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Luca Agostino De Scalzi: il Primo precettore di Giuseppe Mazzini

1. Premessa
Quasi tutti dei molti biografi di Giuseppe Mazzini ed alcuni dei saggisti del di lui pensiero religioso, politico, sociale ed economico hanno, con poco o molto spazio, segnalato l’attività pedagogica e l’influenza morale che, durante la formazione della futura grande personalità, ha esercitato l’opera del suo primo precettore l’abate Luca Agostino Descalzi.
Gli studiosi di Mazzini e del mazzinianesimo però, affermata la benevola e profonda influenza del Descalzi su Giuseppe Mazzini, non si sono sufficientemente soffermati a dare esaurienti dettagli sulla vita del “santo buon precettore”. Giuseppe Mazzini, particolarmente nella sua corrispondenza con la madre, esternò più volte la sua riconoscenza verso il suo primo precettore; qualche volta, ormai a distanza di tempo dai suoi quotidiani rapporti scolastici, sognò il suo amato maestro.
Il “buon prete Luca” era ammirato perché aveva saputo armonizzare la dottrinale visione della vita con il quotidiano comportamento dell’esistenza nei rapporti con il prossimo in genere e verso i fanciulli bisognosi in particolare.
Qui, noi che già abbiamo esaminato ed esposto la vita del padre di Giuseppe Mazzini [1] esaminiamo ed esponiamo ora la vita del chiavarese L. A. Descalzi. Giacomo Mazzini e Luca Agostino Descalzi, negli anni infantili, erano stati amici, poi dopo la separazione, per diversa residenza, si ritrovarono, non più a Chiavari ma a Genova; i due rinsaldarono la vecchia amicizia e la estesero alle famiglie.
Giovanni Battista Brignardello, all’inizio del suo memoriale su Descalzi, esprime il suo sintetico giudizio sul personaggio ed afferma che fu “chiaro non per egrege pubblicazioni ma per opere di cristiana carità”.
Giuseppe Mazzini ci fa sapere [2] che il Descalzi nella sua formazione intellettuale è interessato in modo originale ai problemi culturali; aveva compilato una serie di volumi rilegati col titolo “miscellanea” formati di appunti, di opuscoli e scritti volanti dei tempi; erano in gran parte di controversia teologica. Descalzi, pur essendo aperto alla cultura, fu prevalentemente attivo nel campo sociale. restio ad esprimersi nell’area intelletuale, fu zelante nell’attività benefica verso i piccoli bisognosi, eccellendo verso i sino ad allora trascurati i sordomuti.
2.Vita ed operosità.
Luca Agostino Descalzi nacque in Chiavari il 22 ottobre 1765.
Il padre si chiamava Quilico e la madre Caterina Repetto.
Fu battezzato nella Parrocchia di San Giovanni Battista il 26 ottobre, padrino Luca Botto, dal quale fu preso il nome del figlioccio; il secondo nome fu scelto in memoria del nonno paterno.
La famiglia Descalzi in Chiavari abitava nell’allora vasta piazza San Francesco, con ingresso nella via Rivarola. Nella stessa piazza, nel palazzo ad angolo con via Entella, abitava la famiglia di Giacomo Mazzini, che era nato due anni prima del nostro Luca. Quindi Luca Descalzi e Giacomo Mazzini erano concittadini, vicini di casa e quasi coetanei; si comprende come i due diventassero amici d’infanzia. Il Ferretto [3], che ci dà un profilo del Descalzi, ci informa particolarmente che i due ragazzi “furono tra i chierichetti assidui al servizio delle messe e delle benedizioni del bel San Giovanni di Chiavari”.
Quando Luca era ancora bambino, il padre lo condusse in Genova ove egli erasi trasferito con la famiglia perché possedeva una fabbrica di biacca a Cornigliano, in comproprietà con i fratelli Della Torre che in Chiavari avevano una farmacia con laboratorio chimico.
Il nostro Luca a Genova frequentò con profitto le allora ottime scuole private di Colasanzio prima e poi dei Padri Scolopi.
Gli studi ed il temperamento orientarono il giovane verso il sacro sacerdozio; quindi frequentò il Seminario Arcivescovile Genovese. Dopo l’ordinazione sacerdotale non interruppe gli studi, occupandosi a fondo delle lingue classiche; contemporaneamente intraprese lo studio regolare delle principali lingue parlate in Europa. In queste raggiunse considerevole livello conoscitivo ed espressivo fino alla capacità di pronunziare prediche in tedesco.
Mentre proseguiva i suoi studi linguistici cominciò ad esercitare, nella sua casa privata, l’insegnamento; numerosi furono i suoi alunni che poi nella vita raggiunsero, in diverse branche operative, posizioni elevate a Genova ed altrove.
Oltre allo studio delle lingue ed all’insegnamento privato si occupò e lasciò tracce nei rami particolari dell’archeologia e della numismatica. Le monete che raccolse accuratamente nell’area antica ed estera furono poi donate all’Università genovese insieme a medaglie. La competenza nella numismatica del Descalzi si palesa dal fatto che altri cultori di questo ramo – come l’allora Console generale di Russia – si lasciavano consultare dal nostro personaggio.
