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La comunicazione con una persona Sorda (Newsletter della Storia dei Sordi n.170 del 26 gennaio 2007)

Le difficoltà di comunicazione con una persona sorda derivano spesso da una serie di pregiudizi sulla sordità ancora molto diffusi, anche tra gli addetti ai lavori. Si pensa, ad esempio, che i sordi siano muti, come dimostra l’uso stesso del termine sordo-muto.

Ma l’apparato vocale dei sordi è integro e il bambino sordo, anche mancando di una verifica da parte dell’udito, può imparare, nel corso della logopedia, a regolare l’emissione dei suoni. Inoltre, secondo un approccio che considera la sordità solo da un punto di vista clinico e riabilitativo, il sordo non rieducato al linguaggio verbale è ‘muto’.

Al contrario, in una prospettiva socioculturale, ogni ‘muto’ diventa ‘parlante’ non solo se si impadronisce della parola parlata, ma quando riesce a far propri gli strumenti della comunicazione, qualunque sia la modalità di linguaggio adottata. E’ dunque la facoltà di linguaggio, e non la sua modalità, che consente di costruire la comunicazione e di uscire dal mutismo. E nei sordi la facoltà linguistica è intatta.

Un altro pregiudizio consiste nel ritenere che i sordi abbiano un ritardo mentale complessivo. Ma il loro è un deficit sensoriale e non cognitivo. La sordità di per sé non comporta, cioè, disfunzioni a livello cerebrale e psichico. I problemi del bambino sordo riguardano piuttosto, come sappiamo, l’acquisizione della lingua verbale, perché questa viaggia sulla modalità acustica che in lui è deficitaria. E’ la famiglia, la scuola, le strutture di competenza, che spesso non sono preparate, non sanno o non possono esserlo, per una comunicazione che sfrutti le capacità integre del sordo, tra cui la vista.

Così il bambino sordo resta spesso escluso, negli anni più importanti per l’acquisizione del linguaggio, dalla comunicazione linguistica verbale che gli adulti usano con lui e fra di loro, esclusione che causa problemi nello sviluppo della lingua parlata in termini di tempi (e quindi di ritardi) e di modi (e quindi di usi non corretti della lingua).

Problemi da cui possono derivare complicazioni a livello cognitivo e psicologico, che si possono però prevenire con una diagnosi e una protesizzazione precoce, un’adeguata educazione al linguaggio e un valido iter scolastico, oltre naturalmente ad un ambiente familiare favorevole.

Fonte: sindacatosfida.org  – nw170 (2007)

La storia del S.F.I.D.A. (Sindacato Famiglie Italiane Diverse Abilità)
ROMA, 9 MARZO 2004 – Palazzo San Macuto Nasce il suddetto Sindacato.
Nasce da rappresentanti di cinque Regioni d’Italia l’esigenza di un Sindacato dei disabili e delle loro famiglie. Inizialmente accolto da Puglia, Lombardia, Abruzzo, Veneto e Sardegna, dopo due mesi dal lancio del progetto hanno aderito anche Liguria, Toscana, Basilicata, Piemonte, Lazio, Marche, Emilia Romagna, Molise e Campania.
L’intendimento principale del Sindacato SFIDA, organizzazione non a scopo di lucro, indipendente e d’ispirazione cristiana, si può riassumere nei seguenti concetti:

rappresentare i disabili (di qualsiasi disabilità) e le loro famiglie. Sostenere i diritti di coloro che, a causa dell’handicap, ma soprattutto per l’indifferenza di gran perte del mondo politico e delle istituzioni, non godono neppure della libertà ed indipendenza normalmente esercitate da tutti gli altri cittadini.

Quando ad uno dei componenti di una famiglia “arriva la disabilità” è l’intero nucleo familiare che vive in situazione di handicap; è una specie di stordimento, è come se gli eventi stessero accadendo a qualcun altro, sembra un incubo dal quale, prima o poi, ci si risveglierà. E’ difficile accettare la realtà della disabilità ma è necessario farlo.
Il Sindacato SFIDA intende rivendicare, sempre e comunque, il diritto di tutte le persone che si trovano in oggettiva difficoltà a causa di un handicap, a vivere un’esistenza dignitosa.
Non vogliamo creare “la categoria dei disabili” perché ogni disabile ha una sua esistenza e nessuno è uguale all’altro, la tendenza ad uniformare, infatti, è un grave segno di insipienza nell’affrontare queste problematiche.
Tuttavia, è fondamentale, pur nella diversità, avere un’unica voce corale nella difesa dei diritti troppo spesso scritti e non rispettati.
Riteniamo che le proposte di carattere legislativo e tutte le decisioni assunte dagli organi istituzionali, debbano essere preventivamente concordate con i rappresentanti delle forze sociali INDIPENDENTI e REALMENTE INTERESSATE alle problematiche delle persone disabili.
Al fine di rafforzare la rappresentatività del Sindacato SFIDA, abbiamo scelto i nostri leaders, nozionali e locali, tra gli associati che vivono sulla loro pelle (direttamente o indirettamente) “la disabilità”.


Newsletter della Storia dei Sordi n.170 del 26 gennaio 2007