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Il ragazzo selvaggio dell’Aveyron

Il ragazzo selvaggio dell’Aveyron. Negli ultimi anni del Settecento, il mondo intellettuale e alla moda fu affascinato dal caso di un ragazzo selvaggio trovato in una foresta della Francia centrale dell’Aveyron. Il ragazzo, dall’apparente età di 12 anni, non reagiva, non rispondeva alle domande, non portava vestiti e aveva il corpo pieno di cicatrici. Il suo comportamento risultava del tutto asociale. Alcuni ritennero che questo ragazzo, in quanto simbolo di un individuo cresciuto al di fuori della società umana, fosse privo di sensibilità morale, mentre altri ritennero che egli incarnasse le virtù umane allo stato puro, non contaminate dalle istanza sociali. Altri ancora, sospettavano che fosse affetto da una grave patologia cerebrale.

Di fatto, alcuni medici che lo visitarono lo trovarono del tutto simile agli altri bambini “dalla costituzione incompleta e danneggiata” ed attribuirono il suo mutismo e la sua stranezza ad un’ “imbecillità costituzionale”. Tuttavia, questa spiegazione semplicistica non raccolse molti consensi e si iniziò a pensare che il ragazzo, di nome Victor, fosse stato in origine un bambino perfettamente normale e che, per un destino ignoto quanto crudele, era stato smarrito o abbandonato quando era ancora molto piccolo. Vivendo lontano dalla civiltà, era stato bloccato nel suo sviluppo fino al punto di sembrare un ritardato mentale. Ovviamente, per tale mancanza, non aveva potuto acquisire il linguaggio. La domanda cruciale era: Victor poteva essere educato? Poteva essere portato dal suo stato selvaggio ad uno stato civile? Itard, un medico affascinato da questi interrogativi, accolse la sfida,. La storia dell’educazione di Victor è diventata nota di recente grazie al bellissimo film di Truffaut, “Ragazzo selvaggio”, basato sugli scritti di Itard.

Nel suo studio appassionato sul ragazzo selvaggio, Harlan Lane avanzò la possibilità che Victor fosse un bambino autistico mettendo in evidenza come molte delle stranezze comportamentali del ragazzo si ritrovino, in forma simile, in molti bambini autistici. Non di meno ritiene che la diagnosi di autismo sia da escludere in quanto il ragazzo mostrava dei rapidi cambiamenti di umore a seconda dei suoi rapporti con le persone; non si ritraeva del tutto dalle persone, anzi, mostrava di essere affezionato a quelle che si mostravano gentili nei suoi confronti; non mostrava di preoccuparsi in modo eccessivo dell’ordine e non aveva difficoltà nelle attività che richiedevano manipolazioni pratiche. Tuttavia, come oggi è ampiamente dimostrato dai numerosi studi in proposito, il fatto che Victor rispondesse alla gente non esclude che potesse essere autistico. Il primo articolo scientifico scritto su questo caso fu redatto dall’Abate Pierre – Joseph Bonaterre, professore di Storia naturale nella scuola dell’Aveyron. Nel suo resoconto si legge che “i suoi affetti sono limitati quanto lo sono le sue conoscenze; non ama nessuno; non è attaccato a nessuno; mostra una qualche preferenza per il suo guardiano, ma come un’espressione di bisogno e non come un sentimento di gratitudine. Lo segue perché l’uomo è interessato a soddisfare i suoi bisogni e placare la sua fame”.

Molto illuminante è la constatazione che Victor non aveva nessun sentimento di gratitudine verso l’uomo che lo nutriva, prendeva il cibo come se lo avesse trovato per terra. Inoltre si osservò che non si rendeva affatto conto che nessuno era obbligato a nutrirlo e che non notava di essere servito dalla mano di una graziosa ragazza. Oltre a un serio disturbo nelle interazioni reciproche, si riscontrarono anche le prove di un disturbo specifico: egli pareva non riflettere su niente, non era dotato di giudizio né di immaginazione. La sua imbecillità era evidente allo sguardo poiché non fissava la sua attenzione su nulla. Le sua azioni erano prive di scopo e determinazione. Gli unici esempi che possono essere presi come segni di un’intelligenza nascosta vengono dall’abilità di Victor nel preparare un piatto di fagioli; in questo caso mostrava di possedere una flessibilità di movimenti, una pianificazione e coordinazione di parecchie attività come sgusciare i fagioli, gettare via quelli cattivi, buttare i gusci vuoti nel fuoco e prendere l’acqua.

Per quanto concerne le prove di stereotipie, i primi resoconti contengono delle descrizioni del modo in cui Victor riempiva le ore vuote prodotte dalla sua mancanza di immaginazione e dalla sua mancanza di interessi. “Normalmente si sveglia all’alba: poi si mette seduto, avvolge la testa e il corpo con la sua coperta. Si dondola avanti e indietro e ogni tanto si distende, fino a quando è il momento della ricreazione. Durante questi periodi, che potrebbero essere definiti di ricreazione, non vuole né alzarsi né iniziare la giornata, né lasciare la sua stanza. Quando non ha fagioli da sgusciare, si ritira nella sua stanza, si distende sulla paglia e si dondola o si mette a dormire”. Itard diede prova di un coraggio straordinario, allorché nel 1801 si assunse il compito di educare il ragazzo nella propria abitazione. Un coraggio reso ancor più valoroso dal fatto che Pinel, il medico più autorevole del tempo ed esperto dei disturbi della mente, dopo aver visitato Victor dichiarò che era “ritardato congenitamente” e che non c’era alcuna speranza di civilizzarlo. Pinel aveva sicuramente ragione ma Itard dimostrò che l’istruzione poteva condurre a miglioramenti apprezzabili nella qualità di vita del giovane. Infatti, sebbene fosse rimasto muto fino alla fine dei suoi giorni, egli ottenne molti successi, come acquisire una utile lingua dei segni. Non apprese mai, però, il significato di alcuni valori sociali fondamentali; non mostrava mai segni di amicizia o compassione.

Itard, dopo cinque anni di insegnamento appassionato, finì con il rassegnarsi. La signora Guérin, incaricata da Itard di prendersi cura del ragazzo, ricevette uno stipendio per continuare ad accudirlo fino alla sua morte, avvenuta intorno ai 40 anni.
Silvia Gabbiati. Fonte: controluce.it – re153

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