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Tommaso Silvestri. Primo Educatore dei Sordi d’Italia

Omaggio Nazionale dei Sordomuti all’Abate Tommaso Silvestri.
Premessa. Prima di riportare su queste colonne il resoconto delle giornate silvestriane svoltesi a Roma  e conclusesi nell’apoteosi di Trevignano Romano, riteniamo opportuno dare un breve interessante sunto cronologico del nobilissimo apostolato intrapreso dall’Abate Tommaso Silvestri a beneficio dell’educazione scolastica dei minorati sensoriali, nei giorni 7-8-9-10 settembre 1934.

Lungo il cammino dei secoli, il Sordomuto era stato generalmente, epperò ingiustamente, considerato un essere umano cui fosse negata la possibilità di suscitare nell’intimo il sentimento del proprio essere e delle cosche lo circondano e pure gli era negata la possibilità di essere pedagogicamente educato. Erano così i tempi di infausta negazione e che ora il nostro spirito tenta di rifuggire con orrore; erano tempi dolorosi, cui il sentimento dell’ignoranza regnava sovrano su tutti i cuori, epperò la luce abbagliante di una fede lottava strenuamente per aprirsi il varco attraverso le infeconde prevenzioni onte apportare ai cuori scoraggiati il barlume di una non effimera promessa di redenzione.

In mezzo a tante tenebre, era ben naturale che il sordomuto del tempo vivesse nella solitudine, quasi radiato dalla vita sociale, senza che perciò un cuore buono si avvicinasse a lui per recarli conforto al suo avvilimento morale e gli promettesse nel contempo un avvenire socialmente migliore. Ma pur attraverso il lungo cammino dei secoli, quante menti predestinate al compimento di una missione non conobbero l’ansia tormentosa di una oscura lotta, ingaggiata nel silenzio della francescana umiltà, pur di render meno dura la sorte dei minorati.

Ed anche all’orizzonte e nella vita del sordomuto del tempo, sorgeva invisibile ma già raggiante la grande promessa del suo domani senza incubo.

La via e le opere di Tommaso Silvestri
Tommaso Silvestri è ora nel grato cuore dei sordomuti italiani l’esecutore vindice e materiale della grande promessa, che più tardi fu riconosciuta e sancita dalla lungimirante comprensione Mussoliniana.
Correva l’anno 1782, quando l’avvocato concistoriale Pasquale Di Pietro, già precedentemente al corrente dei tentativi fruttuosi compiuti da insigni e dotti uomini a favore dell’educazione pedagogica dei sordomuti, confidò all’amico suo, Tommaso Silvestri, il grande disegno di iniziare su italico suolo la prima educazione dei sordomuti italiani. Tommaso Silvestri, anima genuina di filantropo, senti la grandezza incommensurabile di questo disegno ed onde renderlo un fatto compiuto, si assentò da Roma per compiere i necessari studi. Parecchi mesi dopo, ritornato a Roma iniziò la sua benefica opera, radunando, nel 1784, nelle stesse stanze del munifico consigliere, ben otto alunni sordomuti, primi alunni della rinascente coscienza silenziosa.
In tal modo a Roma, nella casa tutt’ora esistente di via dei Barberi n. 6, era sorta la prima scuola italiana per i minorati sensoriali e primo Educatore italiano fu appunto l’Abate Tommaso Silvestri.
Il metodo di educazione praticato dal Silvestri era eminentemente orale. Gli inizi della sua carriera di educatore non furono senza contrasti, alimentati dalle stolide credenze dell’umana ignoranza che allora considerava ridare la favella al sordomuto come una violazione della volontà divina. Avversato dagli stessi Pontefici, non si piegò né si scoraggio, ma con tutte le forze indomabili della volontà persistente nel suo proposito fino a raccogliere i primi frutti della sua grande passione.
L’Abate Tommaso Silvestri era nato a Trevignano Romano il 2 aprile 1744 e sulla stessa zolla che gli diede i natali si spense prematuramente, il 7 settembre 1789.
Davanti la Tomba che racchiude Colui che per primo redense i Sordomuti italiani, si sono raccolti tutti i migliori cuori del Sordomutismo italiano per circonfonderlo di un alone di gloria e di gratitudine e per innalzarlo alle soglie dei venturi secoli a monito che l’opera di un si grande Uomo non deve andare incontro all’ingiusto oblio.

