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Miracoli strabilianti per i Sordi nelle Marche

MIRACOLI STRABILIANTI PER I SORDI NELLE MARCHE

Al 54° convegno Aies a Macerata. Nei giorni 23-25 ottobre 2008 a Macerata si è svolto con discreto successo il 54° Corso Nazionale Aies di Studio, Formazione e Aggiornamento sul tema generale: “La persona sorda e le competenze nella scuola e nella  società interculturale: le competenze logico-matematiche”. Profonde le relazioni magistrali del mattino e molto apprezzate le attività di laboratorio del pomeriggio.

Non sono mancati momenti di preghiera e di riflessione sulla situazione della pastorale dei sordi nelle Marche, specie durante la gradita visita di sua eccellenza Mons. Claudio Giuliadori vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia.

A lui P. Vincenzo Di Blasio a nome dell’Aies (Associazione Italiana degli Educatori dei Sordi, n.d.r.) ha brevemente ricordato la necessità di una maggiore cura pastorale verso le persone sorde della diocesi e della regione, spesso costrette a recarsi a Giulianova (TE) per avere adeguata assistenza religiosa dai missionari del “Gualandi”.

Come sappiamo, attualmente nelle Marche non ci sono centri specializzati per sordi, dopo la chiusura del glorioso Istituto Palazzi-Zavarise di Fano, dove operavano fin dal 1922 le suore della Sacra Famiglia del beato Pietro Bonilli, dell’Istituto Professionale Maschile Ens di Ancona dal 1957 al 1972 e del Centro Audiofoniatrico di Ancona dal 1964 al 1976.

Tracce di un incipiente istituto per sordomuti da collocarsi nella zona di Macerata si hanno nella seconda metà dell’Ottocento per interessamento del Conte Gaetano Falconi di Fermo e di don Giuseppe Gualandi, che poi, forse per vicende politiche, aprì in Abruzzo. A Fermo esiste tuttavia ancora la Pia Casa Falconi con una certa attenzione verso le persone sorde.

Fra i sordi anziani delle Marche sono molti quelli educati negli Istituti Gualandi di Bologna e di Giulianova (TE), per questo ancora oggi si rivolgono ai religiosi della Piccola Missione per i Sordomuti, come fanno abitualmente i soci del gruppo Movimento Apostolico Sordi (MAS) delle Marche.

Nelle mie ricerche ho trovato diverse notizie utili per una storia dei “sordi” nelle Marche, alcuni elementi aggiunti proprio nei momenti liberi del convegno di Macerata, visitando il vicino convento dei Cappuccini, dove c’è una cappella dedicata a San Serafino da Motegranaro.

A beneficio dei lettori degli Atti Aies e/o di Notizie Aies ho steso brevemente le seguenti note:

Santi marchigiani che hanno avuto a che fare con i sordi e la sordità

San Giacomo della Marca (1393-1476), francescano, taumaturgo ed evangelizzatore di mezza Europa. Nella liturgia è ricordato il 28 novembre.

Accompagnava la sua predicazione con prodigi e miracoli compiuti per la potenza del nome di Gesù, come S. Giacomo spiegava alla gente: “Gesù significa Salvatore, salute, salvezza, guarigione, perché ogni creatura viene salvata per mezzo di lui”.

Lui stesso ce li racconta nelle sue prediche; parlando all’Aquila nell’ottobre 1475 ne ricordava ben 60. In un elenco del codice monteprandonese abbiamo contato oltre una ventina di guarigioni che riguardano muti e sordi, mute e sorde, paralizzati e muti in varie località dell’Italia (Macerata, Assisi, Lago Trasimeno, Camerino, Gubbio, Venezia, Udine, Ancona, Massa Fermana, Chioggia, Sorrento, Fermo…) e a Cattaro in Dalmazia…(cfr.:I miracoli di S. Giacomo della Marca, Shalom, 2000).

Ecco il racconto di alcuni miracoli:
“A Macerata accadde anche il primo miracolo compiuto da San Giacomo e registrato da lui stesso: la Domenica delle palme del 1426, nella piazza del mercato, dove erano presenti migliaia di persone, una ragazza di 18 anni di età, nata muta e sorda, durante la predica del Nome di Gesù esclamò: “Gesù! Gesù!”. Molti altri miracoli vennero compiuti dal santo in questa città: un uomo, indemoniato andava in giro col mantello strappato davanti, scalzo, il diavolo gli aveva tolto la parola e lo stava conducendo verso il fiume Chienti. Tre uomini lo portarono in città, e posto su di lui il nome di Gesù, cominciò a piangere dicendo: “il diavolo mi stava portando a strozzarmi”. Parimenti una donna fu liberata dal demonio invocando il nome di Gesù. Un certo Angelino di Vitale, muto e sordo iniziò a parlare appena gli fu posta sopra la tavoletta del nome di Gesù. Così anche un bambino, Romanello di Cassionello, di 6 anni, muto e sordo iniziò a parlare appena gli fu posto sopra il nome di Gesù. Una donna morsa da un serpente rimase illesa invocando il nome di Gesù, come un’altra donna partoriente che in mezzo al pericolo della morte del bambino, invocò il nome di Gesù e questo nacque in perfetta salute”.

