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Cooperative sociali (Newsletter della Storia dei Sordi n. 676 del 10 aprile 2009)

A norma dell’articolo 45 della Costituzione Italiana, « la Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata». In base al Codice Civile, sono società cooperative a mutualità prevalente, per distinguerle da altre con diversa funzione, quelle che svolgono la loro attività a favore dei soci, i quali direttamente forniscono pure prestazioni lavorative e di apporti e servizi per gli altri associati.

Le cooperative sociali sono dunque caratterizzate dal fatto di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini attraverso:
a) la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi (tipo A);
b) lo svolgimento di attività diverse – agricole, industriali, commerciali o di servizi – finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (tipo B).

Questa è la definizione che dà l’articolo 1 della Legge 8/11/1991 n° 381, che disciplina le cooperative sociali e alla quale occorre fare riferimento per conoscere gli specifici obblighi e divieti cui queste cooperative sono sottoposte e che ne giustificano il particolare regime tributario.

La stessa legge disciplina la figura del socio volontario e del socio svantaggiato e prevede convenzioni stipulabili tra Enti pubblici e cooperative sociali di tipo B. Le cooperative sociali che rispettino la normativa della Legge 381/1991 sono ONLUS di diritto. Sono inoltre considerate ope legis (in forza della legge) cooperative a mutualità prevalente.

In Italia le cooperative sociali rappresentano un’importante realtà sia sotto il profilo occupazionale che dell’erogazione di servizi.

Secondo il più recente dato Istat conosciuto, a fine 2005 le cooperative sociali erano 7.363 con una crescita di oltre il 30% rispetto al 2001. Queste imprese impiegano complessivamente oltre 210.000 addetti retribuiti e 32.000 volontari. Esse cooperative rivolgono i loro servizi a oltre 3 milioni di persone per un giro d’affari pari a 6,4 miliardi di euro.

Nate a partire dalla seconda metà degli anni ’70 in alcune aree del nord Italia (Lombardia soprattutto) le cooperative sociali hanno conosciuto una progressiva diffusione in tutto il territorio nazionale. Lo sviluppo di questa particolare forma imprenditoriale è legato a una molteplicità di fattori. Da un lato gli enti pubblici esternalizzano alle cooperative sociali una quota crescente di servizi sociali, sanitari, educativi, per cui è evidentemente nell’interesse delle istituzioni che le società cooperative possano svilupparsi. D’altro canto esistono fenomeni di auto organizzazione della società civile (cittadini, gruppi informali, associazioni, ecc.) che promuovono la nascita di cooperative sociali per rispondere a bisogni insoddisfatti o per innovare l’offerta di servizi di welfare.

nw676


Newsletter della Storia dei Sordi n. 676 del 10 aprile 2009