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In ricordo del Comm. Giovanni De Carlis…

In ricordo del Comm. Giovanni De Carlis…, lo scrisse P. Arturo Elmi. Un cristiano ardente. Uno zelante vellifero della causa dei sordi. Un affezionato ed esemplare marito e padre.
Si frequentava ambedue lo studio di Mons. Giovanni Terruzzi di Via Boscovich a Milano. Lui di quella grande metropoli. Io residente (in quel periodo) a Firenze. Entrambi eravamo discepoli entusiasti ed appassionati di quell’educatore d’eccezione, che in quegli albori lucenti e calorosi dell’immediato dopoguerra (l’ultima quella che terminò nel 1945) raccoglieva attorno a se tutto il movimento milanese ed italiano che operava a favore dei sordi (o, come si preferiva esprimersi dei “sordoparlanti”).



L’A.C.I.S.
De Carlis ed io ci prendevamo le direttive di comportamento e d’azione da ”Maestro” saggio e trascinatore che era Mons. Terruzzi.
Una di non poca importanza fu quella che ci portò a fondare l’A.C.I.S. (riorganizzare, n.d.r., vedi l’associazione giovanile di azione cattolica fra i sordoparlanti) e cioè l’Azione Cattolica per Sordi.
Che conforto fu per me quel giorno del lontano 1948 quando la tenni a battesimo a Firenze presso l’istituto Gualandi che a quell’epoca dirigevo. Con prende onore ne presiedetti la cerimonia, ne spiegai il programma, ne auspicai successo e prosperità, ne affidai la direzione e la guida spirituale al mite e zelante Don Pietro Moretti dell’Istituto Pavoniano di Brescia.

Scuola Superiore per Sordi
Con che premura e con che entusiasmo lui, De Carlis, quale moderno Nicodemo, mi stette a fianco perchè, nonostante i miei onerosi impegni  presso i Gualandi, accettassi di fondare e dirigere il primo “Gallaudet College” italiano per sordi. Che reciproca soddisfazione infatti provammo quando assieme presiedemmo il primo Consiglio d’amministrazione di quella Scuola Superione e cioè dell’Istituto Donnino sorto a Vignale di Novara. Una istituzione tale che nulla aveva da invidiare alle più rinomate Scuole del genere degli Stati Uniti. I giovani studenti (noti più di dodici per statuto) erano sistemati in singole stanzette appositamente costruite con posto letto, con tavolo da studio e con proprio servizio igienico.
Si gioiva delle comodità che l’Architetto Mercandino aveva accumulato su di un vasto terreno alla periferia di Novara, predisponendo locali per ginnastica, per gioco calcio, per trattenimenti, per passatempi ricreativi.

Zelo apostolico a largo raggio
Nell’azione diretta alla solidarietà ed alla cultura dei sordi non saprei chi fosse in prima linea. Credo che in realtà l’azione più determinante e decisiva fosse però la sua. Era lui il trascinatore, era lui il caposquadra, era lui l’animatore e stratega.
Si facevano progetti, si studiavano I passi migliori e più assennati da seguire, si raccoglievano le forze per raggiungere i risultati migliori.
Il raggio d’azione? Si agiva a tutto campo, in prospettiva e a ventaglio, in alto e in basso, a dritta e a manca.
Il cartello, diciamo così, del nostro dramma spirituale ed apostolico spaziava senza badare a difficoltà, senza temere contraddizioni ed ostacoli, senza sfiducia di fronte a sconfitte né orgoglio nei casi di successo e di trionfo. Poteva trattarsi d’organizzare conferenze spirituali, pellegrinaggi ai Santuari Mariani, raduni pasquali oppure d’invogliare e di presiedere incontri tra gli stessi ex alunni.
Né si trascurava l’azione individuale, l’incontro privato a quattro occhi con quanti ci sembravano incerti o trattenuti da difficoltà personali o d’ambiente.
Quel che più oggi – ricordando – mi stupisce é la serenità che si riusciva a creare nonostante le contrarietà e le incomprensioni.
Neanche la stanchezza ci tratteneva. Specialmente Lui che godeva, oltre che d’uno spirito risoluto, anche d’un fisico se non d’atleta, certo d’un autentico lavoratore.

