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Giovanni Paolo I e due sorelle sordomute

Papa Luciani: il sorriso di Dio. Ficton in onda lunedì 23 e martedì 24 ottobre 2006 alle 21.00 su Rai Uno con sottotitoli.
Neri Marcorè è il protagonista della nuova miniserie RAI “Papa Luciani. Il sorriso di Dio” in cui interpreta il ruolo di Giovanni Paolo I. La fiction è prodotta dalla Compagnia Leone Cinematografica di Francesco e Federico Scardamaglia, e le riprese si sono svolte tra Roma e Viterbo ma con rimandi e flashback sulla natìa Canale d’Agordo.
“Il ruolo del papa bellunese – dice Marcoré – è per me una grossa responsabilità. Spero di essere all’altezza”.
Con la regia di Giorgio Capitani (per la seconda volta alle prese con la storia di un Pontefice dopo la fiction campione di ascolti “Papa Giovanni”) e la sceneggiatura di Scardamaglia e Cerofolini (gli stessi della serie dedicata al Papa buono), Neri Marcoré si sente al sicuro.
“Il progetto – continua il protagonista – è bellissimo. Credo che Papa Luciani sia tra le figure più interessanti e amate in assoluto. Mi sto documentando sul personaggio, ho trovato anche dei vecchi filmati”.
L’opera s’inserisce nel filone delle fiction a sfondo religioso che continua ad avere un grande successo.
“La chiave del film – spiega Giorgio Capitani – è il dramma della profezia. Papa Luciani ebbe infatti una predizione della Madonna di Fatima che sarebbe diventato Pontefice, ma per poco tempo. Il seme deve morire perché la pianta possa crescere. Vedendo la prima parte della profezia avverarsi, sapeva e aveva un po’ paura di quello che lo aspettava. È un Papa durato 33 giorni. Era colto ma ripeteva spesso che sarebbe stato un pavone con le piume alzate se avesse parlato in modo difficile”
Per scandagliarne la figura, a 27 anni dalla morte, Giuseppe De Carli, il vaticanista del Tg1 e capo della struttura Rai Vaticano, ha collaborato alla preparazione della fiction su Papa Luciani “perchè durante il suo pontificato non ci sono state nomine, encicliche, ha avuto solo il tempo di presentarsi, ma Papa Luciani è comunque rimasto in milioni di cuori”.
Fonte: Rai.it


Albino Luciani assunse il papato con il nome Giovanni Paolo I per soli 33 giorni nel 1978. Aveva particolare attenzione verso i Sordi, anche perché le sue due sorelle erano sordomute (vedi l’intervista con il fratello di Giovanni Paoli I): una morta nel 1938 ed un’altra, Maria, divenuta suora di clausura a Torino nelle Suore sordomute cottolenghine del Sacro Cuore, deceduta poco tempo prima del suo pontificato. Lui visitò più volte l’Istituto ammirando sua sorella e tutte le suore sorde nella loro meravigliosa opera per il bene, nell’immenso Istituto fondato da S.Giuseppe Cottolengo. Fonte: Enciclopedia dei sordi di Franco Zatini (1990)


Cenni biografici di Sua Santità Giovanni Paolo I

1912
17 Ottobre Nasce a Forno di Canale (Belluno), attualmente Canale d’Agordo, da Giovanni Luciani e Bortola Tancon; viene battezzato lo stesso giorno, in casa, dalla levatrice Maria Fiocco «per imminente pericolo di vita ».
19 Ottobre Vengono supplite le cerimonie battesimali, in chiesa, dal vicario cooperatore don Achille Ronzon.
1918
Ottobre Inizia la prima classe elementare.
1919
26 Settembre Riceve la cresima dal vescovo Mons. Giosuè Cattarossi.
1923
Ottobre Entra nel seminario minore di Feltre.
1928
Ottobre Entra nel seminario Gregoriano di Belluno.
1934
Viene ordinato suddiacono.
1935
2 Febbraio Viene ordinato diacono.
7 Luglio Viene ordinato sacerdote nella chiesa di S. Pietro di Belluno.
9 Luglio Viene nominato vicario cooperatore a Canale d’Agordo.
18 Dicembre Viene trasferito come vicario cooperatore ad Agordo e nominato insegnante di religione all’Istituto tecnico minerario di Agordo.