“A Monterotondo:La gente appena seppe della visita del Santo si accalcò in questa casa portando tanti malati. Un ragazzo di 18 anni, sordomuto dalla nascita venne presentato a San Giacomo. Il Santo gli chiese cosa avesse ma il ragazzo non udì e non parlò. Allora fece cenno di fargli vedere la lingua, la toccò col monogramma del Nome di Gesù e poi gli toccò gli orecchi e gli disse: “Dì Gesù!” Subito il ragazzo esclamò: “Gesù, Maria, Maria!” allora San Giacomo si voltò verso fra Venanzio e gli disse simpaticamente: “Che dici tu? Questo parla meglio di me!”.

“Nell’isola del lago di Perugia (il Trasimeno), Costanzo figlio di Andrea, di quattro anni, tutto storpio, muto e sordo dalla nascita, per la potenza del nome di Gesù ridivenne perfettamente sano e parlava benissimo e gli fu restituito l’udito”.

“A Santa Maria degli Angeli un bambino di circa otto o nove anni, nato sordo e muto. Posto sopra di lui il sacro nome di Gesù, subito si aprirono i suoi orecchi e parlava bene nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. E così ebbe l’udito”.

Per conoscere il Santuario della Madonna delle Grazie e San Giacomo della Marca a Monteprandone (AP) visitare il sito del medesimo Santuario.

San Serafino da Montegranaro (1540-1604), la cui festa si celebra il 12 ottobre, era un laico cappuccino. Fece molti miracoli da vivo, tra questi si narra che guarisse anche dei sordi e muti con la semplice benedizione del suo prodigioso crocifisso.

Alcuni ce li racconta il Cardinale Domenico Svampa, nella Vita di San Serafino da Montegranaro laico cappuccino, Bologna, Tip. Arcivescovile, 1904 (ristampa anastatica 2004).

“Diamante Muccone era madre di un figliuolo che sin dalla nascita non aveva l’uso della  favella. Il fanciullo crebbe fino ai quindici anni e la sua mutolezza era sempre ostinata. La povera donna, dolentissima per tanta sciagura, ricorse alla potenza taumaturga di Fra Serafino, il quale col suo Crocefisso segnò devotamente il giovanotto nella bocca, e dopo breve tempo la lingua cominciò a disnodarsi e proferì alcune parole. Alla prima benedizione Fra Serafino ne aggiunse una seconda e una terza, e come se egli avesse ripetuta la onnipotente parola eppheta di nostro Signor Gesù Cristo, il fanciullo ottenne piena e spedita la facoltà di parlare.

Nè questi fu il solo muto guarito prodigiosamente dal santo. Altro prodigio operò a Jesi nella piccola Catterina Ottaviani, come narrai più sopra; altro ne compì a Monte Santo nella persona di un povero attratto, al quale restituì l’uso delle membra e la loquela; altro ne fece in Ascoli ridonando la parola a Laudentio de Pitio che colpito da apoplessia era rimasto per sei anni impedito nella lingua; altro finalmente a Montalto, ove rese  l’udito,  di  cui completamente  mancava, e la scioltezza del linguaggio a Girolamo Vico, uomo anziano, il quale al solo contatto del Crocefisso di fra Serafino credè di nascere a vita novella, perché entrò finalmente a godere il vantaggio del civile consorzio” (pp. 204-205).