Casa natale di Tommaso Silvestri a Trevignano Romano in Via Garibaldi n. 31 con la seguente dicitura della lapide:

L’ABATE TOMMASO SILVESTRI
PRIMO EDUCATORE DEI SORDOMUTI D’ITALIA
IN QUESTA CASA
IL II APRILE MDCCXLIV
EBBE I NATALI
IL VII SETTEMBRE MDCCLXXXIX
FV LIBERO IN DIO
IL COMVNE DI TREVIGNANO ROMANO
IX SETTEMBRE MCMXXVIII – VI

Riunione in Sede dell’Associazione Romana
La sera del 7 settembre 1934, la Sede dell’Associazione Romana “Tommaso Silvestri” era gremita di ospiti, i quali erano giunti in giornata nella città dell’Urbe per l’esaltazione dell’apoteosi silvestriana. Gli ospiti appartenenti alle varie Associazioni consorelle d’Italia, furono accolti ed ospitati con squisita sensibilità dai camerati romani. La serata che il riunì nella più sentita manifestazione di cameratismo trascorse lietamente. I graditi ospiti rappresentavano le seguenti Associazioni: Girolamo Cardano fra i Sordomuti d’Italia,  L’Associazione “Ottavio Assarotti” di Genova, l’Associazione Emiliana e Romagnola di Bologna, l’Associazione San Giusto di Trieste, l’Associazione Patavina di Padova, l’Associazione della Spezia, coi rispettivi vessilli.

All’Altare della Patria
Il mattino dell’8 settembre 1934, prima dell’inizio dell’austera cerimonia dello scoprimento della lapide che tramanderà ai posteri il segno tangibile dell’immutabile gratitudine dei sordomuti d’Italia per l’Abate Silvestri, tutti gli studenti alla consorelle Associazioni con i loro rappresentanti ufficiali ed i rispettivi vessilli, attraversarono le vie dell’Urbe per recarsi in Piazza Venezia a rendere il devoto omaggio dei sordomuti italiani alla Tomba dell’”Ignoto Milite”. La stessa cerimonia ebbe poi luogo all’Ara dei Caduti Fascisti ed alla Cappella Votiva.

Dopo di che vennero ricevuto a Palazzo del littorio dall’On. Prof. Arturo Marpicati, il quale a nome di S.E. Achille Storace, assente da Roma per accompagnare il Duce nel suo trionfale viaggio a Bari, porge buone ed affettuose parole di saluto compiacendosi vivamente per quella loro bella adunata che ha in sé un alto significato morale e politico, incitando i sordomuti a perseverare nel loro cammino con devota e sicura fede fascista.

Con un potente alalà al Duce i sordomuti dopo aver reso omaggio sulla cripta che ricorda i Caduti della Rivoluzione, lasciarono fra nuove evviva al Duce il Palazzo del Littorio.

Lo scoprimento della lapide
Usciti dal Palazzo del Littorio, riattraversarono le vie romane e giunsero alfine in via dei Barberi 6, dinanzi alla vetusta casa che ebbe il vanto di ospitare la prima Scuola italiana per i sordomuti, gettando così nell’anima dei primi alunni sordomuti il fecondo germe di una sicura promessa nell’avvenire.

Davanti a quella casa erano presenti, oltre ai rappresentanti delle Associazioni, il presidente del R. Istituto per i sordomuti di Roma Gr. Uff. Arnaldo Lusignoli; il direttore del medesimo Istituto, comm. Claudio Lazzerotti; la vice direttrice Enrichetta Rabagliotti; l’insegnante prof. Carissimo Trafeli, il cav. Nicola De Belardini; Padre Giuseppe Moschiano, direttore dell’Istituto Gualandi di Roma; il comm. Francesco Micheloni; il prof. Antonio Rizzi, direttore dell’Istituto Provinciale Sordomuti di Catanzaro; il dott. Mancini in rappresentanza del Governatorato della Banca d’Italia. Il Governatore di Roma aveva inviato un suo rappresentante. Pure erano presenti numerosi allievi degli Istituti di Roma, coi loro insegnanti, i vessilli ed i gagliardetto.