1937
Luglio Viene nominato vicerettore del seminario Gregoriano di Belluno (1937-1947).
Ottobre Inizia l’attività didattica.
1947
27 Febbraio  Si laurea in sacra teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma con una tesi su «L’origine dell’anima umana secondo Antonio Rosmini».
Novembre Viene nominato da Mons. Girolamo Bortignon procancelliere vescovile della diocesi di Belluno.
16 Dicembre Viene nominato cameriere segreto soprannumerario.
Viene nominato segretario del sinodo diocesano.
1948
2 Febbraio Viene nominato provicario generale della diocesi di Belluno.
Viene nominato direttore dell’ufficio catechistico diocesano.
1949
Dicembre Pubblica Catechetica in briciole.
1950
Marzo Pubblica la tesi di laurea.
1954
6 Febbraio Viene nominato vicario generale della diocesi di Belluno.
1956
30 Giugno Viene nominato canonico della cattedrale.
1958
15 Dicembre  Papa Giovanni XXIII lo promuove vescovo di Vittorio Veneto.
27 Dicembre Nella basilica di 5. Pietro, a Roma, papa Giovanni XXIII lo consacra vescovo, essendo conconsacranti i vescovi Gioacchino Muccin e Girolamo Bortignon.
1959
11 Gennaio Prende possesso della diocesi di Vittorio Veneto.
17 Giugno Indìce la visita pastorale.
1962
8 Ottobre – 8 Dicembre È presente a Roma per l’apertura della I sessione del Concilio Vaticano II; in detto periodo rientra in diocesi solamente per alcuni giorni.
1963
28 Settembre – 4 Dicembre È presente a Roma per la II sessione del Concilio; rientra in diocesi per alcuni giorni.
1964
13 Settembre – 21 Novembre  È presente a Roma per la III sessione del Concilio, ritornando ripetutamente in diocesi.
1965
13 Settembre – 9 Dicembre  È presente a Roma per la IV ed ultima sessione del Concilio, rientrando più volte in diocesi.
1966
16 Agosto – 2 Settembre Compie un viaggio in Burundi, presso la missione diocesana di Vittorio Veneto.
1969
15 Dicembre Papa Paolo VI lo promuove Patriarca di Venezia.
1970
1 Febbraio Riceve in municipio la cittadinanza onoraria di Vittorio Veneto.
8 Febbraio Fa l’ingresso ufficiale nel Patriarcato di Venezia.
25 Ottobre Inizia la visita pastorale.
1971
12-14 Giugno Compie un viaggio pastorale in Svizzera, ritornando attraverso la Savoia.
28 Settembre – 5 Novembre Partecipa a Roma alla II Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi su “Il sacerdozio ministeriale e la giustizia del mondo”, rientrando in diocesi dal 23 al 31 ottobre.
1972
12-17 Giugno Viene eletto vicepresidente della Conferenza episcopale italiana e resta in carica fino al 2 giugno 1975.
16 Settembre A Venezia riceve la visita di papa Paolo VI.
1973
5 Marzo Viene creato Cardinale di Santa Romana Chiesa.
1974
27 Settembre – 26 Ottobre Partecipa a Roma alla III Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi su “L’evangelizzazione nel mondo moderno”.
1975
18 Maggio Parte per un viaggio pastorale in Germania.
6-21 Novembre Compie un viaggio pastorale in Brasile; viene insignito della laurea «honoris causa» all’università statale di S. Maria a Rio Grande do Sul.
1976
Gennaio Pubblica Illustrissimi.
10-13 Settembre Come rappresentante ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana partecipa a celebrazioni commemorative a Spalato (Iugoslavia).
1977
30 Settembre – 29 Ottobre Partecipa a Roma alla IV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi su “La catechesi nel nostro tempo”.