De Carlis fece parte del “trio partigiano”
Pur nella brevità di un profilo biografico a grandi linee, un aspetto eccezionale della vita di Giovanni De Carlis non può essere trascurato e cioè la sua militanza alla categoria dei “partigiani”.
Comprendo nella sua portata storica non sarà facile da quelli che non sono vissuti in quel dato periodo nel quale l’Italia fu occupata dai Tedeschi e poi liberata dagli Americani.
D’altronde l’hanno fatidico da mettere in evidenza per meglio risaltare l’operato di De Carlis fu il 1945, da cui parti la sua adesione all’azione partigiana.
E’ facile intuire che chi avesse partecipato in un modo o in un altro ad un’azione rivoluzionaria meritava un posto d’onore nell’olimpo dei candidati alle cariche del nuovo stato.
Quelli poi vissuti “alla macchia” si facevano avanti ed emuli dei famosi “garibaldini” del nostro risorgimento, scalavano i primi posti e facevano di tutto per non farsi pestare i piedi.
Perciò messi da parte tutti I vecchi calibri della politica, i partigiani si installarono ai posti di comando e sedettero sui seggi del potere dell’amministrazione dello Stato.
Anche i Sordi non rimasero estranei al movimento e si diedero all’assalto delle cariche e dei posti d’onore e di comando. Naturalmente presso la loro categoria, presso cioè i sordi stessi e nelle loro istituzioni.
E De Carlis onorò con il suo comportamento “cristiano” la figura del “partigiano”.

Un’accidentale testimonianza
Ebbi la sorte di conoscere l’alba di questo nuovo corso di storia, perché una domenica sera, che m’ero spinto a far visita ai sordi di Venezia nella loro sede di Rio Terrà Pensieri si presentarono in quel locale Carli, Rubino, De Carlis il “trio” cioé divenuto poi tanto famoso e potente per le sorti del sordomutismo italiano.
Ricordo che si susseguirono con disinvoltura e con grande arte oratoria al banco della presidenza.
Che discorsi trionfalistici, che descrizioni macabre del passato e che prospettive di risorse e di benessere per il futuro, secondo loro! Quegli oratori di “nuovi cieli e di terre nuove” mi fecero ritornare in mente I versi di Virgilio: “redeunt Saturnia regna” .
Senza esaltarmi a quei bagliori di orgoglio come avvenne per i sordi presenti, tuttavia rimasi colpito da quella sicurezza di comportamento e da quegli accenti di insolita oratoria.
Con molto interesse inseguii poi l’esito positivo di quell’avvenimento che portò i sordi italiani a conquiste sociali e corporative eccezionali e soprattutto all’istituzione dell’Ente Nazionale Sordomuti che avrebbe ottenuto il diritto alla scuola, l’accesso ad un lavoro redditizio, il loro riconoscimento giuridico pari a tutti gli altri cittadini.

De Carlis “partigiano” si ma in difesa della Chiesa Cattolica e dei suoi ministri.

Che soddisfazione considerare e … ricordare De Carlis un pioniere di quei trionfi sociali ma con una caratteristica tutta particolare.
Contrariamente ai due suoi colleghi Carli e Rubino, egli emerge per essersi buttato con armi affilate nella mischia, sollecitato e sostenuto dalla fede di Dio e dalla testimonianza di particolare devozione alla Chiesa di Cristo ed ai suoi Ministri.
Sempre, in ogni decisione, davanti alle autorità come davanti ai singoli cittadini, non abbassò mai la sua bandiera di credente. Più gli altri si mostravano indifferenti di fronte al “porrò unum est necessarium” di Cristo e cioè al senso vero e profondo della vita (la salvezza della nostra anima) più egli prendeva posizione ed impugnava la spada della verità evangelica.
Amava le prime file quando si trattava della verità e di fede. Vivere quanto andava sostenendo nei suoi “comizi” era la sua forza…la forza dei veri “testimoni di Cristo”…

La “ciliegina sulla torta”

