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Il Santo con la tromba acustica. Sant’Anfonso Maria de’ Liguori

Il Santo con la tromba acustica. Sant’Anfonso Maria de’ Liguori
Lo vogliamo ricordare nell’anno delle celebrazioni del 250° della sua elezione episcopale.
Nel marzo del 1762 fu nominato vescovo di Sant’Agata dei Goti (Benevento) Alfonso Maria de’ Liguori, il quale spedì subito a Roma una lettera di rinuncia ritenendosi troppo vecchio e fisicamente malandato. Ma non fu accettata.

Così per essere esaminato davanti al Sommo Pontefice e per ricevere l’ordinazione episcopale, Alfonso il 25 aprile si recò a Roma. Tuttavia non ottenne udienza dal Papa perché Clemente XIII in quei giorni era a Civitavecchia.

Allora decise di fare un pellegrinaggio alla Madonna di Loreto, dove rimase alcuni giorni in consolante preghiera. Tornò a Roma 1’8 maggio e la sera di quello stesso giorno, vi tornò anche il Pontefice, che lo riceverà più volte al Quirinale. Qui, il 14 giugno, Alfonso sostenne gli esami, al termine dei quali supplicò il Papa: «Beatissimo Padre, giacché vi siete degnato di farmi vescovo, pregate il Signore perché non mi danni l’anima».
Fu consacrato vescovo il 20 giugno nella chiesa di S. Maria sopra Minerva e l’8 luglio potè raggiungere la sede vescovile di Sant’Agata dei Goti, accolto festosamente dalla popolazione.

Il suo primo impegno fu quello di riorganizzare il seminario per preparare veri e buoni pastori al popolo di Dio.

Per annunciare il Vangelo, utilizzò anche la sua eccezionale indole e la sua preparazione artistica e musicale, disegnando immagini devote che distribuiva ai fedeli, e componendo canzoncine spirituali. Famoso il suo canto natalizio di Tu scendi dalle stelle con versione in dialetto napoletano.

Nel 1775 Pio VI accettò la sua rinuncia all’episcopato perché ormai Alfonso oppresso da tanti mali si trovava in uno stato da far compassione: era  diventato curvo e mezzo cieco e sordo.

Visse gli ultimi dodici anni di vita a Pagani, scrivendo libri, ricevendo gente e pregando.

Vi morì il primo agosto del 1787. Il suo corpo si conserva nel Santuario a lui dedicato a Pagani, presso la casa madre della Congregazione del Santissimo Redentore (Redentoristi), congregazione da lui fondata.

Fu canonizzato da Gregorio XVI il 26 maggio 1839. Pio IX lo dichiarò dottore della Chiesa il 7 luglio 1871 e Pio XII, i126 aprile 1950, lo elesse patrono dei moralisti e dei confessori.  La sua memoria liturgica si celebra il 1° agosto.

Vecchio, curvo e sordo… ma che santo!
S. Alfonso ormai era a Pagani tra i suoi confratelli e trascorreva le giornate tra preghiera, studio e ricevendo i numerosi visitatori.

Tra visite e studi la giornata di Monsignore si decorava di episodi, che svelavano una sorgente di buon umore, non disseccata dagli sconvolgimenti interiori di quegli ultimi anni. A quell’età che suole rendere l’uomo intollerante e scontroso per le aspre angustie il Santo rideva persino del suo penosissimo incurvamento, non per stoicismo si sottintende: “Tante volte mi hanno chiamato collo torto, che ci son diventato”.

Il servitore scorgendolo seduto in maniera disagiata gli diceva: “Monsignore, raddrizzatevi perché state scomodo”. Ed Egli soggiungeva con bonarietà luminosa: “Per quanto mi raddrizzo, sempre mi ritrovo storto”.

A chi lo supplicava per una guarigione ribatteva argutamente: “Se fossi santo e sapessi far miracoli, sanerei me stesso che sono storpio e nulla valgo”.

Era sempre gioviale. Un giorno del caldissimo luglio domandò un bicchiere di acqua, e Alessio corse ad attingere quella nevata che si conservava in cantina. Fatto il primo sorso, il Santo esclamò festevole: “Benedetto Iddio! Quante belle cose ha fatto per noi”.

La quasi sordità non aveva creato la solitudine intorno a lui. Il p. Villani gli aveva comprato una tromba acustica spettacolare che adoperava non senza divertimento dei suoi interlocutori. Il caratteristico cimelio può oggi osservarsi nel Museo Alfonsiano, che si può visitabile anche per via internet.

Quando scorgeva l’infermiere con la faccia lunga o con la fronte ipertesa, ripeteva con grazia illuminandosi: “Con noi poveri vecchi ci vuole una gran pazienza!”.

Museo S. Alfonso Maria de Liguori | Congregazione del SS.Redentore

Il complesso conventuale e la chiesa, Basilica di S. Alfonso, posti alla periferia del centro antico di Pagani, all’imbocco della strada principale in direzione di Sant’Egidio-Angri, risalgono ai tempi di Sant’Alfonso.

