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Riconoscimento Lis: botta e risposta.

Riconoscimento Lis: botta e risposta sull’avvio della procedura doverosa parlamentare sul riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana, il Comitato Nazionale Genitori Famigliari Disabili Uditivi ha scritto ai Senatori della Repubblica Italiana in data 20 febbraio 2017.

Ecco il testo “””On.le Senatore, scrivo in nome e per conto del Comitato Genitori Familiari Disabili Uditivi, che rappresenta la sinergia, a livello nazionale, di famiglie, professionisti, esponenti della comunità scientifica e associazioni italiane che si occupano di sordità. Abbiamo sentito la necessità di riunirci per cercare di vincere un pregiudizio “storico” che ancora oggi, purtroppo, sembra difficilmente superabile: l’equivalenza tra sordità e mutismo; sordo e quindi muto; sordo e quindi capace di esprimersi solo con un linguaggio gestuale. A conferma dell’infondatezza di un tale preconcetto, anacronistico e ormai superato, i nostri figli, amici e parenti sordi si esprimono quotidianamente e in ogni ambiente con la lingua orale e per questo possono vivere nella società di tutti. In più occasioni tute le associazioni aderenti al Comitato Nazionale Genitori Familiari Disabili Uditivi hanno manifestato il proprio dissenso alle proposte avanzate dagli Onorevoli Senatori nel promuovere il disegno di legge volto al riconoscimento della Lingua dei Segni (LIS) che ci vede contrari, come persone disabili uditive, come genitori e familiari ma anche come comunità scientifica.

Il testo coordinato al DDL as 302 e connessi scaturito dall’approvazione in Commissione Referente Affari Costituzionali del Senato appare culturalmente ancorato alla cultura tradizionale e distorcente e, quindi, molto lontano dal garantire i diritti delle persone con disabilità uditiva e, in particolar modo, dei bambini sordi. Oggi più che mai le persone sorde possono e devono essere precocemente prese in carico dalla società al fine di garantirne l’inclusione nella società di tutti. Contrariamente ai principi appena esposti e che illustrano le aspirazioni sostanziali alla normalità dei disabili uditivi, appare evidente che il disegno di legge all’esame del Senato in questi giorni è rinunciatario al pieno perseguimento del diritto alla parola e perciò rivolto nella sostanza ad un ripiego con il riconoscimento della Lingua dei Segni italiana in funzione ed a vantaggio, più che dei sordi, di altre categorie di soggetti e professionisti.

Non possiamo accettare:
• che uno strumento quale il linguaggio mimico gestuale venga innalzato a rango di lingua (LIS) perché una “lingua” riconosciuta sulle basi di una disabilità implica dei concetti difficilmente giustificabili.
• che il tema del bilinguismo assunto dal testo di legge rimandi ad articoli della Carta dei diritti che prevedono il bilinguismo inteso come lingue nazionali e minoranze linguistiche. (Appare una clamorosa forzatura riconoscere la LIS e la LIT come lingue e poi, in nome della libertà di scelta, praticare il bilinguismo)
• che si parli di libera scelta per le stesse persone con disabilità uditiva perché questo è fuorviante perché nei fati non praticabile. Non può esservi libertà di scelta della persona sorda se per legge le viene imposta, come lingua scontata e artefatta ma non naturale e propria della totalità dei sordi, un linguaggio sostitutivo dalla lingua appresa dai propri genitori.
• che il diritto alla parola, quale verso naturale umano, venga “promosso” e non garantito quale diritto non negoziabile della specie umana.

• che il diritto alla salute sia promosso e non esigibile.(Da notare che questa DDL oltre che a istituire una seconda lingua in Italia, disciplina i settori di competenza dello stato escludendo le Regioni e pertanto le necessarie iniziative per l’integrazione territoriale fra settori, strutture e servizi di valenza regionale quali il Servizio Sanitario regionale, il Sistema delle prestazioni alla persona, il sistema locale dei trasporti.
• Che, per questi obiettivi suindicati, nel testo coordinato di proposta di legge si accenni ad un generico “istituzioni ed enti pubblici”.