Permettetemi che termini la “confezione di questa torta” e cioè di questo mio panegirico su De Carlis evidenziando un aspetto di apostolato di grande raffinatezza spirituale.
Baso il mio discorso anche in questo caso su d’un episodio personalmente osservato. Il Ministero della Pubblica Istruzione di Roma spesso mi incaricava di recarmi, come “commissario governativo”, a Milano preso quel “casermone” dell’Istituto Principi di Piemonte situato in quella città precisamente in Piazzale Arduino.
Avevo quindi tante occasioni di trovarmi a contatto con il fior fiore dei sordi di quella città, in quanto quell’istituto curava i sordi delle classi superiori ed era al centro degli incontri dei personaggi più rappresentativi.
De Carlis dirigeva in particolare gli alunni delle classi più avanzate che vi avevano la loro sede e si interessava dell’andamento disciplinare e dottrinario dei diversi reparti.
Impeccabile il suo servizio, diligente ed assidua la sua presenza, premuroso e paterno il suo contatto con gli allievi e con subalterni.
Ma c’é di più. Seguitemi. Salivano e scendevamo quella faraonica scalinata dell’Istituto non soltanto allievi e professori, ma anche persone d’ogni ordine e grado che si rivolgevamo a De Carlis per riferire dello svolgimento di tante altre attività che da lui dipendevano ad azione di grande interesse umano e sociale.
La ciliegina sulla torta proprio così. L’Opera di De Carlis come ho illustrato, costituiva un apostolato di largo raggio operativo, abbracciava aspetti i più variegati, non si arrestava di fronte a difficoltà e a diffidenza.
Noti altresì che anche i più segreti ed intimi veli delle anime si aprivano e si svelavano al calore ed alla luce d’un cuore e d’una mente dominati dal divino.
In concreto? Vi accontento. Quante “colombelle” dai paesi sperduti d’Italia e da province povere correvano (e corrono ancora) alla grande metropoli d’Italia nella speranza di trovare fortuna, di spezzare solitudini, di acchiappare, una mano che possa offrire un amore cercato invano nel paese natio.
Alle “sognatrici” quindi De Carlis, ben esperto dei tentacoli del diavolo, volgeva le sue cure più vigilanti ed affettuose.
Preferite il “caso concreto?” Eccolo. Presiedevo come commissario un esame di Specializzazione presso quell’Istituto dalle proporzioni d’un ministero della Capitale descritto più sopra.
Con che premura, con che tatto, con che cuore si prese cura di lei! Proprio come nel vangelo leggiamo che usa fare il pastore con le pecorelle sfuggite dall’ovile. Le trovò una famiglia dove trovare alloggio sicuro, la presentò ai soci dei circoli di Milano, la istruì perché non si lasciasse perdere (facile preda) dai “lupi”: tanto frequenti in queste grandi metropoli, dove il denaro e le compagnie hanno maggior influsso che altrove.
Immaginate che tutto questo possa accadere se non c’é chi si prende cura con coscienza di questi teneri virgulti destinati alla fioritura ed alla maturazione soltanto se possano godere di sole e di pioggia a tempo opportuno?
… De Carlis? …L’ho conosciuto così. Credete quindi che non l’abbia stimato ed amato? Di più, di più. Anzi, oggi che é in cielo, lo prego con intenso fervore, perché non dimentichi questo suo amico fedele, perché interceda il Padre Celeste per lui, perché gli tenga pronto un posticino… accano lui.
L’amicizia un tempo… terrena diventi celeste e quindi sublimata, eterna… Fonte: La Settimana del Sordo, 1998.

Giovanni De Carlis (dx) con i massimi dirigenti dell’ENS all’Udienza di Pio XII, Vaticano il 23 febbraio 1956.

La dipartita di Giovanni De Carlis
Nel 1979 il grande educatore dei sordi Mons. Giulio Broggi, direttore del Pio Istituto Sordomuti di Milano annunciò, attraverso il giornalino “Giulio Tarra”, che il giorno 10 giugno, in una Casa di Cura a Milano, assistito dai suoi cari è morto il sordoparlante Comm. DE CARLIS Giovanni. Aveva 78 anni.
Tutti i sordoparlanti lo conoscevano, tutti lo apprezzavano e gli volevano bene. Di una forte intelligente, di una parola facile, scrittore e giornalista; possiamo affermare che impegnò tutta la sua vita a bene e a difesa dei fratelli di sventura. Non era un nostro ex allievo. Si ebbe la sua istruzione nel Regio Istituto quando ne era direttore il Prof. Ferreri… compagno di classe di Jucker e di Sgallari. Tre giovani seri, intelligenti, espansivi, bisognosi di vita. Ebbero la fortuna – finita la scuola – di incontrarsi con il nostro indimenticabile Mons. Giovanni Terruzzi direttore dei sordoparlanti, e sotto la guida del provetto maestro e padre, nell’Associazione Benefica, trovarono il campo fecondo per la realizzazione delle loro preziose attività.
La sede della Benefica, in Via Boscovich, divenne per De Carlis la palestra delle sue attività e del suo apostolato con grande soddisfazione e conforto di Mons. Terruzzi.
Una pausa dolorosa nella vita di De Carlis – la morte del primo figlio che frequentava le classi ginnasiali nel Seminario di Milano. Avere un figlio sacerdote era la più bella e santa delle sue aspirazioni. Fondava in Via Boscovich la sezione sordoparlanti di Azione Cattolica; aggiungeva lustro e solennità alla Festa di Cristo Re con il turno di adorazione all’Eucaristia esposta in Cappella; con la parola e con la pratica della sua vita esemplare cristiana cercava di tenere uniti i giovani insidiati da mille occasioni di male.
Era molto devoto della Madonna: aveva visitato quasi tutti i Santuari dove la Madonna era apparsa ai sordomuti.
Con Mons. Terruzzi fu uno dei primi con-fondatori dell’E.N.S.. Per 6 anni fu Presidente dell’Associazione Benefica-Cardano; fu direttore della Scuola Professionale E.N.S. di Milano; valido sostenitore di tutte le iniziative di bene per la categoria; fu sempre legato con filiale affetto ai Rettori del nostro istituto.
Anche nella lunga malattia, impotente a fare, desiderata essere informato della vita di Via Boscovich (Casa del Sordoparlante).