Alle 11,30 dell’8 settembre 1934 è stata scoperta la lapide commemorativa del Palazzo Cavallerini-Lazzaroni che recava la seguente epigrafe:
In questa casa
il 5 gennaio 1784
Pasquale Di Pietro
apriva la scuola pubblica per i sordomuti
e Tommaso Silvestri
scienza a carità disposta
alunni ed alunne
della vita sociale partecipi faceva
con l’insegnamento orale
provvidamente
nel 150° anniversario
della fondazione della scuola
i sordomuti d’Italia.

Prese quindi la parola il comm. Francesco Micheloni, commemorando l’avvenimento con il seguente discorso: “Pasquale Di Pietro, Tommaso Silvestri: presenti. Ho l’alto onore di consegnare al Governatore di Roma la lapide che ricorda la fondazione della prima scuola per i sordomuti, avvenuta 150 anni or sono e che i sordomuti d’Italia del XII anno dell’Era Fascista non hanno voluto passare sotto silenzio. La Scuola sorta in questo palazzo fu sussidiata dalla patrizia famiglia. Di Pietro e diretta dal 1784 al 1789 dall’Abate Tommaso silvestri che col nuovo metodo orale aprì le nostre labbra alla parola. Senza timore di smentita, noi possiamo affermare che da questa casa ha avuto inizio la storia della nostra educazione pubblica in Italia per opera di Pasquale Di Pietro e di Tommaso Silvestri, ai quali i sordomuti intendono di fare e fanno bene onore. E con questa cerimonia solennemente consacrata ne riaffermata, noi sordomuti fascisti e gli altri con noi non possiamo far a meno  di rivolgere il nostro affettuoso pensiero all’amato Duce Benito Mussolini, primo Benefattore della Scuola, dai nostri cuori si elevi una voce di devozione, di gratitudine e di speranza così grido Plebiscitario: Viva il Duce”.

Con questo significato discorso ebbe così fine la suggestiva cerimonia.

Nel pomeriggio i sordomuti visitarono ammirati e commossi la Mostra della Rivoluzione, soffermandosi a lungo e minutamente in tutte le sale, così ricche di cimeli che ricordano l’epopea gloriosa del Fascismo.


L’abate Silvestri Tommaso, Primo Educatore dei Sordi

L’apoteosi di Trevignano Romano
Proveniente da Roma, la mattina del 9 settembre 1934, oltre 100 sordomuti sono giunti a mezzo di comodi torpedoni, nella terra ch’ebbe i natali l’Abate Silvestri. Così Trevignano Romano ha rinnovato per la seconda volta schiettamente gagliarda e cordiale dei sordomuti italiani, che ancora erano ancora venuti in quel paese a portare al grande suo Figlio il viatico della loro infinita a memore riconoscenza.

Giunti nel centro del paese, uno spettacolo tanto caro e nello stesso tempo commovente per la semplicità di quelle buone anime campagnole si era offerto agli ospiti. Si aveva la visione di uno spettacolo indimenticabile, e che, per coloro che vi avevano già vissuto una prima volta, era tanto famigliare e pur sempre potentemente suggestivo. I buoni paesani accorrevano festanti attorno ai sordomuti e li premevano nel cerchio di un caldo sentimento di simpatia e di solidarietà, rinnovando così le lontane ma non dimenticate giornate di sei anni or sono. Per tutte le case ed in quasi ognuna delle finestre pendevano bandiere tricolori ed ove queste mancavano, erano sostituire da pezzi di stoffa e da pendagli multicolori.

Gli ospitali trevignanesi volevano in questo modo caratteristico, che rivela in loro l’ingenua ma pur deliziosa e schietta cordialità. Dare gli ospiti il benvenuto.

All’arrivo dei sordomuti, è venuto incontro il Vescovo S.E. mons. Luigi  Maria Olivares, che con paterne parole li ha benevolmente accolti. Dopo i preliminari di presentazione, si è formato un corteo degli appartenenti alle varie Associazioni consorelle con i rispetti vi vessilli, ed il quale si erano aggiunti il popolo, le autorità e gli ospiti. Partendo dalla Chiesa di S. Maria Assunta, il corteo si è mosso verso la casa che vide sorgere i primi albori di Colui che doveva più tardi divenire il grande benefattore dei Sordomuti. Ivi sono state deposte le corone di alloro e poi altre ancora sulla Tomba ove, nella Chiesa di Santa Caterina, restaurata dall’amore dei sordomuti, sono deposte le venerate spoglie di Tommaso Silvestri, ed altre corone ancora furono deposte al monumento dei caduti in guerra.

