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Svegliare le staminali SILENTI per l’attivare l’udito (Newsletter della Storia dei Sordi n. 437 del 29 febbraio 2008)

Comunicato stampa. Specialisti di tutto il mondo riuniti in Egitto per il Convegno Internazionale di Otologia  promosso da CRS Amplifon: SVEGLIARE LE STAMINALI “SILENTI’’  PER RIATTIVARE L’UDITO.
Progressi anche nel campo dello screening genetico, tramite microchip, per una diagnosi più dettagliata. Tra i temi affrontanti dagli specialisti anche i più moderni impianti cocleari, in grado di preservare i residui uditivi e rigenerare i neuroni
El Gouna (Egitto), 28 febbraio 2008 – Riattivare le cellule staminali già presenti, ma “addormentate“, dell’orecchio interno attraverso altre cellule della stessa famiglia portate dall’esterno grazie a nanomolecole. Non è fantascienza ma il frutto di alcune sperimentazioni già in atto. L’obiettivo è ripristinare le funzioni uditive perdute avvalendosi di cellule già presenti nell’orecchio, ma che hanno bisogno di uno stimolo per attivarsi. Un campo che vede in prima linea anche il nostro Paese. Di genetica, nanotecnologie e moderne metodologie di screening si parla in questi giorni in Egitto in occasione del Convegno Internazionale “Il Futuro dell’Otologia“, promosso dal Centro Ricerche e Studi Amplifon come importante momento di aggiornamento per gli specialisti di tutto il mondo.
“Il futuro dell’otologia ci parla il linguaggio delle nanotecnologie, della chirurgia robotica, dell’ingegneria genetica e dei più moderni dispositivi impiantabili” – spiega Aziz Belal, Preside della Scuola di Medicina di Alessandria e Presidente del Congresso – “Non si tratta di un miraggio ma di passi concreti che la scienza sta già compiendo e che in questo Convegno, grazie a sessioni tematiche, simposi, discussioni e tavole rotonde, vogliamo affrontare con tutti gli specialisti.”
I disturbi dell’udito sono molto più diffusi di quanto si creda. Ne soffre circa il 12% della popolazione. In Italia, si calcola che vi siano circa 7 milioni di persone con problemi di udito, soprattutto tra gli anziani (1). La riduzione della capacità uditiva è oggetto di studi molto approfonditi. Dalle ricerche effettuate fino ad oggi emergono diversi fattori che concorrono alla perdita parziale o totale dell’udito a cominciare dall’invecchiamento, visto che circa il 30% della popolazione over 65 soffre di questo problema. Un ruolo importante ha l’ereditarietà, responsabile in un terzo dei casi presenti alla nascita. In causa ci sono anche il rumore, primo motivo di invalidità professionale, le infezioni (scarlattina, rosolia, otiti), farmaci, alcol e fumo, che hanno azione  ototossica (2). “Tra i vari temi previsti dal programma del Convegno, un ruolo importante è rivestito proprio dalla genetica, sicuramente una delle grandi rivoluzioni degli ultimi anni in audiologia, perché ha consentito di esoplorare le possibili cause all’origine della perdita dell’udito.” sottolinea Sameh Farid, Preside della Scuola di Medicina de Il Cairo e Vice Presidente del Convegno.
Molto affascinante è anche il campo delle staminali coniugato alle nanotecnologie. “Per il momento siamo ancora all’inizio ma già sono stati compiuti grandi passi in avanti” – sottolinea Alessandro Martini, Professore Ordinario di Audiologia, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Ferrara – “Studi italiani dell‘équipe di Pisa e di Ferrara (attualmente in pubblicazione) dimostrano che nei topi cellule staminali iniettate per via endovenosa, arrivano nell’orecchio, interagiscono con le cellule presenti, si integrano e sopravvivono. E ciò è qualcosa che fino a pochi anni fa sembrava impossibile.” Le nanomolecole con le cellule staminali possono essere introdotte nell’orecchio interno, grazie a micropompe oppure spugne con gel o anche tramite gli stessi impianti cocleari attraverso microcanalini. L’obiettivo è stimolare le cellule staminali silenti. Ma anche rigenerare i neuroni, per mezzo dei nuovi impianti cocleari.
“Le nanotecnologie spaziano anche nel campo dello screening genetico, consentendo di affinare la diagnosi” – prosegue Martini – “Con un solo prelievo, grazie a microchip, si possono individuare mutazioni di geni. Per il momento sono state scoperte alcune decine di mutazioni ma, e in questo l’Europa è all’avanguardia, il passo per distinguerne migliaia è davvero breve”.
Ufficio Stampa: Hill & Knowlton
Sara Bernabovi tel. 02 31914238    sbernabovi@hillandknowlton.com
Chiara Fiorani  tel. 02 31914237 cell. 346 5011546  cfiorani@hillandknowlton.com
Rita Tosi tel. 02 31914271 cell. 340 9088517  rtosi@hillandknowlton.com

(1) – Fonte: dati A.I.R.S. – Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità, Ottobre 2007
(2) – Fonte: Department of Preventive Medicine, University of Southern California School of Medicine, Los Angeles 1987


 

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO: UDITO

Come funziona l’udito
L’udito è un senso estremamente complesso, il primo a svilupparsi nel feto e a permettere il contatto con il mondo.

Il primo elemento del sistema uditivo è l’orecchio, che capta i suoni, li traduce in impulsi elettrici e li trasmette, per mezzo di fibre nervose, al cervello, dove vengono letti ed interpretati.
Per capirne di più il funzionamento (o malfunzionamento, in caso di ipoacusia) è utile conoscere tutte le sue diverse parti:

Orecchio esterno
Comprende: il padiglione auricolare, comunemente chiamato orecchio, che ci aiuta a stabilire da dove proviene un suono, il canale uditivo e infine la sottile membrana del timpano. Quando i suoni arrivano alla membrana, questa trasmette le vibrazioni all’orecchio medio.

Orecchio medio
In appena un centimetro quadrato di spazio l’orecchio medio contiene i tre più piccoli ossicini del corpo umano: martello, incudine e staffa. I loro movimenti, insieme al rapporto dimensionale con il timpano,  amplificano le vibrazioni e trasmettono all’orecchio interno tutta la sofisticata ricchezza dei suoni, dai singoli toni puri alle melodie di un’intera orchestra.

Orecchio interno
In una piccola struttura detta coclea o chiocciola hanno sede poche migliaia di  cellule cigliate capaci di dividersi i compiti: alcune reagiscono ai suoni forti, altre a quelli di livello minore. Le cellule cigliate sono responsabili della trasduzione dei suoni, ovvero della trasformazione delle vibrazioni in impulsi elettrici che, tramite le sottili fibre del nervo acustico, arrivano al cervello, dove determinano la sensazione uditiva.

INFO:
C.R.S. Amplifon

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 Newsletter della Storia dei Sordi n. 437  del  29 febbraio 2008