La struttura, accanto alla piccola chiesa di S. Domenico fu la dimora paganese del Santo, che qui visse in due periodi della sua vita, e vi morì.

Nel convento, casa madre dell’ordine dei redentoristi, si conserva la sua cella, lasciata intatta dopo la sua morte.

In alcune sale è stato allestito nel 1990 il Museo Alfonsiano, con i ricordi e gli effetti personali del grande Santo del secolo dei Lumi. Il museo è stato inaugurato in occasione della visita del Santo Padre Giovanni Paolo II.

La chiesa, eretta a partire dal 1756 e ultimata solo nel 1806, fu consacrata dal Santo all’arcangelo Michele; la facciata, dalla forte impronta neoclassica, fu realizzata nel 1823 e chiude il grandioso prospetto del complesso.

Nel braccio sinistro del transetto, una cappella, aggiunta nel 1820, conserva le spoglie del Santo alla venerazione dei numerosi fedeli; nell’interno, si trovano altari e dipinti significativi ed in sagrestia pregevoli armadi settecenteschi.

Nella nuova sistemazione del Museo del 1990, i ricordi del Santo, presentati con sobrietà e illuminati con sapienza da particolari luci geometriche, diventano un itinerario spirituale che invita alla preghiera e alla testimonianza.

Il Museo Alfonsiano è allestito proprio nelle stanze che i Redentoristi fecero preparare nel 1775 per il loro fondatore, che ritornava alla casa di Pagani dopo i tredici anni di episcopato a S. Agata dei Goti.

Il Santo non volle abitarle, giudicandole troppo sontuose per la sua austera regola di vita: preferì una stanza spoglia, al piano superiore, dove dimorò fino alla morte.

In spazi piuttosto limitati sono, dunque, esposti oggetti appartenuti a s. Alfonso e ne delineano un itinerario nella biografia e nel pensiero, dall’infanzia agli ultimi anni.

Nella Cappella dell’Addolorata sono collocati gli abiti e le vesti liturgiche del periodo di episcopato; nella piccola cella adiacente, dove il Santo visse fino al 1762 e incontrò Gerardo Maiella, santo taumaturgo della Congregazione dei Redentoristi, vi sono esposti i simboli della penitenza di s. Alfonso.

La prima stanza richiama l’attenzione su Alfonso, giovane patrizio napoletano, avvocato e cultore di musica: cantautore ante litteram, sul clavicembalo compose celebri canzoni, come tu scendi dalle stelle e il duetto tra l’anima e Gesù Cristo.

A destra si osservano delle statuette di Gesù, donategli dai genitori, e alcuni libri su cui meditò prima di abbandonare la carriera forense per diventare sacerdote.

Nella seconda stanza sono esposti dipinti suggeriti ed in parte eseguiti dal Santo e rifiniti dal pittore napoletano Paolo de Majo (1703-1784).

Nell’ultima sala sono collocati gli oggetti usati da s. Alfonso negli ultimi anni di vita, come la sedia a rotelle ed il bastone, e sono esposte alcune delle più rappresentative opere di s. Alfonso, dottore della Chiesa,ed una serie di autografi.

Introducono alle stanze tre ritratti del Santo, raffiguranti diversi momenti della sua lunga vita. Corredano l’esposizione una serie di pannelli esplicativi, alcuni dei quali dedicati alla Congregazione dei Redentoristi e alla sua diffusione nel mondo.
Dal primo piano, quindi, si accede al secondo, dove si trovano, immutate, le stanze abitate da S. Alfonso al suo ritorno da S. Agata dei Goti e dove egli morì.

Sono due camerette comunicanti. Nella prima, adibita a cappella, si vedono l’altare su cui il Santo celebrava la messa, un grande crocifisso, dono del P. Longobardi al Santo, la poltrona usata dal Santo durante l’ultima malattia.

Nella seconda si trovano ancora intatti il letto, il tavolino, le sedie, i quadri ed altri oggetti personali del Santo,che ricordano la sofferenza degli ultimi anni di vita.

Sul tavolino, come si potrà vedere dalla foto allegata fa bella mostra di sé la tromba acustica, antenata del cornetto acustico e delle moderne protesi acustiche che tanto sollievo danno alle persone anziane che vanno perdendo l’udito.

Ci sono altre notizie che riguardano Sant’Alfonso de’ Liquori, ma di queste ne parlerò in un secondo articolo.

Intanto impariamo la lezione: la sordità può creare tanti ostacoli e problemi alle persone ma mai potrà impedire che un sordo diventi santo.

Ricordiamolo in questo Anno della Fede in cui siamo invitati a riscoprire le nostre radici cristiane.

P. Vincenzo Di Blasio – re020 – 14 novembre 2012

INFO:

Visualizza il sito: www.museoalfonsiano.it

Visualizza il sito: Santuario S.Alfonso e dintorni 


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