Caro nostro De Carlis! Spese bene la sua vita: fu esempio di forte volontà, di serietà di condotta, di vita profondamente cristiana. Si meritava un funerale solenne: testimonianza di stima e di amicizia.
Il Signore permise…che la notizia del suo trapasso alla vita eterna rimanesse ignota ai più: inconvenienti delle umane relazioni.
I funerali seguirono, semplici, nella Chiesa di San Francesco di Sales, Milano, e poi la salma venne trasportata al paese nativo di Prato Sesia, Novara, per essere tumulata nella tomba di famiglia. Una felice e confortante riparazione: domenica, giorno 17 giugno, un bel gruppo – una cinquantina – di sordoparlanti, accompagnati dal nostro don Attilio Vismara, già in nota per una passeggiata di svago sul lago Maggiore, con una pietosa deviazione di itinerario, vollero rendere omaggio alla memoria dell’amato defunto. Don Attilio celebrò la Santa Messa di suffragio nella Parrocchiale di Prato Sesia e poi la comitiva si recò sulla tomba di De Carlis per deporvi un fiore e recitare una preghiera.
Ai figli che ne rimpiangono la morte e, particolarmente, alla buona Gabriella, maestra dei sordomuti, che in questi ultimi tempi le fu assistente fedele e pietosa, anche del “Giulio Tarra” che spesso riportava gli scritti del defunto vadano le nostre condoglianze.
Il Signore, infinitamente buono, conforti le pene ed il dolore della buona moglie (la seconda) Angela e accresca la sua fede e la sua fiducia perché continui l’educazione dei figli ancora giovani.
Al carissimo nostro Giovanni affretti il Signore la pace eterna promessa al “servo buono e fedele”.
I sordoparlanti lo ricordino nelle loro preghiera e ne imitino i santi esempi”.
di d.g.b. (Don Giulio Broggi, n.d.r.)
Fonte: Giulio Tarra, 1979.

