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Considerando la non dubbia superiorità della parola sui gesti per restituire il sordomuto alla società. (Newsletter della Storia dei Sordi n. 685 del 4 maggio 2009)

Ritengo che il lungo articolo del Ferreri sia interessante farlo conoscere ad un pubblico più vasto, soprattutto perché con il suo scritto ci rende noto che non è esatto quello che molti di noi hanno sempre “sentito” dire, cioè che il  metodo orale fu applicato nell’istruzione dei sordomuti a partire dal Congresso di Milano 1880 Mentre il  metodo orale già si applicava  prima che si riunisse a Siena  il primo congresso nazionale degli educatori  dei sordomuti che avvenne  nell’anno  1873 possiamo dire il metodo era in uso da  vent’ anni  prima .Tale metodo era in utilizzato dagli educatori presso l’Istituto  di Siena  T.Pendola , dal Tarra del Pio istituto dei poveri di Milano,ed presso l’Istituto Assarotti di Genova .

Ci è  noto che  il costante pensiero  del Pendola era quello di  restituire  il sordomuto alla società,alla famiglia istruito, parlante, in grado di rendersi autonomo, di gestire la propria vita, di essere d’aiuto e non di peso.

I maestri educatori che credevano nel  metodo orale sperimentato, con la perseveranza, e il duro lavoro ottennero lusinghieri risultati. Furono quei  risultati ottenuti che gli indussero a portarli a conoscenza, a diffondere la loro esperienza al Congresso di Milano ,in modo che gli educatori appartenenti ad altri  Istituti gli potessero utilizzare. Il risultato fu quello che conosciamo, il Congresso votò all’unanimità, da li uscirono  delle famose  parole

“Considerando la non dubbia superiorità della parola sui gesti per restituire il sordomuto alla società “.

E’ necessario comprendere il perché della scelta  fatta  dagli educatori dei sordomuti , in  quei  tempi  non esisteva  il  progresso, il benessere  che abbiamo raggiunto oggi e la  sensibilità  diffusa  nel mondo verso i sordi .

Ecco l’articolo del Prof. Giulio Ferreri, pubblicato su “Scritti Vari 1887-1893”, conservato nella Biblioteca dell’Istituto Pendola:

Quando nel 1873 si riunì  in Siena per opera dell’Illustre P. Pendola il primo congresso nazionale dei maestri dei sordomuti italiani, si gettò la prima base per l’applicazione del metodo orale in Italia Da qualche anno si era tentata l’istruzione orale qua e là in favore di pochi individui, che per qualche grado di udito o per aver goduto della facoltà uditiva nei primi anni della vita davano speranza di buon risultato.

Le informazioni avute dalla stampa tedesca segnatamente e da testimoni oculari che si erano recati in Germania a costatare de visu il modo di precedere per dar la parola ai sordomuti, avevano innamorato i più zelanti maestri italiani del metodo, che si chiamò tedesco e tale fu veramente per noi che lo ricevemmo di là.

Il progresso di quest’ultimi 20 anni ci fa meravigliare della titubanza con cui i nostri maestri s’indussero a discutere per la prima volta in assemblea la questione del nuovo metodo.

Ma se ripensiamo alla faticosa storia dell’arte nostra dobbiamo persuaderci della grande importanza e dell’alto significato delle seguenti dichiarazioni, che il Segretario ebbe a fare nella dichiarazione di quel primo congresso:

“Noi ci troviamo tutti uniti in un anima sola tutti in un intento,in un opera, in un volere concordi. Nelle più vive discussioni qui non appare che il desiderio del vero, fatto più intenso dalla pietà. Noi ci apriamo schiettamente, interamente il cuore, ci comunicammo frutti delle nostre individuali riflessioni, dei nostri studi, ci scambiammo il portato delle nostre esperienze, senza gelosie  noi ci dicemmo quanto abbiamo appreso senza malizia pel solo amore del bene“ (1)
(1) V . Atti del primo congresso degli insegnanti italiani dei sordomuti – nel Periodico “Educazione dei Sordomuti “ 1° serie Anno 11, pag.299

Le conclusioni poi del primo congresso italiano furono tali che poco v’aggiunse, perché poco poteva aggiungervi.

Il congresso Internazionale del 1880 e, si potrebbe dire ,che poco o nulla potrà aggiungervi il futuro secondo congresso nazionale.

