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Santuario della Madonna di Marsaglia in Monastero di Lanzo (Torino)

Il Santuario della Madonna di Marsaglia in Monastero di Lanzo (Torino) si trova nell’alta Valle del Tesso, ad un’altitudine di 1350 m, in territorio del Comune di Monastero di Lanzo. Raggiungere il Santuario di Marsaglia è come compiere un viaggio indietro nel tempo, percorrendo una sentiero immerso nel verde di fitti boschi di frassini, betulle e faggi, ai cui lati si ergono numerosi piloni votivi, quasi a voler scandire lentamente il percorso man mano che ci si avvicina alla meta. Ma all’improvviso, ecco apparire le eleganti linee barocche della facciata della chiesa, contornata da piccole e caratteristiche case in pietra, tipiche dei borghi alpini.

La presenza di un edificio così grande e solenne in un borgo scarsamente abitato anche nei secoli passati, è comprensibile solo se lo si individua quale luogo di culto da tempo immemorabile, al crocevia di sentieri che conducevano agli alpeggi. Il santuario risale al 1700, ma sicuramente preesisteva una cappella le cui origini sono purtroppo avvolte nel mistero: è probabile che a sua volta si sia sovrapposta a un pilone votivo, come nella maggior parte dei casi relativi ai santuari delle Valli. Secondo la leggenda venne costruito per voto di una pastorella guarita dalla Madonna ed è dedicato all’Assunta.

L’elegante facciata barocca è caratterizzata da quattro lesene suddivise in tre ordini e da un frontone sul quale insiste un piccolo campanile centrale; una grande finestra ovale e due nicchie laterali ne alleggeriscono la parte centrale.

Gli affreschi che arricchiscono l’interno sono dei primi anni dell’Ottocento e raffigurano: sulle vele della volta, inoltre, sono rappresentati a grandezza naturale i quattro Evangelisti. Le pareti sono tappezzate da circa trecento ex-voto, specchio di una religiosità profondamente legata alla vita di tutti i giorni: realizzati con le più svariate tecniche (dipinti su carta, su metallo, su tela e su tavolette di legno) rappresentano una notevole testimonianza storica e sociale della vallata, insieme ad un centinaio di cuori votivi e a quattrocento stampe e oleografie.

Spiccano fra gli altri quelli relativi al periodo bellico compreso fra le Guerre d’Indipendenza e l’ultimo conflitto mondiale.

All’interno non esistono altari o cappelle laterali ma solo alcuni confessionali e un pulpito. La festa del santuario si svolge il 15 agosto ed è preceduta, la notte del 14, da una suggestiva fiaccolata.

Viene celebrato annualmente anche l’8 settembre, festività della Natività di Maria. Durante queste feste è possibile rivivere le antiche tradizioni francoprovenzali quali il pane della “carità” artisticamente addobbato e l’incanto.

Il Santuario è aperto alla domenica da maggio ad ottobre ed è inserito in numerosi itinerari turistici che prevedono di raggiungerlo a piedi, in mountain-bike o a cavallo.

Molte sono le leggende fiorite intorno al Santuario, a cominciare da quella che lo vorrebbe costruito in seguito all’apparizione della Madonna ad una pastorella sordomuta con la richiesta di erigere sul posto un luogo di culto.

Visto il miracolo della guarigione della giovinetta, si narra che la gente si diede subito da fare per costruire una cappella. Il luogo scelto era però un po’ più in alto rispetto al santuario attuale, perché più visibile da lontano. Di buona lena, venne  trasportato tutto l’occorrente sul luogo prescelto ed iniziati i lavori, ma il giorno successivo si trovarono tutti i materiali spostati nel luogo dell’attuale ubicazione del Santuario. Da ciò capirono che quello era il luogo prescelto dalla Madonna.

La costruzione avvenne intorno alla metà del 1700 per terminare intorno al 1770. La prima dedicazione era alla Vergine della Pietà, come si può desumere dalle visite pastorali dei vescovi di Torino e dalle decorazioni che ancora interessano l’abside del santuario.

Il Cavallari Murat dice che la facciata ricorda quelle di chiese che si possono vedere intorno al Lago di Como.

E’ molto probabile che alla sua realizzazione abbiano lavorato dei “mastri Luganesi” perché si ha notizia di contratti stipulati con maestranze di quelle zone per lavori nella chiesa parrocchiale di Monastero.

Il santuario è stato sempre molto frequentato da fedeli provenienti anche da paesi limitrofi. Molto comuni erano le processioni che partendo da Monastero giungevano al santuario per implorare la pioggia o il bel tempo. Analoghe processioni venivano effettuate anche dai fedeli di Coassolo e di Gisola. Si racconta anche di pellegrinaggi dalla Valle di Locana, che sarebbero però terminati in seguito ad un fatto di sangue che aveva coinvolto un giovane di quella vallata.

La festa principale è quella dell’Assunta (Mesoust) dove intervengono due priori maschi che portano il pane della carità. Talvolta le “carità” sono anche di più, perché chiunque può portarla in seguito ad un voto.

L’incanto di oggetti portati dai fedeli permette di racimolare qualche soldo per i restauri. Un tempo i due priori battevano a tappeto tutta la valle fino agli alpeggi più elevati (‘ndà cujan) e raccoglievano le offerte, molto spesso dei formaggi ma anche dei vitelli, che poi venivano messi all’asta a favore del santuario.
Fonte: comunità Montana Valli di Lanzo

PER SAPERE DI PIU’

Comunità Montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone

Comune di Monastero di Lanzo


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