“Del noviziato che egli fece nel convento di Jesi già ho parato sopra. Dopo il tirocinio religioso che quivi compì non sembra che Fra Serafino vi avesse mai stabile dimora; ma si rileva dalle memorie a noi tramandate, che talvolta capitò in quella città. Ed in vero vien riferito nei processi un bel miracolo che egli operò mentre, viaggiando, passava per Jesi. Il padre Antonio, cappuccino di quella città, aveva una cugina di soli dieci anni, certa Caterina Ottaviani, che era nata sorda e muta. Egli che ben sapeva le meraviglie che Iddio operava per l’intercessione di Fra Serafino, volle  che ad  esso venisse presentata l’infelice fanciulla per essere benedetta. L’umile fraticello, al vedere la sordomuta, trasse di tasca il Crocefisso, e l’appressò alle labbra di lei, facendo un segno di croce, e poi disse: « Orsù, Caterina, dite con me: Gesù » e la bambina spiccatamente proferì il nome di Gesù; « dite ancora: Maria » e la bambina soggiunse: Maria; « dite ancora: Giuseppe » e la bambina pronunziò Giuseppe. «Vedete -conchiuse Fra Serafino-, che questa figliuola parla come tutte le altre?» E in verità da quel giorno essa ebbe sciolto il senso dell’udito e libero l’uso della favella.

A memoria di questo fatto nella chiesa del secondo convento di Jesi esisteva un antico quadro in tela, che rappresentava il miracolo: ma dopo la soppressione del 1866, quel quadro scomparve ne si è mai saputo qual fine abbia fatto” (p. 84).

San Pacifico di San Severino Marche (Carlo Antonio Divini) (1653-1721), confessore; si può considerare patrono dei sordo-ciechi. Bravo predicatore e superiore dei Frati Minori Cappuccini, nel 1705 si ammalò e a una piaga nella gamba destra si aggiunsero sordità e cecità progressive, tanto che negli ultimi anni della vita  trascorsi al convento di Sanseverino gli divenne impossibile la celebrazione della messa, l’ascolto delle confessioni dei fedeli e la partecipazione alla vita della comunità. Condusse allora una vita solitaria e penitente, incurante delle continue umiliazioni e delle gravi sofferenze fisiche.

San Pacifico di San Severino Marche

S. Pacifico è soprattutto il santo della predicazione della Parola di Dio, della preghiera, della penitenza e della solitudine. Il suo santuario-convento di San Severino (Macerata) è frequentato da molta gente. Fu proclamato santo nel 1839 da Gregorio XVI. Si festeggia il 24 settembre.

San Nicola da Tolentino (1245-1305)
Dal Sito web la Basilica di San Nicola a Tolentino ho trovato la Vita di San Nicola scritta da Pietro da Monterubbiano a cura di Francesco Santi.

Al cap. 7, che porta il titolo Le membra distorte e contratte si distendono. I sordi e i muti sono risanati. Nel nome di Nicola sono compiute alcune resurrezioni, si può leggere:

67. Per i gloriosi meriti di questo santo, i sordi odono e i muti parlano6. Accadde allora che un tale chiamato Cicco, oriundo della città di Ascoli, che era cieco e muto, apprendesse per mezzo di segni, come poté, dei miracoli del beato Nicola. Nel suo cuore nacque una devozione così grande da desiderare di andare quanto prima alla tomba del santo. Allora quelli che lo conoscevano e gli volevano bene decisero di accompagnarlo a Tolentino. Arrivarono dunque ad un colle vicino alla città, dal quale si vedeva la chiesa di Sant’Agostino, dalla parte dove il corpo santo riposa. Oh Dio, accresci la fede di coloro che sperano in te! C’era infatti tanta fede in quel muto che vista la chiesa cominciò a parlare e disse: “Beato Nicola, aiutami!”. Meravigliandosi di ciò i compagni lodarono Dio e accompagnarono al sepolcro del santo l’uomo liberato della sua infermità: con lui assolvono i voti fatti e dopo la pubblicazione del miracolo con gioia ritornarono a casa7.

68. Matteo di Antonino di Monte Ulmo era stato colpito da una tale infermità agli orecchi da rimanere privo di udito da tre anni. Abbandonato dall’aiuto di qualsiasi medicina si raccomandò ai meriti del santo e subito le orecchie gli si riaprirono per riguadagnargli la facoltà che aveva perduto. Baldo di San Severino, che era sordomuto dalla nascita, dalla grande frequentazione della tomba di Nicola da parte della gente del suo paese, venne a sapere del pellegrinaggio al sepolcro del santo8 e maturando una devozione piena si recò con altri a visitarlo. Proprio mentre vegliava al sepolcro cominciò a parlare, lui che era muto, e ad udire, lui che era sordo. Constatandolo i suoi amici si inginocchiarono e non cessavano di lodare Dio, che così onora coloro che lo servono.