I bambini con sordità profonda alla nascita sono gli unici che presentano difficoltà nell’acquisizione della lingua verbale e rappresentano lo 0,01 x mille dei cittadini italiani sordi; mentre il 95% di bambini con sordità nascono da genitori udenti. Se si interviene tempestivamente con un corretto protocollo sanitario (ovvero con lo Screening uditivo alla nascita, con la protesizzazione e/o l’impianto cocleare, con la logopedia e con l’aiuto della tecnologia) il bambino sordo raggiunge un’ottima competenza linguistica al pari degli udenti. Tutto questo oggi è possibile.
Noi non abbiamo alcun pregiudizio verso le persone adulte che scelgono di esprimersi anche con il linguaggio dei segni. Ma, anche da adulti, per poter essere in grado di scegliere, prima di tutto deve esserci stata la riabilitazione e abilitazione alla lingua verbale ovvero alla lingua italiana parlata e scritta.
Sono i diritti e i processi abilitativi possibili i cui concetti essenziali che più volte abbiamo espresso e ribadito anche in audizione presso la prima Commissione Affari Costituzionali mediante i documenti che inoltriamo in allegato a promemoria.
E’ altresì incomprensibile e difficile da accettare che il Legislatore meta in bilancio quanto previsto all’articolo 15 del suddetto disegno di legge, in una situazione come quella odierna in Italia, dove per insufficienti risorse economiche risultano sempre meno garantiti i più elementari diritti alla salute, (diagnosi precoce, protesi acustiche, riabilitazione, sostegno scolastico, inserimento lavorativo per disabili).

Per queste finalità e per le aspettative di normalità verso cui tendono tutti i cittadini,

Le chiediamo di accogliere le nostre riflessioni e richieste e la invitiamo a presentare, sulla base di qui esposto, delle note con emendamenti, perché questo disegno di legge venga respinto dall’Assemblea e sostituito . con un programma di iniziative e servizi in tute le Regioni per assicurare il diritto alla salute, alla parola e all’attivazione di processi virtuosi per pari cittadinanza.

Il Comitato Nazionale Genitori Familiari Disabili Uditivi chiede, pertanto, di investire in Salute – piuttosto che in una metodica sorpassata e ghettizzante. L’esigibilità di tale diritto è ampiamente garantita dalla legislazione vigente nello Stato italiano – Non abbiamo bisogno e non chiediamo sovrapposizioni alla normativa vigente, non vogliamo il riconoscimento del linguaggio mimico gestuale elevato a rango di lingua. Quante lingue si dovrebbero avere se si riconoscessero tutti i metodi di comunicazione e i linguaggi esistenti? Il principio di uguaglianza e di pari opportunità si esprime con il riconoscimento di una sola lingua comune: l’italiano. Certi della sua sensibilità e attenzione, La salutiamo cordialmente e restiamo a disposizione per ogni eventuale precisazione o chiarimento. “””
Comitato Genitori Disabili Uditivi
f.to referente Cesarina Pibiri Figu-Gonnosnò,

Le associazioni aderenti al Comitato Nazionale genitori famigliari disabili uditivi:
APIC- Associazione Portatori Impianto Cocleare
ALI – Associazione Ligure Ipoudenti
IOPARLO (Associazione di volontariato L.266/91) Fiesole
AUDIENTES Onlus Cagliari
ASSOCIAZIONE SORDI “ANTONIO PROVOLO” ONLUS
ASSOCIAZIONE SORDI BASSO VERONESE – LEGNAGO
ASSOCIAZIONE SORDI CREMASCHI
FIADDA NAPOLI (Campania)