1978
6 Agosto Muore papa Paolo VI.
10 Agosto Parte per Roma.
26 Agosto Nel secondo giorno del conclave viene eletto Sommo Pontefice Romano e sceglie il nome di Giovanni Paolo I.
27 Agosto Rivolge il primo radiomessaggio «urbi et orbi».
3 Settembre Cerimonia dell’«inizio del servizio pastorale».
28 Settembre Muore.
Fonte: Vatican.va


Incontro con Edoardo, fratello di Giovanni Paolo I: «Mi parlò del colloquio con suor Lucia a Fatima senza rivelarmi nulla, ma era molto turbato» – «Luciani e Wojtyla, due Papi a casa mia»
Fu un segno di riguardo a mio fratello. Si fermò qui a casa mia. Parlando, mi disse: “Non ho più genitori né fratelli. Mi farà lei da fratello.” E io gli risposi di sì. Andavo a Roma ogni due mesi, un mese e mezzo, per la Camera di commercio. Avvertivo la segreteria, andavo con lui alla messa delle sette del mattino e facevamo colazione insieme. Così fu per diversi anni. Negli ultimi tempi lo trovavo spesso impegnato al lavoro, trovavo un monsignore che gli dava lezioni della lingua del Paese che avrebbe visitato. Così ho diradato gli incontri. L’ultima volta ero andato a visitare la tomba di mio fratello e a San Pietro ho incrociato il suo segretario laico e ci ha invitato a salire. C’erano anche mio figlio Silvestro con la moglie e la figlia. Questo sette-otto anni fa.”
Com’era da bambino Albino Luciani?
“Era vivacissimo. Mia madre diceva che io ero un pezzo di legno, lui invece andava dappertutto. Ogni giorno la maestra mandava a chiamare mia madre perché mio fratello ne aveva combinata qualcuna.”
Vostro padre non era con voi quand’eravate bambini?
“No, era fuori d’Italia. Andò a lavorare ad undici anni a Innsbruck. Portava sulle spalle la gerla con i mattoni per i muratori. Poi mia nonna lo fece tornare e gli fece insegnare il mestiere di fabbro, ma di fabbri in paese ce n’erano già due. Andò allora a fare il muratore nel Baden e in Westfalia. Qui faceva i rivestimenti per gli altiforni e prendeva la paga tripla d’un muratore normale. Solo che la sua prima moglie era malata di tubercolosi e tutti i guadagni andavano spesi in medici e medicine. Avevano due figlie sordomute. Poi la prima moglie morì e si sposò con mia madre.
Albino nacque nel 1912. Io nel ’17. Albino mi fece da padre e da insegnante. Mia madre doveva lavorare a casa e in campagna. Dopo la Grande Guerra mio padre andò a lavorare in Francia, a ricostruire le zone colpite dal conflitto. Abbiamo una cartolina da Saint Quentin con la chiesa bombardata. E poi in Svizzera. Quando tornò vinse un concorso da elettricista in una nuova centrale elettrica, qui nell’Agordino. Fece quel lavoro fino all’età di 72 anni. Riuscì così a ricostituirsi la pensione, perché i contributi della Germania erano andati perduti. Mio padre era socialista, ma non anticlericale.
Tornando a mio fratello, era un divoratore di libri. Da noi in quaresima veniva a fare le prediche un cappuccino marchigiano e aveva molto colpito Albino, che era chierichetto. Un giorno il cappuccino prima di messa disse: “Chi viene a studiare da noi?” Mio fratello disse che sarebbe andato lui. Mia madre si consigliò col parroco e lo mandarono a Feltre. Ebbe una crisi in quinta ginnasio, fugata dalla sua confessione con padre Leopoldo, ora San Leopoldo Mandic. Al liceo a Belluno fu colpito dal gesuita padre Busa, illustre tomista, ma il vescovo gli disse che aveva bisogno di lui, che non gli permetteva di entrare nei gesuiti.
Mio fratello era incredibilmente attratto dallo studio, per questo voleva diventare gesuita. Avevamo uno zio, Felice Capello, professore di diritto alla Gregoriana. Da adulti io e Albino ci davamo un aiuto morale reciproco. A volte lo cercavo io e andavo da lui la sera, altre volte era lui che mi mandava a chiamare.”
Ha un ricordo molto forte legato al tempo di guerra.
“Sì quando tornai a Belluno da Bologna, dopo che il nostro carro M14 era saltato su una mina ad El Alamein. Quando entrai in seminario la suora non mi riconobbe. Da ottanta chili ne pesavo quaranta. Mio fratello quando mi vide scoppiò a piangere.”
Che rapporto intercorreva fra Papa Roncalli e il vescovo Luciani?
“Era un rapporto stretto. Si conobbero al congresso eucaristico a Belluno nel 1956. Poi una volta il Patriarca di Venezia andò a cercare il vescovo di Belluno per farsi accompagnare ad una casa per vacanze dell’Azione cattolica a San Vito di Cadore. Il vescovo non c’era, così mio fratello accompagnò Roncalli. Quando da Papa fece mio fratello vescovo di Vittorio Veneto, Giovanni XXIII gli disse: “Ti ricordi il viaggio a San Vito di Cadore? Allora ti ho studiato a fondo.”