Nella chiesa di S. Caterina furono inaugurati i restauri e poscia una S. Messa fu celebrata da S.E. il vescovo mons. Olivares, assistito dal Padre Moschiano, direttore dell’Istituto Gualandi, e da un sacerdote discendente della famiglia Silvestri. Al Vangelo, S.E. Olivares pronunciò una commovente omelia, esaltando le virtù nobili dell’Abate Silvestri, che nella breve parentesi terrena conobbe solo il dovere del sacrificio. Ricorda poi come Gesù Cristo redense il sordomuto, esortando i sordomuti ad amare il prossimo.

Terminata la S. Messa ed a suggello della memoranda celebrazione silvestriana, un banchetto di oltre centro coperti ha riunito in sereno e cordiale simposio gli interventi.

Fra i quali si notavano il Vescovo S.E. Olivares il comm. Francesco Micheloni, promotore della “giornata della riconoscenza”; il Capo  del Sordomutismo italiano Giuseppe Ernico Prestini; il rev. Padre Moschiano; il prof. Comm. Claudio Lazzerotti, direttore dell’Istituto di Roma; il prof. Antonio Rizzi, direttore dell’Istituto Provinciale dei Sordomuti di Catanzaro; il cav. Luigi Cipollini, podestà di Trevignano Romano; il rev. Don Antonio Bertolini, arciprete-parrocco, segretario comunale; il sig. Luigi Passini, comandante dei carabinieri; il sig. Sestilio Stefanelli; la sig.na Marietta Vincenzo; il prof. Gr. Uff. Carissimo Trafeli; direttore dell’Istituto Ortofonico di Roma; i sigg. Brocchi Gino, caposquadra degli squadristi sordomuti, Vittorio Ieralla di Trieste, Paolo Bello di Spezia, prof. arch. Carlo Comitti di Roma. La famiglia Silvestri era rappresentata delle sigg.ne Virginia e Vincenza Silvestri, dal sig. Vittorio Silvestri, don Aurelio Pellegrini e sigg.ne Sandra e Laura Pellegrini.

I discorsi
Il banchetto è trascorso in perfetta letizia e tra allegri conversari, alla fine del quale il comm. Francesco Micheloni ha preso la parola per esordire il suo discorso, avendo per centro il significato della «giornata della riconoscenza» che il sordomutismo italiano ha voluto, con la nobiltà del suo sentire, dedicare a quel suo primo Educatore onde assolvere quel suo secolare pegno di gratitudine che lo lega indissolubilmente e lo immedesima nella grandiosa luce che emana dalla mite figura dell’Abate Tommaso Silvestri. Nelle parole dell’oratore rivivono i giorni che furono per il sordomuto del tempo di sconforto e di ansiosa attesa dell’immancabile vaticinio della sua non lontana redenzione.

Il comm. Micheloni disse che il Comitato interpretando i sentimenti dei sordomuti italiani, ha voluto che «non soltanto qui in Trevignano Romano, ma ancora dentro i confini dell’Urbe fossero ricordati nel marmo gli altissimi meriti di Colui che noi sordomuti consideriamo e veneriamo come l’Educatore, il Liberatore, il Padre spirituale». Conclude vivamente applaudito: «Il naturale impulso che ci muove e ci guida è quindi da ricercarsi nella commossa, infinità riconoscenza che noi sordomuti sentiamo, e con noi tutti gli italiani sentono per questo insigne benefattore dell’umanità, il quale attuando un’opera di tanto impegno, di tanta utilità e di tanta carità a favore dei minorati sensoriali è senza dubbio ed altamente benemerito dalla Patria tutta».

Nel suo limpido e chiaro discorso il prof. Comm. Claudio Lazzerotti, direttore del R. Istituto dei Sordomuti di Roma, esaltò la bella figura del primo apostolo dei sordomuti italiani, che alla scuola consacrò il culto più sublime in una incomparabile luce di sacrificio, nella certezza della tacita vittoria. Fu appunto quella certezza che diede alla nostra Scuola educatori insigni ed illustri ed una pedagogia forse unica al mondo.