3. Specializzazioni pedagogiche.
Descalzi, che possedeva il diploma per l’insegnamento primario, svolse operosità principale e continuativa nel campo particolare delle “scuole di carità” e nelle scuole per sordomuti.
A Genova in quel tempo erano sorti vari tipi di scuole per fanciulli. Luca Descalzi si occupò a raccogliere ed istruire fanciulli trascurati dai genitori poveri occupati in lavori fuori casa. Questo tipo di scuole ebbero la qualifica di “scuole di carità” perché erano gratuite, e nella loro gestione si distinse in modo particolare il sacerdote Lorenzo Garaventi che iniziò l’attività nel 1757. Il Descalzi fu incaricato come maestro nella scuola del Sestiere di Pré annessa alla Parrocchia di S. Lorenzo. Oltre all’interesse per queste scuole di carità, Descalzi successivamente si occupò delle scuole specializzate che in Genova il sacerdote Ottavio Assarotti avviò nel 1801 a beneficio dei bambini sordomuti. Il Brignardello precisò che il Descalzi fu tra i primi coadiutori dell’Assarotti nell’importante opera benefica verso i bambini di questa categoria di minorati che fino allora erano stati completamente trascurati. Al primato nell’intervento in questo settore educativo seguì la continuità operativa al fianco del fondatore di questa benefica attività.
Uno dei compiti più delicati nell’istituzione fu quello di confessore delle ragazze interne del collegio. Ottavio Assarotti nel suo testamento, redatto il 4 ottobre 1820, ha parole di affetto e di stima per il Descalzi; per il bene dell’istituto che aveva ideato, creato, avviato e fatto sviluppare indica il suo amico e collaboratore come successore. Il Ministero degli Interni, con decisione del 20 dicembre 1820, ritenne valida la designazione; ma il rifiuto, motivato dallo stato di salute del Descalzi, determinò la nomina dell’abate Boselli.
Nel 1801 fu avanzata la proposta di far sorgere un analogo istituto anche a Chiavari a favore dei bambini sordomuti. L’idea fu presto concretizzata con contributo testamentario di Giobatta Assarotti in data 25 agosto 1872.
4. Il primo precettore di Giuseppe Mazzini.
Anche Giacomo Mazzini aveva manifestato, nella prima giovinezza, segni di vocazione sacerdotale. Ben presto però troncò l’avviata carriera permanenza nel seminario mentre Luca Descalzi completò la preparazione sacerdotale.
Interrotti gli studi religiosi, Giacomo Mazzini intraprese quelli di medicina nell’Università di Pavia. Laureatosi, esercitò la professione prima a Milano e poi a genova, ove si stabilì definitivamente.
I due amici dell’infanzia s’incontrarono così di nuovo e quando i ragazzi della famiglia ebbero bisogno di un precettore Descalzi, che possedeva l’abilitazione all’insegnamento, ebbe l’incarico.
E così Giuseppe Mazzini fanciullo, sotto la guida del Descalzi, compì i tradizionali quattro anni di grammatica. Il maestro dichiarò con sincerità che l’alunno in fatto di storia e di letteratura ne sapeva ben presto più di lui e si limitò ad insegnarli specialmente il latino.
Bianca Montale, nella vita di Maria Drago Mazzini, del Descalzi giansenista scrive; “È un educatore legato alla famiglia da antichi vincoli di amicizia, saprà bene indirizzare Pippo con le sue doti di austerità, dirittura e di profonda fede religiosa [4].
5. Il secondo precettore.
Nel 1817 il piccolo Mazzini passa alla guida del Descalzi a quella del giansenista Stefano De Gregori, che era abilitato ad insegnare corsi di umanità e di retoria validi all’ammissione nell’Università.
Pippo aveva allora dodici anni.
Tra i diversi che concorsero alla formazione della personalità di Giuseppe Mazzini, l’influenza dei due precettori giansenisti non è certo un fattore secondario. I due maestri si occuparono solo dell’aspetto dell’istruzione, ma direttamente ed indirettamente esercitarono influenza morale contribuendo così alla formazione del carattere dell’alunno.
A distanza di tempo lo scolaro, nelle note autobiografiche, confesserà che “furono tra l’altro educative le storie di Livio e Tacito che il suo maestro di latino gli faceva tradurre[5].
Descalzi, pur riconosciuto come personalità di cultura e moralità, non poté far carriera nel clero a motivo delle sue amicizie. L’arcivescovo Lambruschini dichiarò: “So che Descalzi è un degno soggetto; io l’avrei collocato in San Lorenzo canonico, ove starebbe degnamente; ma me ne distolgono però le amicizie che ha”. Il Ferretto, che riferisce il giudizio, aggiunge: “La principale amicizia fu quella di casa Mazzini [6].
Maria Tresa Escoffier c’informa che il religioso “venne bandito dall’insegnamento della teologia nel seminario arcivescovile di Genova perché sospettato di eresia giansenista” [7].
