno degli altari laterali era dedicato alle Sante Agata e Lucia. La nuova chiesa di S. Giorgio verrà quindi chiamata anche di S. Lucia. Nei decreti del Visitatore si invita a riparare la parte meridionale della chiesa, che minaccia di rovinare. Le anime che facevano riferimento alla parrocchia di S. Giorgio erano 400. Circa lo stato pericolante dell’edificio c’è una conferma nella relazione trovata recentemente presso la Curia di Bergamo: la visita viene fatta dal Vescovo Ragazzoni il 27 luglio 1578; fra l’altro, nei decreti si legge “…si provvidi con ogni mezzo che questa chiesa non rovini”. La nuova chiesa di S. Giorgio era stata edificata nel 1666 presso la contrada di Porta.  Secondo il Pedrini vi si ufficiò fino al 1726; lo stesso storico ritiene che non fosse compiuta interamente la costruzione. Riguardo alla torre campanaria, forse l’osservazione del Pedrini non è del tutto fuori luogo: essa potrebbe essere stata adattata sopra gli avanzi di una torre. (informazione di Donato Giudici)
Fonte: Storia di Vilminore e delle sue contrade (scalve.it)

Conoscere Vilminore di Scalve
Vilminore è posto al centro della Valle di Scalve, è sede da almeno un millennio della Vicarìa Plebana. Ha ospitato sino al termine del XVII secolo l’antichissima ed ora distrutta Pieve, sostituita dalla spendida settecentesca Arcipresbiterale internamente restaurata nel corso degli ultimi anni. Annovera tra i suoi monumenti l’antico Palazzo Pretorio (sec. XIV°-XVI°-XVII°) ed offre suggestivi scorci molto ben conservati del Borgo Franco detto un tempo “Vicus Minor”.
Abitanti: 1528  – Altezza s. l. m.:  1018 – re115 (2006)


Ecco le bellissime foto del Santuario (esterno e interno) trattate dall’ENS di Bergamo


 

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