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Mozione del Comitato Bioetica sulla convenzione: diritti delle Persone con Disabilità dell’ONU (Newsletter della Storia dei Sordi n. 548 del 24 settembre 2008)

MOZIONE DEL COMITATO NAZIONALE PER LA BIOETICA SULLA CONVENZIONE SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA’ DELL’ONU.
APPROVATA NELLA SEDUTA PLENARIA DEL 27 GIUGNO 2008

1. Il Comitato Nazionale per la Bioetica ha preso atto con soddisfazione dell’entrata in vigore, il 3 maggio 2008, della Convention on the Rights of Persons with Disabilities, promossa dall’ONU. Si tratta del primo grande trattato sui diritti umani siglato nel terzo millennio, uno strumento prezioso
e indispensabile per lottare contro gli ostacoli storici, economici, sociali, psicologici, politici che continuano a colpire le persone con disabilità.
2. Il Comitato Nazionale per la Bioetica, che ha già affrontato queste tematiche nel documento Bioetica e riabilitazione, 17 marzo 2006, è unanime nel sollecitare l’approvazione, nei tempi più rapidi, della legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione. Auspica che dopo la ratifica il Governo conseguentemente dia tempestiva e puntuale attuazione all’impegno di promuovere, attraverso una rivisitazione delle leggi e delle politiche attive, le misure necessarie ad assicurare
che i diritti e le libertà dei disabili siano effettivamente e concretamente riconosciuti e tutelati.
Auspica altresì un’adeguata campagna di informazione e sensibilizzazione, nella società civile e soprattutto nelle scuole e nel sistema sanitario nazionale, per portare a conoscenza di tutti questo primo strumento giuridico internazionale per una sempre migliore protezione e promozione dei diritti fondamentali della persona umana.
Come integrazione alla Mozione, nel ribadire l’autentico rilievo storico che possiede la Convenzione e l’assoluta esigenza di ratificarla, si ritiene opportuno segnalare all’organo politico che nei Documenti e Strumenti delle Nazioni Unite i termini “gender” e “reproductive health”, contenuti nella Convenzione, assumono talora una connotazione non univoca.

La mozione è stata approvata a maggioranza.
Presenti: Francesco Paolo Casavola, Adriano Bompiani, Lorenzo d’Avack, Riccardo Di Segni, Luca Marini, Laura Palazzani, Salvatore Amato, Luisella Battaglia, Stefano Canestrari, Cinzia Caporale, Roberto Colombo, Bruno Dallapiccola, Antonio Da Re, Maria Luisa Di Pietro, Carlo Flamigni, Claudia Mancina, Assunta Morresi, Demetrio Neri, Andrea Nicolussi, Vittorio Possenti, Rodolfo Proietti, Monica Toraldo di Francia, Giancarlo Umani Ronchi.
Favorevoli: Salvatore Amato, Luisella Battaglia, Adriano Bompiani, Stefano Canestrari, Cinzia Caporale, Roberto Colombo, Bruno Dallapiccola, Antonio Da Re, Lorenzo d’Avack, Maria Luisa Di Pietro, Riccardo Di Segni, Assunta Morresi, Andrea Nicolussi, Laura Palazzani,Vittorio Possenti, Rodolfo Proietti, Monica Toraldo di Francia, Giancarlo Umani Ronchi.
Contrari: Carlo Flamigni, Demetrio Neri.
Astenuti: Francesco Paolo Casavola, Claudia Mancina, Luca Marini.
Membri assenti che aderiscono alla mozione: Emma Fattorini, Marianna Gensabella, Laura Guidoni, Aldo Isidori, Lucetta Scaraffia.
Postilla
I firmatari di questa postilla concordano nel riconoscere rilievo storico alla Convenzione e sono convinti che ne sia urgente la ratifica. Ritengono però che sia opportuno aggiungere una sia pur minima spiegazione all’affermazione (in sé e per sé corretta) che il CNB fa nella chiusa della mozione da esso approvata il 27 giugno 2008, quando si fa riferimento all’uso dei termini gender e reproductive health, espressioni che nella Convenzione appaiono nel Preambolo (lettera s), in alcuni suoi articoli (art. 16, commi 1, 2 e 4, art. 34, comma 4) – ove si indica “the need to incorporate a gender perspective in all efforts to promote the full enjoyment of human rights and fundamental freedoms by persons with disabilities” – e nell’art. 25 (lettera a), relativamente ai servizi e programmi sanitari che dovrebbero includere “the area of sexual and reproductive health and population-based public health programmes”.

Nel dibattito attuale queste espressioni veicolano una particolare prospettiva antropologica, in merito alla quale il dibattito attuale è vivacissimo e assolutamente controverso: la teoria del gender sostiene l’irrilevanza antropologica della dimensione naturalistica della sessualità, in quanto articolata nella dicotomia maschio/femmina, la teoria della salute riproduttiva riconduce la richiesta e la pratica dell’aborto nel contesto del diritto alla salute come diritto umano fondamentale. Gli aderenti a questa Postilla ritengono molto discutibile inserire in una Convenzione come quella oggetto della nostra attenzione simili riferimenti, che rinviano a categorie ampiamente controverse, ritenute da molti inquinate da pregiudizi ideologici e comunque ben lontane dal possedere una condivisa stabilità dottrinale.

Per questa ragione, considerando che in sede di ratifica è sempre possibile presentare una o più riserve al testo, e/o emendamenti da sottoporre al Segretario Generale dell’ONU, ai sensi rispettivamente degli artt. 46 e 47 della medesima Convenzione, si auspica che l’Italia si muova in tal senso (come già hanno fatto altri e primari paesi europei), in particolare:
– proponendo un emendamento, volto a sostituire il termine sex al termine gender, ovunque questo termine compaia nella Convenzione e a sopprimere nella seconda parte dell’art. 25,
lettera a, l’espressione reproductive health;
– oppure precisando, tramite una dichiarazione esplicativa, che il termine gender va inteso nel senso di “differenza sessuale” e l’espressione reproductive health nel senso di “salute nell’ambito della procreazione in conformità all’ordinamento giuridico italiano”.
Adriano Bompiani, Roberto Colombo, Francesco D’Agostino, Bruno Dallapiccola, Maria Luisa Di Pietro, Romano Forleo, Marianna Gensabella, Assuntina Morresi, Andrea Nicolussi, Laura Palazzani, Lucetta Scaraffia

Fonte: Governo.it nw548


Newsletter della Storia dei Sordi n. 548 del 24 settembre 2008