Quando Giuseppe Mazzini fu arrestato e condotto nella fortezza di Savona scrisse alla madre che dal suo maestro Descalzi gli facesse ottenere una Bibbia, che gli fu poi recapitata dal sacerdote Dell’Agnello, nella circostanza, oltre alla Bibbia, Mazzini poté avere anche la sua chitarra.
Delle tre figlie dei coniugi Mazzini solo una, Antonietta, lasciò la casa, per avvenuto matrimonio con Francesco Massucconi, il 20 agosto 1829. Il matrimonio fu celebrato dal Descalzi nella Chiesa di Sant’Agostino e nostra Signora del Carmine di Genova.
6. Ultimi anni della vita del Descalzi.
Nel 1799 il Descalzi ebbe la nomina a Parroco di Fontanelli nella valle del Bisagno, ove esercitò la cura della piccola istituzione fino all’aprile del 1800.
In quei tempi difficili politicamente e socialmente adempì – come riferisce il Bignardello – la funzione religiosa “con zelo e prudenza, con carità e disinteresse” [8].
Nella gente della Parrocchia durò per molti anni la benevola ricordanza dell’operosità dell’uomo di fede.
L’esercizio del ministerio spirituale del Descalzi fu interrotto dalla lunga malattia, sopportata con serenità; nel corso della quale fu assistito benevolmente dai familiari.
Morì a Genova il 16 novembre 1840.
Fu sepolto nella Chiesa della Concezione ai Cappuccini.
Descalzi, che nella vita aveva composto moltissime epigrafi funebri in latino, ebbe per la sua ricordanza nei posteri degna iscrizione latina composta dall’amico Don Mongiardino priore della Parrocchia di Santa Fede.
Per la morte del Descalzi il cordoglio fu profondamente sentito tra i suoi molti ammiratori. Non fu un cordoglio momentaneo, infatti, a distanza di tempo a Genova la Giunta Municipale, quando la città ritenne distinguere i diversi tipi di istituti scolastici col nome di cittadini che con le opere e le virtù erano emersi, il 3 dicembre 1879, impose il nome di Descalzi alla scuola maschile del Sestriere di San Vincenzo.
7. Descalzi nell’epistolario di Giuseppe Mazzini.
Nell’indice dei nomi contenuti negli Scritti Editi ed Inediti di Giuseppe Mazzini, compilato a cura di Guglielmo Macchia, il nome di Descalzi si trova nel vol. ii a pag. 225.
Copiamo:
xi: 435 – xii: 350, 379 – xiv: 64, 87, 113, 120, 243, 310 – xv: 35, 50, 291, 316 – xviii: 99, 306 – xix: 211 – xxiii: 150, 206 – xxiv: 101.
Quello della madre è nel vol. xi: pag. 71.
Riportiamo tre brani di lettere di Mazzini alla madre.
23 vi 1836: “Dunque il buon prete Luca prevede bene, e lo prevede per mill’anni?
Quanto ai mill’anni, lasciamo a parte l’esattezza del calcolo; nessuno può prevederne, come nessuno può intendere l’Apocalisse, volendo applicarla a’ tempi che corrono; quanto al migliorare, è certo, perché l’Umanità, come tutte cose, non può deviare dalla sua legge, ch’è quella di svilupparsi verso il fine che Dio l’ha creata: e il fine di tutte cose essendo Dio, e Dio il bene, l’armonia, l’amore, l’Umanità deve, checché si faccia, svilupparsi in quel senso; l’Umanità deve venir tutta in un concetto, in una idea, in una fede; ma la vita dell’Umanità è lunga assai, quella dell’individuo brevissima in confronto: il quando si realizzeranno siffatte certezze, non sappiamo; bensì, quando si realizzeranno, sarà per sempre, finché al disegno di Dio non piaccia chiamare a sé l’Umanità tutta intera, com’ei vi chiama gl’individui”.

[1]) Atti della Società Economica di Chiavari, 1986.
[2]) Scritti sei, vol. xxiv, p. 101.
[3]) arturo ferretto, Un chiavarese precettore di Mazzini, “La Sveglia”, Chiavari, 6 dicembre 1927.
[4]) b. montale, Maria Mazzini, Comune di genova, 1955, p. 20.
[5]) g. mazzini, Note autobiografiche, cap. 1, Edizione varie.
[6]) arturo ferretto, cit.
[7]) Cfr. Giovanni Ruffini e i suoi tempi, Genova, 1931, p. 176.
[8]) g. b. bignardello, L. A. Descalzi, Firenze, 1894.
Fonte: domusmazziniana.it (1993)
Segnalato: Giuseppe Bolzoni (2006)
Luca Agostino De Scalzi. Sacerdote chiavarese, che si occupò dell’educazione dei sordomuti, il Primo precettore di Giuseppe Mazzini.  Si evidenza che il Mazzini, noto uomo politico nato a Genova 1805 e morto a  Pisa 1872,  ebbe a conoscenza delle problematiche della sordità e dei sordomuti.
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Newsletter della Storia dei Sordi n.135 del 7 dicembre 2006

Mazzini Giuseppe