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La grammatica universale dei gesti (Newsletter della Storia dei Sordi n. 530 del 1 luglio 2008)

La grammatica universale dei gesti. La ricerca mette in discussione l’idea che il linguaggio che usiamo conformi inevitabilmente il modo in cui pensiamo quando non stiamo parlando.
Il cervello ha un sistema universale di ordinamento descrittivo degli eventi, in cui il soggetto e l’oggetto precedono il verbo: è questo il risultato di uno studio internazionale coordinato da ricercatori dell’Università di Chicago.

“Non sorprende certo che persone di madrelingua differente descrivano gli eventi ordinando le parole secondo quanto prescritto dalla loro lingua: è sorprendente invece che quando alle stesse persone si chiede di ‘parlare’ con le mani e non a voce, esse ignorino questo ordine e ricorrano tutte allo stesso ordine”, osserva Susan Goldin-Meadow, che ha diretto lo studio, pubblicato ora sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Nello studio, a 40 persone parlanti quattro differenti lingue (inglese, cinese, spagnolo e turco) sono stati mostrati alcuni video che mostravano semplici sequenze di azioni, chiedendo poi loro di descrivere quanto visto prima a parole, poi a gesti.

Nel riassunto parlato tutte le persone hanno ordinato le parole secondo quanto prescritto dalla rispettiva lingua (soggetto-verbo-oggetto per inglese, spagnolo e cinese; soggetto-oggetto-verbo per il turco), ma quando hanno dovuto ricorrere alla gestualità, tutti, indipendentemente dalla madrelingua, hanno seguito l’ordine soggetto-oggetto-verbo. Lo stesso è avvenuto in un altro esperimento in cui si trattava di fornire una descrizione ordinando alcune immagini.

Le grammatiche dei linguaggi moderni si sono evolute sotto la spinta di fattori culturali molto diversi e complessi, cosa che le rende molto difficili da studiare nella loro genesi, ma questo studio suggerisce che la struttura soggetto-oggetto-verbo sia in qualche modo quella fondamentale. Una conclusione, questa, che pare suffragata anche da altri studi sui linguaggi dei segni che nascono in situazioni in cui sono scarse le influenze esterne, come l’Al-Sayyid Bedouin Sign Language, nato spontaneamente circa 70 anni fa in una comunità beduina isolata in cui vi è una elevata incidenza di sordità profonda.

La ricerca mette in discussione l’idea che il linguaggio che usiamo conformi inevitabilmente il modo in cui pensiamo quando non stiamo parlando, dicono i ricercatori, almeno per quanto riguarda l’ordine delle parole.

“I nostri dati indicano che l’ordinamento che usiamo quando rappresentiamo gli eventi in modo non verbale non risente in maniera marcata dell’influenza del linguaggio”, osservano i ricercatori. “Sembra piuttosto che ci sia un ordine naturale che gli esseri umani usano quando devono rappresentare gli eventi in modo non verbale.” (gg) – Fonte: larepubblica.it  – nw530


Newsletter della Storia dei Sordi n. 530 del 1 luglio 2008