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Il Vangelo codice della Pedagogia di Gesù

1. Gesù educatore
Il Giubileo è un’occasione propizia per rieducarci a essere cristiani e a vivere da cristiani imitando Gesù, nostro maestro. Il vangelo costituisce il codice della pedagogia cristiana. È lì che il cristiano apprende a vivere e a comportarsi come seguace di Cristo. Così hanno fatto e fanno i santi di ieri e di oggi. Se San Francesco ha vissuto sine glossa la povertà di Gesù, Don Bosco ne ha imitato il gesto di accoglienza e di educazione dei piccoli e Madre Teresa di Calcutta l’atteggiamento di assistenza e cura dei poveri e degli abbandonati.
Volendo individuare alcuni dei capitoli più significativi della straordinaria e sempre attuale pedagogia di Gesù, possiamo elencare i seguenti: Gesù accoglie i poveri e gli emarginati; perdona e converte i peccatori; guarisce gli ammalati; onore le donne; accoglie i bisognosi e difende i piccoli e i deboli; insegna a perdonare e ad amare i nemici; chiama alla sequela; rivela il Padre ricco di misericordia e insegna a pregarlo con l’invocazione «Padre nostro»; educa con l’esempio ad affrontare la persecuzione, la passione e la morte; ci insegna, infine, a vivere nella gioia della risurrezione.
2. Gesù medico delle anime e dei corpi
Illustriamo solo alcuni di questi capitoli di pedagogia cristiana. Cristo medico dei corpi e delle anime è un titolo fondato sulla realtà del Gesù terreno. Al tempo di Gesù, ovviamente, non esistevano le odierne conoscenze scientifiche circa le malattie e i microrganismi che le possono causare. Né esisteva un’adeguata teorizzazione dei mali psicologici. Né erano conosciute, almeno in Israele, operazioni chirurgiche significative, ad eccezione della circoncisione, che, però, aveva più un carattere socio-religioso, che propriamente terapeutico. Anche le regole d’igiene erano rudimentali se non carenti, così come le cure e le medicine, che spesso si riducevano a diete (Lc 8,55), unguenti e cataplasmi (cf. Is 1,6; 38,21), colliri (cf. Ap. 3,18), bagni (cf. Gv 5,4). Nel Nuovo Testamento vengono descritte menomazioni fisiche come la sordità e il mutismo (cf. Mc 7,31-37), l’epilessia (cf. Lc 9,38; Mt 17,14), l’idropisia (Lc 14,2), le emorragie (cf. Mt 9,20-22) ecc.
Sono immumerevoli i miracoli di guarigione. Gesù guarisce dalla febbre la suocera di Pietro con un gesto di grande affetto: le «toccò la mano e la febbre scomparve» (Mt 8,15). Risana il paralitico al quale rimette anche i peccati (cf. Mt 9,1-8). Ridona la salute alla donna, che da dodici anni soffriva perdite di sangue (cf. Mt 9,20-22). Restituisce la vista ai ciechi (cf. Mt 9,27-31; 20, 29-34; Mc 8,22-26): straordinario il caso del giovane, cieco fin dalla nascita, che, guarito da Gesù, riempì di grande meraviglia non solo la folla ma gli stessi genitori (cf. Gv 9,1-41). Ridona l’udito e la parola a un sordomuto (Mc 7,31-37) e l’uso dell’articolazione a un uomo dalla mano inaridita (cf. Mt 12-9-14). Risana un epilettico (cf. Mt 17,14-21), un idropico (cf. Lc 14,1-6) e una donna curva, inferma da diciotto anni (cf. Lc 13,10-17).