Dopo l’accenno alla Scuola, il prof. Lazzerotti, disse che l’educazione dei sordomuti potrebbe assurgere a più alte vette con una chiara e leale collaborazione di tutti coloro che alla Scuola si dedicarono con disinteressato altruismo per il bene dei sordomuti.

Giuseppe Enrico Prestini prese la parola per esporre la soddisfazione sua come Presidente della Cardano di Milano e della federazione Italiana delle Associazioni dei Sordomuti vedendo accorsi ad onorare la memoria di Tommaso Silvestri, un gran numero di sordomuti da quasi tutte le città d’Italia. Soddisfazione che non trova riscontro in quella di constatare l’esiguissima presenza di Educatori nel commemorare un grande loro antecessore. Ciò che dimostra come i sordomuti siano migliori e che abbiano saputo usufruire dei sentimenti di educazione ricevuti specialmente nei tempi addietro quando i maestri sentivano maggiormente l’unione e non la personalità che divide e danneggia la causa del sordomuto e lo rende terribile osservatore e giudice. Poi, continuando nel suo forte e schietto dire, formulò l’augurio che il ritorno della normalità sia accelerato colla collaborazione dei Maestri verso la Federazione, che ha sempre difeso i loro diritti a fianco di quelli dei sordomuti, per i quali ultimi però si sente isolata. Non per questo egli ha persa la fede e con questa affermazione conclude il suo discorso, rinnovando l’augurio che la visione di una Federazione unica possa nascere dalla riconoscenza tributata quel giorno alla memoria di un grande ed autentico Educatore.


Foto storica 9 settembre 1934. Vittorio Ieralla con la signora Prestini e il Prestini, Presidente della Federazione Italiana delle Associazioni fra i Sordi in omaggio all’abate Silvestri

Il discorso del Capo del Sordomutismo Italiano suscitò una profonda eco, allorché il Padre Prof. Moschiano, diretto dell’Istituto Gualandi di Roma, simpatica tempra di Sacerdote e di Educatore, parlò della Scuola quando vivevano i fratelli Gualandi, dei quali egli è il discendente. La Scuola, pur raggiungendo all’altezza di compiti e di propositi, non aveva ancora il consolidamento morale e la collaborazione fattiva fra gli Istituti dei Sordomuti. Furono, allora, i fratelli Gualandi che promossero questa santa idealità, la quale man, mano divenne un fatto concreto ed i buoni effetti non mancarono.

Sopravvennero più tardi delle ombre che offuscano il cammino tanto bene iniziato, sicchè le Scuole ed i Maestri si trovavano in piena diffidenza fra di loro ed in pieno disagio morale. Ora così concluse il Padre Moschiano, nella santa memoria dei fratelli Gualandi e con la concorde volontà dei sordomuti, promette di dare il suo contributo anche acchè lo spirito dei primi pionieri dei sordomuti si ridesti in tutti gli educatori ed in tutte le Scuole, per essere più uniti in una sola volontà di lavorare per l’interesse della Scuola e dei sordomuti. Uno spontaneo e vibrante saluto accolse le parole del Padre Moschiano.

Sorse a parlare anche il Prof. Gr. Uff. Trafeli, vecchio amico dei sordomuti, il quale disse che la Scuola dei Sordomuti  va morendo per incompleta organizzazione e per il disinteresse di molti, che avrebbero potuto dare alla nostra Scuola in indirizzo nuovo con criteri ispirati ai migliori educatori.

Necessità quindi, concluse il prof. Trafeli, una più chiara collaborazione di tutti i maestri non esclusi i sordomuti; così si potrà salvare la Scuola dalla sua lenta decadenza e dal tramonto d’un ricco patrimonio di opere e di ricordi. Molti applausi salutarono le parole del Prof. Trafeli.

