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Tutti a scuola di segni per aiutare il compagno

La mozione del sindaco di Maccagno: «No alle campane di vetro»

Un bimbo di sei anni non udente e una comunità motivata a non farlo sentire isolato: il Comune riconosce la lingua dei segni. E fatto ancora più importante il giovedì pomeriggio i compagni di scuola del piccolo andranno a scuola di Lis. «Il nostro obiettivo – spiega il sindaco di Maccagno Fabio Passera – è coinvolgere il maggior numero possibile di persone. Il traguardo è chiaro: il piccolo non deve sentirsi isolato e deve poter comunicare con coetanei ed adulti».

Un esempio

La mozione che promette di far diventare Maccagno un esempio esportabile in tutta Italia sarà votata domani sera in consiglio comunale: saranno presenti anche i familiari del piccolo. Il testo della mozione chiede «il riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana ma anche ad impegnare l’amministrazione comunale a rimuovere ogni ostacolo al suo utilizzo e a sensibilizzare iniziative che promuovano l’utilizzo di questo alfabeto che permette a chi non sente di non rimanere chiuso in una campana di vetro».

Maccagno ha peró già fatto molto per il piccolo non udente. «Il bimbo ha frequentato quattro anni d’asilo qui – spiega Passera – e subito è apparso chiaro che dovevamo intervenire, di concerto con la famiglia, affinchè potesse comunicare con insegnanti e compagni». Grazie ad uno sforzo congiunto, quindi, il piccolo è stato affiancato durante le ore trascorse all’asilo da un’interprete. «Una traduttrice vera e propria che faceva da tramite tra le insegnanti, i compagni e il piccolo» spiega il sindaco.

Crescere insieme

La sorpresa più bella è arrivata dai compagni d’asilo: «I bambini, spontaneamente, hanno iniziato a imparare qualche segno per poter comunicare con lui – spiega Passera – e alla fine ci sono riusciti creando un linguaggio magari non perfetto ma che funziona. I bambini del resto sono bambini, siamo noi adulti che vediamo in ogni cosa un problema insormontabile. I compagni non hanno visto un bimbo diverso, semplicemente un piccolo che comunicava in un modo tutto suo. E si sono adattati».

Ed è arrivata la prima elementare. Qui le cose cambiano: serviva uno sforzo ulteriore per poter apprendere oltre che comunicare. «Abbiamo fatto un altro pezzo di strada insieme – spiega Passera – oggi ci sono tre figure che assistono il piccolo permettendogli di apprendere. Nella classe del bimbo abbiamo posizionato una lampadina che si accende quando la campanella suona in modo che il bambino segua in tutto e per tutto i ritmi dei compagni». Domani il comune riconoscerà come lingua il Lis: «Vogliamo promuovere nuove iniziative che coinvolgano il maggior numero di persone possibili».
Simona Carnaghi. Fonte: laprovinciadivarese.it

Si’ alla Lingua dei Segni Italiana

Il consiglio comunale ha votato la proposta di riconoscere questo linguaggio che aiuta a comunicare chi non sente. Tutto per amore di un piccolo concittadino.

MACCAGNO. Davanti a un folto pubblico si è svolto venerdì 10 marzo il consiglio comunale di Maccagno con Pino e Veddasca. Piatto forte della serata l’Ordine del giorno sul “Riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana (Lis) per la partecipazione delle persone non udenti alla vita collettiva”.

Dopo l’introduzione del Sindaco Fabio Passera, che ha ricordato l’approdo a questo mondo dopo aver conosciuto le difficoltà di un giovanissimo suo concittadino ha preso la parola il Prosindaco di Maccagno Costanza Guerri, mamma del bambino che oggi frequenta la prima elementare e attorno al quale oltre quattro anni fa nacque l’attenzione per una disabilità che fino a quel momento era a molti sconosciuta.

«Per chi come me, come la mia famiglia, vive quotidianamente a contatto con una persona sorda e con il mondo della sordità, per tanti aspetti ancora molto poco conosciuto rispetto ad altre forme di disabilità, sarebbe davvero un traguardo se la LIS fosse considerata alla pari della Lingua italiana – ha spiegato Costanza Guerri . Significherebbe l’abbattimento di numerosissime barriere: innanzitutto, nell’ambito scolastico, vorrebbe dire che un bambino avrebbe diritto ad un’assistente alla comunicazione per tutte le ore di lezione, senza oneri che gravino sulle famiglie e sui Comuni. Inoltre, a tutti i sordi, sarebbero garantiti l’accesso effettivo a tutte le forme di comunicazione, alla cultura, all’educazione, ai servizi, alla vita sociale. E, soprattutto, pari dignità».