Ricordando De Carlis Giovanni
Nel giorno 15 settembre 1979 Francesco Rubino, uno dei grandi protagonisti del movimento silenzioso italiano, scrisse, attraverso il giornalino “Giulio Tarra”, n.16 del 13 ottobre 1979, ricordando Giovanni De Carlis, che “un altro dei 10 componenti la Commissione Nazionale nominata ai Congressi di Roma e Milano, svoltisi ambedue nell’anno 1946, con l’incarico di riformare la legge istituente l’ENS e nel contempo di dare vita allo stesso Ente, se n’è andato… Così Giovanni De Carlis ha raggiunto nell’aldilà Vincenzo Alì, Enrico Broggi, Gino Brocchi, Carlo Comitti e Antonio Magarotto.
Fra i sei era forse il più giovane, della classe 1901: 78 anni giusti ed era quanto mai originale e dinamico in molteplici attività sociali e religiose. Fondò ai tempi in cui viveva il santo Mons. Terruzzi l’Azione Cattolica dei Sordoparlanti, prima a carattere locale poi a livello nazionale, e ne fu presidente dall’inizio all’ultimo suo respiro, combattendo con scritti e con la parole sante battaglie in difesa della fede in Cristo.
Osservava scrupolosamente le norme del buon cattolico e ciò fin da quando uscì dal “Regio Istituto per Sordomuti”  diretto, allora, dal celebre Giulio Ferreri, sino all’ultimo giorno della sua vita.
Ed era assiduo nei pellegrinaggi ai Santuari Mariani; su questo argomento scrisse, poi, un libretto interessante.
Non esitò a disturbare Monsignori, Vescovi, Cardinali e Papi inviando frequenti richieste particolari di carattere religioso, e ministri, deputati, senatori, persino al Capo di Stato con richieste di carattere civile-sociale a favore del fratelli del silenzio. Per contanta attività si meritò un’alta onorificenza del Vaticano e di quella di Commendatore al merito della Repubblica Italiana.
Prima che sorgesse l’ENS, ancora giovane, coperse la carica di Segretario dell’Associazione “Gerolamo Cardano” che lasciò dopo qualche anno per contrasti di idee con il presidente di essa Giuseppe Enrico Prestini.
E passò all’Associazione Benefica Sordoparlanti e vi rimase come segretario dinamico e solerte lunghi anni con Ali che di essa era l’eterno vicepresidente (la presidenza di detta Associazione, per consuetudine di allora, spettava al Rettore del Pio Istituto Sordomuti di Milano, Mons. Casanova, poi Mons. Pasetti) e vi si trovo a suo perfetto agio, data l’atmosfera prettamente religiosa cui si ispirava la “Benefica”.
Con l’ENS coperse per un certo tempo la carica di revisore e poi divenne direttore di una scuola speciale che l’ENS stesso volle istituire per accogliere i sordomuti avanti in età rimasti privi di istruzione. Questo incarico direttore egli lo esplicò per parecchi anni sino alla chiusura della Scuola ENS di Milano  per esaurimento di allievi, con solerzia e con grande serietà di intenti, ottenendo il risultato di poter licenziare gli ex analfabeti sufficientemente preparati per essere inseriti nella vita sociale e nei posti di lavoro che spesso lui medesimo riusciva ad ottenere per loro (foto storica : gli allievi della scuola professionale ENS, diretta da Giovanni De Carlis).

Scrisse con perfetta padronanza di lingua, su diversi giornali e periodici per sordi, numerosi articoli, alcuni dei quali estremamente originali. Era iscritto nell’albo dei giornalisti, con la tessera concedente riduzioni ferroviarie.