Il presidente dell’Associazione di La Spezia, camerata Paolo Bello, illustra con belle parole i nobili sentimenti che animano il cuore del Sordomutismo Italiano verso l’Abate Tommaso Silvestri, per il quale serberanno viva ed eterna gratitudine. Ricorda ancora la vita e le opere dell’insigne Uomo, richiamando alla memoria anche altre figure luminose di grandi benefattori dei sordomuti, fra i quali Tommaso Pendola, Pasquale Fornari, Giulio Tarra, Ernesto Scuri.

Da ultimo parlò il sig. Vittorio Ieralla che permesso il pensiero riverente al grande Educatore che fu Tommaso Silvestri, esortò i sordomuti d’Italia a venerarlo come un padre, come il più grande Maestro, che prima in Italia redense i sordomuti. Accennando ai discorsi del Prof. Lazzerotti e del Prof. Padre Moschiano, il Ieralla con passione invocò quel coordinamento fra Scuola ed Associazioni, senza il quale non è umanamente possibile l’ascesa che vantava l’Italia allorché l’istruzione dei sordomuti non era obbligatoria per legge. La Scuola, disse il Ieralla, ha bisogno della collaborazione della Federazione, come la Federazione ha bisogno della collaborazione della Scuola, per cooperare parallelamente al comune lavoro per la redenzione completa dei sordomuti. Riferendosi al discorso del Prof. Trafeli, il nostro direttore disse che la Scuola non può e non deve mai perire, perché abbiamo dei cuori generosi, delle anime pure che sapranno con dignità e con fermezza difenderla contro ogni decadenza, ogni insidia. Concluse il suo dire auspicando la più valida collaborazione fra sordomuti e fra maestri per raggiungere il nostro principale obiettivo: lavorare per il bene dei piccoli sordomuti.

Nel pomeriggio (9 settembre 1934)
Il pomeriggio passò nella più gaia animazione, avendo gli ospitali paesani organizzate delle feste in onore degli ospiti. Queste feste consistevano nella corsala piattello, l’albero della cuccagna ed altri divertenti giuochi, così che la migliore, impressione dell’apoteosi silvestriana conclusasi con la cordiale manifestazione di solidarietà del popolo di Trevignano Romano rimarrà nel ricordo dei sordomuti con una luce di fede e di cameratismo non facilmente dimenticabile.
La partenza per il ritorno a Roma degli ospiti fu alquanto commovente, essendosi gli abitanti di Trevignano Romano radunati attorno ai partenti per dare a loro l’affettuoso «arrivederci», che venne cordialmente ricambiato con un gaio sventolare di berretti e di fazzoletti.

Visita all’Urbe ed ai musei Vaticani
L’ultimo giorno della memoranda festa, cioè il 10 settembre 1934, lo si passò nella visita della millenaria città.

Faceva da cicerone il buon camerata Magnolin, il quale con competenza li conduceva a visitare le interminabili sale del Musei Vaticani, nelle quali sono esposte le tele dei più celebrati artisti.

E la sera si concluse con un ricevimento offerto dall’Associazione Romana «Tommaso Silvestri».

Sono stati inviati telegrammi di devozione a S.S. Pio XI a S.M. il Re Vittorio Emanuele III ed al Duce.

Da parte di S.E. il Cardinale Eugenio Pacelli e pervenuto il seguente telegramma di risposta: «S.S. grato devoto pensiero Signoria Vostra degnamente interpretando sentimenti sordomuti convenuti onorare memoria Abate Silvestri di cuore invia implorata benedizione apostolica auspicando sempre nuovi incrementi provvida et cristiana opera assistenza et educazione sordomuti. Cardinale Pacelli».

All’ultima uscita della celebrazione della «Giornata della riconoscenza» hanno cooperato con particolare zelo i camerati Gino Brocchi, prof, arch. C. Comitti, cav. uff. Armandolini ed altri ancora.

Bicentenario della morte dell’Abate Tommaso Silvestri 1789-1989
“Per iniziativa della Sezione Provinciale ENS di Roma e del Comitato Promotore del Circolo Culturale della Sezione medesima, é stato realizzato un particolare significato incontro dei Sordomuti Italiani in Trevignano Romano”  lo scrive il Rag. Armando Giuranna, Presidente Nazionale ENS 1987-1995, nella memorabile data 17 settembre 1989, con la straordinaria presenza del Santo Padre Giovanni Paolo II.