La prosindaca ha inoltre raccontato le difficoltà famigliari legate a questo tema, ma anche la grande disponibilità della comunità locale, che l’ha supportata: «La mia esperienza come mamma di un bambino sordo mi ha fatto percorrere strade innumerevoli, conoscere persone a volte sbagliate; oppure, come qui a Maccagno con Pino e Veddasca, persone che mi hanno aiutata, hanno dimostrato solidarietà e volontà di accompagnare me e la mia famiglia in questo difficile ma non impossibile percorso, quello nel mondo della sordità in mezzo agli udenti. Per me la LIS è stata un’ancora di salvezza quando ormai eravamo con l’acqua alla gola. Non essendomi avvicinata subito alla Lingua dei Segni, per cause indipendenti dalla mia volontà, ho fatto perdere anni importantissimi a mio figlio ritardando di molto la possibilità di comunicare con lui e, gioco forza, anche a lui è stata preclusa qualunque sorta di rapporto con l’esterno. Questo a causa della saccenza e la scarsa informazione di chi, ancora oggi, considera la sordità come una malattia da debellare come la peste, curabile solo chirurgicamente, di chi spende fiumi di parole contro la LIS offendendo pesantemente chi, senza far male a nessuno la utilizza nella vita quotidiana.».

Tra i presenti una delegazione dell’Ens, guidata dal Presidente Vito Luigi Lepore. Con lui, Erika Morrone, l’interprete dei segni che da sempre partecipa al progetto maccagnese.

Molto nutrita anche la delegazione della Scuola Primaria. A guidarla la Dirigente dell’Istituto Comprensivo “B. Luini” di Luino Raffaela Menditto, partner con il Comune la famiglia di quel “progetto Ponte” che da oggi in avanti regolerà la presenza nella scuola dei bambini non udenti. Con lei, le insegnanti che seguono in prima persona la formazione del piccolo alunno, senza dimenticare che nei banchi della maggioranza siedono altre due insegnati della medesima scuola Primaria, Ines Antoninetti e Patrizia Villani.

Evidente la soddisfazione del Sindaco, che ha fortemente voluto che il Comune di Maccagno con Pino e Veddasca fosse tra i primi in Italia a riconoscere la LIS come lingua ufficiale, atta a valorizzare la dignità e l’autonomia della persona sorda, i suoi pieni diritti di cittadinanza in tutti i campi della vita sociale.

Fonte: varesenews.it

Il bambino è sordo: la reazione del suo paese e della scuola è incredibile
Un bambino sordo di 7 anni è stato aiutato dalla comunità in cui vive per non farlo sentire solo e isolato: una gara di solidarietà incredibile.

Una storia bellissima di solidarietà quella che arriva da Maccagno con Pino e Veddasca in provincia di Varese: riguarda un bambino di 7 anni non udente e di tutta la comunità che si è attivata per non farlo sentire isolato.

Costanza Guerri, la mamma del piccolo, ha dichiarato a Il Giorno di essersi trovata di fronte a tante persone che l’hanno aiutata, visto che la strada per la sua famiglia non è stata semplice: “Non essendomi avvicinata subito alla lingua dei segni, per cause indipendenti dalla mia volontà, ho fatto perdere anni importantissimi a mio figlio. Questo a causa della saccenza e la scarsa informazione di chi considera la sordità come una malattia da debellare come la peste, curabile solo chirurgicamente“.

Il bambino ha frequentato 4 anni di asilo ed è apparso chiaro che avesse bisogno di aiuto. Qui è stato affiancato da un’interprete che lo aiutasse a farsi comprendere con le insegnanti e gli altri bambini. Ma sono stati proprio loro, i bimbi, a imparare qualche piccolo segno per parlare con il compagno. Hanno dato agli adulti una lezione di vita: non hanno visto un bimbo con un problema, ma solo con una comunicazione diversa e si sono adattati.

Oggi il piccolo frequenta la prima elementare e ha 3 professionisti che lo seguono; ad esempio in classe c’è una lampadina che si illumina quando suona la campanella in modo tale che anche lui possa seguire i ritmi dei suoi compagni. Ha appena ritirato la pagella: è andato bene, segno per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio, che ha imparato a esprimersi in una maniera nuova.

L’amministrazione ha stabilito durante il consiglio comunale che la Lis, la lingua dei segni, diventi ufficiale e che il maggior numero di persone la impari. Non solo: i compagni di classe del bambino il giovedì pomeriggio andranno a lezione per comunicare con lui.

E voi unimamme cosa ne pensate?

Valentina Colmi. Fonte: universomamma.it

PER SAPERE DI PIU’

Lingua dei Segni Italiana

Comune di Maccagno con Pino e Vaddasca

Diritti Umani per tutti