Se si credette  e si crede utile ed opportuno svolgere ripetutamente i problemi della scuola dei sordomuti, non è perché si cerchi tuttora il vero nascosto ma per facilitare l’acquisto e l’applicazione di quei mezzi che soli possono ridurre in una pratica efficace ciò che in teoria tutti veggono chiaro, evidente, facile e necessario.

Questo riflesso ci persuade che il congresso del 1873 fu la base di quello internazionale del 1880 come esser deve di quello che si terrà prossimamente in Genova, che alla distanza di 20 anni si propone il medesimo scopo. (1)

(1) Anche qui giova riferire le parole del venerato P.Pendola, il 25 settembre 1873 chiudendo il Congresso di Siena diceva ai colleghi adunati “Se sorgerà il giorno invocato, in cui potrete dirmi, che quanti ha Italia poveri sordomuti sono tutti raccolti nei vostri asili per uscirne parlanti, io consolato da questo fatto, e ripensando a questi giorni, ripeterò: di tanto benefizi oil primo impulso mosse da Siena“.

“ Lo scopo del Congresso è quello di  promuovere l’istruzione dei sordomuti italiani, sia con estenderla chiedendo che venga resa finalmente giustizia alla causa dei nostri infelici, ammettendoli tutti al benefizio della istruzione; sia col migliorare questa, riunendo gli sforzi e gli studi di tutti per far vieppiù progredire l’arte di istruirli, la quale non ha certamente fin ad ora detto l’ultima parola, e, come tutti i trovati dell’ingegno umano, è sempre suscettibile di perfezionamento.

L’elenco delle tesi da svolgersi nel Congresso è il seguente:
1. Del bisogno di estendere il beneficio dell’istruzione a tutti i  sordomuti; del compito che in ciò spetta al Governo; e del modo di raggiungere lo scopo; e però;
2. Se una scuola ( esternato) può bastare all’istruzione dei sordomuti; e con quali criteri dovrebbe essere istituita;
3. tenendo conto delle esperienze e degli studi fatti dal Congresso in    Milano a    poi, quali provvedimenti  sono consigliati per meglio raggiungere il fine del metodo, conformemente ai voti emessi in quel Congresso;
4. Nella necessità di studi speciali e di sufficiente pratica per riuscire buoni maestri dei sordomuti, e quindi come provvedere a questo fine;
5. come si possono applicare i due principi fondamentali della nostra scuola;
a) unità d’insegnamento;
b) graduale e infine assoluta esclusione dei gesti.
6. Come  provvedere ai sordomuti che, o per corta intelligenza o per qualche difetto fisico, non possono tener dietro all’istruzione ordinaria;
7. Quali arti e mestieri convengono più al sordomuto (o alla sordomuta), avuto riguardo alla sua condizione sociale e alle sue attitudini;
8. Essendo il disegno ammesso come base dell’insegnamento  professionale, come vuol essere coordinato ad un fine pratico, secondo l’arte o il mestiere di ciascun allievo;
9. Come provvedere ai sordomuti, e specialmente alle sordomute, dopo finito il corso di istruzione;
10. Della convenienza di medici specialisti per l’esame e la cura dell’orecchio, dell’occhio e dell’organo della parola;
11. Della utilità delle Conferenze pedagogiche-didattiche e che del modo di istituirle fra i Maestri dei sordomuti;
12. Come ottenere una statistica la più esatta dei sordomuti in Italia (1)
(1) V. La circolare (30 marzo 1892) del Comitato ordinatore per il secondo Congresso Nazionale dei maestri dei sordomuti

Tale scopo e tali le tesi da risolversi. La soluzione di tutte queste tesi però a poco varrebbe se non venisse ad una conclusione pratica della prima.

Fu perciò savio consiglio metterla in prima linea.

Le condizioni economiche del nostro paese sono tali oggi da farci nutrire poca o punta speranza del conseguimento del nostro scopo.

Sarà fortuna se non c’imbatteremo in un Ministro come quello che si vantava d’aver abolito la miseria, a chi gli chiedeva di pensare un po’ ai ciechi e ai sordomuti rispondeva ironicamente: Stà a vedere che il Governo deve oggi trovare un provvedimento per ogni imperfezione del corpo!.Quella insipiente risposta ci offre un insegnamento di cui dobbiamo far tesoro.

