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Balestra Serafino, l’apostolo della parola (Newsletter della Storia dei Sordi n. 275 del 25 giugno 2007)

Serafino Balestra, l’apostolo della parola. Sacerdote, divenne famoso per l’opera didattica da lui realizzata a Como e soprattutto in Argentina a favore dei sordomuti, tanto da meritarsi l’appellativo di “apostolo dei sordomuti”.

I più conosceranno il nome di Serafino Balestra associandolo ad alcune vie nei centri principali del Canton Ticino, ma questa è una considerazione assai sommaria e fuorviante. In realtà la figura di Serafino Balestra è legata – lo ha ricordato scrupolosamente Giovanni Maria Staffieri* durante una delle conferenze del ciclo Le Chiacchierate del Circolo Operaio Educativo – ai campi degli studi storici e archeologici e, nell’ambito sociale, all’assistenza dei sordomuti.

Dai primi anni al primo riconoscimento
La famiglia Balestra è originaria di Gerra Gambarogno, ma all’inizio dell’800 – per svolgere attività nel campo edile e artigianale – un suo ramo si trasferisce a Bioggio dove il 10 giugno 1831 nasce Serafino. La famiglia è di origini modeste, cosicché Serafino si divide tra la scuola primaria e l’aiuto al padre, di professione sarto. Tuttavia, egli ha una particolare predilezione per lo studio e, con sacrificio dei genitori, frequenta il Collegio dei Padri Somaschi di S. Antonio in Lugano, trasferendosi poi al Seminario di Como per seguire la sua vocazione religiosa. Nel 1856 viene ordinato sacerdote.
Prima di dedicarsi totalmente alla causa dei sordomuti, tra il 1863 e il 1865 ha il compito di restaurare la Basilica romanica di S. Abbondio. Svolge anche altri incarichi nell’ambito del restauro e si cimenta, con successo, come epigrafista.
Nel 1866, in considerazione del suo buon operato, il Re d’Italia Vittorio Emanuele II, lo insignisce del titolo di cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

La sua opera a favore dei sordomuti
In questo periodo ha inizio la missione che lo renderà celebre, quella a favore dei sordomuti. Nel 1865 gli viene affidata la direzione dell’Istituto delle sordomute povere di Como, occasione che gli permette di approfondire la conoscenza delle terapie di rieducazione. A quell’epoca si usa la terapia mimica che consiste nel comunicare unicamente tramite segni convenzionali corrispondenti a lettere dell’alfabeto, a sillabe, a parole. Insoddisfatto, nel 1867 Balestra si reca presso l’Istituto dei sordomuti di Zurigo per apprendere la tecnica fonetica “basata sulla stimolazione, per mezzo del respiro, degli organi della voce rimasti atrofizzati: le corde vocali vengono così eccitate, riescono a emettere deboli suoni, poi sillabe, quindi parole articolate e infine frasi”, spiega Giovanni Maria Staffieri. Balestra conclude che quest’ultima è la miglior terapia.
La terapia fonetica di Balestra non ottiene però il consenso da parte di tutti: i sostenitori del vecchio e poco efficace metodo mimico-gestuale vi si oppongono. Ciò nonostante è la terapia fonetica a riscuotere, in poco tempo, maggiori consensi.
Nel perorare la buona causa per tutta l’Europa, Balestra non trascura i sordomuti del Canton Ticino. Nel 1878 conferisce con il Consigliere di Stato Martino Pedrazzini, Direttore della Pubblica educazione, per proporre il progetto di una Scuola Cantonale per i sordomuti, ma questa sua idea non si concretizza.
Nel 1884, il Governo della Repubblica Argentina lo invita a Buenos Aires a dirigere il nuovo Istituto nazionale dei sordomuti. Prima di partire, nel 1885, si reca a Bellinzona per salutare l’amico medico e Consigliere di Stato Giorgio Casella, da poco Direttore della Pubblica educazione, e per consegnargli la somma di quattrocento franchi che, come appare dalla ricevuta, “dovrà essere spesa a tutto beneficio dei sordomuti poveri di questo Cantone”: un ultimo significativo gesto da parte del sacerdote che aveva ormai consumato ogni suo avere in favore degli infermi.

L’Argentina
A Buenos Aires Serafino Balestra viene accolto con ogni onore, ma successivamente, per invidia e malafede, diventa oggetto di critiche e calunnie per presunti interessi personali nell’impresa.
Giovanni Maria Staffieri constata come queste provocazioni, “anche se poi risultate senza fondamento, lo minarono fatalmente nel morale e nel fisico già provato”. Ammalatosi gravemente, viene ricoverato nell’Ospedale Italiano della capitale argentina dove, dettata la propria epigrafe (Qui giace il canonico Serafino Balestra. Visse propagando la parola. Morì senza avere con chi ricambiarla), si spegne il 20 ottobre 1886. La salma rimane a Buenos Aires fino al 1964, quando viene esumata per volontà del nipote avv. Luigi Balestra al fine di essere tumulata nella tomba di famiglia a Bioggio, dove viene deposta il 15 marzo di quell’anno con una solenne cerimonia pubblica.

*Giovanni Maria Staffieri

Commercialista, cultore di discipline umanistiche, fondatore e presidente del Circolo Numismatico Ticinese e della Società Genealogica della Svizzera Italiana, da oltre trent’anni Giovanni Maria Staffieri pubblica saggi storici e numismatici su riviste e periodici cantonali e internazionali.

Fonte: lugano.ch (settembre 2005) 2007 – nw275

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“Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità”, ideato, fondato e diretto da Franco Zatini