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Insegnare la Lingua dei segni a scuola. Evento Trieste

Insegnare la Lingua dei segni a scuola? “È fonte di cultura e favorisce l’empatia”

Rinforza i processi di percezione e memoria visiva, impone di mantenere il contatto oculare, favorisce la capacità di concentrazione e rende più propensi all’ascolto attivo. Ecco perché la Lis andrebbe insegnata a tutti i bambini, fin da piccoli. Irene Colavito (Università di Trieste): “Impone un punto di vista fuori dagli schemi”

TRIESTE – Insegnare la Lingua dei segni a scuola? Sì e i motivi per farlo sono molteplici, come spiega Irene Colavito, del Dipartimento di Scienze giuridiche, del linguaggio, dell’interpretazione e della traduzione dell’Università degli Studi di Trieste. “Innanzi tutto la Lis è una lingua e come tale è fonte inesauribile di cultura, ma più nello specifico perché rinforza i processi di percezione e memoria visiva, impone di mantenere il contatto oculare e favorisce la capacità di concentrazione – dice Colavito – La grammatica della Lis, inoltre, si sviluppa non solo sulla componente manuale della lingua, ma anche sull’espressione del volto e sulla posizione della testa, delle spalle e del tronco del segnante. Una peculiarità della lingua che impone un punto di vista fuori dagli schemi e allo stesso tempo una notevole attenzione sulle componenti espressive dell’interlocutore, favorendo così l’empatia”. Il tema sarà affrontato il 16 settembre a Trieste nella sessione pomeridiana del “Festival fin da piccoli” che, quest’anno, si concentra sulle seconde lingue nei primi anni di vita. Colavito, in particolare, sarà la relatrice dell’incontro “La lingua dei segni è per tutti!”, un percorso che partirà dalla definizione di comunicazione visivo gestuale (una comunicazione che sfrutta il canale visivo per inviare il messaggio a differenza della lingua vocale che si sviluppa sul canale acustico) e arriverà alla classificazione della Lis come lingua. Nell’incontro verrà affrontata la tematica del bilinguismo (sia per bambini sordi che non) e verranno presentati gli aspetti positivi che può avere l’insegnamento della lingua dei segni nella scuola dell’infanzia e primaria.

La lingua dei segni può essere classificata come lingua?

I primi studi sulla linguistica della Lis sono relativamente recenti: essi risalgono, infatti, agli anni ’50 del Novecento ed ebbero inizio in America. In Italia si sono diffusi negli anni ’80 e proseguono tutt’ora. Sebbene molti aspetti della Lis siano ancora da indagare, si può decisamente affermare che essa sia una lingua a tutti gli effetti in quanto sistema di simboli arbitrari e regole grammaticali condivisi da una comunità e utilizzati per comunicare, interagire, trasmettere informazioni, bisogni, sentimenti. Oltre ad avere una sua specifica grammatica, la Lis, come tutte le altre lingue, si modifica nel tempo: alcuni segni subiscono variazioni di ‘pronuncia’ negli anni, altri diventano desueti e altri ancora nascono.

Quali sono gli aspetti positivi dell’insegnamento della Lis nella scuola dell’infanzia la primaria?

Gli aspetti positivi sono molteplici. Innanzi tutto, la Lis pretende un livello di attenzione visiva di cui le altre lingue non necessitano; questo mette il bambino nella condizione di imparare a cogliere molti particolari con gli occhi migliorando notevolmente la percezione visiva e la memoria visiva. L’utilizzo invece del segnato favorisce la creazione di nuovi collegamenti sinaptici in quanto le mani sono molto più distanti dal cervello che la bocca. Inoltre, nella mia esperienza personale, ho sempre notato che il dover porre attenzione visiva per poter ricevere il messaggio comunicativo, rende i bambini più rilassati e meno distratti dalle interferenze del contesto. Insomma, li rende più propensi all’ascolto attivo.

La lingua dei segni può avere vantaggi anche per i bambini udenti?

Prima di tutto vorrei spiegare perché il termine “non udente” non sempre è gradito ai diretti interessati. “Non udente” identifica un individuo sottolineando una sua carenza, un aspetto mancante, deficitario. Il termine “sordo”, invece, sottolinea una caratteristica della persona in modo oggettivo, diventa dunque un’affermazione e non la negazione di una caratteristica. La Lis per sua natura è la lingua della comunità sorda. Nasce e si sviluppa nelle diverse comunità di sordi che la utilizzano per comunicare tra loro in maniera naturale. Un bambino sordo riesce a comunicare attraverso questa lingua tutti i suoi bisogni e allo stesso tempo può ricevere qualsiasi messaggio senza fatica. L’utilizzo della lingua parlata non è affatto preclusa ai sordi, ma può diventare faticosa in diversi contesti.

Perché faticosa?

La lettura delle labbra, ad esempio, richiede molta concentrazione e il rispetto di una serie di regole comunicative ben spesso sconosciute ai più. Inoltre per poter riconoscere le parole sulle labbra, un bambino deve averne già avuto esperienza e conoscerne il significato. Ma se il bambino risulta non essere immerso nella lingua parlata perché sordo, non potrà mai averne esperienza semplicemente per esposizione, ma dovrà apprendere la lingua che lo circonda come fosse una seconda lingua. La Lis, invece, può essere acquisita naturalmente e laddove un bambino avrà modo di costruire un buon livello linguistico nella sua lingua naturale, altrettanto naturalmente avrà poi la curiosità di imparare a tradurla nella lingua che lo circonda, esattamente come si è portati a fare quando ci si trova immersi in un contesto linguistico diverso dal proprio. (lp)

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