Il Congresso di Siena si chiuse con un voto ai senatori e ai Deputati per reclamare l’obbligatorietà dell’istruzione per i sordomuti. Il prof. Micheli che formulò quel voto recò a sostegno della giusta domanda dei maestri dei sordomuti un argomento che non dobbiamo trascurare .

Non si tratta di chiedere al Governo un’elemosina ,ma di reclamare il diritto dell’istruzione dei sordomuti per la ragione, che le loro scuole si possono e si debbono considerare come un ramo speciale appartenente al tronco generale delle scuole elementari.

Ben si vede che il secondo congresso nazionale si aprirà nel punto in cui si chiude il primo: Che si è fatto in questi venti anni?. Nulla per generalizzare l’istruzione dei sordomuti; molto, in teoria, per migliorare la scuola.

A mezza via di questo ventennio si ebbe in Italia un congresso internazionale.

La grande opera di quel congresso è registrata in un volume(*), che resterà monumento perenne a dimostrare la ragionevolezza della conversione di tanti maestri che per oltre mezzo secolo avevano istruito i sordomuti col metodo mimico. Chi impugnasse oggi l’efficacia di quel Congresso darebbe segno non dubbio di non aver tenuto dietro allo svolgimento dell’istruzione dei sordomuti .

Risentirono i benefici effetti di quel Congresso non solo le scuole Italiane e le francesi, che in fatto di studi si misero in dieci anni all’altezza del progresso conseguito in un secolo dalle scuole tedesche, ma anche l’Inghilterra e gli Stati uniti civili dell’America, dove sorsero associazioni per la diffusione del metodo orale. La stessa Germania dovette progredire dopo il Congresso di Milano e invano si cercherebbe un’opera tra le tante, che si pubblicano, là in questi dodici anni, in cui non sia tenuto conto dell’impulso dato agli studi da quel Congresso.

(*) Atti del Congresso Internazionale tenuto in Milano dal 6 all’11 di settembre 1880 per il miglioramento della sorte dei sordomuti. Compilazione del Segretario Generale prof. cav. P. Fornari

Giova anzi notare un fatto,non privo d’importanza, ed è che i maestri della Germania cominciarono a chiamare metodo italiano il metodo proclamato dal Congresso internazionale .

Ammesso il principio della parola insegnata colla parola era necessario che ne seguisse una prova sperimentale, dopo la quale i maestri si dessero un convegno per comunicarsi a vicenda i risultati  della loro attività.

Si credette che altri congressi internazionali potessero aver luogo a breve distanza di tempo. Il fatto insegnò altrimenti.

Forse congressi internazionali non saranno più possibili, per la ragione che ogni nazione ha consuetudini, tradizioni, lingua ben differenti. Tutto ciò persuase col tempo che il progresso ulteriore del nostro insegnamento ha da cercarsi nei Congressi nazionali. Di questi se ne tennero molti già in varie nazioni e le deliberazioni che sinora si presero nei congressi nazionali furono passi progressivi sulla via indicata dal Congresso internazionale di Milano.

Ciò è per noi un invito ed un incoraggiamento.

Sul prossimo congresso di Genova sapremo risolvere praticamente quelle questioni nate nel nostro campo da che ci mettemmo nella via assai delicata dell’insegnamento del linguaggio articolato, affermeremo ancora una volta il primato degli italiani.

A questo arduo compito devono tendere gli studi degli educatori perché si giunga a poter dire: L’arte d’istruire i sordomuti è arte e scienza vera.

Autore G.Ferreri
Scritti Vari  1887 -1893
Bibilioteca T.Pendola  Siena
Volume n°143 pag. 14 /18
a cura di Maria Gennaioli (16 aprile 2009)
nw685

 Newsletter della Storia dei Sordi n. 685 del 4 maggio 2009

PER SAPERE DI PIU’
Il Congresso di Milano 1880

«La storia è testimonio dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita» (Cicerone)
«La storia non è utile perché in essa si legge il passato, ma perché vi si legge l’avvenire» (M.D’Azeglio)
«Bisogna ricordare il “passato” per costruire bene il “futuro”» (V.Ieralla)
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“Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità”, ideato, fondato e diretto da Franco Zatini