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Cultura Sorda (Newsletter della Storia dei Sordi n. 642 del 6 febbraio 2009)

I sordi, il loro modo di affrontare la  vita, i loro rapporti, i loro pensieri, poco si sa di questo “mondo” e della loro cultura. Potrebbe apparire povera di contenuti, in verità, essa cattura per la sua ricchezza e la sua naturalezza. Un mondo spesso messo da parte perché ritenuto “minore”.

Molti sono i pregiudizi e gli equivoci che li accompagnano da sempre, primo fra tutti il termine sordomuto. Il sordo, come tutti dispone infatti facoltà di linguaggio, quel linguaggio che  gli udenti apprendono perché sono esposti ad esso.

La sordità non permette quindi l’apprendimento del linguaggio attraverso l’esposizione e quindi l’imitazione.

I sordi posseggono o realizzano, per essere precisi, comunque una loro facoltà di linguaggio utilizzando la modalità visivo-gestuale, impiegando le mani per parlare e gli occhi per ascoltare! La lingua dei segni, appunto, esiste ovunque sia presente una comunità di sordi. Questa lingua porta con sé diversi equivoci come il definirla mimica o “normale” gestualità”, come quella che noi usiamo quotidianamente.

Questo è un grave equivoco, essendo la loro una lingua vera e propria, con una grammatica e una sintassi. Esiste, inoltre, per ogni nazione una lingua dei segni diversa (ASL American Sign Language, LIS Lingua dei segni italiana ecc..).

I sordi sono quindi delle persone perfettamente abili, possono studiare, lavorare e laurearsi. Ma perché mai ci sono ancora dubbi e perplessità? Per conoscere il mondo dei sordi credo sia utile aprire la mente ad un’idea tutta nuova, cogliere la bellezza e la complessità della loro comunicazione; il pensiero del sordo ha una complessità semplice  che l’udente non comprende, abituato com’è ad ascoltare solo attraverso l’udito. Il pensiero dell’udente ha una complessità che il sordo invece può interpretare, e quindi comprendere, attraverso l’uso di una moltitudine di codici: il movimento labiale, il movimento del corpo, lo sguardo, eccetera…

Questo indica l’importanza di un “integrazione” tra sordi e udenti che permetta la crescita di entrambi, ponendoli quindi su piani eguali.

www.palerno2011.com

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 Newsletter della Storia dei Sordi n. 642 del 6  febbraio 2009