La replica dell’opinione, pubblicata in data 20 marzo 2017, nella testata “superando.it”, molto amato e frequentato dalle persone con disabilità e le loro famiglie e dagli operatori sociali:

Nella lettera inviata ai Senatori dal Comitato Nazionale Genitori Familiari Disabili Uditivi, richiamata in quell’articolo, si evidenzia come non sia accettabile che «uno strumento quale il linguaggio mimico gestuale venga innalzato a rango di lingua (LIS), perché una “lingua” riconosciuta sulle basi di una disabilità implica dei concetti difficilmente giustificabili».
Vi si sostiene, poi, che parlare di «libera scelta per le stesse persone con disabilità uditiva […] è fuorviante perché nei fatti non praticabile. Non può esservi libertà di scelta della persona sorda se per legge le viene imposta, come lingua scontata e artefatta ma non naturale e propria della totalità dei sordi, un linguaggio sostitutivo dalla lingua appresa dai propri genitori».
Quest’ultima affermazione appare anche in contraddizione con quanto espresso in precedenza nella stessa lettera e, in particolare, con il passo in cui il Comitato sostiene di non avere «alcun pregiudizio verso le persone adulte che scelgono di esprimersi anche con il linguaggio dei segni. Ma, anche da adulti, per poter essere in grado di scegliere, prima di tutto deve esserci stata la riabilitazione e abilitazione alla lingua verbale ovvero alla lingua italiana parlata e scritta».

Ci sembra che le contraddizioni e i fraintendimenti emersi siano riconducibili a una misconoscenza della letteratura e delle evidenza scientifiche in questo ambito, di alcuni dati di fatto e interventi normativi adottati in altri Paesi, che qui proveremo a sintetizzare a grandi linee:

1) La LIS è una lingua a tutti gli effetti, al pari di qualsiasi altra, non quindi una «lingua scontata e artefatta». La configurazione delle lingue dei segni nell’alveo delle lingue naturali è sostenuta per la prima volta dal famoso linguista statunitense William Stokoe e da molti autorevoli ricercatori, in Italia (ISTC-Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR) e nel mondo (si veda: Benedetta Marziale e Virginia Volterra, a cura di, Lingua dei segni, società, diritti, Roma, Carocci, 2016).

2) Le lingue dei segni, al pari di ogni altra lingua verbale, possiedono regole grammaticali, sintattiche e morfologiche. A differenza delle lingue verbali, non si basano sui suoni, ma si servono dei movimenti delle mani, del corpo e dell’espressione visiva per esprimere dei concetti, anche i più complessi. Le lingue dei segni sono utilizzate in tutto il mondo non solo dalle persone sorde, ma anche da molti loro parenti udenti e da tutti coloro che si appassionano a tale forma comunicativa per motivi personali o professionali.
3) Nel mondo esistono diverse lingue dei segni, e tali lingue sono alla base della cultura delle comunità dei Sordi segnanti. Non esiste pertanto una lingua dei segni universale. La ASL (American Sign Language) è la lingua dei segni più “segnata” al mondo, al pari della lingua orale inglese.

4) Quasi tutti i Paesi del mondo hanno riconosciuto le proprie lingue nazionali. L’Italia e il Lussemburgo sono gli unici Paesi dell’Unione Europea a non avere ancora riconosciuto la Lingua dei Segni Italiana attraverso una legge nazionale e per questo sono stati pesantemente richiamati dal Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, organo preposto al monitoraggio dell’applicazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità nei vari Stati che l’hanno ratificata.

5) La LIST (e non LIT), Lingua Italiana dei Segni Tattile, è una modalità comunicativa tattile basata sulla LIS e usata dai sordociechi, in alternativa o assieme al Braille e al Metodo Malossi.

