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La semiologia e la semiotica

La semiologia e la semiotica (ricerca di Marco Luè)
La semiologia, dal termine francese sémiologie, cioè “studio del segno”, è una disciplina che studia i segni e si differenzia dalla semiotica, dal  greco σημεῖον semeion, “segno”, che studia i segni e il modo in cui questi formano un senso (significazione).

Le riflessioni sul segno hanno una lunga tradizione che percorre l’intera storia della filosofia occidentale, da cui è possibile ricostruire una pur limitata storia delle teorie del segno. A grandi linee si può dire che nell’antichità classica (Platone, Aristotele, Stoici, Epicurei) la teoria del segno linguistico veniva tenuta distinta dallo studio del segno logico, collegando la parola a un meccanismo di equivalenza (p = q), mentre il segno in generale era ritenuto fondato su un processo di inferenza. È stato molto più tardi che anche la parola, o segno verbale, è collocata all’interno della teoria del segno, privilegiando una concezione di costante processo di rinvio (“Il segno è infatti una cosa che, oltre all’aspetto sensibile con cui si presenta, porta a pensare qualcosa di altro a partire da sé”. La semiologia si identifica nelle opere e nelle riflessioni del linguista ginevrino Ferdinand de Saussure (1857-1913).

Di fatto, però, la disciplina in quanto tale trova una definizione istituzionale a partire dagli anni sessanta del XX secolo; in questo senso viene identificata tradizionalmente come prima opera di riferimento Elementi di semiologia del francese Roland Barthes (1915-1980), pubblicata nel 1964.

In Italia, lo studio della semiologia si deve ad Antonino Pagliaro (1895-1973),  secondo il quale «…quando un mittente riceve un messaggio lo può soltanto comprendere completamente, o non comprendere affatto; la semantica in questo caso studia le percezioni e la formalizzazione dei concetti all’interno di ciascun individuo considerato impermeabile rispetto agli altri uomini».

Pagliaro ha lavorato intensamente insieme al suo allievo Tullio De Mauro (foto), al quale si deve la pubblicazione della Storia linguistica dell’Italia unita, che è ritenuta uno strumento di  notevole utilità, ed è stata riedita e ristampata ogni due, tre anni, fino a quest’edizione per i 150 anni dell’Unità.


La semiotica  di Thomas Albert Sebeok (1920-2001).
La semiotica (dal termine greco σημεῖον semeion, che significa “segno”) è la disciplina che studia i segni e il modo in cui questi formano un senso (significazione).

Considerato che il segno è in generale “qualcosa che rinvia a qualcos’altro” (per i filosofi medievali “aliquid stat pro aliquo“), si può dire che la semiotica è la disciplina che studia i fenomeni di significazione e di comunicazione. Thomas Albert Sebeok (nella foto) semiologo ungherese naturalizzato USA, approfondì lo studio della semiotica includendovi anche i segnali e i sistemi di comunicazione non umani, coniando il termine zoosemiotica  e sollevando questioni proprie della filosofia della mente. Sebeok fu il capo redattore della rivista “Semiotica”, il periodico leader in quel campo, dalla sua fondazione nel 1969 al 2001.

Fu anche editore della serie di volumi “Approcci alla Semiotica” e del “Dizionario enciclopedico di Semiotica”. Dopo la sua morte, la sua ricca collezione di opere sulla biosemiotica sono state trasferite in Estonia e oggi appartengono alla facoltà di Semiotica dell’Università di Tartu, in Estonia.

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