Come accolse Albino Luciani la nomina a Patriarca da Paolo VI e a Papa dal Concistoro?
“L’ultima sera che ho passato con lui a Roma, mi disse: “Io ho chiesto un solo posto, che mi è stato negato, forse a ragione.” Aveva chiesto una mansioneria a Falcade, nei primi anni Cinquanta. Voleva che io e lui ci dedicassimo alla storia, al giornalismo. In quel periodo aveva una sospetta emotisi. Albino scrisse al vescovo, ma lui gli rispose di rientrare appena possibile. Così ha continuato a fare il vicario generale e ha sempre compiuto il suo dovere.”
Cosa sapeva del suo stato di stato di salute, cosa le disse del suo incontro con suor Lucia di Fatima?
“Si era rimesso, dopo essere stato malato ad un occhio a Venezia. La tesi odierna è che sia morto per un embolo partito dall’occhio operato a Venezia. Ai primi di marzo del ’78 venne qui a Canale a predicare e confessare. Mi disse: “Lo sai che sono stato a Fatima? Lo sai che suor Lucia mi ha mandato a chiamare?” Poi non mi disse nient’altro. Per due sere lo vedemmo molto turbato e ci disse che stava pensando a quel che gli aveva detto suor Lucia. Dopo la sua morte chiesi ragguagli a don Diego Lorenzi che l’aveva accompagnato a Fatima in quell’incontro. Albino gli aveva detto di attenderlo sulla porta del convento. Uscì dopo due ore. Nel viaggio di ritorno non aprì bocca.”
Quali le paiono le testimonianze più forti della santità di Giovanni Paolo I ?
“Lasciando fuori l’infanzia e l’adolescenza, mi pare che con gli esercizi spirituali tenuti a Belluno abbia acquistato una totale padronanza di sé in un modo di vivere irreprensibile. Io non saprei trovare un argomento in cui lui avesse sgarrato di mezza riga. Lo trovo a posto in ogni azione. Naturalmente questa è la mia opinione.”
Da chi ha ereditato il sorriso suo fratello?
“In parte era il sorriso del nonno, in parte se lo era imposto con tutti dopo i famosi esercizi spirituali di Belluno.””>Edoardo Luciani, detto Berto, classe 1917, maestro elementare, tre volte sindaco di Canale d’Agordo per la DC, già presidente della Camera di commercio di Belluno, vive con la moglie, anche lei maestra, nella semplice casa dove nacque assieme al fratello Albino Luciani. Così ci ha parlato della sua consuetudine con due Papi.
Che ricordi ha di Giovanni Paolo II?
“Quando mio fratello era Patriarca di Venezia, conobbi da lui il cardinal Wiszinsky. Era un uomo intelligentissimo. Lo feci presente a mio fratello. Lui mi disse: “Se tu conoscessi l’arcivescovo di Cracovia resteresti esterrefatto”. Mia figlia Isabella ha trovato quattro lettere dell’Arcivescovo Wojtyla al Patriarca Luciani. Poi Giovanni Paolo II venne qui nel 1979, in uno dei suoi primi viaggi.
Fu un segno di riguardo a mio fratello. Si fermò qui a casa mia. Parlando, mi disse: “Non ho più genitori né fratelli. Mi farà lei da fratello.” E io gli risposi di sì. Andavo a Roma ogni due mesi, un mese e mezzo, per la Camera di commercio. Avvertivo la segreteria, andavo con lui alla messa delle sette del mattino e facevamo colazione insieme. Così fu per diversi anni. Negli ultimi tempi lo trovavo spesso impegnato al lavoro, trovavo un monsignore che gli dava lezioni della lingua del Paese che avrebbe visitato. Così ho diradato gli incontri. L’ultima volta ero andato a visitare la tomba di mio fratello e a San Pietro ho incrociato il suo segretario laico e ci ha invitato a salire. C’erano anche mio figlio Silvestro con la moglie e la figlia. Questo sette-otto anni fa.”
Com’era da bambino Albino Luciani?