La notizia della sua morte avvenuta nelle ore serali di domenica 10 giugno, è stata comunicata alla Sede Centrale dell’ENS, a funerali già avvenuti.
Il Consiglio di Amministrazione dell’ENS che era riunito in seduta, ha ricordato l’indomita figura di Giovanni De Carlis con un minuto di silenzio”.

Il Premio della “NOTTE DI NATALE”
Non è più privilegio esclusivo di chi sente. Il Sordoparlante Giovanni De Carlis tra i premiati.
Era necessario quanto colpo d’ala per farci ritornare più buoni. Era necessario che la Giuria del “Premio” (Motta, Fraccaroli, Tassi, Monelli, Saponaro, Lopez, Valeri) su 400 concorrenti scegliesse proprio un Sordoparlante, un nostro iscritto all’Azione Cattolica e lanciasse il suo messaggio.
Perché proprio a noi – Sordoparlanti – il Natale portasse una promessa di fede e di amore.
Il Premio consegnato a De Carlis ci ha fatto contenti, veramente contenti. Lo meritava.
Non è una parola grossa. Ciò che l’ottimo De Carlis ha fatto per i suoi fratelli Sordoparlanti sparsi in Italia, tutti lo sanno. E lo vedono.
Gli anni passati lo hanno visto impegnato in mille trincee e sempre tutto il tempo è rimasto a sua disposizione.
Ora gli avversari di ieri sono gli amici di oggi e, speriamo, di sempre. Il perché si spiega nell’unico programma di De Carlis: Servire il sordomuto nella luce della carità cristiana sotto il faro luminoso della fede cattolica.
Su questa via retta, l’unica via che conduce al sicuro porto, la vita della solidarietà sincera che ha per base il Vangelo, proprio su questa via De Carlis è stato premiato.
La sua bontà che lo spinge da 30 anni a interessarsi di tutti, giungendo sino alle carceri, dove sordomuti espiano le loro colpe, la sua generosità che gli fa dare tutto quello che possiede ai Sordoparlanti, la sua intelligenza che gli permette di entrare in ogni campo e dare a tutti i suoi preziosi consigli, hanno avuto un riconoscimento nella Notte del Natale dell’Anno Santo: ed è bastata una sola firma ad ottenerglielo.
Mettiamoci al passo, Sordoparlanti, con tutti i nostri Educatori, le nostre Educatrici e uniamo i nostri stornelli in una canzone sola.
E il “coro” del nostro “grazie”. Ascoltalo col cuore, o fratello. Fonte: 11 gennaio 1950, Anno Santo!, Nennéle (Giannina Barbareschi, n.d.r.), Don A.Provolo, nel 1950.
La “Stella della bontà”, 1950.
Giovanni De Carlis, Milano. Una missione di pietà svolge da lunghi anni questo uomo, sordomuto, il quale è arrivato a formarsi una onorevole situazione come impiegato presso una grande ditta milanese, che gli ha decretato la medaglia d’oro per lavoro esemplare, e da 30 anni occupa tutti i momenti liberi e le proprie risorse nel portare aiuto e soccorso a tutti i suoi compagni di sventura sordomuti, assistendoli e patrocinandoli con irretibile foga nella eloquenza d’una voce monotona quale è quella dei sordoparlanti, ma piena di potenza persuasiva. Egli estende la sua preziosa opera non soltanto a Milano, ma in tutta Italia”. Dal libro “Nozze d’argento con la bontà, 25 anni del Premio della notte di natale, fondato da Angelo Motta”, a cura del Comitato per il premio della notte di natale, Milano, 1962, pag.67.