È un fatto eccezionale nella storia dei Sordi.
Infine Giuranna ricorda che “la chiesetta di Santa Caterina dove riposano le Ossa dell’Abate è stata affidata alle cure dell’ENS e quindi ristrutturata a spese della stessa Associazione ENS, così come a cura e spese dell’ENS è stato posto sulla piazza di Trevignano, davanti al Municipio, il suo busto”.

Egli prosegue nel suo articolo che “la cerimonia solenne è stata molto sentita da tutti i Sordomuti (oltre 3000 presenti, n.d.r.) anche se per seguirla hanno dovuto far tanta fatica a causa della lontana ubicazione del settore ad essi assegnato rispetto all’altare dove celebrava il Santo Padre. Alla fine della cellebrazione si è svolta l’inaugurazione del nuovo Monumento all’Abate Tommaso Silvestri che è stato realizzato dallo scultore sordo Cav. Ludovico Graziani ed offerto dai Sordi Italiani attraverso una sottoscrizione”.

70° Fondazione ENS e Silvestri.
«Per ricordare degnamente “L’impegno civile dell’ENS nella difesa dei diritti dei sordi italiani”, conmè stata intitolata la serie d’iniziative culturali e associative in rievocazione del lungo, faticoso, impervio, temerario, ma finalmente giovevole procedere di un cammino ufficialmente iniziato settanta anni fa, domenica 29 settembre 2002 si è voluto commemorare, a Trevignano Romano, anche un abate che, pur non avendo preso parte alla marcia formale di quei settanta anni, ne è stato però, moralmente, l’ideatore: l’abate Silvestri aprì, nel centro di Roma, per la propria scuola, in seguito alla cui iniziativa, altri “missionari” vollero pure loro istruire i sordomuti e renderli consapevoli della loro dignità umana e sociale». Lo ha scritto dal giornalista sordo Marco Luè su Parole & Segni n.10 del 2002.

Successivamente «il programma per i 70 anni dell’ENS, ha avuto come appendice un appuntamento locale, allargato a livello nazionale, calcolato “in molti decenni” e che si rinnova puntualmente in una domenica di settembre d’ogni anno: la commemorazione della data di morte prematura dell’abate Silvestri che i Sordi romani rievocano recandosi immancabilmente in quei luoghi a pregarlo e a ringraziarlo. La preghiera è che Tommaso Silvestri interceda per l’unità e per la forza determinata dei sordi, ringraziandolo per aver egli iniziato l’istruzione degli stessi sordi, paventando che “…l’unico moto per rendere totalmente i sordomuti alla società, è quello di insegnare loro a comprendere con gli occhi e ad esprimersi con la viva voce“, iniziativa poi portata avanti e a compimento da altri abati suoi confratelli ed altri educatori.»

Infine, nella Chiesa di Santa Caterina si è svolta la funzione liturgica officiata dal Mons. Emilio Puricelli, assistente ecclesiastico ENS, e poi alla piazza principale di Trevignano Romano la Presidente Nazionale ENS Ida Collu ha deposto dei fiori all’imponente nomunento bronzeo, di Tommaso Silvestri, scolpito dal noto artista Graziani, in presenza degli innumerevoli silenti italiani, che «ha voluto rievocare pure lei la figura dell’abate Silvestri, ringraziando tutti coloro che hanno contributo a far conoscere la situazione non commiserativa dei sordi, che aspirano all’uguaglianza dei diritti».

ps074 (2007)

Il raduno dei Sordi a Trevignano organizzato dall’ENS in occasione del 70° anniversario di fondazione (2002)

Lettera aperta all’Egregio Prof. Enrico Morfino
Egregio Professore,
sebbene io era persuaso, che la pubblicazione del mio modesto lavoretto nelle memorie dell’abb. Tommaso Silvestri sarebbe stato come una corrente elettrica da far scuotere persino i sette dormenti, nondimeno, giammai avessi potuto immaginare, che si sarebbe acquistato tante simpatie presso i nostri colleghi nazionali ed esteri. Le faccio anzi tutto notare, essere mia abitudine non parlare mai della mia persona e delle mie pressoché inutili opere ,ma nella circostanza presente fo eccezione alla regola ed esco per poco da questa riserva.