“Era vivacissimo. Mia madre diceva che io ero un pezzo di legno, lui invece andava dappertutto. Ogni giorno la maestra mandava a chiamare mia madre perché mio fratello ne aveva combinata qualcuna.”
Vostro padre non era con voi quand’eravate bambini?
“No, era fuori d’Italia. Andò a lavorare ad undici anni a Innsbruck. Portava sulle spalle la gerla con i mattoni per i muratori. Poi mia nonna lo fece tornare e gli fece insegnare il mestiere di fabbro, ma di fabbri in paese ce n’erano già due. Andò allora a fare il muratore nel Baden e in Westfalia. Qui faceva i rivestimenti per gli altiforni e prendeva la paga tripla d’un muratore normale. Solo che la sua prima moglie era malata di tubercolosi e tutti i guadagni andavano spesi in medici e medicine. Avevano due figlie sordomute. Poi la prima moglie morì e si sposò con mia madre.
Albino nacque nel 1912. Io nel ’17. Albino mi fece da padre e da insegnante. Mia madre doveva lavorare a casa e in campagna. Dopo la Grande Guerra mio padre andò a lavorare in Francia, a ricostruire le zone colpite dal conflitto. Abbiamo una cartolina da Saint Quentin con la chiesa bombardata. E poi in Svizzera. Quando tornò vinse un concorso da elettricista in una nuova centrale elettrica, qui nell’Agordino. Fece quel lavoro fino all’età di 72 anni. Riuscì così a ricostituirsi la pensione, perché i contributi della Germania erano andati perduti. Mio padre era socialista, ma non anticlericale.
Tornando a mio fratello, era un divoratore di libri. Da noi in quaresima veniva a fare le prediche un cappuccino marchigiano e aveva molto colpito Albino, che era chierichetto. Un giorno il cappuccino prima di messa disse: “Chi viene a studiare da noi?” Mio fratello disse che sarebbe andato lui. Mia madre si consigliò col parroco e lo mandarono a Feltre. Ebbe una crisi in quinta ginnasio, fugata dalla sua confessione con padre Leopoldo, ora San Leopoldo Mandic. Al liceo a Belluno fu colpito dal gesuita padre Busa, illustre tomista, ma il vescovo gli disse che aveva bisogno di lui, che non gli permetteva di entrare nei gesuiti.
Mio fratello era incredibilmente attratto dallo studio, per questo voleva diventare gesuita. Avevamo uno zio, Felice Capello, professore di diritto alla Gregoriana. Da adulti io e Albino ci davamo un aiuto morale reciproco. A volte lo cercavo io e andavo da lui la sera, altre volte era lui che mi mandava a chiamare.”
Ha un ricordo molto forte legato al tempo di guerra.
“Sì quando tornai a Belluno da Bologna, dopo che il nostro carro M14 era saltato su una mina ad El Alamein. Quando entrai in seminario la suora non mi riconobbe. Da ottanta chili ne pesavo quaranta. Mio fratello quando mi vide scoppiò a piangere.”
Che rapporto intercorreva fra Papa Roncalli e il vescovo Luciani?
“Era un rapporto stretto. Si conobbero al congresso eucaristico a Belluno nel 1956. Poi una volta il Patriarca di Venezia andò a cercare il vescovo di Belluno per farsi accompagnare ad una casa per vacanze dell’Azione cattolica a San Vito di Cadore. Il vescovo non c’era, così mio fratello accompagnò Roncalli. Quando da Papa fece mio fratello vescovo di Vittorio Veneto, Giovanni XXIII gli disse: “Ti ricordi il viaggio a San Vito di Cadore? Allora ti ho studiato a fondo.”
Come accolse Albino Luciani la nomina a Patriarca da Paolo VI e a Papa dal Concistoro?
“L’ultima sera che ho passato con lui a Roma, mi disse: “Io ho chiesto un solo posto, che mi è stato negato, forse a ragione.” Aveva chiesto una mansioneria a Falcade, nei primi anni Cinquanta. Voleva che io e lui ci dedicassimo alla storia, al giornalismo. In quel periodo aveva una sospetta emotisi. Albino scrisse al vescovo, ma lui gli rispose di rientrare appena possibile. Così ha continuato a fare il vicario generale e ha sempre compiuto il suo dovere.”
Cosa sapeva del suo stato di stato di salute, cosa le disse del suo incontro con suor Lucia di Fatima?
