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Regione Friuli Venezia Giulia riconosce la lingua dei Segni

Il Fvg riconosce la Lingua dei segni italiana . Voto all’unanimità dell’Aula. Ora pressioni per l’approvazione anche in Parlamento

Approvazione all’unanimità, in Consiglio regionale, sul riconoscimento della Lingua dei segni italiana (Lis tattile), le cui firme arrivano dal Pd, Francesco Russo in primis, e a seguire dai Cittadini, Open-Sinistra FVG e Patto per l’Autonomia, e poi con un emendamento anche da Lega, FI, FdI/An e progetto FVG/Ar. La richiesta è che il Consiglio regionale faccia voti perché “il Parlamento e il Governo della Repubblica si adoperino affinché lo Stato italiano dia alla Lis tattile pieno riconoscimento, identificandola come lingua propria della comunità dei sordi, equiparandola pertanto a una qualsiasi lingua di minoranza linguistica; l’utilizzo della Lis tattile sia consentito e agevolato nei rapporti con le amministrazioni pubbliche e con gli enti locali, nonché nei procedimenti giudiziari civili e penali; venga assicurato e garantito sollecito impulso all’iter di approvazione dei progetti e dei disegni di legge già depositati in materia presso il Parlamento stesso”.

“In Italia – ha reso noto Russo – sono circa 960.000 le persone affette da sordità ed è palese la necessità di avere uno strumento che consenta ai bambini sordi un pieno sviluppo cognitivo, base per un pieno accesso all’istruzione, alla cultura e all’inserimento lavorativo e sociale. Uno di tali strumenti è rappresentato dalla Lis tattile, vera e propria lingua, dotata di propria specificità morfologica, sintattica e lessicale, e non una mera modalità di espressione mimico-gestuale come erroneamente talora viene riportato. La Lis tattile – ha spiegato ancora il primo firmatario – è infatti una lingua naturale per le persone sorde, perché per la sua modalità può essere acquisita in modo spontaneo dai bambini sordi auspicabilmente in contemporanea con il linguaggio parlato in una prospettiva di bilinguismo”.

Il consigliere ha, poi, citato i riconoscimenti ottenuti con due risoluzioni del Parlamento europeo, rispettivamente del 1988 e del 1998, e con la risoluzione dell’Unesco di Salamanca del 1994, in cui si legge che il linguaggio dei segni come mezzo di comunicazione per i sordi dovrà essere riconosciuto “e bisognerà assicurare l’accesso ai tutti i sordi all’istruzione per mezzo di questo linguaggio. In considerazione dei bisogni particolari delle persone sorde in materia di comunicazione, può essere più appropriato provvedere alla loro istruzione in scuole specializzate o in classi o unità speciali in seno a istituti ordinari”.

Non da ultimo, Russo ha fatto presente che l’Unione europea dei sordi, creata nel 1985 con sede a Bruxelles, ha più volte sollecitato gli Stati membri dell’Ue ad accettare legalmente la lingua dei segni di ciascun Paese nell’ambito della Carta europea delle lingue minoritarie; a tale invito, lo Stato italiano non ha ancora risposto.
Fonte: ilfriuli.it

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