3. Il paralitico della piscina Betzata
Una volta fu Gesù stesso a recarsi da un ammalato cronico. Trovandosi a Gerusalemme, entrò nella piscina Betzata, dai cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici: «Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo disteso e sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: “Vuoi guarire?”. Gli rispose il malato: “Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me”. Gesù gli disse: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”. E sull’istante quell’uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare» (Gv 5,5-9).
Probabilmente, questa piscina era – o era stata – una specie di santuario pagano, dedicato ad Asclepio, il dio guaritore greco. Sotto i portici si raccoglieva un gran numero di «infermi, ciechi, zoppi e paralitici» (Gv 5,3). La piscina con la sua acqua abbondante e fresca di sorgente aveva un potere rigeneratore per la salute. Gesù prende l’iniziativa: «Vuoi guarire?»(Gv 5,6).
In questo paralitico si può vedere l’umanità colta nella estrema emarginazione della malattia e della solitudine. Il paralitico vede ogni giorno gli altri ammalati, che vengono accompagnati all’acqua per guarire. Egli, invece, resta solo e immobile. Nessuno si cura di lui. Le grandi città e le loro folle anonime nascondono spesso drammi silenziosi di emarginazione e di solitudine. A tutti Gesù viene incontro offrendo la sua acqua di vita in molti modi: con la parola del vangelo; con la sua presenza eucaristica nella comunità ecclesiale; con l’accoglienza, l’aiuto e la solidarietà di uomini buoni e virtuosi. È questo uno straordinario antidoto alla solitudine e alla emarginazione di poveri, ammalati, anziani, stranieri disoccupati e disperati.
4. Gesù vittorioso su Satana
Gesù vince non solo il peccato e le malattie, ma anche Satana. Egli libera gli uomini posseduti dal maligno: «Gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati»(Mt 8,16). Risanò i due indemoniati furiosi di Gadara (cf. Mt 8,28-34; Mc 5,1-20; Lc 8,26-39), l’indemoniato di Cafarnao (Mc 1,21-28; Lc 4,31-37), un indemoniato muto (cf. Mt 12,22-24), un altro cieco e muto (Mt 12,22-24).
È vero che a quel tempo disturbi, alterazioni funzionali e malattie come l’epilessia erano considerate conseguenze di possessioni diaboliche. Nella lotta con gli indemoniati, però, Gesù si trova davanti non solo a delle persone malate, ma all’avversario del bene, al tentatore e seduttore dell’uomo. E lo vince. Il potere di Gesù è superiore a quello di Satana. Negli esorcismi Gesù non solo guarisce una malattia, ma espelle colui che è avversario del regno di Dio. Nella lotta tra il bene e il male Gesù è il vincitore di Satana.
5. Gesù onora le donne
L’atteggiamento di Gesù nei confronti delle donne è un ulteriore esempio della sua disponibilità all’accoglienza ricreatrice degli oppressi ed emarginati. Per questo suo comportamento egli è stato considerato cifra di vera umanità. La testimonianza evangelica è univoca. Gesù accolse le donne, le stimò, le rispettò, le valorizzò. Egli visse in una società e cultura androcentrica e discriminatrice nei confronti delle donne, avversate e umiliate nei loro diritti fondamentali di persone: le donne erano proprietà prima del padre poi del marito; non avevano il diritto a testimoniare; non potevano apprendere la Torà.
In questo ambiente prevenuto, Gesù agì senza animosità, ma con libertà e coraggio. Egli avvicina le donne, le guarisce, non discrimina le straniere (risana la figlia della donna sirofenicia: Mc 7,24-30), supera i tabù della loro impurità legale (guarisce l’emoroissa: Mc 5,34), le porta come esempio (elogia la povera vedova: Mc 12,41-44), ne coltiva l’amicizia (è in familiarità con Marta e Maria, sorelle di Lazzaro: Lc 10,38-42; Gv 11).
Una novità inconsueta è data dall’atteggiamento misericordioso di Gesù verso quelle donne, che erano disprezzate perché peccatrici o adultere, come la pubblica peccatrice che entra nella casa del fariseo per ungergli i piedi di olio profumato (Lc 7,37-47) o la donna sorpresa in flagrante adulterio (Gv 8,3-11).
6. La Samaritana
Un esempio significativo è dato dal suo colloquio con la Samaritana. Si tratta di una donna non ebrea e notoriamente peccatrice, dal momento che aveva avuto cinque mariti e quello con il quale allora conviveva non era suo marito. È una situazione particolarmente grave, tanto che anche i discepoli «si meravigliarono che stesse a parlare con una donna»(Gv 4,27). Ciononostante, Gesù si intrattiene con lei, le manifesta il mistero del Padre, quello della adorazione trinitaria e il segreto della sua persona:
«”Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità […]”. Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa”. Le disse Gesù: “Sono io, che ti parlo”» (cf. Gv 4,21-26).
Per Gesù la donna era ugualmente capace come l’uomo di penetrare le grandi verità religiose, di accettarle, di viverle e di annunciarle a sua volta. La Samaritana, infatti, diventa discepola e messaggera tra gli abitanti del suo villaggio: «molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna»(Gv 4,39). Del resto, anche Marta, la sorella di Lazzaro, emette, come Pietro, una entusiastica professione di fede: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, Figlio di Dio, che deve venire al mondo» (Gv 11,27).
Le donne con Gesù ridiventano maggiorenni e vincono l’apartheid della loro cultura. Furono esse ad accompagnarlo fino alla croce senza tradirlo (cf. Mt 27,55). Per questa fedeltà Gesù diede loro la gioia di essere le prime annunciatrici della sua risurrezione. Apparendo alla Maddalena, Gesù affida a lei il primo gioioso messaggio: «Maria di Magdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto»(Gv 20,18).
7. Il segreto del comportamento di Gesù
Analizzato alla luce della psicologia del profondo, il comportamento di Gesù viene valutato molto positivamente: è l’atteggiamento di un uomo equilibrato e straordinariamente armonico. La fonte di tale atteggiamento non è né la cultura del tempo, fortemente androcentrica, né la semplice opposizione a tale cultura.
Gesù obbedisce, infatti, alla legge della creazione e della redenzione. Il suo criterio di valutazione è la realtà dell’«inizio», quella della pari dignità e nobiltà dell’uomo e della donna (cf. Gn 1,27). Per coloro che parlano di libello di ripudio permesso da Mosè, Gesù ribadisce che «all’inizio» (cf. Mc 10,6) non era così. Egli conosce la realtà della creazione e sa che non solo l’uomo ma anche la donna è immagine di Dio. Sa anche che l’immagine della persona umana, sfigurata dal peccato, è restaurata dal suo mistero di incarnazione. Il suo quadro di riferimento è quindi la realtà dell’inizio e quella della pienezza del tempo: è infatti nel suo mistero che l’uomo e la donna ricuperano lo splendore della loro autentica immagine di figli di Dio, con pari dignità e nobiltà. In Gesù «non c’è più Giudeo né Greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna»(Gal 3,28).


 

Fonte: Santa Sede (Vaticano). ATTIVITÀ DI COMMISSIONI E COMITATI – Commissione Teologico Storica – Autore di Angelo Amato

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