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Il primo bar gestito dai Sordi.

Alfonso e Sara di Bologna: un coraggio «Senza Nome». La notizia apparsa sui giornali locali è straripata subito con il tam-tam scambiato dai sordi di tutta Italia e le strade e autostrade, i “freccia” Rossa e d’Argento che portano nel capoluogo emiliano si sono riempiti di sordi e di amici dei sordi che hanno voluto essere presenti all’inaugurazione del «Senza Nome», il primo locale-bar italiano gestito da due intraprendenti ragazzi sordi, in Via Belvedere 11/b,  Alfonso Marrazzo, e Sara Longhi, che vogliono dire alla gente:

«Bisogna avere coraggio e idee per affrontare la vita…» e loro hanno acchiappato l’idea e hanno avuto il coraggio di realizzarla, e inaugurato (2 ottobre, n.d.r.) un bar che si trova alle spalle dello storico mercato delle Erbe nel cuore della città dove, essendo aperto dalle ore 7 del mattino, fino a notte inoltrata, sarà pure una “movida”, con animazione, movimento e vita notturna all’interno della città, per cui sono già stati programmati Rassegne di eventi «diversamente percettibili». Il cartellone culturale, che animerà il locale tutte le sere, è organizzato dall’associazione culturale ‘Farm’ che dal 2008 ricerca nuove espressioni di linguaggio attraverso la promozione di realtà cinematografiche e musicali indipendenti a livello nazionale e internazionale, in collaborazione con il ‘Gruppo Camaleonte’ che promuove l’attività’ di artisti sordi.

Alfonso Marrazzo ha 28 anni, è nato in provincia di Palermo, e si è laureato al Dams Arte, dipartimento di Arti Visive di Bologna, questo erede dello storico Istituto di Storia dell’Arte, con una tesi sulla musica a colori, cioè sulla «traduzione» attraverso l’arte dei suoni.

Sara Longhi, bolognese Doc, di anni ne ha 30 e lavorava come impiegata in un’azienda.

Entrambi sono appassionati di arte e di teatro, hanno deciso di mettere alla prova le loro capacità, aprendo un posto destinato a tutti, sordi e udenti, e dove possono accogliere i clienti certi di soddisfarli, ossia capirli facendosi capire dai clienti del bar, rinato completamente dalle «ceneri» di un precedente locale notturno, il «Charleston», che ora riprende l’avvio e appena entrati, si trova l’«angolo del cocciuto», una bacheca, munita di specchio, con dei post-it su cui sono scritti tutti i prodotti in vendita nel locale e, accanto, l’intero menù tradotto nella lingua dei segni. Si potrà dunque scegliere se fare la propria ordinazione usando i foglietti o cimentandosi in Lingua dei Segni, la LIS, e i più bravi saranno premiati con uno sconto al bancone. Un invito ironico a mettersi alla prova, a integrare linguaggi nuovi, a giocare con le diversità.


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Il locale è dotato di una connessione wi-fi libera e gratuita per i clienti, un angolo lettura, un cortile esterno, una sala per mostre e corsi di yoga, shiatsu, capoeira, e sarà dato molto spazio anche a spettacoli e musica dal vivo, «Concerti sonori e visivi», ideati da Alfonso e Sara, che al suono abbinano colori e immagini, inseriti nella «Inudibile: eventi diversamente percettibili».

E’ stata l’artista e fotografa eccellente Elisabetta Cameli, che si definisce ironicamente «Nata a Bologna nel 1986 per sbaglio…» ma non chiarisce il motivo di quell’errore e perché fu fatto, e il suo percorso artistico lo ritiene “totalmente autodidattico” mentre il suo avvicinamento all’arte è stato più di tipo emotivo che formale e tecnico «… ed è appunto per questo che ritengo la mia arte un po’ come analfabeta, un fauves, cioè una belva, ed è un grido interiore, una tristezza che appartiene un po’ a tutti», per cui essa ha voluto essere vicina a Sara e Alfonso, presentando nel locale, al battesimo dello stesso, una sua mostra.

E’ poi seguita una cena giapponese ‘a cappello’ (curata da ‘Cosa Ordino’). Ospite della serata è stata pure la poetessa sorda Chiara Di Monte che ha recitato i suoi versi utilizzando la Lingua dei Segni Italiana, Lis. Alle 21, il programma inaugurale è proseguito con il concerto sonoro e visivo con 4 violoncellisti (curato da ‘Bologna Cello Project’). La rassegna prosegue mercoledì 3 ottobre, alle 20, con la discussione aperta sull’educazione in Africa di bambini sordi a cura di Chiara Di Monte e con la musica di FunkFarm. Il 4 ottobre alle 21.30 l’appuntamento è con il salotto letterario “Leggere la realtà” a cura di Claudio Comandini. Il 5 ottobre è in programma un concerto sonoro e visivo di Mark Utrò Djset D&B. Mentre il 6 dalle 21 torna FunkFarm. Si chiude domenica con il cinema sperimentale.

E questo è solo l’inizio.
Urrà, Sara e Alfonso!

Fonte: nonsolonoi.it – 3 ottobre 2012 – nw148

Visualizza il filmato trasmesso dalla Multimedia Repubblica 3 ottobre 2012

Visualizza due video realizzati da Gabriele Caia (2.11.2012)

«La storia è testimonio dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita» (Cicerone)
«La storia non è utile perché in essa si legge il passato, ma perché vi si legge l’avvenire» (M.D’Azeglio)
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“Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità”, ideato, fondato e diretto da Franco Zatini