69. Vi era un altro, di Ascoli, il quale non aveva un nome ma era chiamato il Muto a causa della malattia della loquela e dell’udito che lo affliggeva dalla nascita. Si trovava con alcuni conoscenti di Falerona (della diocesi di Fermo) e da loro, spinti dalla carità che precorre9, fu condotto alla tomba di san Nicola. Giuntovi, l’uomo supplicava il santo senza sosta, con quei segni che riusciva a fare; pieno di fede, gesticolava con le braccia e con le ginocchia. Colui che solo fa grandi meraviglie10 contemplò dal cielo11 la sua fede e la devozione di coloro che lo avevano accompagnato e condotto fin lì: ecco allora che subito fu aperta la bocca e furono aperte le orecchie al muto, a lui che ora esclamva e diceva12: “ Ti rendo grazia Nicola santissimo, perché mi hai liberato13”. Da quel momento gli fu dato un nome e fu chiamato Giovanni, perché aveva ricevuto da Nicola grazia su grazia14.

(NOTE)
6. Marc. 7, 37.
7. Pietro ribadisce qui quale debba essere il corretto comportamento di chi ha ottenuto un miracolo: forte della fede, egli ha fatto una promessa; una volta guarito adempie alla promessa recandosi alla tomba del santo e non omette di render pubblico il miracolo ricevuto, tornando a casa solo post publicationem miraculi: i due elementi vanno anche associati al fatto che la Vita è redatta da Pietro da Monte Rubbiano nel pieno della campagna dell’Ordine degli Agostiniani per ottenere la canonizzazione di Nicola. Di seguito – al paragrafo 83 – avremo un altro riferimento all’impegno dell’Ordine per ottenere la canonizzazione.
8. I Bollandisti notano che qui il testo del Mombrizio non funziona. Solo l’edizione critica potrà chiarire il luogo per cui propongo provvisoriamente questo senso.
9. Espressione agostiniana, cfr. De natura et origine animae II, 17, 23, (ed. C. F. Vrba-J. Zycha, 1913, CSEL 60 p. 358).
10. Ps. 135, 4.
11. Ps. 13, 2; 52, 3; 84, 12.
12. Pietro cerca qui una certa solennità ricorrendo ad alcuni richiami biblici, all’anafora, all’anticlimax e allo zeugma.
13. Cfr. Eccl.us 51, 4 e 16
14. Ioh. 1, 16.

Beato Pio IX, Giovanni Mastai Ferretti, (1792-1878), di Fano, fu un papa eccezionale e governò la Chiesa in tempi difficili, per ben 32 anni.  È il Papa del Dogma dell’Immacolata, subito eletta dagli educatori dell’Ottocento speciale patrona dei sordomuti.

Nel 1857 visitò di persona gli istituti per sordomuti Fabriani di Modena, Gualandi di Bologna e Pendola di Siena. Voleva bene ai sordomuti e li visitava anche all’Istituto Pontificio di Roma. Nel 1857 approvò le regole della congregazione Compagnia di Maria  per l’educazione dei sordomuti di Verona.

Noi amiamo vederlo amico dei sordomuti e lo fu veramente perché nonostante le sofferenze e le preoccupazioni del suo travagliato pontificato, non trascurò il piccolo gregge muto e silenzioso. Il primo incontro con il mondo del silenzio fu, forse,  all’Istituto dei Sordomuti di Roma.

Un giorno il Papa volle fare visita ai piccoli dell’Istituto, ma una volta arrivato all’Ospizio di Santa Maria degli Angeli alle Terme Diocleziane, trovò le aule vuote e i ragazzi vocianti nel sottostante cortile.

Chieste informazioni e dai religiosi che allora dirigevano il complesso, i Padri Somaschi e le Suore Figlie di Nostra Signora del Monte Calvario, gli fu risposto che quel giorno, il 29 gennaio, era la festa di S. Francesco di Sales, considerato protettore dei sordomuti.

Il Santo Padre ne fu sorpreso e, pregato dai Padri, dichiarò ufficialmente, anche se solo verbalmente, San Francesco patrono di tutti i sordomuti.

Pio IX è stato proclamato beato il 3 settembre dell’anno santo del 2000 da Giovanni Paolo II. Il suo ricordo liturgico cade il 7 febbraio.

Santuari delle Marche legati alla storia dei sordi

Oltre ai santuari di San Giacomo della Marca a Monteprandone (Ascoli Piceno), di San Serafino da Montegranaro ad Ascoli Piceno e di S. Pacifico a San Severino Marche (Macerata) ci sono altri luoghi sacri cari ai Sordi.

