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Una vita da Germano, delfino disabile e vincente: anche all’Università

Siete ancora stregati dalle imprese paralimpiche a Rio di Bebe Vio e Alex Zanardi? Ricordate Terence Parkin, il ranista sordomuto che gareggiava con i Fioravanti e Rummolo? Ebbene, qui dedichiamo uno spazio proprio ad un sordomuto fiorentino, Luca Germano, campione disabile soprattutto del delfino. Una vita tra vasca, studi, difficoltà, medaglie (vedi il palmares: germanobio), l’America e altro ancora. Una storia che Luca ci racconta in presa diretta. Simbolo di come si vive la disabilità e si può vincere nello sport e oltre. Tutti i giorni.

“Sono un ragazzo fiorentino, affetto da sordità profonda dalla nascita. Porto gli apparecchi acustici che, comunque, non mi consentono di sentire i suoni reali, ma una loro “riproduzione” artificiale. Per questo motivo, per circa 15 anni da quando ero bambino ho frequentato il Cro (Centro di Rieducazione Ortofonica). Ho iniziato a nuotare quando avevo 8 anni, alla Rari Nantes Florentia, con allenatore Paolo Palchetti e preparatore atletico Giovanni Bosi a Firenze. Conciliare gli impegni del nuoto con quelli scolastici non è mai stato facile, in particolare per un ragazzo come me, che, oltre alla pazienza, dedizione e sacrifici dei genitori, ha avuto sempre bisogno di un “tutor” (o insegnante di sostegno). Nonostante questo, sono riuscito ad ottenere il mio diploma al Liceo artistico Leon Battista Alberti a Firenze nel 2007, perfettamente in pari. Durante il liceo, facevo anche doppi allenamenti (quello della mattina alle 5.45 prima di scuola), e sono riuscito in questi anni (2000-2009) a racimolare titoli regionali, finali italiane assolute (nei 200 farfalla, la mia specialità) e medaglie ai campionati italiani di categoria. Il grande spirito di squadra, gli allenamenti stremanti e la sana competizione con i miei compagni mi hanno aiutato a raggiungere tanti successi importanti. Nel 2009, sono stato contattato dalla Federazione Sport Sordi Italia (FSSI) e sono venuto per la prima volta a conoscenza di gare per atleti affetti dal mio tipo di disabilita’. Ho partecipato alle ‘Deaflympics’ (Olympics Games for Deaf People) nel 2009 a Taipei, conquistando tre medaglie d’oro, due argenti e un bronzo e stabilendo 2 record del mondo e un record olimpico. Da li’ in poi, ho sempre conciliato l’attività agonistica FSSI con quella FIN, raggiungendo titoli olimpici, mondiali ed europei con FSSI e medaglie / finali assolute con la FIN. Posso sicuramente dire di essere tra gli atleti sordomuti più medagliati della storia Italiana. Ma il percorso che mi ha portato al successo è stato pieno di ostacoli”.

“Per anni e anni in Italia si è fatto fatica a mettermi nelle condizioni di gareggiare al pari degli altri. Ad esempio, sicuramente fino al 2006-2007, ho sempre portato con me ad ogni gara un segnale luminoso (una vera e propria lampada, fatta a mano dal padre di uno dei miei compagni di squadra) che mi consentisse, una volta salito sul blocco di partenza, di tuffarmi al momento giusto (non potendo ovviamente sentire il segnale acustico). E ovviamente ho sempre avuto bisogno di qualcuno che reggesse la luce sul blocco di partenza, prima del tuffo. Mi ricordo ancora che, quando non era possibile collegare la luce col segnale acustico, il giudice di gara accompagnava lo start (un pulsante premuto con la sua mano destra) con un segnale fisico del suo braccio sinistro. In tal caso, nella mia posizione “di attesa” sul blocco di partenza, dovevo aver la testa girata verso il giudice. Il 1 Marzo 2006, poi, uscì una legge sulle pari opportunità. Nonostante tale legge, ai campionati italiani di categoria di Imperia del 10-15 Marzo 2006, non mi fu concessa la possibilità di usare la lampada sul blocco di partenza, in quanto non ufficialmente riconosciuta. Il giudice di gara, dopo ore di discussioni e una lunga attesa, decise di segnalare la partenza col suo braccio sinistro, ma nella mia gara regina, i 200 delfino, partii in netto ritardo, in quanto il giudice non riuscì a sincronizzare il segnale acustico con quello fisico del braccio. Una vergogna, che non solo compromise le mie possibilità di arrivare sul podio (arrivai quarto a soli 54 centesimi dal terzo), ma che mi demotivò per le gare successive”.

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“I miei genitori, giustamente, hanno sempre desiderato che io mi laureassi. Dunque, nel 2009, ho intrapreso un percorso di studi in Tecnologia e Conservazione dei Beni Culturali all’Universita’ di Firenze. Ho conseguito la mia laurea triennale nel 2015. La difficoltà più grande in questo percorso è stata la ricerca di una persona che mi supportasse. Mi spiego: esistono i cosiddetti “tutor” universitari, che dovrebbero supportare le attività di studio considerando le peculiarità dell’handicap degli studenti. Quelli che mi sono stati assegnati, purtroppo, si sono rivelati quasi inutili, avendo fatto il minimo degli sforzi senza nemmeno assicurarsi del raggiungimento dei risultati. Tuttavia, ho ricevuto un grande aiuto da parte degli altri studenti (che mi fornivano gli appunti delle lezioni), dai genitori, ma anche da un mio compagno di squadra, Niccolò Florenzano, che si è improvvisato tutor, venendo a parlare con i professori prima dell’inizio di un corso o di un appello di esami, o aiutandomi nelle materie più scientifiche. Un ruolo importante nel mio sviluppo sportivo e accademico è stato ricoperto da Niccolò non solo grande amico e storico compagno di allenamenti, ma anche tutor universitario, nonchè mio allenatore durante i campionati del mondo di Coimbra del 2011, quando ho vinto 4 medaglie d’oro, 1 argento e 1 bronzo, stabilendo un record del mondo e due record europei”.

“Inoltre ho vissuto in America per 6 mesi, nel 2013, in preparazione alle Deaflympics di Sofia (BG) del 2013. A parte le tecnologie avanzatissime di allenamento (strumenti fisici, tipologie di training, …) quello che mi ha stupito di più è come il binomio nuoto-scuola in realtà possa funzionare in modo perfetto. I miei compagni di squadra erano nuotatori di successo e allo stesso tempo brillanti studenti universitari, ed esercitavano i loro ruoli all’interno della stessa struttura, dello stesso campus o college. In Italia, il nuotatore “di successo” riesce a rimanere tale solo se è riuscito ad entrare in un gruppo sportivo militare per poter continuare la sua professione e, nel 90% dei casi, ha dovuto abbandonare la sua attività di studi. Quest’anno mi sono infine iscritto all’Università Ca’ Foscari di Venezia, al corso di Laurea magistrale di Economia e Management dei Beni Culturali, e mi preparo, grazie al supporto del Team Veneto, alle Deaflympics in Samsun (Turchia) in programma a luglio 2017. Non sarà un anno facile, ma, come sempre, ce la metterò tutta”.

Stefano Arcobelli. Fonte: questionedistile.gazzetta.it

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