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Sull’utilità di stabilire delle scuole per i Sordomuti adulti. (Newsletter della Storia dei Sordi n. 629 del 21 gennaio 2009)

Per capire il nostro presente, occorre conoscere il nostro passato. Sfogliando tra le pagine di vecchi volumi prelevati dagli scaffali della vecchia gloriosa biblioteca Tommaso Pendola di Siena, ho scoperto che contengono uno scrigno di cose meravigliose .
Storie, aneddoti ironici, articoli di esperienze sul metodo di istruzione scritti dai  nostri antichi maestri.
Mi sono accorta che la maggior parte degli argomenti pubblicati in quei volumi, trattano problematiche che affrontiamo nei  nostri giorni.
Sembrano scritti l’altro ieri, e non più di centoventi anni fa.
Allora, il  detto “Non c’è niente di nuovo sotto il sole”.  E’ pura verità .
Maria Gennaioli

Sull’utilità di stabilire delle scuole per i sordomuti adulti.
In un  articolo così intitolato, comparso nell’ultimo numero della Revue Internationale di Parigi, il signor Bassouls che si manifesta uno di quegli spiriti eletti zelanti del bene fatto bene, completamente, non a mezzo, propone una nuova istituzione che sarebbe proprio il eouronnement de l’èdificè dell’istruzione dei Sordomuti.

Essendo essa di possibile attuazione non in Francia solamente, ma in qualsivoglia civile nazione, ci pare conveniente farne cenno anche nel nostro periodico; chi sa che non trovi anche fra noi dei generosi che la prendano a cuore e trovino mezzi di metterla in atto a beneficio dei nostri cari allievi. Considerato che i sordo-muti, malgrado sette od otto anni d’istruzione escono dagli istituti con un corredo di lingua e cognizioni molto incompleto, l’egregio articolista propone che s’abbia ad aumentarlo per mezzi di corsi complementari festivi o serali. Corsi di simil genere, osserva egli giustamente ,ci sono per gli udenti che hanno cessato o finito di frequentare la scuola elementare; perché non si potrebbe farne pei sordo-muti  appresso la loro uscita dagli istituti?.

Forse che i sordo-muti ne sapranno di più degli udenti, perché sono stati a scuola un paio d’anni di più? Eh no, poverini, no, anche se vi fossero stati per diversi lustri .

I nostri mutolini, in fatto di istruzione si trovano, al loro ingresso negli istituti, press’a poco nella condizione dei bimbi che si consegnano dalla balia alla mamma: sanno niente, capiscono niente, dicono niente, ed il primo anno di scuola se ne va in esercizi di semplice pronuncia, sicchè bisogna diffalcarlo  dal corso d’istruzione propriamente detta.

Gli udenti invece, quando cominciano a sedersi sui banchi della scuola, ne sanno già tante di cose, e hanno la lingua già ben disnodata: un po’ troppo forse, non è vero egregi confratelli delle scuole elementari?.

È prima che noi si arrivi a dare un egual corredo di lingua e cognizioni ai sordo-muti, se pure ci arriviamo, chè non è tanto facile il farne la verifica ce ne vuole degli anni.

D’altra parte, col crescere in età e nelle relazioni colla gente vien sempre anche pel sordomuto il bisogno di sapere qualche cosa di nuovo: noi udenti grazie alle nostre orecchie, troviamo maestri in ogni persona, anche nei furbi e nei bricconi :ma il povero sordomuto non trova neppure un galantuomo che si prende la briga di insegnarli quello che gli fa bisogno: però se si tratta di qualche diavoleria, oh allora anche il sordomuto trova il maestro; pur troppo.

Pare che sia una cosa di gusto l’insegnare il male ! – Ecco una ragione di più per dimostrare l’utilità di una buona scuola per i sordomuti adulti, che insegni loro il bene .

Ma torniamo al nostro autore. Visto che non c’è motivo di contraddire alla sua proposta, passa a farsi delle obbiezioni sull’applicazione di essa: e prima di tutto si domanda se una volta che questa scuola fosse istituita, i sordomuti per cui è fatta la frequenterebbero; e garantisce di si, appoggiandosi ad argomenti convincenti. In primo luogo, dice, il criterio stesso dell’allievo, formato dall’istruzione ed educazione e sviluppato dall’età, lo porterebbe a riconoscere i vantaggi di tale scuola: poi supposto pure che il criterio facesse difetto, vi sarebbe spinto dalla necessità; poiché trovatosi una volta o l’altra in impaccio per pochezza d’istruzione nelle contingenze della vita, e non potendo uscirne da solo, sentirebbe non esservi che la scuola che lo può aiutare efficacemente; quindi il suo interesse stesso lo condurrebbe.

Finalmente si sa che i sordomuti hanno piacere di trovarsi fra loro: la scuola darebbe occasione di soddisfare questa loro inclinazione: dunque vi accorrerebbero.