Giovanni De Carlis nel mondo dei Sordi
di Franco Zatini da Parole & Segni, 1999.
A Roma l’allora indimenticabile Presidente nazionale dell’ENS dott. Vittorio Ieralla (1903-1982), apprese con profonda commozione l’inaspettata notizia – su Il Corriere della Sera – della morte di Giovanni De Carlis: 10 giugno 1979 a Milano all’età di 78 anni. È sepolto nella tomba di famiglia a Prato Sesia (NO).
Nacque a Romagnano Sesia (Novara) il 7 aprile 1901 e divenne sordo all’età di 5 anni. Frequentò il Regio Istituto Sordomuti di Milano sotto la direzione del Prof. Giulio Ferreri (1862-1942): uno dei suoi migliori allievi.
Il De Carlis fu uno dei pionieri più noti della storia dei sordi, “aveva una forte personalità – ricordò Ieralla che lo conosceva dal 1922 – era un giovane esuberante e pieno di spirito polemico e con una vivacità particolare; sapeva tenere dei discorsi alle volte persuasivi ed alle volte mordaci. Bisognava conoscerlo bene per comprendere i suoi scatti ed il suo temperamento”.
Molti lo ricordano ancora per i suoi ripetuti e pressanti inviti al pellegrinaggio dei sordi ai luoghi mariani in Italia e all’estero ed ebbe una grande fede in Dio.
Nel 1921 fu fondatore e Presidente dell’Associazione Cattolica Sordoparlanti (dal 1923), carica che ricoprì fino alla morte, e per questo suo forte senso di religiosità, scrisse – con la collaborazione di Angela Cavallini e con il contributo di stampa di Carlo Amedeo Jucker – la pregiatissima “opera” di ricerca sui luoghi “miracolati” della Madonna che riguardano i sordomuti con le precise indicazioni dei tempi e della sorte di ogni santuario che coinvolge il sordomuto: più di una cinquantina.
Infatti Ieralla affermò – nonostante tutto – “nel suo animo celava una bontà forte ai più sconosciuta. Era generoso verso i sordomuti anziani e malati di mente ricoverati nei vari ospizi.”.
La sua vita nel movimento silenzioso fu lunghissima, nell’Associazione Benefica Sordoparlanti di Milano dopo la rottura con Giuseppe Enrico Prestini dell’Associazione Cardano di Milano sulla divergenza politica delle idee e degli orientamenti nell’avvenire dei sordomuti.
Per questo l’Associazione Benefica aderì all’Unione Sordomuti Italiani (USI) appena costituitasi per opporsi alla Federazione Italiana delle Associazioni dei sordomuti presieduta dallo stesso Prestini.
Nella sua lunga battaglia per riscattare i diritti dei sordi e per la loro dignità, la loro capacità e la loro valorizzazione, partecipò attivamente ai tre importanti convegni organizzati dalla sua Associazione (USI) attorno agli anni venti e trenta e fu uno dei noti relatori sull’ abolizione del codice del regime che condannava i sordomuti allo stato di inabilitazione dei diritti civili e sulla difesa degli Istituti per i sordomuti.
Dopo l’istituzione legislativa dell’Ente Nazionale Sordomuti (1942) De Carlis collaborò con Vittorio Ieralla e gli altri pionieri sulla riforma dell’ENS e partecipò ai due grandi Congressi di Roma e di Milano nel 1946 da cui fu istituita la “Commissione Nazionale dei Sordomuti per la gestione dell’ENS”. De Carlis fu parte attiva: uno dei dieci componenti.
Nel 1948 detta Commissione incaricò De Carlis alla firma degli atti amministrativi dell’ENS. Il Comm. Francesco Rubino – che diresse il giornale “Rinascita” – scrisse un articolo considerandolo “Presidente provvisorio dell’Ente Nazionale Sordomuti”.
I compiti di De Carlis erano limitati in attesa di definizione della nuova normativa
dell’ENS, che dopo due anni venne approvata con la legge n. 698/50 e il Consiglio Nazionale elesse Vittorio Ieralla Presidente effettivo dell’ENS, mentre il Ministero dell’Interno lo nominò Commissario Governativo ENS.
Nel 1951 Ieralla scrisse a De Carlis per gli auguri per la sua nomina al Cavalierato della Repubblica Italiana e lo definì “Primo Presidente ENS”.
Successivamente l’ENS si affidò a lui nel 1954, per dirigere l’importante scuola professionale ENS dì Milano per i giovani analfabeti, ruolo che tenne fino all’esaurimento dell’attività verso gli anni settanta. Così chiuse il capitolo della sua lunga storia nell’ENS.
I suoi numerosi articoli pubblicati su “Il Giornale del Sordomuto”, diretto da Cesare Silvestri nel 1927, “Rinascita”, “La Settimana del Sordo”, “La Domenica del Sordomuto” e “Giulio Tarra”, erano fatti con ottima penna e ricca di forma filosofica e cristiana “avendo una grande facilità di scrivere nel suo abituale stile ecclesiale”.
I suoi meriti furono: Commendatore al merito della Repubblica e per le sue benemerenze nel campo religioso: Commendatore di San Silvestro Papa, nonché diversi attestati di benemerenza e riconoscenza.
Nell’anno 1999, alla bellissima ed indimenticabile cerimonia presso il salone “Bandiera” del Parlamento Europeo in Roma, la vedova, Angela Cavallini, quando ricevette la pergamena alla memoria per i meriti del suo caro defunto De Carlis a favore dell’ENS non ha potuto nascondere la forte emozione nel ringraziare la Presidente Nazionale ENS Ida Collu: “Peccato che lui non abbia poturo godere quando era in vita”.
Nella sala consiliare “Vittorio Ieralla” si conserva la sua foto “ufficiale” e nel museo “I sordi Italiani” sono raccolte le vecchie tessere ENS di De Carlis.
Ora, nel ventesimo anniversario della sua scomparsa, il Presidente Collu lo ricorda con viva commozione considerandosi uno dei suoi successori.
Come oggi mai nessuno deve dimenticare ogni protagonista della storia dell’ENS ricordando i loro sacrifici, le passioni e i meriti per il progresso dei sordi nella società civile e per la costruzione dell’imponente edificio dei propri diritti.