Come mai nei vari Paesi del mondo vengono riconosciute le lingue dei segni, mentre in Italia è ancora un “campo di battaglia”, dove le vittime sono le persone sorde e le loro famiglie?
La Legge non vuole “imporre” la LIS, ma favorire la sua divulgazione in ogni àmbito: sociale, sanitario, politico, lavorativo, culturale ecc., onde permettere la piena partecipazione della persona sorda. Una società che non offre supporto pieno alla persona sorda, non è una società inclusiva, ma piuttosto una società “di comodo”, dove gli strumenti sociali e di comunicazione sono adattati ad uso e consumo degli udenti, a discapito dei sordi.
Molte persone sorde bilingui utilizzano indifferentemente, a seconda delle situazioni, la lingua italiana orale e quella segnica. Molte utilizzano le protesi acustiche, ma comunque la comunicazione con gli udenti risulta spesso difficile e faticosa, specie in situazioni di emergenza, come chiamare la polizia o un’ambulanza, senza delegare ad altre persone.
Non è questa la società inclusiva, perché non offre a tutte le persone sorde strumenti idonei ad esprimere i propri bisogni e le proprie necessità.
Nei Paesi dove la Lingua dei Segni è stata riconosciuta sul piano giuridico, la persona sorda ha la libertà di scelta degli strumenti per la comunicazione. Trova pieno supporto a casa, a scuola, all’università, al lavoro e durante le attività ricreative, al pari di una persona udente. È questo che vogliamo.

Per tutti questi motivi, sosteniamo la Proposta di Legge presentata al Senato dalla Prima Commissione (Affari Costituzionali), la quale non solo riconosce la Lingua dei Segni Italiana, colmando in questo modo la grande distanza che ci separa dall’Europa e da molti Paesi extraeuropei, ma garantisce – attraverso una disciplina attenta e molto articolata – tutela e pieno supporto all’inclusione delle persone sorde e sordocieche in tutti gli àmbiti sociali, favorendone la piena accessibilità.

La presente “Opinione” è firmata da:
AFISBi (Associazione Famiglie Italiane dei Sordi Bilingui),
ANIOS (Associazione Interpreti di Lingua dei Segni Italiana),
Arte&Mani,
CODA Italia (Children of Deaf Adults),
EDBU (European Deafblind Union),
Il Sentiero Dorato,
ISSR (Istituto Statale per i Sordi Roma),
Movimento LIS Subito,
Officina LIS,
Gruppo SILIS (Studio e Informazione Lingua dei Segni Italiana)

Una lingua mai riconosciuta
Quella dei Segni è la lingua naturale delle persone sorde. A differenza di quanto pensino in molti, è una vera e propria lingua con una sua struttura e una sua sintassi (e non sono semplicemente gesti codificati), anche se, al posto dell’oralità, si sviluppa attraverso un canale visivo-gestuale. Tanto è vero che ogni Paese ha la sua (in Italia abbiamo la Lis, Lingua dei segni italiana) e, come accade per l’inglese, la più usata al mondo è la Asl (American Sign Language). Nonostante le ricerche socio-linguistiche siano relativamente recenti (in Italia negli anni 80 grazie al Cnr), ha una storia centenaria ed ha resistito al tempo e alla censura: alla fine dell’Ottocento e nella prima metà del Novecento, in molti convitti – dove vivevano e venivano istruiti i bambini sordi – era proibita, perché considerata “ghettizzante” e gli alunni erano costretti a “segnare” di nascosto. Diversamente da quanto accade in molti Paesi, anche europei, l’Italia non ha ancora riconosciuto la Lis come lingua di una minoranza linguistica: decine sono state negli anni le proposte di legge al Parlamento, rimaste però nei cassetti.
Il Fatto Quotidiano del 03-04-2017

Parlamento Italiano – Disegno di legge S. 302 – 17ª Legislatura   – Senato della Repubblica – 1^ Commissione (Affari Costituzionali)

Comunicazione nella Seduta n. 384 del 5 aprile 2016

PER SAPERE DI PIU’
Fascicolo Iter Disegno di Legge S.302