Ma, seguita l’autore ad obbiettarsi, se un buon numero di sordomuti si trova raccolto nelle grandi città, molti altri invece sono sparsi per le campagne; e già non si può pretendere di creare in ogni villaggio una dei tali scuole complementari: sarebbe già molto se si riuscisse averne nei grandi centri, cioè nelle principali città.

Pazienza!. Se non si può far del bene a tutti è forse una ragione per non farlo a molti ? .

Del resto, osserva finalmente l’autore, i sordomuti delle città sono in circostanze d’aver bisogno un corredo d’istruzione maggiore di quelli che necessiti ai loro fratelli della campagna: società più estesa, cambiamenti di padrone, svariati accidenti e, sia permesso d’aggiungere, buon numero di bricconi da cui guardarsi. Cosi è senza  dubbio,per quanto la medaglia abbia il suo rovescio: in città i sordomuti possono comunicare con molte persone istruite e, vantaggio impareggiabile, con i propri educatori, si da imparare per mezzo di questi qualche cosa all’occorrenza e da mantenere per la relazione orale con quelle, l’uso, se non altro, della lingua appresa .

Ma nel villaggio il sordomuto non ha quasi nessuno con cui parlare oltre le mura domestiche: per quanto si potrebbe prendere tante volte l’espressione alla lettera: sono così mute certe famiglie di villici, che al sordomuto non resta che di parlare alle pareti di casa.

Che farci?. L’unico rimedio finchè una migliore istruzione ed educazione non si sia fatto strada anche nelle campagne, è che la lingua e le cognizioni che s’insegnano al sordomuto abbiano a mettere in lui cosi profonde e salde radice che il silenzio altrui non valga a fargliele dimenticare; e sia più fornito di buoni libri: converserà con quelli .

Ma quale mezzo adoprerà questa scuola per continuare l’istruzione ai sordomuti ?.

Lo stesso mezzo, risponde l’autore, col quale furono istruiti negli istituti: per l’uni la mimica, per gli altri la parola, e. s’intende congiuntamente per tutti lo scritto .

E poi, aggiunge il Bassouls, ci vuole anche un corso di linguaggio articolato e di lettura del labbro per quelli di buona volontà che, istruiti con la mimica, avessero il desiderio di parlare e la santa pazienza di intraprendere l’apprendimento della parola.

Idea felicissima questa, anche per il vantaggio che apporterebbe all’arte nostra l’esperienza fatta su vasto campo dell’insegnamento  della pronunzia ai sordomuti adulti.

Insomma il progetto in tutto il suo assieme e anche nei particolari è bello e buono, ed attuabile già s’intende non con soli mezzi morali; quel benedetto argent ci vuol sempre .

Auguro all’autore di veder presto un primo esemplare di sì bell’opera, sicuro che per quanto non sarà come delle ciliegie, che l’una tira subito l’altra,verranno presto le copie in ogni nazione: del cuore, della carità, ce n’è infine dappertutto.

Anche da noi, scusate se casco nel noi, qualche cosa s’è fatto o si fa colla stessa intenzione e collo stesso fine che hanno mosso il bravo signor  Bassouls  a metter fuori la sua bella proposta.

Noi abbiamo ogni due anni il richiamo degli allievi adulti per una settimana di esercizi religioso-scolastici . E tale beneficio vengono a riceverlo anche gli allievi che dimorano su pei monti.
Quelli poi della città e dei sobborghi possono fruire di una lezione settimanale che impartisce loro, sponte sua, uno degli emeriti nostri colleghi, don Vittore Brambilla .

E già prima di questi la impartiva il compianto don Paolo Binaghi, Vice rettore del nostro istituto, che lui pure accoglieva i sordomuti adulti in casa sua come un padre tenero accogli dei figlioli e li confortava anche con qualche altra cosa, oltre che con la parola consigliera ed educativa.

Benedetti l’uno e l’altro per tanta carità, e sia la loro iniziativa di incitamento a chi ha il potere e i mezzi per l’impianto di una scuola pei sordomuti adulti proprio in ordine quale l’ha ideata e proposta con amore ed ingegno l’egregio Bassouls: Che benedetto sia anche lui ..


Autore: Enrico Molfino, da “Il Sordomuto” Periodico Mensile 1890 – Pag. 341/345
A cura di  Maria Gennaioli, Storia dell’Educazione dei Sordi, Biblioteca Tommaso Pendola – Siena.


Molfino Luigi (1872-1891). Molfino Enrico (1873-1900) e
“Due fratelli assunti dal Pio Istituto Sordomuti di Milano come insegnanti durante il rettorato del Tarra. È da ricordare specialmente Luigi per le molteplici esperienze compiute in questa missione. Fondò un nuovo periodico: “Il Sordomuto”. Iniziò la Scuola Normale per i maestri dei sordomuti a Buenos Aires e ne diresse l’Istituto. Fu rettore negli Istituti di Roma e di Oneglia. Ebbe un ruolo importante nel Congresso degli insegnanti di Genova (1892).” (da Giampiero Gabardi, Giulio Tarra, n. 3 del 2005)

Franco Zatini (a cura di) nw621


Newsletter della Storia dei Sordi n. 629 del 21 gennaio 2009

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