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Sordità, è congenita ed ereditaria per 3 bambini su mille (Newsletter della Storia dei Sordi n. 572 del 28 ottobre 2008)

Sordità, è congenita ed ereditaria per 3 bambini su mille
I risultati del progetto di ricerca “La prevenzione della sordità infantile in Italia”, svolta dall’Istituto per gli affari sociali in collaborazione con il dipartimento di Ingegneria biomedica del Cnr di Milano. Rapido e forte incremento dello screening uditivo neonatale, disponibile in oltre 250 reparti.

MILANO – La sordità risulta il difetto congenito ereditario più frequente che si registra in media in 2-3 bambini ogni mille nati. Lo screening uditivo neonatale, la metodica audiologica di diagnosi precoce della patologia, nel nostro Paese ha avuto, infatti, nel corso degli ultimi anni, un rapido e forte incremento. Al punto che i reparti di neonatologia che sottopongono i neonati a questo tipo di analisi nei primi tre giorni di vita sono oggi 252, pari al 41.5% della totalità di reparti (607) di ospedali pubblici e strutture convenzionate con il Servizio sanitario nazionale. E il numero dei neonati esaminati e’ passato dai 156.048 del 2003, ai 262.103 del 2006, corrispondenti rispettivamente 29.3 per cento e al 48,4 per cento di tutti i nati in Italia.

Sono questi alcuni dei principali risultati del progetto di ricerca “La prevenzione della sordità infantile in Italia”, svolta dall’Istituto per gli affari sociali in collaborazione con il dipartimento di Ingegneria biomedica del Cnr di Milano. L’indagine si è posta l’obiettivo di verificare la prevalenza della sordità neonatale, i costi sociali della patologia, e di censire, per la prima volta in Italia, il numero dei soggetti sottoposti a screening uditivo neonatale al fine di promuovere quest’ultimo come metodo di prevenzione del sordomutismo.

I dati raccolti hanno evidenziato che la maggior parte dei programmi di screening uditivo neonatale in Italia viene effettuata nelle due zone a maggiore sviluppo economico: nel Nord-Ovest, con 108.200 neonati sottoposti a screening su 140.079 nascite (77,9%) e nel Nord-Est, con 52.727 su 92.133 (57,2%), mentre è ancora limitata la diffusione dei programmi nelle regioni Sicilia e Sardegna (7.158 su 63.460, pari all’11,2%). Inoltre, sono principalmente le grandi strutture ospedaliere, con neonatologie ad alto numero di nascite (più di 800 l’anno), che adottano i programmi di screening uditivo neonatale.

I costi sociali medi valutati per tutto il corso della vita per un soggetto affetto da sordità profonda pre-linguale, se non diagnosticata alla nascita, sono di 737.994,76 euro per un maschio e di 755.404,02 per una femmina, calcolati in base all’attesa di vita. La spesa comprende i costi sanitari (diagnosi, visite mediche periodiche, esami audiologici, acquisto e sostituzione di protesi acustiche), i costi non sanitari (istruzione scolastica in classi speciali, sostegno scolastico, riabilitazione al linguaggio, ecc.), e i costi previdenziali. A differenza di altre patologie invalidanti, la sordità incide molto di più sul sistema sociale che sul sistema sanitario. I costi sanitari diretti, diagnosi audiologica, protesi acustiche, rappresentano infatti soltanto il 3,8 per cento dei costi sociali, mentre i costi per l’istruzione, la riabilitazione e la previdenza raggiungono il 96,2% del totale. Fonte: superabile.it  – nw572


Newsletter della Storia dei Sordi n. 572 del 28 ottobre 2008