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La storia del Movimento Sportivo dei Sordi Italiani (a cura di Marco Lué)

La «Silenziosa» fu la prima in Italia… ma qualcosa c’era già. 

Da un antico documento, che fu pubblicato nel 1924 a firma di Attilio Nessich, per il giornale «La Voce del Sordomuto», è citato il gruppo sportivo Sordomuti Foot-Ball Club, che presumibilmente era attivo già da qualche tempo a Venezia, e come tale potrebbe essere il primo sodalizio sportivo silenzioso fondato in Italia, e quindi sarebbe stato in funzione prima della “Società Sportiva Silenziosa di Milano, considerata ufficialmente la prima società sportiva silenziosa creata in Italia

Quel documento rinvenuto casualmente pochi anni or sono nel polveroso archivio dei sordi veneziani, sarebbe il verbale di un’assemblea della “Sordomuti Foot-Ball Club”,  in cui è scritto testualmente che «La sera del 17 novembre 1924, nella propria sede, ebbe luogo un’adunanza di sordomuti appartenenti al “Foot Ball Club” per trattare delle varie questioni inerenti alla loro associazione. Alla presenza di numerosi intervenuti, il Presidente Sig. Rizzi Fiorentino, prospettò loro il buon andamento del Foot-Ball e portò anche ai presenti il saluto del cavaliere sig. Donatini Carlo, degente all’ospedale civile per una grave infezione nasale che per poco lo mise in serio pericolo di morte, cui l’Assemblea tributa una calorosa manifestazione di simpatia».

Però è arduo credere che Vittorio Ieralla, fondatore e direttore della stessa testata, “Voce del Sordomuto”, e poi, per 30 anni, commissario e presidente dell’ENS e stretto collaboratore di Francesco Rubino alla stesura del libro storiografico sullo sport silenzioso italiano dalla sua nascita, fino al 1971, abbia potuto sottovalutare quel fatto, pur essendone a conoscenza come direttore della Voce del Sordomuto. E comunque, anche ammesso e documentato da relativo verbale rimasto in sarcofago e venuto casualmente alla luce quasi un secolo più tardi, che avesse operato per qualche tempo una società sportiva di sordi veneziani (e forse pure in altre città…), l’iniziativa di fondare e diffondere lo sport silenzioso in Italia è partita da Milano, e dunque la Silenziosa può continuare tranquillamente a ritenersi la capostipite delle consorelle silenziose blasonate d’Italia.

Perché si volle costituire la «Silenziosa» a Milano?

E’ necessario conoscere e comprendere il motivo per cui la «Silenziosa» nacque quell’anno 1925, prima delle oltre 150 analoghe società sportive con lo stesso intento sociale poi spuntate negli anni seguenti, e oggi operanti in tutte le province d’Italia.

Prima del 1924 lo sport, fra i sordi, era limitato a poche nazioni: che si sappia, la Germania, la Svezia, la Francia, la Finlandia, il Belgio, la Danimarca e la Norvegia.

Nel 1924 un francese, E. Rubens-Alçais, lanciò fra quelle poche federazioni l’idea di organizzare, a Parigi, allo stadio Pershin, dei Giochi internazionali silenziosi simili ai giochi olimpici. Vi aderirono sei paesi ufficialmente rappresentati, cioè il Belgio, la Francia, la Gran Bretagna, l’Olanda, la Polonia e la Cecoslovacchia oltre che, a titolo ufficioso, un competitore per ciascun paese sprovvisto di organizzazione a quell’epoca: l’Ungheria, l’Italia e la Romania, nelle discipline di atletica leggera, nuoto, calcio, ciclismo e tiro a segno. In seguito all’entusiasmo sportivo internazionale per quell’iniziativa, si convenne di poter celebrare ogni quattro anni simili Giochi e a regolamentarne l’organizzazione. Così nacque il Comitato Internazionale degli Sport Silenziosi.

SSS Milano

Ai Giochi di Parigi assistette Emidio Pacenza, al quale si devono le riflessioni di seguito riportate:

«Certamente per lunghi secoli un senso di vuoto e di profondo scoramento predominava in noi e ci sembrava che ogni via che portasse al rinnovellamento delle latenti energie ci fosse preclusa per sempre. Quando vedemmo invece che il fervore delle iniziative si acuiva, che acquistava carattere popolare e diveniva una salutare legge di volontà ormai radicata nel cuore di tutta la «gioventù del mondo» che ne usciva gagliarda e avviluppata da un solo desiderio immenso di rinnovamento e di grandezza, proprio allora, avemmo la triste impressione di apparire un mondo oscuro, un mondo dove la nostra ragione di esistenza sembrava nella sua pallida realtà, un nulla, l’antitesi con una vita tutta movimento e tutta elevazione. E con questo nostro isolamento, con questa nostra inoperosità sembravamo agli occhi mondo una macchina arrugginita, per cui gli ingranaggi nel girare stridono e stentano a girare! E veramente provammo la vergogna di questa similitudine. Quante volte – se veramente interpreto il pensiero di buona parte dei sordomuti – sentivamo prepotente il bisogno di ridestarci da quella specie di sonno spirituale e dare al nostro fisico una forza virile capace di ardimento affinché ci permettesse di partecipare all’universale manifestazione delle energie, che vanno di giorno in giorno affinandosi e rinsaldandosi attraverso i sani principi sportivi, fino a sentire nel corpo e nell’ anima un inesauribile vigore di vita.

Per non mostrare al mondo uno spettacolo cosi desolante della nostra vita senza anima e senza ardore di ardimenti, si è cercato di inoculare e allargare in noi quei sani principi onde dare forza ed equilibrio perfetto al nostro corpo il quale, a cagione della sordità, ha delle oscillazioni fino al punto di essere definiti dei valetudinari, delle energie stagnanti. Molti fra noi hanno una costituzione robusta e capace di qualunque fatica, ma se questa forza non venisse temprata dagli esercizi fisici e lo spirito da esercizi intellettuali che cosa rappresenterebbe? Una forza brutale! Quando si seguono le sane norme degli esercizi ginnastici anche la mente sarà poscia più atta a grandi concepimenti, più suscettibile delle forti impressioni da cui prendono vita e colore. Universalmente si sa che lo sport è l’elemento vitale che tende a sviluppare e rinvigorire le forze corporali, e mantenere vivo lo spirito, e quindi esso entra a far parte integrante della nostra educazione morale e materiale. E qui si ha ragione di proclamare che lo sport rappresenta specialmente per noi sordomuti una necessità assoluta, perché contribuisce a mantenere in uno stato di perfetto equilibrio il nostro morale evitando lo svilupparsi di quel complesso di debolezze che hanno origine dalla mancanza di uno dei cinque sensi: l’udito».

Marco Lué

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