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Lettera sui sordi e muti di Denis Diderot

Lettera sui sordi e muti di Denis Diderot
a cura di Fernando Bollino
Mucchi Editore Modena
1984, pp.214

Fernando Bollino è nato a Lecce nel 1942. Formatosi alla scuola di Luciano Anceschi, dal 1971 ha lavorato  presso la facoltà di lettere e filosofia di Bologna, prima come borsista, poi come contrattista di estetica e di poetica e retorica. Attualmente è ricercatore presso la sezione di estetica del Dipartimento di filosofia di quella Università. Nel 1979 ha pubblicato Teoria e sistema delle belle arti. Charles Batteux, e gli “estbéticiens”  del sec. XVIII, “livre intelligent, condensé et sympathique (qui) mets à la disposition du pubblic un réseau d’informations et de réflexions dont l’accés n’est pas toujours évident” (J. Chouillet). Ha scritto su “Lingua e stile”, collabora al “Verri è redattore capo di “Studi di estetica”.

Vero e proprio labirinto di idee, la Lettera sui sordi e muti (1751) – di cui si dà qui la prima edizione italiana integrale, completa di apparati – è opera straordinariamente ricca di spunti teorici di rilievo, molti dei quali saranno ripresi e sviluppati da Diderot nelle opere successive, e per solito più note. I temi affrontati (origine del linguaggio, “ordine naturale” e “inversioni” nel discorso, teoria della conoscenza, armonia poetica e oratoria, natura e specificità delle belle arti, ecc.) toccano vari ambiti disciplinari, ma il dato centrale dell’opera è costituito proprio da questo inopinato, e tuttavia, da qui in acanti, quasi inevitabile dislocarsi della riflessione linguistica e retorica su un terreno propriamente estetico. Alcuni “esperimenti” sul linguaggio gestuale dei sordomuti (di qui il titolo dell’opera) portano Diderot a esaminare al rapporto fra pensiero e linguaggio, e a concludere che l’espressione artistica è l’unica in grado di riprodurre la complessità e simultaneità delle nostre rappresentazioni mentali e delle nostre emozioni. In questo senso ciascuna arte ha il suo “geroglifico”, e ogni poesia è emblematica. Condotta sulla base delle più autorevoli edizioni critiche, la presente edizione si avvale anche della riscoperta di uno scritto dimenticato di Charles  Batteux (il destinatario della Lettera diderotiana) che getta nuova luce su molti passi del testo. rc120

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