De Carlis e le scuole specializzate: “Prinotti”, “Regio” e “Pio Istituto”.
“Avevo sei anni e frequentavo la prima elementare quando Sorella Sordità, con il suo misterioso sigillo, chiuse per sempre le mie orecchie all’onda armoniosa e tumultuosa dei suoni. E, come sempre accade in siffatti frangenti, perdetti un anno buono in ricerche, esami medici, esperienze, tentativi, suppliche e preghiere. La grazia tanto sospirata non venne, forse perché Iddio si riservava di compiere l’Opera “sua” attraverso la scienza e l’opera degli uomini. L’educazione e l’istruzione.
All’Istituto Lorenzo Prinotti di Torino raccolsi allori e mi distinsi nello studio. Mi caricarono di diplomi e di pagelle: ed erano tante che mi vennero consegnate a rotoli e qualcuna servì, in famiglia, come carta da avvolgere, sia pure di qualità pregiata. Ma un foglio mi venne consegnato in cornice e vetro: era il “RICORDO” della mia “PRIMA S.COMUNIONE” (la pergamena del 17 aprile 1910 in Chiesa dell’Istituto Prinotti).

Avevi esattamente dieci anni e lo accolsi con riconoscenza e con amore. Lo misi a capo del mio letto e lo conservo tutt’ora, persuaso come sono che un’educazione che non mira ad unire la creatura al Creatore non può essere “EDUCAZIONE”. Dottrina cristiana, S.Messa quotidiana, frequenza ai SS: Sacramenti furono le basi dell’educazione che ebbi al Pio Istituto Prinotti di Torino. E feci tali progressi che non sapevano più cosa insegnarmi.
Passai al “Regio” di Milano, dove si imponeva il Ferreri con la sua fama, giustamente meritata. Miei maestri furono il Prof. Ferreri, il Prof. Colombo e il Prof. Mannelli. In un ambiente cosiddetto “laico” o “semi-laico”, l’educazione cristiana rifulse di più splendida luce semplicemente perché fu sostenuta da una concorde unità di pensiero e di opera.
Avevo sedici anni, quando venni dimesso dal “Regio”. Venni a stabilirmi a Milano, e mi occupai presso un’Azienda di tessuti. Avevo sentito di un altro Istituto e volli conoscerlo. Si trattava del Pio Istituto Sordomuti Poveri di Campagna, dove c’era l’Oratorio e la Sede della “Benefica”. Finite le lezioni scolastiche, Mons. Pasetti e Mons. Terruzzi si dedicavano agli ex-allievi. Conferenze, istruzioni, spiegazioni religiose, Dottrina Cristiana, Vangelo domenicale, Esercizi scolastico-religiosi, quaresimali, mese mariano, Adorazioni Eucaristiche, etc. Attorno a queste “ANIME” di Educatori, nel senso più ampio della parola, venni così a perfezionare il carattere e spero di non sminuirlo, ma piuttosto di aumentarlo con la Grazia divina fino al giorno beati, in cui lo troverò perfetto – senza alcun mio merito – con la forza di quella Fede che fa guadagnare il Cielo anche ai peccatori pentiti. Anime grandi di Sacerdoti, di Educatori, di Maestri, che provvedeste con cura all’educazione mia e dei miei fratelli e che con assistete dal Cielo al riaprirsi delle vostre e nostre Scuole, avete ben diritto al “Canto della riconoscenza” che da ogni parte e da ogni cuore si eleva per Voi. E permettete che con Voi io elevi la mia povera preghiera riconoscente al primo e vero Maestro dei Sordomuti: lo Spirito Santo, al Quale si deve l’opera addirittura miracolosa della redenzione e santificazione dei Sordomuti”. Un Sordoparlante. (Giovanni De Carlis, n.d.r.)
ps057 (agg.2007)

Bella, buona, brava di Giovanni De Carlis
Arrivai, un giorno*, a Firenze, che  era ancora alba. Mi diressi nella vicina Chiesa di Santa Maria Novella per la Santa Messa e la Santa Comunione. Era giorno di Festa ed era giusto che elevassi a Dio la mia mente ed il mio cuore.
Siccome era presto, mi indugiai alquanto in Chiesa e vidi un sepolcreto con questa lapide:

Maria Anna Testard Venturi
di religione specchio
per sé parea, pei domestici generosa, pei poveri prodiga,
degli infelici soccorse, dei perseguitati difesa,
Allo Stato e ai Cittadini risparmio di mali,
Del marito delizia, consiglio, gaudio, sollievo.
Dell’educare esempio
oltre l’uso erudita.
Di amenità, di ferme, di grazia modelle.
Perdonò ai nemici, ignorò sempre l’invidia.
Tien nella tomba il pianto dei suoi
nella lapide la verità.
Visse anni 59. Morì il 9 dicembre 1809.

Giro questo esempio di bellezza interiore ed esteriore, di bontà cristiana e di bravura alle mie sorelle di Fede e di Sordità, affinché possa venire imitato e, se possibile, superato.
Iddio non nega mai l’aiuto e la sua Grazia a coloro che Lo cercano con buona volontà.

Basilica di Santa Maria Novella

  * Uno dei suoi frequenti viaggi a Firenze nei primi anni ’50 da Padre Arturo Elmi, noto Educatore dei Sordi.

De Carlis Giovanni

  STORIADEISORDI: PERSONAGGI

 «La storia è testimonio dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita» (Cicerone)
«La storia non è utile perché in essa si legge il passato, ma perché vi si legge l’avvenire» (M.D’Azeglio)
«Bisogna ricordare il “passato” per costruire bene il “futuro”» (V.Ieralla)
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“Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità”, ideato, fondato e diretto da Franco Zatini