“Si era rimesso, dopo essere stato malato ad un occhio a Venezia. La tesi odierna è che sia morto per un embolo partito dall’occhio operato a Venezia. Ai primi di marzo del ’78 venne qui a Canale a predicare e confessare. Mi disse: “Lo sai che sono stato a Fatima? Lo sai che suor Lucia mi ha mandato a chiamare?” Poi non mi disse nient’altro. Per due sere lo vedemmo molto turbato e ci disse che stava pensando a quel che gli aveva detto suor Lucia. Dopo la sua morte chiesi ragguagli a don Diego Lorenzi che l’aveva accompagnato a Fatima in quell’incontro. Albino gli aveva detto di attenderlo sulla porta del convento. Uscì dopo due ore. Nel viaggio di ritorno non aprì bocca.”
Quali le paiono le testimonianze più forti della santità di Giovanni Paolo I ?
“Lasciando fuori l’infanzia e l’adolescenza, mi pare che con gli esercizi spirituali tenuti a Belluno abbia acquistato una totale padronanza di sé in un modo di vivere irreprensibile. Io non saprei trovare un argomento in cui lui avesse sgarrato di mezza riga. Lo trovo a posto in ogni azione. Naturalmente questa è la mia opinione.”
Da chi ha ereditato il sorriso suo fratello?
“In parte era il sorriso del nonno, in parte se lo era imposto con tutti dopo i famosi esercizi spirituali di Belluno.”
Fonte: fraticappuccini.it
nw101 (2006)


Giovanni Paolo I, il Papa del Sorriso, film-documento già trasmesso con sottotitoli in RAI3 il mercoledì 6 dicembre 2006 alle 20.50, di Luigi Bizzarri (collaborazione Paola Lasi, consulente storico Alberto Melloni e e Stefania Falasca)
Il 10 di novembre 2006 si è chiusa solennemente nella cattedrale di Belluno la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione del servo di Dio Albino Luciani.
Albino Luciani,  papa per 33 giorni nella tarda estate del ’78, uno dei pontificati più brevi nella storia della Chiesa.
Giovanni Paolo, il Primo: un papa che, forse, si ricorda solo per quella morte improvvisa, quel  sorriso inaspettato e… quel nome:  Giovanni Paolo.
“Il Papa del sorriso” racconta di un prete veneto che volle costantemente rimanere nel cono d’ombra della grande storia; racconta  il paradosso del capo spirituale di un miliardo di fedeli che si sottrasse, finché poté, al proscenio mediatico, che evitò, finché poté,  cineprese e riflettori,  telecamere e obiettivi, che ammonì: “la figura del Papa è troppo lodata, c’è il rischio di cadere nel culto della personalità; il centro di tutto è Cristo e la Chiesa”. Il Papa, aveva detto, deve offrire “un supplemento d’anima al mondo”, deve far ascoltare “il sussurro di Dio”.
Il film-documento racconta Albino Luciani al di là dell’immagine ricorrente e riduttiva del “Papa del sorriso”.  La sua storia infatti fu molto più complessa, intensa, perfino drammatica. La sua stessa vita apparve a molti come fatalmente ‘predestinata’ all’evento finale: i lutti e le infermità in famiglia, le malattie, i ripetuti ricoveri in sanatorio e poi quella visita a Fatima, il colloquio, dicono, sconvolgente con suor Lucia…
Di particolare rilevanza il repertorio ritrovato. Il materiale di partenza infatti era scarsissimo: basti pensare che si è dovuti ricorre ad alcuni annunci su quotidiani veneti per tentare di reperire almeno filmini amatoriali su Luciani alla fine degli anni ’50 e negli anni 60. In più, sono state ritrovate, tra le altre, immagini inedite di Benedetto XV, della beatificazione di Teresina del Bambin Gesù, di Luciani in Brasile, di Luciani e dei cardinali prima e dopo il conclave…
Altrettanto inedite molte delle testimonianze di chi, superata una prima diffidenza, ha accettato di raccontare molti e sconosciuti episodi della vita di Albino Luciani; ricordiamo, tra gli altri, il fratello Berto, le nipoti Pia e Lina, padre Busa suo compagno di seminario, i preti-operai di Marghera, il segretario don Diego Lorenzi e il vescovo John Magge.  (agg.dicembre 2006)


  Newsletter della Storia dei Sordi n.101 del 21 ottobre 2006