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I sordi si sono lanciati su Facebook: ma cosa è (Newsletter della Storia dei Sordi n. 639 del 3 febbraio 2009)

I sordi si sono lanciati su Facebook: ma cosa è?

Facebook sta a significare “Facce note”. Fu uno studente universitario americano di 19 anni –Mark Zuckerberg, appassionato d’informatica, a idearlo nel 2004, per mettere in contatto gli studenti di Harwards, poi rapidamente quel sistema si estese ad altre università degli USA e di tutto il mondo. Dal settembre 2006 Facebook è uscito dal solo ambito scolastico e chiunque può parteciparvi ed è diventata una rete sociale, conta attualmente 200 milioni di utenti in tutto il mondo. In Italia, nel 2008, c’è stato un vero e proprio boom, e i sordi, dopo aver appurato che il sito aiuta a mantenere e condividere i contatti con le persone della propria vita, hanno preso al balzo quest’opportunità di comunicazione prettamente visiva. Ma di cosa si tratta? Ecco in breve:

Il nome del sito (face book, facce note) si riferisce agli annuari con le foto di ogni singolo membro. Gli utenti creano profili che contengo foto e liste di interessi personali, scambio di messaggi privati o pubblici, e fanno parte del gruppo di Amici, solo i quali possono accedere alla stessa rete, se sono confermati. Una particolarità del sito, da menzionare, è che se qualcuno invita una persona a iscriversi, quando quest’ultima s’iscriverà, sarà avvertita dal sistema che un utente già registrato l’aveva cercata e invitata, e inoltre il sistema fa una stima degli amici che entrambe le persone potrebbero conoscere.
Facebook si basa su due principi fondamentali, quello di avere il controllo delle proprie informazioni personali e accesso alle informazioni che gli altri vogliono condividere con noi. La normativa sulla privacy di Facebook – al sito non possono accedere i minori, salvo autorizzazione per gli over tredicenni – spiega che l’accesso al sito ha sottoscritto il programma di protezione prevede un uso corretto delle informazioni, conforme a specifiche linee guida.

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Newsletter della Storia dei Sordi n. 639 del  3 febbraio 2009