A dunque le dico che il lavoretto in generale piacque a tutti, meno a me, poiché almeno nella forma avrebbe potuto riuscire più perfetto e completo con altre importanti annotazioni. E fu l’interesse sempre attivo ed efficace di questo onorevole Consiglio di vigilanza, in tutto quello possa tornare di utilità ai sordo-muti e di decoro all’Istituto, esternandomi il desiderio che l’operetta si pubblicasse  presto, sia per la ricorrenza del centenario della morte del sullodato Silvestri, sia perché l’Istituto si trasferiva in questa nuova sede, che mi fece subito consegnare il lavoro alle stampe, senza neanche farci qualche correzione che giustamente altri me ne fece gentilmente avvertito. I mi rallegro e le congratulazioni che ricevetti da ogni parte superavano la mia aspettativa, ed in cuor mio benediceva  Dio per essersi servito di me  affine di manifestare ai maestri de’ sordo-muti dei due mondi che nel libro dei nati trovasi registrato il nome dell’abate Tommaso Silvestri, instancabile, operoso, dotto, e  primo maestro dei sordo-muti in Italia .

Non furono semplici carte da visita, che superarono il centinaio, alcune delle quali vollero con squisita cortesia portare personalmente all’istituto vari alti personaggi, tra’ quali ricordo con riconoscenza il principe Ceschi  a Santa Croce, Gran maestro del Sacro Ordine di Malta e l’Ambasciatore di Portogallo presso la Santa Sede, J.B.de Martens Ferrao, ma lunghe ed affettuose lettere scritte in varie lingue da farmi mandare volta per volta a Propaganda Fide, senza dire dei fascicoli e libri, che mi giunsero in contraccambio di affetto dalla Svizzera, Francia, Germania e dalle lontane Americhe .

Anche la stampa giornalistica volle dare il suo imparziale giudizio.
Il Blàtter fùr taubistummenbildung, di Berlino del 15 giugno ne riportava un bel articolo, e la Direzione della Rèvue Internationale di Parigi, della quale era collaboratore il caro Goguillot, di cui conservo gelosamente e con amore più lettere ed un suo lavoro, mi esternò il desiderio di voler tradurre l’operetta, cosa che io permisi volentieri. (vedi n°4 Juillet 1889) .

Povero Silvestri?! .
Per circa un secolo era stato ignorato con quanta jattura della storia dell’arte nostra!…
A proposito della Storia.
Da alcune scritture trovatesi risulta: che il  Silvestri, prima di darsi ai sordomuti, fu Vicario generale dell’Abbazia delle Tre Fontane qui in Roma, quando ne era Abbate Commendatario Mosignor Doria Pamphyli, poi Nunzio a Parigi e Cardinale; che partito da Roma per Parigi, arrivò ivi dopo un mese e dieci giorni di viaggio, alle dieci di sera, sotto una fitta pioggia di neve; infine che il De l’Epee gli scrisse varie lettere, in una delle quali gli diceva: “ Mi congratulo con lei dei risultati che va ottenendo con il sistema della parola, cosa che anche io trovo buona; ma che non si riesce qui in questi tempi applicare

Conchiudo Egregio Prof.Molfino, ringraziandola vivamente del dotto giudizio espresso a favore del manoscritto del mio Autore e mi congratulo con Lei perché mostra di appartenere a quel gruppo di pochi, che pensa, sente, legge, studia e lavora.
Roma ,9 del 1891
Affez.mo ed Obb.mo A.G.Donnino
Da “il Sordomuto“ periodico mensile  1890
A cura di Maria Gennaioli. Biblioteca Tommaso Pendola Siena
Pag.301/303


STORIADEISORDI: PERSONAGGI STORICI

«La storia è testimonio dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita» (Cicerone)
«La storia non è utile perché in essa si legge il passato, ma perché vi si legge l’avvenire» (M.D’Azeglio)
«Bisogna ricordare il “passato” per costruire bene il “futuro”» (V.Ieralla)
Per qualsiasi segnalazione, rettifica, suggerimento, aggiornamento, inserimento dei nuovi dati o del curriculum vitae e storico nel mondo dei sordi, ecc. con la documentazione comprovata, scrivere a: info@storiadeisordi.it
“Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità”, ideato, fondato e diretto da Franco Zatini

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