Ricordiamo tre santuari mariani:

Madonna del sole a Belvedere Ostrense (Ancona) 
Il pittore Andrea da Jesi nel 1471, su un muro della vecchia chiesa di Santa Maria della Valle, dipinse un’immagine della Madonna. Fu chiamata Madonna del Sole, perché un sole raggiante spicca dal suo petto, simbolo delle grazie che irradia la Madonna.
Si racconta che un pastorello cieco, avendo miracolosamente riacquistato la vista, gridò dinanzi alla bella Immagine: “Vedo il sole!… Vedo il sole!…”.
Anche un sordo senti l’arcano squillo delle campane passando dinanzi al Santuario, e gridò al miracolo. La Madonna lo aveva guarito. Era l’anno 1734.
Nel 1736 era già sorto il nuovo tempio, il santuario della Madonna del Sole.
La chiesa è a forma ottagonale, massiccia all’esterno ed elegante all’interno.
L’originale immagine della Madonna del Sole è stata restaurata nel 1986. La seconda domenica di maggio la sua festa.

Madonna dell’Ambro a Montefortino (Ascoli Piceno)
Il Santuario, che è il più antico delle Marche, sorge a 683 metri nel territorio di Montefortino (AP), tra monti verdeggianti e rocce maestose del gruppo dei Sibillini, in una stretta vallata del fiume Ambro.
Secondo un’antichissima tradizione, ebbe origine intorno al Mille, per l’Apparizione della Madonna ad una pastorella, muta dalla nascita, di nome Santa.
Il prodigio avvenne nel mese di Maggio. Alla vista della Madre celeste, la pastorella esclamò: “Mamma! Mamma mia!”, acquistando il dono della parola.
La fanciulla era stata premiata da Maria per i suoi devoti omaggi di fiori campestri ad una sua Immagine posta nella cavità di un faggio.
Il santuario fin dal 1897 è affidato ai Frati Minori Cappuccini.
Il Capitolo Vaticano, nel 1922, decretò una corona d’oro e il Sommo Pontefice Pio XI, nel 1933, arricchì il Santuario di un pregevole Crocefisso.
Centro della devozione popolare è la bella statua policroma della Madonna con Bambino benedicente sulle ginocchia, posta nella cappella delle apparizioni. Numerosi sono i Sordi che accorrono al santuario per la festa della seconda domenica di maggio.

Madonna di Loreto (Ancona)
Al santuario più famoso d’Italia il miracolo del muto che riacquista la parola avvenne nel 1600.
Nell’autunno del 1618, Giovanni Berardi, ragazzino vispo e volenteroso delle valli torinesi, rimane muto per un ceffone del padre che gli rimproverava di non voler pregare, accompagnandolo con l’infelice imprecazione «Non vuoi pregare? Ebbene possa tu non parlare più!».
Il ragazzo scaraventato a terra, rimane privo di sensi per tutta la notte. Al mattino seguente, il padre ha la sconcertante sorpresa: Giovannino non parla più! Immaginate lo sgomento di quel padre che, pur con tutte le buone intenzioni, si accorge di aver esagerato nell’uso di metodi educativi!
Dopo aver tentato quanto la medicina può offrire, la famiglia fa la promessa di recarsi in pellegrinaggio a Loreto per impetrare dalla Madonna la sospirata grazia della guarigione. Nel frattempo si soffre e si prega intensamente. Anche Giovannino si unisce alla preghiera di mamma e papà, nella speranza che la Madonna gli ottenga il miracolo.

Padre e figlio, a piedi, intraprendono il lungo viaggio e a Loreto Giovannino si accosta ai Sacramenti e prega con grande fervore la Madonna, ma la grazia non è subito concessa. Con sofferenza, ma con grande speranza riparte da Loreto, e poco distante dal Santuario, dinanzi ad una croce eretta lungo la strada, Giovannino, per impulso del cuore, sente il bisogno di prostrarsi in preghiera ed improvvisamente riacquista la parola. La Madonna gli ha concesso la guarigione!
Giovannino ed il Padre, con un’immensa gioia e riconoscenza nel cuore, ritornano alla loro valle, nel comune di Ribordone, accolti dall’entusiasmo dei conoscenti.
In ricordo del miracolo a Prascondù, diocesi di Ivrea e provincia di Torino, costruiscono una Cappella che ben presto diventerà il Santuario Madonna di Loreto che canta, nel tempo, la bontà di Maria, la Madonna dei poveri e dei sofferenti.

P. Vincenzo Di Blasio – re018 – 10 novembre 2012  (agg. 2017)

San Nicola da Tolentino


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Per qualsiasi segnalazione, rettifica, suggerimento, aggiornamento, inserimento dei nuovi dati o del curriculum vitae e storico nel mondo dei sordi, ecc. con la documentazione comprovata, scrivere a: “Storia dei Sordi. Di Tutto e di tutti circa il mondo della sordità”, ideato, fondato e diretto da Franco Zatini